Norma a nozze – la cerimonia
di
VicentinoGrey
genere
dominazione
L’ansia era cresciuta a livelli mai provati. Le parole di Costanza e i sorrisi sarcastici di Antonio garantivano una giornata indimenticabile.
Per gli invitati, di sicuro.
Per Norma, i momenti di quel finto sposalizio si sarebbero fissati indelebilmente nella sua memoria, facendola arrossire ogni volta li avesse rievocati.
Costanza entrò mentre si stava truccando, ancora in accappatoio.
- Vedo che stai curando il tuo aspetto. Brava la mia futura sposina. Antonio e gli invitati saranno felici di festeggiarti come si deve!
A Norma il cuore si fermò per un attimo. Non le era sfuggito il sarcasmo nella sua voce. Davanti ai suoi occhi apparvero le immagini di membri flaccidi, scroti pelosi, vagine devastate e visi ghignanti. La sua umiliazione era finalizzata al loro sadico divertimento. La sua mente accettava la dominazione come principale sostegno all’autocoscienza di essere utile per gli altri, di portare piacere ed esperienze nuove a chi aveva imboccato da tempo il viale del tramonto.
Lei era la portatrice di freschezza giovanile, nonostante fosse mamma da una decina d’anni, in un gruppo dove rughe e pelle cascante erano i denominatori comuni di tutti gli appartenenti.
Indossò l’abito e si rese conto che le piccole tette erano coperte a malapena, come pure le gambe, e che una folata di vento avesse messo a nudo il suo corpo. Il suo cuore accelerò i battiti e non rallentarono finché Costanza non la portò al casale dove si sarebbe tenuta la cerimonia.
Scese dall’auto in un tripudio di applausi e di grida eccitate: le falde della gonna si aprirono fino a svelare l’ombra del suo sesso depilato.
Un cliente di Costanza (era una fornaia) indossava un abito talare e fece cenno agli sposi di avvicinarsi all’altare: una tovaglia di fiandra bianca stesa su un massiccio tavolo in noce. Davanti a esso, due cuscini per inginocchiarsi nell’attimo clou della benedizione. Sull’altare svettavano due falli finti, uno color carne e l’altro nero.
Antonio sorrise nel vedere gli occhi di Norma spalancati per la sorpresa.
Il finto prete lesse le frasi di circostanze, raccolse gli assensi e teatralmente, invitò Antonio a consegnare il pegno alla donna.
- Norma, prendi questo simbolo del mio amore verso di te, nel nome del bondage, della dominazione e del sado masochismo.
La donna rimase interdetta quando vide che dalla scatolina di velluto apparve una butt plug di metallo.
Antonio le spinse il capo verso l’altare, mettendola a novanta gradi, e sollevò le falde del vestito, attaccandole alla cintura di velcro. Il sedere apparve in tutta la sua floridezza, rivolto al pubblico esaltato dalla situazione. Il finto prete premette del lubrificante da un tubetto sul giocattolo e Antonio lo spinse dentro l’ano di Norma.
“Ecco” pensò, strabuzzando gli occhi per la sorpresa “ero riuscita a conservare sinora la mia terza verginità. E così tutti hanno visto quanto sono troia”.
- E con questo segno vi dichiaro marito e moglie. Adesso la sposa può baciare il membro dello sposo – commentò il celebrante.
La decina di invitati radunati attorno esplosero in incitazioni da stadio, cadenzando “pom-pi-no pom-pi-no”!
Norma si inginocchiò su un cuscino davanti ad Antonio e gli aprì la patta. Estrasse il membro ancora flaccido e se lo mise in bocca.
- Brava brava brava! Adesso sì che sai come usare bene la tua bella bocca – esclamò Costanza.
Gli invitati si sistemarono attorno alla coppia per osservare meglio la scena. Il finto prete ritenne che con le mani libere la sposina potesse ricompensarlo per il rito. Si avvicinò alla sua destra, le afferrò la mano e la strinse attorno al proprio membro, parzialmente eretto.
Norma iniziò a masturbarlo d’istinto, così come fece con un altro invitato che le prese la mano sinistra e la avvolse attorno al fallo. Antonio non pretese acrobazie dalla sua sposa e la aiutò a completare il pompino reggendo e spostando il proprio cazzo sulla sua faccia e dentro la bocca.
Le incitazioni del pubblico ebbero un effetto afrodisiaco nei tre uomini. Nonostante l’età avanzata, la lussuria di quella situazione ebbe un effetto potente sui loro tradizionalmente lunghi tempi per giungere all’orgasmo. Antonio fu il primo ed esordì con un inaspettato “Sposa cara, sto venendo...bevi tutto il mio amore per te!”. Un applauso corale accompagnò la deglutizione e spinse il finto prete ad afferrare la testa di Norma per infilarle in bocca il cazzo prossimo all’eiaculazione. Stavolta Norma non riuscì a bere tutto e la sua bocca fece uscire rivoli bianchi che macchiarono il vestito. Il coro da stadio di “ancora, ancora…” fece da catalizzatore per il terzo uomo che non fece a tempo di spingere il membro in bocca a Norma, schizzandole un paio di volte in faccia prima di farle bere il proprio sperma.
Inebetita dal clamore e da un’umiliazione senza pari, Norma si guardò attorno, smarrita. Vedeva le facce rugose degli invitati sghignazzare e le mani degli uomini che aprivano i pantaloni. Temeva che il suo pranzo di nozze sarebbe stato a base di seme maschile, ma in suo soccorso venne la voce di Costanza che declamò “Adesso basta! C’è il buffet che ci aspetta. Lasciamo in pace la sposina e riprenderemo più tardi”.
Per gli invitati, di sicuro.
Per Norma, i momenti di quel finto sposalizio si sarebbero fissati indelebilmente nella sua memoria, facendola arrossire ogni volta li avesse rievocati.
Costanza entrò mentre si stava truccando, ancora in accappatoio.
- Vedo che stai curando il tuo aspetto. Brava la mia futura sposina. Antonio e gli invitati saranno felici di festeggiarti come si deve!
A Norma il cuore si fermò per un attimo. Non le era sfuggito il sarcasmo nella sua voce. Davanti ai suoi occhi apparvero le immagini di membri flaccidi, scroti pelosi, vagine devastate e visi ghignanti. La sua umiliazione era finalizzata al loro sadico divertimento. La sua mente accettava la dominazione come principale sostegno all’autocoscienza di essere utile per gli altri, di portare piacere ed esperienze nuove a chi aveva imboccato da tempo il viale del tramonto.
Lei era la portatrice di freschezza giovanile, nonostante fosse mamma da una decina d’anni, in un gruppo dove rughe e pelle cascante erano i denominatori comuni di tutti gli appartenenti.
Indossò l’abito e si rese conto che le piccole tette erano coperte a malapena, come pure le gambe, e che una folata di vento avesse messo a nudo il suo corpo. Il suo cuore accelerò i battiti e non rallentarono finché Costanza non la portò al casale dove si sarebbe tenuta la cerimonia.
Scese dall’auto in un tripudio di applausi e di grida eccitate: le falde della gonna si aprirono fino a svelare l’ombra del suo sesso depilato.
Un cliente di Costanza (era una fornaia) indossava un abito talare e fece cenno agli sposi di avvicinarsi all’altare: una tovaglia di fiandra bianca stesa su un massiccio tavolo in noce. Davanti a esso, due cuscini per inginocchiarsi nell’attimo clou della benedizione. Sull’altare svettavano due falli finti, uno color carne e l’altro nero.
Antonio sorrise nel vedere gli occhi di Norma spalancati per la sorpresa.
Il finto prete lesse le frasi di circostanze, raccolse gli assensi e teatralmente, invitò Antonio a consegnare il pegno alla donna.
- Norma, prendi questo simbolo del mio amore verso di te, nel nome del bondage, della dominazione e del sado masochismo.
La donna rimase interdetta quando vide che dalla scatolina di velluto apparve una butt plug di metallo.
Antonio le spinse il capo verso l’altare, mettendola a novanta gradi, e sollevò le falde del vestito, attaccandole alla cintura di velcro. Il sedere apparve in tutta la sua floridezza, rivolto al pubblico esaltato dalla situazione. Il finto prete premette del lubrificante da un tubetto sul giocattolo e Antonio lo spinse dentro l’ano di Norma.
“Ecco” pensò, strabuzzando gli occhi per la sorpresa “ero riuscita a conservare sinora la mia terza verginità. E così tutti hanno visto quanto sono troia”.
- E con questo segno vi dichiaro marito e moglie. Adesso la sposa può baciare il membro dello sposo – commentò il celebrante.
La decina di invitati radunati attorno esplosero in incitazioni da stadio, cadenzando “pom-pi-no pom-pi-no”!
Norma si inginocchiò su un cuscino davanti ad Antonio e gli aprì la patta. Estrasse il membro ancora flaccido e se lo mise in bocca.
- Brava brava brava! Adesso sì che sai come usare bene la tua bella bocca – esclamò Costanza.
Gli invitati si sistemarono attorno alla coppia per osservare meglio la scena. Il finto prete ritenne che con le mani libere la sposina potesse ricompensarlo per il rito. Si avvicinò alla sua destra, le afferrò la mano e la strinse attorno al proprio membro, parzialmente eretto.
Norma iniziò a masturbarlo d’istinto, così come fece con un altro invitato che le prese la mano sinistra e la avvolse attorno al fallo. Antonio non pretese acrobazie dalla sua sposa e la aiutò a completare il pompino reggendo e spostando il proprio cazzo sulla sua faccia e dentro la bocca.
Le incitazioni del pubblico ebbero un effetto afrodisiaco nei tre uomini. Nonostante l’età avanzata, la lussuria di quella situazione ebbe un effetto potente sui loro tradizionalmente lunghi tempi per giungere all’orgasmo. Antonio fu il primo ed esordì con un inaspettato “Sposa cara, sto venendo...bevi tutto il mio amore per te!”. Un applauso corale accompagnò la deglutizione e spinse il finto prete ad afferrare la testa di Norma per infilarle in bocca il cazzo prossimo all’eiaculazione. Stavolta Norma non riuscì a bere tutto e la sua bocca fece uscire rivoli bianchi che macchiarono il vestito. Il coro da stadio di “ancora, ancora…” fece da catalizzatore per il terzo uomo che non fece a tempo di spingere il membro in bocca a Norma, schizzandole un paio di volte in faccia prima di farle bere il proprio sperma.
Inebetita dal clamore e da un’umiliazione senza pari, Norma si guardò attorno, smarrita. Vedeva le facce rugose degli invitati sghignazzare e le mani degli uomini che aprivano i pantaloni. Temeva che il suo pranzo di nozze sarebbe stato a base di seme maschile, ma in suo soccorso venne la voce di Costanza che declamò “Adesso basta! C’è il buffet che ci aspetta. Lasciamo in pace la sposina e riprenderemo più tardi”.
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