…ma potresti comunque dare il tuo modesto contributo! (2. parte)
di
…ma 1
genere
confessioni
L’autobus era pieno di gente. Ero in piedi vicino al finestrino e guardavo fuori, cercando di mettere ordine nei miei pensieri. La città scivolava via, fermata dopo fermata, esattamente uguale a come lo era sempre stata. Quando sentii un uomo spingersi proprio dietro di me. Proprio così: spingersi, in qualche modo consapevolmente e intenzionalmente, verso di me.
Non c’era nulla di particolarmente insolito in questo: durante l’ora di punta succedeva continuamente che le persone si spingessero e si schiacciassero l’una contro l’altra. Ma a un incrocio l’autobus frenò bruscamente e le persone, per inerzia, finirono addosso l’una all’altra, compreso quell’uomo sconosciuto dietro di me.
Fu allora che sentii qualcosa di rigido premere proprio in quel momento esattamente tra le mie natiche, come se volesse penetrare attraverso i miei vestiti. O forse mi era soltanto sembrato così?... Ma quel contatto era così invitante che istintivamente portai la mano dietro la schiena e, accidentalmente, tastai il suo pene in erezione… Le mie dita scivolarono attraverso i suoi pantaloni intorno alla sua estremità indurita… Era esattamente come l’avevo immaginato nei miei sogni: rigido, di grande circonferenza, qualcosa che, entrando dentro di me, mi avrebbe lacerata e fatta urlare. Sentii chiaramente quanto fosse sensibile e vivo mentre reagiva al mio tocco femminile… La mia eccitazione cresceva ogni secondo di più.
Iniziai persino, senza volerlo, a carezzarmi il seno con una mano. Succede sempre quando la mia eccitazione raggiunge una certa fase, da cui non c’è più ritorno. E aspettavo… aspettavo di vedere cosa sarebbe successo dopo, perché sull’autobus c’era un’infinità di gente. Persone che forse vedevano, forse no, ciò che stavamo facendo. E anche se avevano visto, facevano finta che non li interessasse affatto. Questo significava che non dicevano nulla…
Ciò che mi sorprese di più, però, fu la mia stessa reazione. Non la sua presenza, ma la rapidità con cui la mia immaginazione aveva iniziato a lavorare. Non sapevo assolutamente nulla di lui. Eppure la mia mente aveva cominciato a riempire quel vuoto. Chi era? Che aspetto aveva? Perché la sua vicinanza sembrava improvvisamente così significativa?
Semplicemente non osavo, e in realtà non volevo nemmeno, voltarmi per vedere quell’uomo. Non perché avessi paura di lui, ma perché temevo di rovinare la mia stessa fantasia. Forse era un uomo completamente ordinario, oppure magari un vero gorilla! Forse un solo sguardo avrebbe dissolto tutta quella tensione che avevo creato io stessa nella mia testa, e in quel momento era proprio l’ultima cosa che desideravo.
Così iniziai invece a immaginarlo nei miei pensieri. Sui vent’anni circa, comunque più giovane di Franco? Sicuro di sé? Audace, arrogante?... Un uomo del genere che attraversa la vita senza chiedere il permesso a nessuno.
Forse era proprio il tipo che prende le donne come vestiti da un appendiabiti. Nello stesso momento mi accorsi che stavo stringendo con la mano il maniglione metallico dell’autobus e che quello mi ricordava un po’ un appendiabiti… Quindi anch’io ero appesa lì, come un qualsiasi capo di abbigliamento da prendere! Anche se quel “capo di abbigliamento” in quel momento era composto dalle mie folli fantasie nella mia testa e dal mio corpo eccitato, vestito con un corto abito estivo giallo pulcino, una lunga borsa a tracolla e i tacchi… Ah già, e naturalmente anche un perizoma sottile sotto, che a volte in estate non indosso sotto il vestito, perché semplicemente mi eccita. Qualche piccola trasgressione posso pur sempre concedermela. Fui costretta a sorridere tra me e me. Chissà quali associazioni riesce a creare una mente stanca!
Non avrei mai creduto che una cosa del genere potesse succedermi nella vita reale. Qualcosa di simile l’avevo visto una volta in un film porno e avevo cercato di immaginare come sarebbe potuto accadere nella realtà… E poi accadde davvero, quando a un certo punto l’autobus era completamente vuoto, come se tutti i passeggeri avessero deciso, con un tacito accordo, di lasciarci soli, me e quell’uomo. Era chiaro che una situazione del genere non poteva durare a lungo, al massimo ancora una fermata, forse due… Per fortuna, a un certo punto la nostra eccitazione era arrivata esattamente al punto in cui doveva trovarsi in una situazione simile, e entrambi comprendevamo perfettamente l’importanza storica di quel momento.
Con uno sguardo d’intesa, mi sollevò leggermente l’orlo del vestito e spostò le mutandine da parte: non avevo la minima intenzione di protestare o oppormi, anzi, il mio corpo desiderava quasi implorare una penetrazione rapida. Avvicinò abilmente il suo pene tra le mie labbra e le mie mutandine, senza penetrarmi. Ah, non ce n’era nemmeno bisogno, perché la punta del suo pene toccava esattamente il mio clitoride… Il mio corpo tremava dal piacere quando alla fine eiaculò, con lunghi getti caldi sulle mie gambe; da lì il suo liquido maschile colava via come un fiume…
Sentii soltanto il suo leggero bacio e il suo respiro caldo sul mio collo, mentre finiva… proprio al momento giusto, quando l’autobus era arrivato alla fermata successiva e si poteva vedere un piccolo gruppo di signori con cappelli eleganti pronto a salire. Si allontanò rapidamente da me e con un salto fu fuori dall’autobus, senza dirmi nemmeno una parola.
Alla fermata successiva toccava anche a me scendere, per incamminarmi verso casa: dopo tanto tempo non avevo provato nulla di simile, una soddisfazione così profonda, in un ambiente così fantastico, che ancora oggi non riesco a credere che una cosa del genere sia realmente accaduta.
Ma quando arrivai a casa, stranamente fu proprio Franco questa volta a prendere l’iniziativa e a mostrare la sua virilità, come se avesse intuito che i suoi passi stavano per dirigersi verso casa. Evidentemente voleva fare la parte dell’uomo forte: non mi chiese nulla, mi prese semplicemente tra le braccia, come al solito qualche bacio… e iniziò a tirarmi giù le mutandine, come sempre.
A quel punto capii di essere stata scoperta completamente, ma in fondo lo avevo aspettato inconsciamente:
«Che diavolo è questo? Le tue mutandine sono appiccicate di sperma fresco. Adesso vai addirittura a scopare con qualcuno per strada?» mi chiese furioso.
«Non confermo né smentisco», risposi filosoficamente, con la testa alzata con arroganza, perché sapevo perfettamente che questa volta sarebbe stata l’ultima volta tra noi… e aggiunsi perfino altro sale e pepe alla situazione, dicendo quasi distrattamente: «Ma puoi ancora aggiungere a tutto questo il tuo modesto contributo».
Era proprio quel “modesto contributo” il cuore della questione, che evidentemente lui non aveva mai compreso fino in fondo, perché i suoi contributi erano stati, per dirla con delicatezza, piuttosto scarsi.
…e questa volta se ne andò semplicemente. Speravo che, invece del suo addio, almeno mi avrebbe rivolto qualche parola dura, per esempio: «Puttana!»
Ma non disse nulla, semplicemente si ritirò dal nostro campo di battaglia. Per sempre. Non so nemmeno se avesse capito qualcosa di tutto quello che era successo.
E non rimpiango nulla. Solo ogni tanto mi torna in mente quella calda giornata d’estate e quell’incredibile momento con quell’uomo… Peccato che non abbia nemmeno avuto il tempo di guardarlo più da vicino, per non parlare di altro.
Non c’era nulla di particolarmente insolito in questo: durante l’ora di punta succedeva continuamente che le persone si spingessero e si schiacciassero l’una contro l’altra. Ma a un incrocio l’autobus frenò bruscamente e le persone, per inerzia, finirono addosso l’una all’altra, compreso quell’uomo sconosciuto dietro di me.
Fu allora che sentii qualcosa di rigido premere proprio in quel momento esattamente tra le mie natiche, come se volesse penetrare attraverso i miei vestiti. O forse mi era soltanto sembrato così?... Ma quel contatto era così invitante che istintivamente portai la mano dietro la schiena e, accidentalmente, tastai il suo pene in erezione… Le mie dita scivolarono attraverso i suoi pantaloni intorno alla sua estremità indurita… Era esattamente come l’avevo immaginato nei miei sogni: rigido, di grande circonferenza, qualcosa che, entrando dentro di me, mi avrebbe lacerata e fatta urlare. Sentii chiaramente quanto fosse sensibile e vivo mentre reagiva al mio tocco femminile… La mia eccitazione cresceva ogni secondo di più.
Iniziai persino, senza volerlo, a carezzarmi il seno con una mano. Succede sempre quando la mia eccitazione raggiunge una certa fase, da cui non c’è più ritorno. E aspettavo… aspettavo di vedere cosa sarebbe successo dopo, perché sull’autobus c’era un’infinità di gente. Persone che forse vedevano, forse no, ciò che stavamo facendo. E anche se avevano visto, facevano finta che non li interessasse affatto. Questo significava che non dicevano nulla…
Ciò che mi sorprese di più, però, fu la mia stessa reazione. Non la sua presenza, ma la rapidità con cui la mia immaginazione aveva iniziato a lavorare. Non sapevo assolutamente nulla di lui. Eppure la mia mente aveva cominciato a riempire quel vuoto. Chi era? Che aspetto aveva? Perché la sua vicinanza sembrava improvvisamente così significativa?
Semplicemente non osavo, e in realtà non volevo nemmeno, voltarmi per vedere quell’uomo. Non perché avessi paura di lui, ma perché temevo di rovinare la mia stessa fantasia. Forse era un uomo completamente ordinario, oppure magari un vero gorilla! Forse un solo sguardo avrebbe dissolto tutta quella tensione che avevo creato io stessa nella mia testa, e in quel momento era proprio l’ultima cosa che desideravo.
Così iniziai invece a immaginarlo nei miei pensieri. Sui vent’anni circa, comunque più giovane di Franco? Sicuro di sé? Audace, arrogante?... Un uomo del genere che attraversa la vita senza chiedere il permesso a nessuno.
Forse era proprio il tipo che prende le donne come vestiti da un appendiabiti. Nello stesso momento mi accorsi che stavo stringendo con la mano il maniglione metallico dell’autobus e che quello mi ricordava un po’ un appendiabiti… Quindi anch’io ero appesa lì, come un qualsiasi capo di abbigliamento da prendere! Anche se quel “capo di abbigliamento” in quel momento era composto dalle mie folli fantasie nella mia testa e dal mio corpo eccitato, vestito con un corto abito estivo giallo pulcino, una lunga borsa a tracolla e i tacchi… Ah già, e naturalmente anche un perizoma sottile sotto, che a volte in estate non indosso sotto il vestito, perché semplicemente mi eccita. Qualche piccola trasgressione posso pur sempre concedermela. Fui costretta a sorridere tra me e me. Chissà quali associazioni riesce a creare una mente stanca!
Non avrei mai creduto che una cosa del genere potesse succedermi nella vita reale. Qualcosa di simile l’avevo visto una volta in un film porno e avevo cercato di immaginare come sarebbe potuto accadere nella realtà… E poi accadde davvero, quando a un certo punto l’autobus era completamente vuoto, come se tutti i passeggeri avessero deciso, con un tacito accordo, di lasciarci soli, me e quell’uomo. Era chiaro che una situazione del genere non poteva durare a lungo, al massimo ancora una fermata, forse due… Per fortuna, a un certo punto la nostra eccitazione era arrivata esattamente al punto in cui doveva trovarsi in una situazione simile, e entrambi comprendevamo perfettamente l’importanza storica di quel momento.
Con uno sguardo d’intesa, mi sollevò leggermente l’orlo del vestito e spostò le mutandine da parte: non avevo la minima intenzione di protestare o oppormi, anzi, il mio corpo desiderava quasi implorare una penetrazione rapida. Avvicinò abilmente il suo pene tra le mie labbra e le mie mutandine, senza penetrarmi. Ah, non ce n’era nemmeno bisogno, perché la punta del suo pene toccava esattamente il mio clitoride… Il mio corpo tremava dal piacere quando alla fine eiaculò, con lunghi getti caldi sulle mie gambe; da lì il suo liquido maschile colava via come un fiume…
Sentii soltanto il suo leggero bacio e il suo respiro caldo sul mio collo, mentre finiva… proprio al momento giusto, quando l’autobus era arrivato alla fermata successiva e si poteva vedere un piccolo gruppo di signori con cappelli eleganti pronto a salire. Si allontanò rapidamente da me e con un salto fu fuori dall’autobus, senza dirmi nemmeno una parola.
Alla fermata successiva toccava anche a me scendere, per incamminarmi verso casa: dopo tanto tempo non avevo provato nulla di simile, una soddisfazione così profonda, in un ambiente così fantastico, che ancora oggi non riesco a credere che una cosa del genere sia realmente accaduta.
Ma quando arrivai a casa, stranamente fu proprio Franco questa volta a prendere l’iniziativa e a mostrare la sua virilità, come se avesse intuito che i suoi passi stavano per dirigersi verso casa. Evidentemente voleva fare la parte dell’uomo forte: non mi chiese nulla, mi prese semplicemente tra le braccia, come al solito qualche bacio… e iniziò a tirarmi giù le mutandine, come sempre.
A quel punto capii di essere stata scoperta completamente, ma in fondo lo avevo aspettato inconsciamente:
«Che diavolo è questo? Le tue mutandine sono appiccicate di sperma fresco. Adesso vai addirittura a scopare con qualcuno per strada?» mi chiese furioso.
«Non confermo né smentisco», risposi filosoficamente, con la testa alzata con arroganza, perché sapevo perfettamente che questa volta sarebbe stata l’ultima volta tra noi… e aggiunsi perfino altro sale e pepe alla situazione, dicendo quasi distrattamente: «Ma puoi ancora aggiungere a tutto questo il tuo modesto contributo».
Era proprio quel “modesto contributo” il cuore della questione, che evidentemente lui non aveva mai compreso fino in fondo, perché i suoi contributi erano stati, per dirla con delicatezza, piuttosto scarsi.
…e questa volta se ne andò semplicemente. Speravo che, invece del suo addio, almeno mi avrebbe rivolto qualche parola dura, per esempio: «Puttana!»
Ma non disse nulla, semplicemente si ritirò dal nostro campo di battaglia. Per sempre. Non so nemmeno se avesse capito qualcosa di tutto quello che era successo.
E non rimpiango nulla. Solo ogni tanto mi torna in mente quella calda giornata d’estate e quell’incredibile momento con quell’uomo… Peccato che non abbia nemmeno avuto il tempo di guardarlo più da vicino, per non parlare di altro.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Commenti dei lettori al racconto erotico