Maschere e Cappucci

di
genere
esibizionismo

Son passati ormai due anni dal mio ingresso in questa confraternita, o come sarebbe più corretto definirla "setta", ma ancora oggi il piacere di sentirmi parte e la paura dell'allontanamento mi danno quell'adrenalina di cui faticherei farne a meno.
Però questa volta la mia permanenza è stata messa a dura prova, ma allontanandomi ora, rischierei di far saltare la mia "copertura".
Serena è una ragazza che fa parte anche lei della confraternita, tra me e lei è nata una relazione, che però per vari motivi siamo costretti a tener nascosta, soprattutto agli altri membri. Qualche tempo fa le è stata consegnata una lettera, era stata vista mentre non rispettava una regola fondamentale e avrebbe dovuto presentarsi tre giorni dopo in una sede "segreta" di cui allegavano le coordinate per essere giudicata e punita. Nello stesso tempo tutti gli altri membri, compreso me, ricevemmo un messaggio le stesse coordinate, con un testo che diceva che eravamo tutti obbligati a partecipare ad una riunione straordinaria, senza dare ulteriori spiegazioni.
Sapevo delle lettera ricevuta da Serena, e sapevo che il luogo e l'orario di convocazione era il medesimo, ma non sapevo cosa potesse accadere, lei ne era preoccupata e un po' lo ero anche io.
Arrivò il fatidico giorno, l'ansia non mi aveva fatto mangiare quella sera a cena, attorno alle 22 presi l'auto e mi diressi dove indicato. Arrivati davanti ad un vecchio stabile che sembrava abbandonato, parcheggiai la macchina in uno dei parcheggi che ci erano stati precedentemente indicati per non creare sospetti, mi avvicinai alla porta d'ingresso in vetro ricoperta di fogli di carta da pacchi per non fare vedere l'interno, la spinsi e la porta si aprì; mi ritrovai in un piccola atrio che puzzava di polvere, una luce a neon fredda mi permetteva di vedere delle vecchie locandine di spettacoli, ed una piccola cabina che serviva da cassa con i vetri così impolverati che non si riusciva a vedere oltre. Indossai il mantello e la maschera che copriva mezzo viso, ad ogni incontro dovevamo mascherarci, non dovevamo essere riconoscibili l'uno con l'altro, anche se spesso questo era inevitabile, succedeva che negli spazi in cui ci si travestiva ci si vedesse in faccia e si scambiasse qualche parola. Misi il cappuccio e spinsi una porta rossa nel quale era stato attaccato un foglio con scritto il nome della confraternita, mi trovai all'interno di un teatro, vecchio ma curato e pulito, sembrava fosse ancora in uso se non fosse stato per l'ingresso dismesso; mi accomodai su una poltroncina in platea, vicino ad altri membri che mi avevano preceduto, e nell'arco di una ventina di minuti i posti a sedere si riempirono quasi tutti, esclusi ovviamente i palchetti, solo un paio erano occupati , questi infatti erano stati riservati per pochi eletti.
Le luci già soffuse si spensero, lasciando illuminato soltanto il palco con il sipario ancora chiuso, una voce gracchiò sulle casse del vecchio impianto audio malmesso, e disse: "benvenuti a tutti, questa notte siete stati invitati qui per assistere ad un processo di una di voi, sedetevi comodi, non potrete intervenire in nessun modo se non interpellati".
Una campanella ruppe il silenzio ed il sipario si aprì, sul palco c'era Serena, era inginocchiata su un vecchio inginocchiatoio da chiesa, indossava il suo mantello con cappuccio e la sua maschera, a fianco a lei un ragazzo ed una ragazza in piedi con un mantello di color porpora, lui teneva in mano un microfono , lei un librone spesso almeno dieci centimetri. Il ragazzo pronunciò con parole plateali l'articolo del codice della confraternita infranto, spiegando come e quando Serena aveva compiuto il cosi detto "reato". Il discorso durò una decina di minuti, nella platea non si muoveva una mosca, tutti erano incuriositi da ciò che d'ora in avanti sarebbe accaduto all'imputata.
La ragazza con il mantello porpora poi, aprì il librone, lesse alcuni diritti a Serena: "L'imputata avrà diritto di parola solo due volte, la prima per spiegare l'accaduto e la seconda volta per chiedere la grazia alla giuria, dopo di che i giudici in questione, decideranno la pena e le modalità di esecuzione", poi passarono il microfono a Serena. Lei con voce tremolante spiegava, cercando giustificazioni, l'accaduto, facendo intendere che appena si era accorta di aver fatto un'irregolarità aveva tentato di rimediare con scarsi risultati.
Il giudice poi si rivolse a noi, facendoci scoprire in quel momento di essere noi la giuria; ci chiese di votare per alzata di mano se Serena avrebbe dovuta essere punita o meno, tra me e me ero tranquillo, non mi aspettavo che gli altri membri fossero così spietati; mi guardai attorno e quasi tutti avevano il braccio alzato, poi guardai i due palchetti e anche le persone la sopra votavano a sfavore di lei.
Serena abbassò lo sguardo, poi la ragazza con il librone, prima di darle nuovamente la parola lesse la punizione che avevano riservato a lei: "L'imputata, sarà smascherata davanti a tutti, spogliata dei sui abiti ed umiliata in vari modi decisi da soltanto dalla parte di giuria che stava sui palchetti. La punizione sarà inflitta a seguito del verdetto finale oggi stesso". Quando udii quelle parole sentì una forte e contrastante sensazione dentro di me, ma non potevo dare alcun segnale di discordia. Tra qualche minuto avrei visto la mia ragazza esser umiliata davanti a tutti, e la cosa mi dava così tanto fastidio che iniziai a provare eccitazione.
Passarono il microfono a Serena, quella era la sua ultima possibilità per salvarsi o rimandare la punizione, lei abbassò lo sguardo e disse: "sono consapevole del mio errore e credo di meritare la vostra indignazione, ma vi chiedo soltanto un'altra possibilità, pagherò il mio debito con ognuno di voi con modalità differenti da quelle proposte. Sono disposta ad inginocchiarmi dinnanzi ad ognuno e chiedere scusa se avrete pietà per me."
Il giudice dunque, chiese a noi, la giuria, di rivotare a seguito di questa richiesta di grazia, le mani si alzarono, erano meno di prima ma purtroppo erano ancora la maggioranza. Il giudice dunque decretò: "L'imputata sarà punita da me e dalla mia assistente" e a quelle parole segui un'applauso del pubblico che mi infastidì ancora di più.
Serena fu fatta alzare in piedi, l'assistente del giudice ovvero la ragazza con il mantello porpora le tolse il cappuccio e subito dopo il mantello, slacciò il nastrino che teneva la maschera, lasciandola cadere a terra, smascherando davanti a tutti Serena, che appariva visibilmente imbarazzata e rossa in volto, poi venne bendata con un nastro di raso nero. L'assistente iniziò a slacciare lentamente i bottoni della camicetta , poi gliela tolse di dosso, poi si accuccio e le sfilò le sneakers per poi sbottonarle i pantaloni e lasciarli cadere sulle caviglie lasciandola soltanto con l'intimo addosso.
Il giudice portò sul palco una sorta di cavalletto in legno, su due gambe legarono le caviglie di Serena, sulle altre due legarono i polsi lasciandola con il sedere alto rivolto alla platea. Estrasse poi una sorta di paletta in pelle ed iniziò a sculacciarle il sedere coperto soltanto da un sottile perizoma, finché le natiche non diventarono assunsero un acceso rossore. Notai che l'assistente comunicava con le persone nei palchetti utilizzando un cellulare, probabilmente loro mandavano messaggi su cosa fare a Serena, che ormai era in balia delle loro volontà.
Venne poi fatta inginocchiare nuovamente a terra, e davanti a tutti le venne sfilato il reggiseno, mancavano soltanto il perizoma ed i calzini e sarebbe stata completamente nuda. Decisero che i suoi calzini sarebbero stati messi all'asta, e chi se li sarebbe aggiudicati avrebbe potuto prenderseli togliendoli direttamente a lei. Iniziarono le offerte, provai ad aggiudicarmeli io per togliermi almeno questo supplizio ma le offerte erano alquanto generose, non potevo sicuramente competere. Se li aggiudicò, per una cifra abbastanza importante per dei calzini usati , un ragazzo, quando si alzò lo riconobbi, era più giovane di Serena ma sapevo che in passato le aveva fatto delle avance.
Arrivato sul palco le chiese di stendersi per terra, prese le sue gambe e se le poggiò sulla pancia, poi sfilò lentamente i calzini, li mise in tasca e con la mano accarezzò i piedi nudi passando un dito tra le dita dei piedi sudati...(continua)
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2026-10-02
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