Giulia - Un nuovo potere (8)

di
genere
prime esperienze

Era lo stesso giorno. Verso l’una Marco ha bussato alla porta della mia camera.
«Giulia, per pranzo preferisci pasta o insalata nizzarda?»
Avevo Nael in cuffia. Gli stavo raccontando tutto con voce bassa e eccitata: la sera prima sul divano, la mattina con i piedi, il facesitting, il dito che gli avevo messo in culo mentre gli succhiavo il cazzo, la scopata, e soprattutto il video che avevo filmato di nascosto con l’iPad. Nael rideva dall’altra parte, un suono basso e soddisfatto.
«Nizzarda» ho risposto a Marco, cercando di tenere la voce normale.
Dieci minuti dopo mi ha chiamato dalla cucina. Sono scesa indossando solo il perizoma e una canottierina bianca sottilissima che lasciava trasparire i capezzoli duri. In mano tenevo l’iPad. Mi sentivo potente. Il ricatto che stavo per fare non era solo una mossa pratica: era la prima volta che usavo consapevolmente il potere su qualcuno che, fino a poche ore prima, aveva avuto autorità su di me. La psicologia del ricatto, in quel momento, mi era chiara. Non si trattava solo di ottenere qualcosa. Si trattava di capovolgere i ruoli. Di far sentire all’altro la stessa impotenza che io avevo provato innumerevoli volte davanti a mia madre.
La tavola era apparecchiata, l’insalata già servita. Mi sono seduta di fronte a lui, ho aperto l’iPad e ho avviato la riproduzione del video mentre iniziavo a mangiare. Sullo schermo si vedeva chiaramente tutto: io che gli succhiavo il cazzo, il dito nel suo culo, io seduta sulla sua faccia, la scopata.
Marco ha capito dopo pochi secondi. È sbiancato, gli occhi spalancati. Poi la rabbia è esplosa.
«Che cazzo hai fatto?! Spegnilo! Cancella quella merda subito!»
Io ho continuato a mangiare con calma, quasi serafica.
«Il video resta. L’ho caricato su più cloud e posso recuperarlo da qualsiasi dispositivo. Rimarrà segreto… a una condizione. Da adesso tu obbedisci a ogni mia richiesta. Tutto quello che ti dico, lo fai. Senza discutere.»
«Sei fuori di testa! Non ci sto!»
Ho alzato lo sguardo e ho sorriso.
«Se non accetti, il video arriva a Francesca. E sai com’è fatta. La vostra relazione finisce. E chissà quanti altri problemi ti crea, con il carattere che si ritrova. Lavoro, reputazione… tutto. Pensa a cosa proveresti se lei vedesse questo.»
Il ricatto funzionava perché giocava su due leve: la paura della perdita e la vergogna. Marco non temeva solo di perdere Francesca. Temeva di essere visto per quello che era diventato in quelle ore: un uomo che aveva ceduto alla figliastra, che si era fatto dominare, che aveva leccato e succhiato. Quella vergogna era più forte di qualsiasi protesta.
Ha cercato di discutere ancora, ma la voce gli si è spezzata. Alla fine ha abbassato la testa. Si era arreso.
«Questo pomeriggio, dopo le due, viene Nael» ho aggiunto. «Ho urgente bisogno di essere scopata da un vero uomo. Tu resti in casa. Nel caso ci serva qualcosa.»
Ha protestato debolmente, ma non poteva più dire di no. Il pranzo è finito così: io radiosa, lui vinto e sconfortato, consapevole dell’errore enorme che aveva compiuto lasciandosi sedurre e di non avere più scelta.
Poco prima delle due è arrivato Nael. È entrato con la solita strafottenza, mi ha baciato a lungo e poi ha guardato Marco con un sorrisetto cattivo.
«Questo è il vecchio fallito che ti sei scopata per incastrarlo?»
Ho riso e ho annuito.
Nael si è rivolto a lui con tono scortese e superiore:
«Ora andiamo in camera e scopiamo per tutto il pomeriggio. Tu stai in casa. Se ci serve qualcosa – anche solo preparare la merenda – vieni quando ti chiamiamo. Chiaro?»
Marco non ha risposto. Solo un cenno con la testa. Nael lo guardava come si guarda qualcosa di inutile. Nella sua psicologia c’era sempre stata questa componente: il bisogno di umiliare chi rappresentava il mondo “perbene”, quello che lo aveva sempre guardato dall’alto in basso. Marco, per lui, non era solo il patrigno di una ragazza. Era il simbolo di tutto ciò che Nael disprezzava e invidiava allo stesso tempo: la stabilità, i soldi, la rispettabilità. Domarlo, o farlo domare da me, era una vittoria personale.
Siamo andati in camera mia e abbiamo chiuso la porta. Subito ci siamo volati addosso, baciandoci con fame, lingue e denti, mani che cercavano sotto i vestiti.
«Mi devi ancora una sborrata nel culo dall’irruzione di tua madre» mi ha sussurrato contro le labbra, mordendomi il labbro inferiore.
«Non vedo l’ora» ho risposto, abbassandogli già i pantaloni e liberando il suo uccello enorme, già duro, caldo, con le vene in rilievo.
Ci siamo denudati in fretta. Nael mi ha sbattuta a pancia in su sul letto e si è posizionato sopra di me a 69. Il suo cazzo mi è finito in faccia mentre lui affondava la bocca tra le mie cosce.
Ho preso quel mostro in bocca, succhiando con avidità la cappella circoncisa e salata. L’odore era intenso: muschio, sudore, testosterone puro. Lui mi leccava la fica con fame, lingua larga e insistente sul clitoride, poi più in basso, aprendo le labbra con le dita. Io ansimavo intorno al suo cazzo mentre lui mi portava al primo orgasmo, poi al secondo. Ho squirtato direttamente nella sua bocca, il mio succo caldo che lui beveva grugnendo, e io continuavo a succhiarlo più a fondo, saliva che colava, gola che si apriva.
Quando era vicino a venire ha tolto il cazzo dalle mie labbra.
«Leccami il culo. Ho cagato dopo pranzo e non mi sono nemmeno pulito.»
Mi sono girata e ho affondato la faccia tra le sue natiche. L’odore era forte, acre, fecale, caldo. Ho iniziato a leccare il buco, prima intorno, poi spingendo la lingua dentro. Il sapore era terroso, amaro, intenso, metallico e fruttato. Più leccavo, più mi eccitavo. Mi sentivo una troia completa, e quello mi faceva bagnare ancora di più. Leccavo a fondo, con passione perversa, pulendo, entrando, succhiando i bordi, spingendo la lingua il più possibile. Così perversamente eccitata da desiderare ancora più depravazione.
A un certo punto, Nael mi ha bloccato la testa con entrambe le mani e mi ha premuto la bocca contro l’ano.
«Succhiami il culo, troia. Forte.»
Ho obbedito. Mentre succhiavo il buco lui si è lasciato andare e mi ha scorreggiato direttamente in bocca.
«Respirala tutta» ha ordinato, tenendomi ferma.
L’odore caldo e nauseabondo mi ha invaso le narici e la gola, il sapore amaro mi è arrivato fino allo stomaco. Io ho grugnito di piacere, estremamente eccitata da quella nuova umiliazione. Mi sentivo sua più che mai. Non c’era più vergogna. C’era solo il bisogno di essere usata in quel modo, e forse anche oltre.
Quando è stato soddisfatto mi ha fatto sdraiare a pancia in su e ritirare le gambe contro il petto. Si è inginocchiato e mi ha restituito il favore: una lunga, profonda leccata all’ano, lingua che entrava, girava, preparava, saliva che colava. Poi ha spinto il cazzo dentro con un colpo solo.
I suoi ventidue centimetri mi hanno aperto di nuovo. Ha iniziato a scoparmi il culo con potenza e autorità, spinte lunghe e profonde, quasi uscendo completamente prima di rientrare fino alle palle. Io mi masturbavo la fica oscenamente, dita sul clitoride e dentro le labbra, e venivo a ripetizione, squirtavo sul letto mentre lui mi stantuffava. I suoi fianchi battevano contro le mie natiche con violenza, il suono umido della carne che sbatteva riempiva la stanza. Urlavo, lo chiamavo per nome, gli dicevo che lo amavo, lo pregavo di non fermarsi, di sfondarmi.
«Prendilo tutto, troia» ringhiava. «Questo culo è mio.»
Il dolore e il piacere si mescolavano finché restava solo piacere. Venivo ancora, le gambe che tremavano, la vista che si annebbiava.
Poco prima di venire ha tolto il cazzo. Sulla cappella e sotto il cornicione c’erano tracce evidenti della mia cacca, scure e spesse.
Nael ha riso compiaciuto.
«Mi è venuta un’idea. Chiama il vecchio.»
Ho capito subito. Ho chiamato a voce alta, quasi divertita.
Marco è entrato. Ci ha trovati sudati, nudi, la stanza piena dell’odore pesante di sesso e merda.
Nael gli ha detto con tono di comando:
«Inginocchiati e succhiami il cazzo. Devi ripulirlo. Me lo devi, visto che stamattina ti sei scopato la mia ragazza.»
Marco, stizzito e umiliato, è uscito sbattendo la porta. L’ho richiamato subito:
«Marco. Il video. Francesca.»
È rientrato guardandomi con odio puro.
«Non puoi farlo.»
«Ubbidisci a Nael» ho risposto con calma.
Ha protestato ancora. Allora ho preso l’iPad, ho aperto il video e ho cliccato sull’icona di condivisione, fissandolo con aria di sfida. Il ricatto era completo: o si umiliava ora, o perdeva tutto.
Ha bestemmiato e ha ceduto. Incazzato e avvilito, si è inginocchiato davanti a Nael.
Nael ha riso vittorioso e gli ha schiaffeggiato le labbra con la cappella dura e sporca, lasciando tracce marroni. Marco si è ritratto, ma Nael lo ha afferrato per la nuca e gli ha infilato il cazzo in bocca con violenza.
«Apri, vecchio fallito. E succhia bene.»
Marco tratteneva i conati mentre il sapore della mia merda gli annebbiava i sensi. Nael gli scopava la bocca, insultandolo, tenendolo fermo. Io guardavo, divertita e felice. Nael era trionfante: aveva ridotto l’uomo “rispettabile” a leccare la mia merda dal suo cazzo. Io mi sentivo potente in un modo nuovo. Marco era sconfortato, avvilito, umiliato fino al midollo. Ogni conato, ogni tentativo di ritrarsi, era una conferma della nostra vittoria.
In poco tempo Nael è venuto in bocca a Marco, fiotti caldi e densi. Poi si è guardato il cazzo.
«Avresti potuto fare un lavoro migliore. Non è ancora pulito. Togliti dai coglioni, non sei capace a fare un cazzo.»
Marco è scappato di corsa. Abbiamo sentito la porta del bagno e poi il rumore di lui che vomitava. Io e Nael siamo scoppiati a ridere, soddisfatti.
Poi ci siamo coricati vicini sul letto. Ci siamo baciati e coccolati come due innamorati, felici di aver vinto la battaglia, e forse la guerra, contro Francesca.
Nael mi ha chiesto, accarezzandomi i capelli:
«Ti è piaciuto dominare Marco?»
«Sì» ho risposto sinceramente. «Mi ha fatto sentire… potente. Come ti senti tu quando mi usi.»
Nael ha sorriso, un sorriso più lento del solito.
«Allora è un lato di te che sarà interessante esplorare e scoprire insieme. A me piace quando sei la mia troia. Ma mi piace anche quando scopri di poter essere altro.»
Abbiamo continuato a baciarci e a coccolarci, il corpo ancora caldo, l’odore di sesso intorno a noi, e la certezza che, da quel momento, le regole le decidevamo noi due.
scritto il
2026-08-19
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