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confessioni
Vacanze. Mezzogiorno afoso.
L'autobus sobbalzava pigramente lungo le strade tremolanti per il caldo, riportandomi a casa, dove probabilmente mi stava già aspettando il mio ragazzo, Franco. Entrambi avevamo cercato con impegno di abituarci alla convivenza e di accettare l'idea che presto ci saremmo sposati, avremmo messo su famiglia… Eppure, credo che entrambi percepissimo che, da qualche parte nel profondo del nostro rapporto, c'era qualcosa di irrimediabilmente fuori posto.
In realtà era soltanto un altro giorno noioso, del quale riuscivo già a immaginare a memoria il finale.
Franco era una brava persona – almeno così dicevano tutti quelli che lo conoscevano. Era affidabile, tranquillo e prevedibile. Ma proprio quest'ultima qualità stava lentamente iniziando a soffocarmi. Litigavamo raramente, ma non eravamo più capaci di sorprenderci a vicenda. Tutto era sprofondato nel fango soffice dell'abitudine. I giorni si ripetevano identici e perfino il nostro sesso era diventato imbarazzantemente privo di fantasia.
«Non potremmo fare qualcosa di folle, ogni tanto?» gli chiesi una volta. «Qualcosa al di fuori delle quattro mura della camera da letto. Scopami anche su una panchina del parco, purché almeno una volta tu sia spontaneo e originale.»
Ma niente. Franco era un uomo di principi.
«Due volte alla settimana sono più che sufficienti: il mercoledì e la domenica dopo la messa, giusto?» gli dissi una volta con ironia, forse persino con un pizzico di cattiveria, sperando almeno di scuoterlo un po'.
Lui si limitò ad alzare le spalle, come se tutto fosse esattamente come doveva essere. Eppure, quella volta qualcosa in lui si era mosso, perché mi rispose con un'insolita durezza.
«Sei già diventata rincoglionita?» mi chiese con la stessa ironia. «O sono semplicemente vampate di calore?» Fu la prima volta che osò ferirmi in quel modo...
Sì, lo ammetto: a volte sono instabile… ma è tutta colpa della vita che mi ritrovo a vivere!
Da un po' di tempo pensavo seriamente di lasciare Franco e cercare una nuova relazione. Accanto a lui non ero più sicura di vivere davvero o di limitarmi a recitare un copione scritto da qualcun altro.
Eppure, per lasciarsi sembrava sempre servire un motivo importante. Un errore imperdonabile o un tradimento che potesse giustificare la decisione agli occhi degli altri e ai miei.
Una volta gli dissi, mezzo per scherzo, che sarei andata più volentieri in un bordello che continuare ad accettare una vita così monotona. Almeno lì avrei trovato ciò che nella nostra relazione mancava sempre: soldi e sesso. Ma Franco si limitò a sorridere. Forse non mi credeva, perché gli avevo confidato molte delle mie fantasie. Oppure non aveva capito che le battute più amare raramente nascono dal nulla.
Avevo spesso fantasie strane. Non riguardavano soltanto il sesso, ma anche il desiderio che qualcosa di completamente imprevedibile irrompesse nella mia vita. Qualcosa che mi strappasse, anche solo per un attimo, da quella quotidianità sicura ma soffocante. Qualcosa che mi scuotesse e mi ricordasse che ero ancora viva. Sempre più spesso mi sorprendevo a desiderare qualcosa che non si potesse pianificare né annotare in un'agenda. Qualcosa di selvaggio, proibito o semplicemente inspiegabile. Qualcosa che facesse battere il cuore all'impazzata per un istante e poi svanisse all'improvviso come un'apparizione, lasciando dietro di sé soltanto il dubbio che tutto fosse accaduto davvero.
A volte pensavo che l'immaginazione avesse bisogno di trovare uno sfogo. Altrimenti una persona comincia lentamente a soffocare – non per ciò che la circonda, ma dentro se stessa.
L'autobus sobbalzava pigramente lungo le strade tremolanti per il caldo, riportandomi a casa, dove probabilmente mi stava già aspettando il mio ragazzo, Franco. Entrambi avevamo cercato con impegno di abituarci alla convivenza e di accettare l'idea che presto ci saremmo sposati, avremmo messo su famiglia… Eppure, credo che entrambi percepissimo che, da qualche parte nel profondo del nostro rapporto, c'era qualcosa di irrimediabilmente fuori posto.
In realtà era soltanto un altro giorno noioso, del quale riuscivo già a immaginare a memoria il finale.
Franco era una brava persona – almeno così dicevano tutti quelli che lo conoscevano. Era affidabile, tranquillo e prevedibile. Ma proprio quest'ultima qualità stava lentamente iniziando a soffocarmi. Litigavamo raramente, ma non eravamo più capaci di sorprenderci a vicenda. Tutto era sprofondato nel fango soffice dell'abitudine. I giorni si ripetevano identici e perfino il nostro sesso era diventato imbarazzantemente privo di fantasia.
«Non potremmo fare qualcosa di folle, ogni tanto?» gli chiesi una volta. «Qualcosa al di fuori delle quattro mura della camera da letto. Scopami anche su una panchina del parco, purché almeno una volta tu sia spontaneo e originale.»
Ma niente. Franco era un uomo di principi.
«Due volte alla settimana sono più che sufficienti: il mercoledì e la domenica dopo la messa, giusto?» gli dissi una volta con ironia, forse persino con un pizzico di cattiveria, sperando almeno di scuoterlo un po'.
Lui si limitò ad alzare le spalle, come se tutto fosse esattamente come doveva essere. Eppure, quella volta qualcosa in lui si era mosso, perché mi rispose con un'insolita durezza.
«Sei già diventata rincoglionita?» mi chiese con la stessa ironia. «O sono semplicemente vampate di calore?» Fu la prima volta che osò ferirmi in quel modo...
Sì, lo ammetto: a volte sono instabile… ma è tutta colpa della vita che mi ritrovo a vivere!
Da un po' di tempo pensavo seriamente di lasciare Franco e cercare una nuova relazione. Accanto a lui non ero più sicura di vivere davvero o di limitarmi a recitare un copione scritto da qualcun altro.
Eppure, per lasciarsi sembrava sempre servire un motivo importante. Un errore imperdonabile o un tradimento che potesse giustificare la decisione agli occhi degli altri e ai miei.
Una volta gli dissi, mezzo per scherzo, che sarei andata più volentieri in un bordello che continuare ad accettare una vita così monotona. Almeno lì avrei trovato ciò che nella nostra relazione mancava sempre: soldi e sesso. Ma Franco si limitò a sorridere. Forse non mi credeva, perché gli avevo confidato molte delle mie fantasie. Oppure non aveva capito che le battute più amare raramente nascono dal nulla.
Avevo spesso fantasie strane. Non riguardavano soltanto il sesso, ma anche il desiderio che qualcosa di completamente imprevedibile irrompesse nella mia vita. Qualcosa che mi strappasse, anche solo per un attimo, da quella quotidianità sicura ma soffocante. Qualcosa che mi scuotesse e mi ricordasse che ero ancora viva. Sempre più spesso mi sorprendevo a desiderare qualcosa che non si potesse pianificare né annotare in un'agenda. Qualcosa di selvaggio, proibito o semplicemente inspiegabile. Qualcosa che facesse battere il cuore all'impazzata per un istante e poi svanisse all'improvviso come un'apparizione, lasciando dietro di sé soltanto il dubbio che tutto fosse accaduto davvero.
A volte pensavo che l'immaginazione avesse bisogno di trovare uno sfogo. Altrimenti una persona comincia lentamente a soffocare – non per ciò che la circonda, ma dentro se stessa.
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