Giulia+Nael - La prima volta, un pomeriggio diverso (4)

di
genere
prime esperienze

Erano passate quasi quattro settimane da quella sera in discoteca. Quattro settimane di incontri quasi ogni due o tre giorni: a casa mia quando c’era libertà, o il sabato dopo il locale, nella sua macchina o di nuovo da me. Nael mi aveva presa in tutti i modi possibili, sempre e solo nel culo o in bocca, con durezza, collari, schiaffi, gola, piedi. Io prendevo tutto. Mi piaceva. Mi faceva sentire sua.
Quel mercoledì pomeriggio, però, fu diverso.
Arrivò verso le tre. Aprii la porta con un vestitino leggero e i capelli sciolti. Mi aspettavo lo sguardo da padrone, l’ordine di spogliarmi subito. Invece mi guardò a lungo e sorrise in un modo che non gli avevo mai visto. Mi prese tra le braccia e mi baciò. Un bacio lento, caldo, senza nessuna violenza. Le sue mani mi accarezzavano la schiena e i fianchi con una dolcezza che mi confondeva.
«Sei bellissima oggi…» mi sussurrò contro le labbra. «Più del solito. Quegli occhi neri mi fanno impazzire.»
Sentivo il suo odore – sudore leggero, detergente, qualcosa di maschio e familiare – e per la prima volta non mi faceva solo eccitare. Mi faceva sentire al sicuro.
«Non ti aspettavo così gentile» risposi, mentre mi baciava il collo.
«Oggi voglio solo te. Niente scherzi. Solo te.»
Mi portò in camera. Si spogliò lentamente e poi mi aiutò a togliermi il vestito e le mutandine con gesti delicati, quasi rispettosi. Quando fummo nudi, si inginocchiò davanti a me. Mi prese un piede e lo baciò piano, poi l’altro. Risalì con la bocca lungo le cosce. Tremavo. L’odore della mia stessa eccitazione si mescolava al suo.
Quando arrivò tra le mie gambe, mi aprì delicatamente le cosce e iniziò a leccarmi. Lento, paziente, come se volesse conoscere ogni piega. La lingua sul clitoride, sulle labbra gonfie, poi anche sul buco del culo, ma senza nessuna durezza. Solo tenerezza.
«Nael… così… ti prego…»
Mi portò all’orgasmo con una lentezza quasi dolce. Un’onda lunga che mi fece inarcare e gemere il suo nome come se fosse una preghiera. Poi mi baciò il ventre, i seni, e risalì fino alle labbra, facendomi assaggiare me stessa.
«Sei così dolce…» mormorò. «Il tuo sapore mi fa impazzire.»
Si sistemò tra le mie cosce. Sentii la cappella calda e lucida premere contro l’ingresso ancora chiuso della mia fica. Mi guardò negli occhi.
«Respira, amore. Piano. Dimmi se è troppo.»
«Va bene… voglio te» risposi, con la voce che mi tremava.
Iniziò a spingere lentamente. La testa del suo bellissimo uccello forzò le labbra strette. Sentii un dolore netto, diverso da quello anale: più interno, più intimo. Una resistenza elastica, poi uno strappo leggero ma chiaro – l’imene che cedette. Un bruciore caldo si diffuse mentre centimetro dopo centimetro entrava dentro di me. Le pareti strette si dilatavano intorno a quella circonferenza enorme. Sentivo ogni vena, ogni pulsazione. Un leggero calore umido scese tra le natiche. Avevo gli occhi pieni di lacrime, ma non solo di dolore: c’era meraviglia, paura, amore, una vulnerabilità totale.
«Ah… Nael… ti sento tutto… mi stai aprendo…»
Quando fu completamente dentro, fino alle palle, si fermò e mi baciò le lacrime.
«Sei strettissima… calda… Sento il tuo cuore battere intorno al mio cazzo. Sei mia in un modo nuovo.»
Iniziò a muoversi piano. Spinte profonde e misurate. Continuava a baciarlo, a sussurrarmi parole dolci:
«Sei bellissima… ti sento così bene… la mia Giulia…»
Il dolore si trasformò in un piacere caldo e pieno, diverso da tutto quello che avevo provato prima. Sentivo ogni centimetro di lui dentro di me. L’odore di sesso fresco – sangue, umori, sudore – riempiva l’aria tra i nostri corpi. L’orgasmo arrivò improvviso e intenso. Mi strinsi a lui, le unghie sulla sua schiena, e dissi:
«Nael… ti amo…»
Uscì all’improvviso, si mise in ginocchio sopra di me e si toccò. La sborra calda e densa mi colpì i seni, fiotto dopo fiotto. La ricevetti come un dono.
Ci accoccolammo sul letto, nudi, sudati, baciandoci piano. Mi asciugava le lacrime con le dita e mi accarezzava i capelli. Dopo un po’ gli chiesi, a bassa voce:
«Perché oggi sei stato così diverso? Così dolce?»
Sorrise, e per la prima volta vidi qualcosa di vero e un po’ fragile nei suoi occhi.
«Perché in fondo non sono solo un bastardo. Volevo che la tua prima volta restasse un ricordo dolce. Qualcosa di bello da tenere.»
Lo guardai sorpresa, poi risi piano, stringendomi di più a lui.
«Grazie… davvero. È stato speciale. Mi hai fatto sentire amata. Ma sai una cosa? Io adoro anche quando mi sottometti duramente. Quando sei il mio padrone. Mi piace. Tanto.»
Lui rise a sua volta e mi strinse più forte.
«Allora la prossima volta tornerò a essere il tuo padrone severo. Collare, schiaffi, culo, gola… tutto. Ma oggi… oggi volevo solo te.»
Ci baciammo ancora, lungamente. Fuori la casa era silenziosa. Dentro, per la prima volta, non eravamo solo padrone e troia. Eravamo due persone che, almeno per un pomeriggio, si erano scelte con una tenerezza inaspettata.
E io, con il corpo ancora caldo e la fica un po’ dolorante, sapevo che avrei custodito quel ricordo. Anche se sapevo già che, al prossimo incontro, sarei tornata a essere la sua cagnolina.
scritto il
2026-08-02
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