Madre e figlia schiave leccapiedi dell'amica nuovo episodio
di
astroxman
genere
dominazione
Per contatti cicciopelliccio2@yahoo.com
Quando la dea decideva di uscire di casa, le due cagne si occupavano di fare pulizie accurate ovunque anche se le facevano ogni giorno e la casa brillava sempre, ma erano obbligate a ripeterle continuamente. come sempre dovevano stare completamente nude e con un bel plug infilato nel culo che ricordasse la loro condizione di serve sottomesse a ogni volere della padrona, alla quale piaceva tenerle in condizioni di sofferenza e umiliazione. Poi si occupavano di preparare squisite cene e manicaretti da tenere in dispensa per la padrona. Finito ogni obbligo le due troie andavano a posizionarsi davanti alla porta di casa in ginocchio con la schiena bella dritta e le mani appoggiate per terra e la testa inclinata verso il basso. dovevano in quel modo come due cani aspettare il ritorno della padrona. La padrona poteva rimanere fuori casa molto a lungo anche per diverse ore o anche tutta la notte ma loro non era permesso muoversi da quella umiliante posizione in quanto telecamere di osservazioni le filmavano. Capitava loro nonostante la posizione scomodissima di addormentarsi per alcuni minuti al suo ritorno la padrona le avrebbe punite con una frustata per ogni minuto di sonnolenza.
L’umiliazioen serviva anche per svuotare ogni pensiero dalle due cagne e ridurle a due automi, proprio come gli animali. Ferme in quella posizione con lo sguardo fisso a terra smettevano ogni pensiero e si perdevano nel vuoto assoluto, riducendosi a quella che la dea desiderava: non più esseri umani ma oggetti del suo piacere.
Sicché alle due troie non era concesso mai parlare ma potevano solo dire sì padrona, grazie padrona, sì dea, grazie dea, avevano dismesso quasi completamente ogni capacità di formulare frasi o parole, la vecchia cagna non era più neanche capace di leggere, non che fosse loro concesso di leggere alcunché, ma il suo cervello era ormai quello di un automa programmato a fornire i piaceri richiesti.
Quando la dea tornava e sentivano le chiavi girarsi nella toppa le due cagne si slanciavano di corsa verso la padrona per baciare e leccare le sue scarpe impolverate, ognuna doveva dimostrare di essere quella più affezionata alla padrona arrivando per prima. Vinceva sempre la figlia che amava la padrona di un amore infinito, spingendo e gettando di lato la madre, che per punizione riceveva una bella scarica di colpi con la canna di bambù, ma lei era felice nonostante il dolore atroce di evitare la punizione alla figlia.
Poi la dea si sdraiava sul divano con i piedi appoggiati prima sulla schiena della figlia poi della madre e le due cagne dovevano lucidare con la lingua la suola sudicia delle scarpe, che avevano calpestato sputi, merde di cane e ogni schifezza. La pulitura richiedeva anche un0ora di tempo e doveva rendere le suole lucide come nuove. Poi le cagne tglievan le scarpe e passavano a ripulire di ogni traccia di sudore i piedi divini della padrona, anche qui per almeno un paio d’ore.
Quindi la dea si recava a mangiare i piatti succulenti preparati per lei mentre le due cagne rimanevano in ginocchio ai suoi piedi guardando il pavimento. Ogni tanto la padrona lanciava qualche pezzo di cibo o sputava qualcosa che aveva accuratamente masticato e le due troie correvano e si litigavano le sue schifezze che sarebbero state la loro unica cena.
Quindi la padrona si sdraiava sul divano per guardarsi un film, con el cagne leccarle i piedi. Ogni tanto le veniva voglia di godere e prendeva una delle due per farsi leccare a lungo la fica profumata fino a squirtare in bocca i suoi umori. Si faceva anche leccare a lungo il buco del culo e poi prima di andare a letto una bella pisciata in un comodo vassoio da cui le cagne dovevano bere ogni goccia del suo sacro piscio. Quindi se ne andava a dormire mentre le due puttane si recavano nel loro puzzolente e lercio scantinato dove sempre la figlia vogliosa di godere cominciava a baciare in bocca la madre, le faceva leccare la fica e ricambiava leccandogliela anche lei, pisciavano e cagavano nel loro schifoso dormitorio che potevano ripulire solo una volta alla settimana, e si addormentavano, la madre in lacrime per quella vita tormentata e dolorosa e umiliante, la figlia felice di vivere per la volontà della sua ex amica che adorava e amava da morire
Quando la dea decideva di uscire di casa, le due cagne si occupavano di fare pulizie accurate ovunque anche se le facevano ogni giorno e la casa brillava sempre, ma erano obbligate a ripeterle continuamente. come sempre dovevano stare completamente nude e con un bel plug infilato nel culo che ricordasse la loro condizione di serve sottomesse a ogni volere della padrona, alla quale piaceva tenerle in condizioni di sofferenza e umiliazione. Poi si occupavano di preparare squisite cene e manicaretti da tenere in dispensa per la padrona. Finito ogni obbligo le due troie andavano a posizionarsi davanti alla porta di casa in ginocchio con la schiena bella dritta e le mani appoggiate per terra e la testa inclinata verso il basso. dovevano in quel modo come due cani aspettare il ritorno della padrona. La padrona poteva rimanere fuori casa molto a lungo anche per diverse ore o anche tutta la notte ma loro non era permesso muoversi da quella umiliante posizione in quanto telecamere di osservazioni le filmavano. Capitava loro nonostante la posizione scomodissima di addormentarsi per alcuni minuti al suo ritorno la padrona le avrebbe punite con una frustata per ogni minuto di sonnolenza.
L’umiliazioen serviva anche per svuotare ogni pensiero dalle due cagne e ridurle a due automi, proprio come gli animali. Ferme in quella posizione con lo sguardo fisso a terra smettevano ogni pensiero e si perdevano nel vuoto assoluto, riducendosi a quella che la dea desiderava: non più esseri umani ma oggetti del suo piacere.
Sicché alle due troie non era concesso mai parlare ma potevano solo dire sì padrona, grazie padrona, sì dea, grazie dea, avevano dismesso quasi completamente ogni capacità di formulare frasi o parole, la vecchia cagna non era più neanche capace di leggere, non che fosse loro concesso di leggere alcunché, ma il suo cervello era ormai quello di un automa programmato a fornire i piaceri richiesti.
Quando la dea tornava e sentivano le chiavi girarsi nella toppa le due cagne si slanciavano di corsa verso la padrona per baciare e leccare le sue scarpe impolverate, ognuna doveva dimostrare di essere quella più affezionata alla padrona arrivando per prima. Vinceva sempre la figlia che amava la padrona di un amore infinito, spingendo e gettando di lato la madre, che per punizione riceveva una bella scarica di colpi con la canna di bambù, ma lei era felice nonostante il dolore atroce di evitare la punizione alla figlia.
Poi la dea si sdraiava sul divano con i piedi appoggiati prima sulla schiena della figlia poi della madre e le due cagne dovevano lucidare con la lingua la suola sudicia delle scarpe, che avevano calpestato sputi, merde di cane e ogni schifezza. La pulitura richiedeva anche un0ora di tempo e doveva rendere le suole lucide come nuove. Poi le cagne tglievan le scarpe e passavano a ripulire di ogni traccia di sudore i piedi divini della padrona, anche qui per almeno un paio d’ore.
Quindi la dea si recava a mangiare i piatti succulenti preparati per lei mentre le due cagne rimanevano in ginocchio ai suoi piedi guardando il pavimento. Ogni tanto la padrona lanciava qualche pezzo di cibo o sputava qualcosa che aveva accuratamente masticato e le due troie correvano e si litigavano le sue schifezze che sarebbero state la loro unica cena.
Quindi la padrona si sdraiava sul divano per guardarsi un film, con el cagne leccarle i piedi. Ogni tanto le veniva voglia di godere e prendeva una delle due per farsi leccare a lungo la fica profumata fino a squirtare in bocca i suoi umori. Si faceva anche leccare a lungo il buco del culo e poi prima di andare a letto una bella pisciata in un comodo vassoio da cui le cagne dovevano bere ogni goccia del suo sacro piscio. Quindi se ne andava a dormire mentre le due puttane si recavano nel loro puzzolente e lercio scantinato dove sempre la figlia vogliosa di godere cominciava a baciare in bocca la madre, le faceva leccare la fica e ricambiava leccandogliela anche lei, pisciavano e cagavano nel loro schifoso dormitorio che potevano ripulire solo una volta alla settimana, e si addormentavano, la madre in lacrime per quella vita tormentata e dolorosa e umiliante, la figlia felice di vivere per la volontà della sua ex amica che adorava e amava da morire
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