Terenzia, la cortigiana nuda di Modena

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TERENZIA, LA CORTIGIANA NUDA DI MODENA



Qualche anno fa fui invitata da un amico bolognese ad una festa privata in una villa in collina. Il tema della serata “erotico-soft” era l’antica Roma, con i suoi vizi e le sue trasgressioni, all’ombra dei lupanari o nelle dimore principesche dei patrizi.
Protagoniste assolute le donne dissolute e perverse, descritte in molti racconti eccitanti dagli autori più disparati, testimoni di un’epoca di lussuria vissuta senza sensi di colpa morali di alcun genere.
Veniva concesso ai partecipanti, soprattutto a noi femmine, di impersonare una qualunque “donna di facili costumi”, ossia la meretrice da Suburra o la lubrica matrona della domus più ricca. Ci si poteva così abbandonare tanto ai propri istinti quanto alla più ideale consonanza coi propri gusti e aspirazioni sociali, passando dalla donna di strada alla più raffinata e disinibita patrizia, il più delle volte più “troia” della prima.

Non conoscendoci fra di noi che in maniera casuale, provenendo da città o regioni diverse, alcune anche piuttosto lontane, veniva garantita una certa discrezione, se non proprio l’anonimato, riguardo l’identità di ciascuna di noi. Cosicchè si scelse di far ricorso ad un nome d’arte, come si trattasse di professioniste dello spettacolo…io divenni Terenzia, la cortigiana di Pompei.

La villa al tramonto era bellissima, nel parco sostavano già decine di invitati, tutti rigorosamente abbigliati come antichi romani, gli uomini in toga bianca, mentre le donne, piuttosto discinte, esibivano mises molto audaci ed essenziali, alcune apparivano già pressoché nude, con indosso il solo perizoma allacciato in vita e una stretta fascia sul seno, altre avevano rinunciato anche a quel misero indumentino e sotto il leggero abitino trasparente mostravano con orgoglio manifesto il loro sporgente “monte di Venere” o “cameltoe”, che dir si voglia!
La festa non era neppure iniziata ma le premesse erano già molto bollenti..si profilava una nottata piena di emozione e di eccitante trasgressione. Io ero in costume di danzatrice d’Oriente, reggipetto luminosissimo e colmo di frangette scodinzolanti, abbinato ad una cinturona dorata stretta ai fianchi, da cui scendevano a terra morbidi veli color turchese, e dalla quale affioravano i lacci dell’esiguo tanga sgambato rosso fuoco! Calzavo un paio di stivaloni al ginocchio da “legionaria”…una perfetta amazzone al servizio di una divinità pagana o una sacerdotessa sacra, dedita alla prostituzione nel tempio.
La mia comparsa sulla scena suscitò da subito molta attesa..tutti e tutte si chiedevano cosa mai avrei riservato loro più tardi, a brindisi ultimati e a freni liberati!

Esauriti gli immancabili convenevoli di rito, con presentazioni distrattamente recitate e subite, si passò al ricco buffet e allo champagne, prima di aprire “ufficialmente” la serata a tema “Roma antica e le sue orge”. Un paio di ospiti vennero chiamati a declamare versi e racconti degli autori classici più espliciti sull’argomento, mentre una musica suadente e soffusa, al sapore del flauto di Pan, scaldava l’ambiente, preparando ai giochi erotici.
Le più giovani, già nude, sculettavano gioiose e ammiccanti, puttanelle fresche dal corpo snello e dalle tettine delicate, tutte moine e sorrisetti da smorfiose…insignificanti presenze sul versante più serio del pornoshow, al più una sfilata di bei culetti e di fighette depilate.
Solo più tardi entrarono in scena le femmine torbide e licenziose, degne eredi di quella Licisca, ossia Messalina, la moglie dell’imperatore Claudio che, a sentire Svetonio, soleva lasciare nottetempo il palazzo per denudarsi nei lupanari della Suburra, concedendosi pure alle voglie dei rozzi avventori in un tripudio di sesso sfrenato e volgare. Naturalmente io mi sentivo una di quelle, ma non era ancora il mio turno di entrare in scena…devo riconoscere che tra loro vi erano almeno quattro o cinque “gnocche” di prima grandezza, che non avrebbero sfigurato, a mio pensare, nemmeno sui palchi di una Fiera del Sesso.
In particolare una, bionda dal fisico aggressivo, un paio di tette superbe ed un culo da far impazzire, che si presentava come Ottavia (di Reggio Emilia), mi toglieva il fiato e mi preoccupava assai, l’avevo inquadrata come la rivale più pericolosa, pronta a rubarmi il titolo di più sexy se non proprio di più troia! Di lì a poco mi accorsi che era una pacioccona, stile oca giuliva, una che ammiri per le proporzioni di culo e tette ma che non attizza affatto, pure nuda lascia delusi, senza charme…una che chiunque sbatterebbe volentieri ma senza troppo trasporto emotivo. Una gran bella statua di carne, da palpare ma con penetrazione scontata, liscia e facile. Comunque gli occhi di tutti si posavano su di lei al momento, fino a che non comparve la Calpurnia, vistosa moretta dalle curve aggraziate e decisamente più sexy, che si liberò presto del reggipetto e prese ad andare in giro con indosso il solo perizoma bianco latte incollato al pube…origine meridionale, temperamento caldo, passionale, direi una vera cagnetta a letto, predisposizione naturale all’esibizionismo, forse anche morbosetto.
La terza mia “concorrente” più agguerrita era Lucrezia, fisico slanciato, gambe lunghissime e sedere divino, sodo, sporgente, accalappia maschi e non solo! Lei era la “domina” più credibile, fascinosa, intrigante, milanese un po’ stronza ma dal portamento superbo…seni appena velati, profondo spacco e figa depilata, come si poteva scorgere senza troppa difficoltà. L’accompagnava nelle sue continue “vasche” verso il bagno una brunetta dal corpo sinuoso, seno e culo perfetti per proporzione e qualità..una vera figa da sballo! Mi informai immediatamente sul suo conto..mi riferirono di conoscere appena il suo nome d’arte, Rossana, e di aver saputo di una sua probabile ascendenza persiana. Mi venne in mente subito la moglie di Alessandro Magno, d’origine circassa, a detta degli antichi fra le donne più belle del mondo!

Lo show era appena agli inizi…tutte noi stavamo affilando le unghie, pronte a batterci per il titolo di “più bella o più porca del reame”! Trovai il modo di avvicinarmi a Rossana e la sua amica milanese, scambiai con loro quattro chiacchiere molto femminili, intuii che ci eravamo capite e che il nostro incontro avrebbe avuto un seguito..molto hard!
Frattanto la serata andava avanti, senza troppi coinvolgimenti reciproci…le donne spettegolavano tra loro, gli uomini bevevano e tentavano approcci un po’ con tutte, ragazze e milfone aggressive e “in calore”. I balli tenevano banco ma erano poco in tema…ed ecco finalmente arrivare il momento del “convivio con triclinii” in perfetta atmosfera antico-romana. Allestita nel salone una vasta area circondata da pseudo triclinii, sui quali si accomodarono molti degli invitati, fecero il loro ingresso una decina di fanciulle seminude, col solo perizoma a coprirne le belle e procaci forme, dando inizio così alla vera festa. Sculettanti e in deliziosa profferta erotica, qualcuna si lasciò anche sfilare l’esiguo suo indumentino, regalando momenti di sapore frizzante, non certo trasgressivi. Riconobbi immediatamente Ottavia, statuaria nel suo florido esplodere di seni e dal ventre infinito, poco sotto il quale faceva bella mostra di sé un ciuffetto di peli biondo cenere, affioranti da un morbido paio di slippini neri trasparenti anni ’80, stile Gloria Guida o Carmen Villani! Un gran bel vedere, non c’è che dire…ma poco sesso, poco erotismo selvaggio, solo nudo patinato! Distinsi tra loro pure la Calpurnia, decisamente più arrapante sia per le mosse simulate che per la sua “mise”, un francobollo incollato al pube e chiappe aperte, tutto made in Brazil!

A scaldare l’ambiente ci voleva ben altro, pensai perplessa, mentre alcuni degli occupanti dei triclinii mi invitavano a “darmi da fare”…colsi subito il messaggio e mi feci largo al centro del salone, improvvisando una sensuale danza di vago sentore d’Oriente (in quel momento tradii una certa stizza per non essere una brava belly dancer!). Iniziarono ad udirsi applausi ed incoraggiamenti vari, le ragazze si fecero da parte regalandomi l’intera scena. Toccava a me quindi dare una scossa, trasformare l’evento dal goliardico ed erotico soft al più prosaico sabba di sapore orgiastico. In verità, in quel momento preciso, non sapevo neppure io dove mi sarei spinta nel mio show, assaporando con manifesta voluttà l’occasione di mostrarmi nuda di fronte a tanti sconosciuti, che bramavano chissà cosa su di me e le mie forme disvelate e facili da conquistare! Novella Salomè o più propriamente antesignana delle pornostar del mondo d’oggi, mi ritrovai con la mente in un torbido lupanare dell’antica Roma, in quella Suburra dove pullulavano fior di maschiacci infoiati e brutali. Sentendomi meretrice e dea allo stesso tempo sganciai di tutta fretta il mio reggipetto, ostentando alla vista di tutti il mio bel paio di tette, non troppo grandi ma sode e allettanti, coi capezzoli già turgidi e ritti come chiodi. Volteggiando leggiadra, mi sembrava di sognare, credevo davvero di essere tornata al tempo dei Cesari, mi accorsi di non temere più nulla, né in termini di morale, né di deflorazione in pubblico! Anzi la cosa mi stimolava sempre di più, tanto che strappai con foga dai miei fianchi la cintura che sorreggeva i veli turchesi del mio evanescente abitino, rimanendo così con indosso il solo tanga rosso, che nel frattempo aveva iniziato ad inzupparsi dei miei umori più intimi.
Frastornata nei pensieri ma decisamente orgogliosa di cosa stavo offrendo ai miei spettatori occasionali, feci un cenno a Rossana, invitandola a raggiungermi sulla scena. Lei, dapprima riottosa ad accettare, dovette essere convinta a gran voce dai tanti che si stavano godendo lo spettacolo. Finalmente mi raggiunse e io la abbracciai forte, tra le grida d’entusiasmo di tutti, anche delle femmine, vogliose certo di osservare fin dove
intendevamo spingerci!
Senza indugio alcuno sussurrai all’orecchio di Rossana: “Ti va di lasciarmi fare, anche per te?”. La mia partner abbozzò un mezzo sorriso, ma non mi negò l’approvazione e prese a scuotersi sensualmente anche lei, in quel suo abito fasciante e molto elegante, con una profonda scollatura da cui emergevano due tette superbe. Non persi tempo e mi avventai sul suo indumento facendolo crollare d’improvviso a terra e mi accorsi così che era l’unico ad avere indosso! Già, la fanciulla era senza intimo di sorta, senza slip o perizoma…la sua figa era avvolta soltanto da una morbida peluria scura, molto curata e meravigliosa!
La folla di astanti trattenne il fiato con me, prima di esplodere in un liberatorio scrosciare di battimani, che pareva non arrestarsi mai!
A quel punto Rossana era più nuda di me…circostanza intollerabile per la mia esigenza esibizionistica, così le chiesi immediatamente di sfilarmi, se possibile con la bocca, il tanga umidiccio che ancora si trovava tra le mie cosce. L’operazione richiese molti attimi, di assoluto godimento, sia per me che per tutti gli spettatori, che potevano ora fruire della visione di due corpi completamente nudi uno di fronte all’altro. Mi avvinghiai a lei con manifesta voglia di leccarla tutta, la mia lingua le solleticava i capezzoli mentre i nostri ventri sussultavano soddisfatti. Mi persi nelle sue tette, sbattendole forte contro le mie, sentivo salire dentro di me l’eccitazione più profonda…dovevo provare a spingermi ancora oltre! Le catturai una mano e la invitai nemmeno troppo gentilmente ad introdurla nella mia vagina umida per farmi venire il più in fretta possibile, non resistevo alla tentazione di farmi scopare da una donna in pubblico..non l’avevo ancora provato in precedenza, ero eccitatissima, fuori di me, il mio corpo era tutto un fremito di desiderio. Con mio grande stupore Rossana mi seguiva in ogni mio desiderio, sentivo che godeva anche lei della situazione, ma ad un certo punto si staccò da me e urlò forte all’indirizzo del pubblico: ”Ringraziatela tutti e tutte, questa donna ci ha fatto rivivere una notte da sogno e da orgia, come si trovasse davvero nell’antica Roma!”.
Non ancora paga di quello che avevo combinato quella notte, divaricai le gambe in un gesto molto volgare e presi a masturbarmi con selvaggio furore, infilando nervosamente la mia mano tra gli ululati dei miei fans, che non smettevano di incitarmi e di riprendermi coi loro cellulari. Penso che molti altri abbiano così potuto godere dei miei atti, non solo chi era presente quella sera in quella villa vicino Modena. Terenzia era diventata per una notte la reincarnazione della più lubrica delle baldracche romane o la più disponibile delle prostitute sacre in un rito orgiastico, vissuto in assoluta libertà e autonomia.



scritto il
2026-06-24
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