Grazie… per la prima notte di prova.
di
Anna_83
genere
prime esperienze
Ciao, sono Anna. Credo che le storie migliori nascano spesso da un incontro di idee, per questo ho deciso di aprire uno spazio di collaborazione con voi.
Hai un’idea? Se hai una situazione o un’immagine che vorresti veder trasformata in racconto, scrivimi! Mi occuperò io di sviluppare la trama e darle vita.
Mettici la faccia: Se ti fa piacere, puoi inviarmi una tua foto. La userò come riferimento estetico per descrivere i tratti di uno dei miei prossimi personaggi e dimmi che nome devo assegnare a quel personaggio.
Nota importante sulla Privacy: La mail indicata è in sola lettura. Leggerò tutto con piacere, ma non aspettatevi una risposta diretta via mail; la risposta sarà il racconto stesso che pubblicherò qui!
Ale.one@yahoo.com
Anna aveva ventidue anni, capelli rossi come il fuoco che le ricadevano in onde morbide sulle spalle, e un seno così generoso e pesante da farla arrossire ogni volta che si guardava allo specchio. Era vergine, completamente. Non aveva mai permesso a nessuno di toccarla oltre un bacio frettoloso, e tra le gambe conservava un folto triangolo di peli rossi naturali, morbidi e intatti, che non aveva mai depilato.
Aveva risposto all’annuncio su un sito di seconda mano quasi per gioco: “Camicia da notte in pizzo bianco, usata una sola notte di nozze. Taglia L, molto scollata, trasparente sui fianchi. Perfetta per la prima volta”. Il prezzo era ridicolo, ma l’idea la eccitava in un modo che non sapeva spiegare. La prima notte di nozze… lei non era ancora sposata, ma tra due mesi avrebbe detto sì a un ragazzo che amava, anche se non l’aveva mai vista nuda. Voleva qualcosa di speciale, qualcosa che le desse coraggio.
Paolo rispose subito. «Vieni pure oggi pomeriggio, mia moglie è fuori città per lavoro. Abito al quarto piano, citofono 12.»
Quando Anna arrivò, il cuore le batteva forte. Paolo era un uomo di quarantacinque anni, alto, con la barba corta e gli occhi scuri che la squadrarono subito dalla testa ai piedi. La fece entrare in un appartamento elegante e silenzioso.
«La camicia è in camera da letto» disse con un sorriso gentile. «Provala pure, voglio essere sicuro che ti stia bene.»
Anna entrò nella stanza. Sul letto matrimoniale c’era la camicia da notte: un capolavoro di pizzo bianco trasparente, con una scollatura profonda che arrivava quasi all’ombelico e spacchi laterali che lasciavano intravedere le cosce. Si spogliò velocemente, rimanendo in reggiseno e perizoma nero. Quando infilò la camicia, il tessuto le scivolò sulla pelle come una carezza. Il pizzo le avvolgeva i seni enormi, ma il reggiseno nero si vedeva chiaramente sotto.
Paolo bussò piano ed entrò senza aspettare risposta. La guardò a lungo, gli occhi che si fermavano sul suo décolleté.
«Ti sta benissimo» mormorò. «Ma il reggiseno rovina l’effetto. Provala senza, così vedi com’era pensata per la prima notte.»
Anna arrossì fino alla radice dei capelli. Eppure qualcosa dentro di lei – un calore sconosciuto – la spinse ad annuire. Si voltò di schiena, slacciò il reggiseno e lo fece cadere. I seni, liberi, pesanti e pieni, premettero contro il pizzo sottile. I capezzoli rosa scuro si inturgidirono all’istante, visibili attraverso il tessuto.
Paolo deglutì. «Perfetta. Ora… il perizoma. Si vede la linea nera. Toglilo. Voglio vedere come cade la camicia sul corpo nudo.»
La voce di lui era bassa, roca. Anna tremava. Si abbassò il perizoma lungo le cosce, rivelando il cespuglio rosso folto e naturale tra le gambe. Il pizzo bianco le sfiorò i peli pubici, e lei si sentì esposta, bagnata, spaventata ed eccitata insieme.
Paolo si avvicinò. Le posò le mani sui fianchi. «Sei bellissima» sussurrò. «Sembri proprio una sposa vergine pronta per la sua prima volta.»
Le labbra di lui sfiorarono il collo di Anna. Lei chiuse gli occhi. Non disse di no. Non voleva dire di no.
Le mani di Paolo salirono a stringerle i seni enormi attraverso il pizzo, strizzandoli piano. Anna gemette. Lui la fece sdraiare sul letto, le aprì le gambe con dolcezza. La camicia da notte era già sollevata fino alla vita. Paolo si tolse i pantaloni, liberando un cazzo grosso, duro, venoso, già lucido di liquido preseminale.
«Sei sicura?» le chiese, sfiorandole il clitoride con la cappella.
Anna annuì, rossa in viso. «Sì… voglio sentire com’è… prima della mia vera prima notte.»
Paolo si posizionò tra le sue cosce aperte. Con due dita aprì delicatamente le grandi labbra rosate, scostando i peli rossi umidi. La figa di Anna era stretta, vergine, luccicante di eccitazione. La cappella premette contro l’ingresso minuscolo.
Spinse piano.
Anna trattenne il respiro. Sentì la punta larga che forzava le sue piccole labbra, che si aprivano per la prima volta intorno a un cazzo vero. Il dolore arrivò subito: una pressione bruciante, profonda. Paolo spinse ancora, un centimetro alla volta. Il suo cazzo grosso dilatava le pareti strette e mai toccate, aprendola lentamente.
«Ahh… fa male…» ansimò Anna, aggrappandosi alle sue spalle.
«Shh… rilassati, piccola. Lasciami entrare.»
Un’altra spinta. Più forte. Anna sentì qualcosa cedere dentro di lei: un piccolo strappo caldo, umido. Il sangue della verginità le colò tra le cosce, mescolandosi ai suoi umori. Paolo gemette di piacere mentre affondava fino in fondo, il cazzo completamente avvolto dalla figa vergine, calda e stretta come un pugno.
«Sei mia adesso» ringhiò, cominciando a muoversi con spinte lente e profonde.
Ogni affondo faceva sobbalzare i seni enormi di Anna dentro il pizzo. Il dolore si trasformava in un piacere sconosciuto, intenso, quasi insopportabile. I peli rossi di lei si bagnavano di sangue e di succhi mentre Paolo la scopava con più forza, il bacino che sbatteva contro il suo clitoride.
«Più forte…» implorò Anna, la voce rotta.
Paolo accelerò. La stanza si riempì del rumore bagnato della carne che sbatteva, del suo respiro affannoso e dei gemiti sempre più alti di lei. La camicia da notte era ormai stropicciata e macchiata. Lui le strizzava i seni mentre la penetrava fino in fondo, ogni volta ritirandosi quasi del tutto per poi affondare di nuovo, rompendola, marchiandola.
Quando venne, Paolo spinse il cazzo fino alla base e rimase lì, pulsando, riempiendola di sperma caldo. Anna esplose in un orgasmo violento, il corpo che tremava, la figa che si contraeva intorno a lui, spremendo le ultime gocce.
Rimasero così, ansimanti, sudati. La camicia da notte bianca era ormai rovinata, sporca di sangue virginale e di sperma.
Paolo le baciò la fronte. «Tienila. È tua adesso.»
Anna sorrise, ancora piena di lui, le gambe aperte e tremanti, i peli rossi bagnati e appiccicati.
«Grazie… per la prima notte di prova.»
Hai un’idea? Se hai una situazione o un’immagine che vorresti veder trasformata in racconto, scrivimi! Mi occuperò io di sviluppare la trama e darle vita.
Mettici la faccia: Se ti fa piacere, puoi inviarmi una tua foto. La userò come riferimento estetico per descrivere i tratti di uno dei miei prossimi personaggi e dimmi che nome devo assegnare a quel personaggio.
Nota importante sulla Privacy: La mail indicata è in sola lettura. Leggerò tutto con piacere, ma non aspettatevi una risposta diretta via mail; la risposta sarà il racconto stesso che pubblicherò qui!
Ale.one@yahoo.com
Anna aveva ventidue anni, capelli rossi come il fuoco che le ricadevano in onde morbide sulle spalle, e un seno così generoso e pesante da farla arrossire ogni volta che si guardava allo specchio. Era vergine, completamente. Non aveva mai permesso a nessuno di toccarla oltre un bacio frettoloso, e tra le gambe conservava un folto triangolo di peli rossi naturali, morbidi e intatti, che non aveva mai depilato.
Aveva risposto all’annuncio su un sito di seconda mano quasi per gioco: “Camicia da notte in pizzo bianco, usata una sola notte di nozze. Taglia L, molto scollata, trasparente sui fianchi. Perfetta per la prima volta”. Il prezzo era ridicolo, ma l’idea la eccitava in un modo che non sapeva spiegare. La prima notte di nozze… lei non era ancora sposata, ma tra due mesi avrebbe detto sì a un ragazzo che amava, anche se non l’aveva mai vista nuda. Voleva qualcosa di speciale, qualcosa che le desse coraggio.
Paolo rispose subito. «Vieni pure oggi pomeriggio, mia moglie è fuori città per lavoro. Abito al quarto piano, citofono 12.»
Quando Anna arrivò, il cuore le batteva forte. Paolo era un uomo di quarantacinque anni, alto, con la barba corta e gli occhi scuri che la squadrarono subito dalla testa ai piedi. La fece entrare in un appartamento elegante e silenzioso.
«La camicia è in camera da letto» disse con un sorriso gentile. «Provala pure, voglio essere sicuro che ti stia bene.»
Anna entrò nella stanza. Sul letto matrimoniale c’era la camicia da notte: un capolavoro di pizzo bianco trasparente, con una scollatura profonda che arrivava quasi all’ombelico e spacchi laterali che lasciavano intravedere le cosce. Si spogliò velocemente, rimanendo in reggiseno e perizoma nero. Quando infilò la camicia, il tessuto le scivolò sulla pelle come una carezza. Il pizzo le avvolgeva i seni enormi, ma il reggiseno nero si vedeva chiaramente sotto.
Paolo bussò piano ed entrò senza aspettare risposta. La guardò a lungo, gli occhi che si fermavano sul suo décolleté.
«Ti sta benissimo» mormorò. «Ma il reggiseno rovina l’effetto. Provala senza, così vedi com’era pensata per la prima notte.»
Anna arrossì fino alla radice dei capelli. Eppure qualcosa dentro di lei – un calore sconosciuto – la spinse ad annuire. Si voltò di schiena, slacciò il reggiseno e lo fece cadere. I seni, liberi, pesanti e pieni, premettero contro il pizzo sottile. I capezzoli rosa scuro si inturgidirono all’istante, visibili attraverso il tessuto.
Paolo deglutì. «Perfetta. Ora… il perizoma. Si vede la linea nera. Toglilo. Voglio vedere come cade la camicia sul corpo nudo.»
La voce di lui era bassa, roca. Anna tremava. Si abbassò il perizoma lungo le cosce, rivelando il cespuglio rosso folto e naturale tra le gambe. Il pizzo bianco le sfiorò i peli pubici, e lei si sentì esposta, bagnata, spaventata ed eccitata insieme.
Paolo si avvicinò. Le posò le mani sui fianchi. «Sei bellissima» sussurrò. «Sembri proprio una sposa vergine pronta per la sua prima volta.»
Le labbra di lui sfiorarono il collo di Anna. Lei chiuse gli occhi. Non disse di no. Non voleva dire di no.
Le mani di Paolo salirono a stringerle i seni enormi attraverso il pizzo, strizzandoli piano. Anna gemette. Lui la fece sdraiare sul letto, le aprì le gambe con dolcezza. La camicia da notte era già sollevata fino alla vita. Paolo si tolse i pantaloni, liberando un cazzo grosso, duro, venoso, già lucido di liquido preseminale.
«Sei sicura?» le chiese, sfiorandole il clitoride con la cappella.
Anna annuì, rossa in viso. «Sì… voglio sentire com’è… prima della mia vera prima notte.»
Paolo si posizionò tra le sue cosce aperte. Con due dita aprì delicatamente le grandi labbra rosate, scostando i peli rossi umidi. La figa di Anna era stretta, vergine, luccicante di eccitazione. La cappella premette contro l’ingresso minuscolo.
Spinse piano.
Anna trattenne il respiro. Sentì la punta larga che forzava le sue piccole labbra, che si aprivano per la prima volta intorno a un cazzo vero. Il dolore arrivò subito: una pressione bruciante, profonda. Paolo spinse ancora, un centimetro alla volta. Il suo cazzo grosso dilatava le pareti strette e mai toccate, aprendola lentamente.
«Ahh… fa male…» ansimò Anna, aggrappandosi alle sue spalle.
«Shh… rilassati, piccola. Lasciami entrare.»
Un’altra spinta. Più forte. Anna sentì qualcosa cedere dentro di lei: un piccolo strappo caldo, umido. Il sangue della verginità le colò tra le cosce, mescolandosi ai suoi umori. Paolo gemette di piacere mentre affondava fino in fondo, il cazzo completamente avvolto dalla figa vergine, calda e stretta come un pugno.
«Sei mia adesso» ringhiò, cominciando a muoversi con spinte lente e profonde.
Ogni affondo faceva sobbalzare i seni enormi di Anna dentro il pizzo. Il dolore si trasformava in un piacere sconosciuto, intenso, quasi insopportabile. I peli rossi di lei si bagnavano di sangue e di succhi mentre Paolo la scopava con più forza, il bacino che sbatteva contro il suo clitoride.
«Più forte…» implorò Anna, la voce rotta.
Paolo accelerò. La stanza si riempì del rumore bagnato della carne che sbatteva, del suo respiro affannoso e dei gemiti sempre più alti di lei. La camicia da notte era ormai stropicciata e macchiata. Lui le strizzava i seni mentre la penetrava fino in fondo, ogni volta ritirandosi quasi del tutto per poi affondare di nuovo, rompendola, marchiandola.
Quando venne, Paolo spinse il cazzo fino alla base e rimase lì, pulsando, riempiendola di sperma caldo. Anna esplose in un orgasmo violento, il corpo che tremava, la figa che si contraeva intorno a lui, spremendo le ultime gocce.
Rimasero così, ansimanti, sudati. La camicia da notte bianca era ormai rovinata, sporca di sangue virginale e di sperma.
Paolo le baciò la fronte. «Tienila. È tua adesso.»
Anna sorrise, ancora piena di lui, le gambe aperte e tremanti, i peli rossi bagnati e appiccicati.
«Grazie… per la prima notte di prova.»
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