Giulia (3)
di
OpenMinded35
genere
prime esperienze
Giulia ha da poco festeggiato il suo diciottesimo compleanno ed è il prodotto di una famiglia ricca da generazioni, ma segnata da una frattura profonda. I genitori hanno divorziato quando lei aveva undici anni. La madre, Francesca, è una dirigente di alto livello in una multinazionale del lusso: donna ambiziosa, elegante, esigente, spesso assente per lavoro. Il compagno della madre, Marco, è un professionista affermato, carismatico e presente in casa da circa sei anni. Il padre biologico, invece, è una figura marginale: Giulia lo vede ogni due settimane per un pranzo o una cena, ma il rapporto è superficiale e privo di vera intimità. L’agiatezza di famiglia ha sempre fatto da sfondo alla sua vita.
Il rapporto con la madre è fortemente conflittuale. Francesca proietta su Giulia tutte le sue ambizioni: deve essere perfetta, brillante, senza sbavature. Critica costantemente il suo aspetto, i voti e le amicizie. Giulia sente una pressione enorme e reagisce con una ribellione repressa: obbedisce esteriormente, ma dentro accumula risentimento. La madre rappresenta l’ordine, il controllo e il successo sociale che Giulia teme di non riuscire a reggere per sempre.
Al contrario, il rapporto con il patrigno Marco è più complice e ambiguo. Marco è l’unico che la tratta con una certa leggerezza: la fa ridere, le concede più libertà, le fa complimenti teneri e paterni sul suo aspetto fisico. Giulia ha sviluppato con lui un legame quasi confidenziale, a tratti flirtante. A volte si è sorpresa a provare un’attrazione proibita per la sua figura maschile matura e autorevole. Questo rapporto alimenta in lei fantasie edipiche e di sottomissione a un uomo “forte” che contrasta con la durezza della madre.
Marco, quarantacinque anni, è un uomo bellissimo: alto, dal fisico atletico e curato, capelli castani, sorriso sicuro; dimostra almeno dieci anni di meno. Ha un carisma naturale e, come Giulia ha scoperto “casualmente”, è superdotato: un membro spesso e lungo anche a riposo, che lei ha visto più volte entrando “distrattamente” in bagno mentre lui usciva dalla doccia o era nudo.
Questi episodi non sono stati del tutto casuali. Giulia, già dall’età di quattordici-quindici anni, ha iniziato a cercare quei momenti: entrava senza bussare, fingendo distrazione, e rimaneva qualche secondo in più del necessario a fissare il corpo nudo del patrigno. Marco reagiva senza imbarazzo. L’immagine del suo cazzo grosso, del fisico muscoloso e del modo sicuro con cui lui si muoveva l’ha segnata profondamente.
Marco è diventato la prima figura maschile idealizzata dopo il divorzio. A differenza della madre, che critica e controlla, Marco è caldo, complice e fisicamente affettuoso. Dopo cena ama sedersi sul divano con Giulia, la fa accoccolare contro di sé, le accarezza i capelli, le spalle, a volte la schiena e i fianchi con carezze apparentemente innocenti ma prolungate. Giulia sente il calore del suo corpo, il profumo del dopobarba costoso e spesso il rigonfiamento nei pantaloni quando lei gli si preme addosso.
Queste coccole hanno creato in Giulia una confusione emotivo-sessuale potente: un’attrazione proibita, fantasie ricorrenti in cui Marco la domina, la scopa sul divano mentre la madre è via, o la prende con forza dopo una litigata con Francesca. Un bisogno di approvazione maschile forte: Marco rappresenta l’uomo sicuro di sé, potente e sessualmente dominante che sua madre ha “scelto”. Questo ha spostato il suo ideale maschile verso figure autorevoli e fisicamente imponenti. Il tradimento simbolico della madre: desiderare il compagno della madre è un atto di ribellione inconscia contro Francesca. Ogni carezza accettata è un piccolo tradimento.
Ed è l’origine della predilezione per uomini dominanti: l’attrazione per Nael è una versione più grezza e “pericolosa” di Marco. Nael è ciò che Marco potrebbe essere se perdesse la patina borghese: crudo, volgare, possessivo.
Questa dinamica ha reso Giulia particolarmente vulnerabile a uomini come Nael. Il patrigno ha “preparato il terreno” fornendole il prototipo di maschio dominante e superdotato, mentre la madre ha creato il bisogno di fuga attraverso la sottomissione.
Giulia è oggettivamente bellissima. Alta un metro e settanta, fisico tonico e proporzionato grazie a anni di danza e palestra privata. Il seno è prorompente, la vita stretta, i fianchi morbidi ma sodi, le natiche rotonde e alte. Le gambe sono lunghe, affusolate, perfettamente depilate. I capelli neri mossi le scendono fino a metà schiena, gli occhi neri sono grandi e profondissimi, le labbra carnose e sensuali invitano al bacio. La pelle è chiara e curata, il viso ha tratti delicati ma con un velo di sensualità latente. Adora avere le unghie curate e smaltate, sia delle mani che dei piedi. Si veste con gusto: minigonne, jeans attillati, top che sottolineano il décolleté. È consapevole del suo potere seduttivo, ma lo usa poco.
Molti ragazzi ci hanno provato: compagni di scuola, figli di amici di famiglia, ragazzi conosciuti in vacanza. Erano carini, educati, con buone prospettive. Le scrivevano, la invitavano a uscire, alcuni sono arrivati a baciarla e a palparle il seno. Eppure Giulia li ha sempre rifiutati dopo poco. Li trovava noiosi, troppo gentili, privi di quel fuoco grezzo che cercava. Dentro di sé aspettava qualcuno che la spaventasse e la eccitasse allo stesso tempo. Qualcuno come Nael.
Giulia non riusciva più a resistere. Dopo l’ultimo incontro, il suo corpo e la sua mente erano in fiamme. Il dolore al culo era durato due giorni, un ricordo costante che la faceva bagnare ogni volta che si sedeva. Il mercoledì successivo, con la madre in ufficio fino a sera e Marco fuori città per lavoro, gli scrisse un messaggio chiaro e diretto:
«Casa libera tutto il pomeriggio. Vieni da me. Sono tua.»
Nael rispose solo con un «Ok» e un’emoji con le corna. Quel mercoledì Giulia preparò tutto. Quando sentì il citofono, era già completamente nuda. Il cuore le batteva fortissimo, ma si sentiva stranamente intraprendente. Aprì la porta e si inginocchiò subito sulla soglia, le cosce aperte, le mani sulle ginocchia, lo sguardo basso. Il suo corpo perfetto era in mostra: seno prorompente, vita stretta, fica già lucida e gonfia, natiche toniche.
Nael entrò e rise di gusto vedendola così.
«Cazzo, guarda che troia che sei diventata…»
Giulia, senza alzare gli occhi, prese dal pavimento un collare rosa da cane con un piccolo anello metallico e glielo porse con entrambe le mani, come un’offerta sacra.
«Per me… voglio sentirmi come una cucciola da educare.»
Nael lo prese, divertito ed eccitato.
«Cazzo, hai comprato pure il collare da troia? Mi piaci sempre di più.»
Glielo allacciò al collo, stringendolo abbastanza da farle sentire la pressione. Poi diede uno strattone leggero.
«Ora sei ufficialmente mia. Cammina a quattro zampe fino in camera.»
Giulia obbedì, carponi, il culo alto e la fica che grondava. Nael la seguiva, guardandole il corpo perfetto. In camera la fece sedere sui talloni.
«Inizia da sotto, come sempre. Leccami i piedi per bene, troia.»
Giulia si inginocchiò di nuovo, più intraprendente stavolta. Gli tolse scarpe e calze con cura, poi iniziò a leccare con passione. La lingua scorreva sulla pianta sudata, succhiava le dita una a una, infilandosi tra di esse. Il sapore salato e acre la faceva gemere.
«Ti piace il sapore dei miei piedi sporchi?» ringhiò Nael.
«Sì… mi piace tanto» rispose Giulia tra una leccata e l’altra. «Sanno di uomo vero… di padrone. Grazie per farmeli adorare.»
Nael gemeva di piacere, il cazzo già duro nei pantaloni.
«Brava puttana. Leccali bene tra le dita… sì, così. Sei nata per stare ai miei piedi.»
Dopo qualche minuto Nael la afferrò per il collare e la tirò su. La mise in ginocchio tra le sue gambe e tirò fuori il suo enorme cazzo già duro.
«Ora apri quella bocca da troia.»
Le infilò il grosso cazzo in gola con una spinta. Giulia gorgogliò, gli occhi subito pieni di lacrime mentre la cappella le invadeva la gola.
«Prendilo tutto. Fino alle palle, cagna.»
La scopò brutalmente in ginocchio, tenendole la testa con entrambe le mani. Poi la sdraiò supina con la testa che sporgeva dal bordo del letto e la penetrò dall’alto, usando la sua bocca come una fica.
«Guarda che gola profonda… si vede il rigonfiamento del mio cazzo nel tuo collo. Sei fatta per essere scopata così.»
Giulia tossiva, saliva densa colava dalla sua bocca, ma cercava di rilassare la gola.
«Grazie… grazie per usarmi la bocca» riuscì a dire quando lui le diede un attimo di respiro.
Nael la mise poi a quattro zampe sul letto e la prese da dietro la testa, scopandola con spinte violente.
«Succhialo forte, troia! Fammi sentire quanto ci tieni al mio cazzone marocchino.»
Dopo quella sessione brutale, Nael la fece sdraiare supina. Si accovacciò sul suo viso, rivolto verso la sua fica, allargandole le cosce.
«Fammi sentire la tua lingua. Voglio che mi lecchi il culo mentre io gioco con la tua fica.»
Giulia obbedì tremando di eccitazione e vergogna. Si posizionò con la bocca in linea con il suo ano. Il culo muscoloso e sudato di Nael calò sulla sua faccia. L’odore era intensissimo: muschiato, terroso, acre di sudore e intimità maschile. Giulia allungò la lingua e iniziò a leccare il buco stretto.
«Cazzo sì… leccami il buco del culo, troia sporca. Più a fondo. Infila la lingua dentro.»
Giulia leccava e succhiava il buco con passione crescente, la lingua che cercava di penetrare. Il sapore era amaro, terroso, sporco, proibito. Si sentiva completamente degradata.
«Grazie Nael… grazie per farmi leccare il tuo culo… è buonissimo… sono la tua troia sporca» mormorava estasiata tra una leccata e l’altra.
Nael le leccava la fica grondante e le infilava due dita nel culo mentre lei lo rimmava.
«Brava cagna. Leccalo bene. Senti che sapore ha il culo del tuo padrone?»
Nael gemeva di piacere, spingendo il culo sulla sua faccia, soffocandola per lunghi secondi. Giulia respirava a fatica, il viso bagnato di saliva e sudore, ma continuava a leccare con amore.
Dopo un lungo, umiliante facesitting, Nael la buttò violentemente a pecora.
«Ora ti spacco il culo di nuovo. E stavolta voglio sentirti urlare.»
Sputò sul buchetto già bagnato di saliva e spinse la grossa cappella dentro. Giulia urlò forte:
«Ahhh! Fa male… è enorme… piano ti prego!»
«Zitta e prendi il cazzo nel culo, puttana» ringhiò Nael spingendo più a fondo. «Questo culo è mio. Lo sto allargando per sempre.»
La sodomizzò con violenza crescente: spinte profonde e brutali, palle che sbattevano contro la fica. Giulia piangeva e gemeva:
«Fa tanto male… ma mi piace… sfondami Nael… distruggimi il culo! Sono la tua troia… usami!»
Nael la insultava senza sosta: «Troia borghese, puttana di merda, cagna in calore, prendilo tutto, rotta in culo».
La tirava per il collare, le schiaffeggiava forte le natiche, la martellava senza pietà. Giulia venne due volte, orgasmi anali violenti che la lasciarono tremante.
Alla fine Nael la girò sulla schiena, le infilò il cazzo sporco di culo direttamente in bocca.
«Sai già che devi fare, troia. Pulisci il tuo stesso culo dal mio cazzo.»
Giulia succhiò avidamente, assaporando il gusto sporco e degradante. Nael le tenne la testa ferma e venne con una sborrata lunghissima, copiosa, violenta. Fiotti densi e bollenti le riempirono la bocca, la gola, colandole dal mento sui seni.
«Ingoia tutto, puttana. Ogni goccia.»
Giulia ingoiò obbediente, tossendo e lacrimando, ma con uno sguardo di devozione totale.
Esausti, Nael la attirò a sé sul letto. Il tono divenne più morbido. Le tolse il collare, le accarezzò i capelli sudati, le baciò la fronte e le labbra gonfie.
«Sei stata perfetta oggi… la mia troia migliore» mormorò quasi con tenerezza, stringendola tra le braccia.
Giulia, dolorante ovunque, il corpo coperto di sudore, saliva e sborra, ma profondamente felice e sazia, si accoccolò contro il suo petto.
«Grazie… ti amo Nael. Sono tua. Completamente tua.»
Rimasero così per quasi un’ora, in un silenzio rotto solo da carezze e baci più dolci. Fuori il mondo continuava, ma in quella camera Giulia aveva trovato il suo posto: ai piedi, e tra le braccia, del suo padrone.
Il rapporto con la madre è fortemente conflittuale. Francesca proietta su Giulia tutte le sue ambizioni: deve essere perfetta, brillante, senza sbavature. Critica costantemente il suo aspetto, i voti e le amicizie. Giulia sente una pressione enorme e reagisce con una ribellione repressa: obbedisce esteriormente, ma dentro accumula risentimento. La madre rappresenta l’ordine, il controllo e il successo sociale che Giulia teme di non riuscire a reggere per sempre.
Al contrario, il rapporto con il patrigno Marco è più complice e ambiguo. Marco è l’unico che la tratta con una certa leggerezza: la fa ridere, le concede più libertà, le fa complimenti teneri e paterni sul suo aspetto fisico. Giulia ha sviluppato con lui un legame quasi confidenziale, a tratti flirtante. A volte si è sorpresa a provare un’attrazione proibita per la sua figura maschile matura e autorevole. Questo rapporto alimenta in lei fantasie edipiche e di sottomissione a un uomo “forte” che contrasta con la durezza della madre.
Marco, quarantacinque anni, è un uomo bellissimo: alto, dal fisico atletico e curato, capelli castani, sorriso sicuro; dimostra almeno dieci anni di meno. Ha un carisma naturale e, come Giulia ha scoperto “casualmente”, è superdotato: un membro spesso e lungo anche a riposo, che lei ha visto più volte entrando “distrattamente” in bagno mentre lui usciva dalla doccia o era nudo.
Questi episodi non sono stati del tutto casuali. Giulia, già dall’età di quattordici-quindici anni, ha iniziato a cercare quei momenti: entrava senza bussare, fingendo distrazione, e rimaneva qualche secondo in più del necessario a fissare il corpo nudo del patrigno. Marco reagiva senza imbarazzo. L’immagine del suo cazzo grosso, del fisico muscoloso e del modo sicuro con cui lui si muoveva l’ha segnata profondamente.
Marco è diventato la prima figura maschile idealizzata dopo il divorzio. A differenza della madre, che critica e controlla, Marco è caldo, complice e fisicamente affettuoso. Dopo cena ama sedersi sul divano con Giulia, la fa accoccolare contro di sé, le accarezza i capelli, le spalle, a volte la schiena e i fianchi con carezze apparentemente innocenti ma prolungate. Giulia sente il calore del suo corpo, il profumo del dopobarba costoso e spesso il rigonfiamento nei pantaloni quando lei gli si preme addosso.
Queste coccole hanno creato in Giulia una confusione emotivo-sessuale potente: un’attrazione proibita, fantasie ricorrenti in cui Marco la domina, la scopa sul divano mentre la madre è via, o la prende con forza dopo una litigata con Francesca. Un bisogno di approvazione maschile forte: Marco rappresenta l’uomo sicuro di sé, potente e sessualmente dominante che sua madre ha “scelto”. Questo ha spostato il suo ideale maschile verso figure autorevoli e fisicamente imponenti. Il tradimento simbolico della madre: desiderare il compagno della madre è un atto di ribellione inconscia contro Francesca. Ogni carezza accettata è un piccolo tradimento.
Ed è l’origine della predilezione per uomini dominanti: l’attrazione per Nael è una versione più grezza e “pericolosa” di Marco. Nael è ciò che Marco potrebbe essere se perdesse la patina borghese: crudo, volgare, possessivo.
Questa dinamica ha reso Giulia particolarmente vulnerabile a uomini come Nael. Il patrigno ha “preparato il terreno” fornendole il prototipo di maschio dominante e superdotato, mentre la madre ha creato il bisogno di fuga attraverso la sottomissione.
Giulia è oggettivamente bellissima. Alta un metro e settanta, fisico tonico e proporzionato grazie a anni di danza e palestra privata. Il seno è prorompente, la vita stretta, i fianchi morbidi ma sodi, le natiche rotonde e alte. Le gambe sono lunghe, affusolate, perfettamente depilate. I capelli neri mossi le scendono fino a metà schiena, gli occhi neri sono grandi e profondissimi, le labbra carnose e sensuali invitano al bacio. La pelle è chiara e curata, il viso ha tratti delicati ma con un velo di sensualità latente. Adora avere le unghie curate e smaltate, sia delle mani che dei piedi. Si veste con gusto: minigonne, jeans attillati, top che sottolineano il décolleté. È consapevole del suo potere seduttivo, ma lo usa poco.
Molti ragazzi ci hanno provato: compagni di scuola, figli di amici di famiglia, ragazzi conosciuti in vacanza. Erano carini, educati, con buone prospettive. Le scrivevano, la invitavano a uscire, alcuni sono arrivati a baciarla e a palparle il seno. Eppure Giulia li ha sempre rifiutati dopo poco. Li trovava noiosi, troppo gentili, privi di quel fuoco grezzo che cercava. Dentro di sé aspettava qualcuno che la spaventasse e la eccitasse allo stesso tempo. Qualcuno come Nael.
Giulia non riusciva più a resistere. Dopo l’ultimo incontro, il suo corpo e la sua mente erano in fiamme. Il dolore al culo era durato due giorni, un ricordo costante che la faceva bagnare ogni volta che si sedeva. Il mercoledì successivo, con la madre in ufficio fino a sera e Marco fuori città per lavoro, gli scrisse un messaggio chiaro e diretto:
«Casa libera tutto il pomeriggio. Vieni da me. Sono tua.»
Nael rispose solo con un «Ok» e un’emoji con le corna. Quel mercoledì Giulia preparò tutto. Quando sentì il citofono, era già completamente nuda. Il cuore le batteva fortissimo, ma si sentiva stranamente intraprendente. Aprì la porta e si inginocchiò subito sulla soglia, le cosce aperte, le mani sulle ginocchia, lo sguardo basso. Il suo corpo perfetto era in mostra: seno prorompente, vita stretta, fica già lucida e gonfia, natiche toniche.
Nael entrò e rise di gusto vedendola così.
«Cazzo, guarda che troia che sei diventata…»
Giulia, senza alzare gli occhi, prese dal pavimento un collare rosa da cane con un piccolo anello metallico e glielo porse con entrambe le mani, come un’offerta sacra.
«Per me… voglio sentirmi come una cucciola da educare.»
Nael lo prese, divertito ed eccitato.
«Cazzo, hai comprato pure il collare da troia? Mi piaci sempre di più.»
Glielo allacciò al collo, stringendolo abbastanza da farle sentire la pressione. Poi diede uno strattone leggero.
«Ora sei ufficialmente mia. Cammina a quattro zampe fino in camera.»
Giulia obbedì, carponi, il culo alto e la fica che grondava. Nael la seguiva, guardandole il corpo perfetto. In camera la fece sedere sui talloni.
«Inizia da sotto, come sempre. Leccami i piedi per bene, troia.»
Giulia si inginocchiò di nuovo, più intraprendente stavolta. Gli tolse scarpe e calze con cura, poi iniziò a leccare con passione. La lingua scorreva sulla pianta sudata, succhiava le dita una a una, infilandosi tra di esse. Il sapore salato e acre la faceva gemere.
«Ti piace il sapore dei miei piedi sporchi?» ringhiò Nael.
«Sì… mi piace tanto» rispose Giulia tra una leccata e l’altra. «Sanno di uomo vero… di padrone. Grazie per farmeli adorare.»
Nael gemeva di piacere, il cazzo già duro nei pantaloni.
«Brava puttana. Leccali bene tra le dita… sì, così. Sei nata per stare ai miei piedi.»
Dopo qualche minuto Nael la afferrò per il collare e la tirò su. La mise in ginocchio tra le sue gambe e tirò fuori il suo enorme cazzo già duro.
«Ora apri quella bocca da troia.»
Le infilò il grosso cazzo in gola con una spinta. Giulia gorgogliò, gli occhi subito pieni di lacrime mentre la cappella le invadeva la gola.
«Prendilo tutto. Fino alle palle, cagna.»
La scopò brutalmente in ginocchio, tenendole la testa con entrambe le mani. Poi la sdraiò supina con la testa che sporgeva dal bordo del letto e la penetrò dall’alto, usando la sua bocca come una fica.
«Guarda che gola profonda… si vede il rigonfiamento del mio cazzo nel tuo collo. Sei fatta per essere scopata così.»
Giulia tossiva, saliva densa colava dalla sua bocca, ma cercava di rilassare la gola.
«Grazie… grazie per usarmi la bocca» riuscì a dire quando lui le diede un attimo di respiro.
Nael la mise poi a quattro zampe sul letto e la prese da dietro la testa, scopandola con spinte violente.
«Succhialo forte, troia! Fammi sentire quanto ci tieni al mio cazzone marocchino.»
Dopo quella sessione brutale, Nael la fece sdraiare supina. Si accovacciò sul suo viso, rivolto verso la sua fica, allargandole le cosce.
«Fammi sentire la tua lingua. Voglio che mi lecchi il culo mentre io gioco con la tua fica.»
Giulia obbedì tremando di eccitazione e vergogna. Si posizionò con la bocca in linea con il suo ano. Il culo muscoloso e sudato di Nael calò sulla sua faccia. L’odore era intensissimo: muschiato, terroso, acre di sudore e intimità maschile. Giulia allungò la lingua e iniziò a leccare il buco stretto.
«Cazzo sì… leccami il buco del culo, troia sporca. Più a fondo. Infila la lingua dentro.»
Giulia leccava e succhiava il buco con passione crescente, la lingua che cercava di penetrare. Il sapore era amaro, terroso, sporco, proibito. Si sentiva completamente degradata.
«Grazie Nael… grazie per farmi leccare il tuo culo… è buonissimo… sono la tua troia sporca» mormorava estasiata tra una leccata e l’altra.
Nael le leccava la fica grondante e le infilava due dita nel culo mentre lei lo rimmava.
«Brava cagna. Leccalo bene. Senti che sapore ha il culo del tuo padrone?»
Nael gemeva di piacere, spingendo il culo sulla sua faccia, soffocandola per lunghi secondi. Giulia respirava a fatica, il viso bagnato di saliva e sudore, ma continuava a leccare con amore.
Dopo un lungo, umiliante facesitting, Nael la buttò violentemente a pecora.
«Ora ti spacco il culo di nuovo. E stavolta voglio sentirti urlare.»
Sputò sul buchetto già bagnato di saliva e spinse la grossa cappella dentro. Giulia urlò forte:
«Ahhh! Fa male… è enorme… piano ti prego!»
«Zitta e prendi il cazzo nel culo, puttana» ringhiò Nael spingendo più a fondo. «Questo culo è mio. Lo sto allargando per sempre.»
La sodomizzò con violenza crescente: spinte profonde e brutali, palle che sbattevano contro la fica. Giulia piangeva e gemeva:
«Fa tanto male… ma mi piace… sfondami Nael… distruggimi il culo! Sono la tua troia… usami!»
Nael la insultava senza sosta: «Troia borghese, puttana di merda, cagna in calore, prendilo tutto, rotta in culo».
La tirava per il collare, le schiaffeggiava forte le natiche, la martellava senza pietà. Giulia venne due volte, orgasmi anali violenti che la lasciarono tremante.
Alla fine Nael la girò sulla schiena, le infilò il cazzo sporco di culo direttamente in bocca.
«Sai già che devi fare, troia. Pulisci il tuo stesso culo dal mio cazzo.»
Giulia succhiò avidamente, assaporando il gusto sporco e degradante. Nael le tenne la testa ferma e venne con una sborrata lunghissima, copiosa, violenta. Fiotti densi e bollenti le riempirono la bocca, la gola, colandole dal mento sui seni.
«Ingoia tutto, puttana. Ogni goccia.»
Giulia ingoiò obbediente, tossendo e lacrimando, ma con uno sguardo di devozione totale.
Esausti, Nael la attirò a sé sul letto. Il tono divenne più morbido. Le tolse il collare, le accarezzò i capelli sudati, le baciò la fronte e le labbra gonfie.
«Sei stata perfetta oggi… la mia troia migliore» mormorò quasi con tenerezza, stringendola tra le braccia.
Giulia, dolorante ovunque, il corpo coperto di sudore, saliva e sborra, ma profondamente felice e sazia, si accoccolò contro il suo petto.
«Grazie… ti amo Nael. Sono tua. Completamente tua.»
Rimasero così per quasi un’ora, in un silenzio rotto solo da carezze e baci più dolci. Fuori il mondo continuava, ma in quella camera Giulia aveva trovato il suo posto: ai piedi, e tra le braccia, del suo padrone.
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