La vampira del cortometraggio
di
Francesca P.
genere
comici
Quando mi hanno chiesto di recitare la parte di una vampira in un cortometraggio horror amatoriale, "Italian Lares Massacre", mi sono sentita quasi commossa. Avevo già avuto esperienze simili recitando in cortometraggi indipendenti girati da amici aspiranti registi, ma orami erano passati anni. Però quei ragazzi dicevano che avevo il physique du role giusto per ciò che avevano in mente loro. Erano così giovani ed entusiasti, mi faceva piacere poterli aiutare. Non mi fornirono la sceneggiatura, ma spiegarono la trama a grandi linee, dicendomi che la vampira, nel corto, doveva essere schiavizzata da dei giovani di una setta satanica in un rito magico in cui veniva fatta possedere da un demone loro servo. Nessuna delle loro amiche era disponibile ad aiutarli recitando quel ruolo, e senza quel personaggio il corto non si poteva fare.
Mi recai sul set, che era in una vecchia casa polverosa, un po’ isolata.
Il primo intoppo è stato quando mi hanno detto che avrei dovuto recitare solo in reggiseno e mutandine. Mi sono spogliata, cercando di mascherare il mio imbarazzo con un sorriso. Era un sacrificio per l’arte, e l'arte richiede dedizione.
Il primo ciak è stato strano. Mi hanno detto che la mia vampira, posseduta da un demone, doveva mettersi a quattro zampe e strisciare come un animale. Mi sono messa a carponi, con il mio corpo che si muoveva in un modo che speravo fosse sinuoso e felino sul pavimento polveroso. Ho messo tutta me stessa nel ruolo. Dopo, uno di loro ha mischiato del vino e della coca cola in una ciotola, e mi ha detto che dovevo bere il "sangue" a carponi, come un cane assetato. Mi sentivo un po' ridicola, ma era una cosa da fare per il cortometraggio, una parte del rito, così ho obbedito e ho bevuto. “Brava, brava, cagna,” ho sentito sussurrare uno di loro. Ho pensato che fosse un gran complimento, un modo per dirmi che stavo facendo un buon lavoro e che ero convincente nel fare il cane assetato.
Per una delle scene successive, il ragazzo che faceva da regista mi ha detto che avrei dovuto indossare una specie di collare di pelle, che aveva una catena attaccata. "È un elemento scenico, Francesca," ha spiegato. "Serve a mostrare che il tuo personaggio è sotto il controllo del capo della setta che l'ha sconfitta. È il collare del demone." Mi sono sentita un po' a disagio, ma era un accessorio di scena necessario. Ho fatto finta di niente, lasciandomi mettere il collare, e ho recitato la scena, mentre il ragazzo mi teneva la catena. Ho cercato di muovermi e di recitare come se fossi una vera vampira sconfitta. Ho sentito i loro sguardi su di me, e ho pensato che fossero entusiasti perché la loro opera stava prendendo forma.
“Per il copione, la tua vampira deve assumere delle ‘pose sacre’ per dimostrare la sua completa sottomissione. E lo deve fare bendata. Queste pose sono molto potenti, Francesca, il tuo corpo deve esprimere la tua resa al demone,” mi ha detto uno di loro. Mi hanno bendata e ho iniziato a seguire le loro istruzioni: ho inarcato la schiena, mi sono messa in ginocchio, e ho accarezzato il mio stesso corpo. Ho pensato che stavo facendo un ottimo lavoro, che ero un'attrice completa e che stavo dando il massimo per il mio ruolo.
Sempre bendata, mi hanno fatto mettere a carponi e mi hanno detto di tenere la testa bassa. Ho sentito una sensazione strana, un po' bagnata, sulle mie natiche, ma mi hanno detto di non preoccuparmi, che si trattava di un liquido cerimoniale che alcuni adepti mi stavano spruzzando addosso con uno strumento particolare e che faceva sempre parte del rito. Poi mi hanno fatta sdraiare sul pavimento e mi hanno detto di tenere le braccia e le gambe aperte, in una posizione che mi sembrava un po' strana, ma del resto si trattava di un rituale esoterico, per forza sembrava strano. Ho sentito ancora quella sensazione bagnata e calda, stavolta sul seno e su altre parti del mio corpo. Sempre liquido cerimoniale, mi hanno detto.
“Ora, Francesca, per il copione, la tua vampira, sempre bendata, deve esprimere la sua sottomissione a ogni membro della setta, inghiottendo la loro 'essenza vitale'. Si tratta di un passo fondamentale del rito,” mi ha detto uno di loro. Mi hanno fatto mettere ancora in ginocchio. Ho sentito qualcosa entrare nella mia bocca, una sensazione strana: non ho capito bene cosa fosse, credo un elemento scenico. Ho ingoiato, ho deglutito, e ho sentito un gusto un po’ strano, un po’ salato, forse di una bevanda energetica. Ho sentito le loro mani guidarmi verso un altro ragazzo, e poi un altro ancora, e ogni volta la stessa cosa.
"È il gran finale, Francesca," mi hanno detto poi. "La scena finale del rito. Il tuo personaggio deve giurare fedeltà ai suoi nuovi padroni." Ero ancora in ginocchio. Mi hanno tolto la benda mi hanno detto che per la scena finale dovevo dire una cosa, per la telecamera. Mi hanno detto di dire: "Sono la vostra cagna, la vostra proprietà. Sono la vostra schiava." Era la scena finale del corto, e volevo che fosse perfetta. Ho preso un respiro profondo, e mi sono preparata a recitare. Ho pensato al mio personaggio, a come era umiliato e sconfitto. Ho guardato la telecamera e ho detto, con la voce più tremante che potevo, le parole che mi avevano chiesto di dire.
Purtroppo poi non sono mai riuscita a vedere il cortometraggio, ma, dall’entusiasmo dei ragazzi alla fine delle riprese, penso sia venuto fuori un capolavoro.
Mi recai sul set, che era in una vecchia casa polverosa, un po’ isolata.
Il primo intoppo è stato quando mi hanno detto che avrei dovuto recitare solo in reggiseno e mutandine. Mi sono spogliata, cercando di mascherare il mio imbarazzo con un sorriso. Era un sacrificio per l’arte, e l'arte richiede dedizione.
Il primo ciak è stato strano. Mi hanno detto che la mia vampira, posseduta da un demone, doveva mettersi a quattro zampe e strisciare come un animale. Mi sono messa a carponi, con il mio corpo che si muoveva in un modo che speravo fosse sinuoso e felino sul pavimento polveroso. Ho messo tutta me stessa nel ruolo. Dopo, uno di loro ha mischiato del vino e della coca cola in una ciotola, e mi ha detto che dovevo bere il "sangue" a carponi, come un cane assetato. Mi sentivo un po' ridicola, ma era una cosa da fare per il cortometraggio, una parte del rito, così ho obbedito e ho bevuto. “Brava, brava, cagna,” ho sentito sussurrare uno di loro. Ho pensato che fosse un gran complimento, un modo per dirmi che stavo facendo un buon lavoro e che ero convincente nel fare il cane assetato.
Per una delle scene successive, il ragazzo che faceva da regista mi ha detto che avrei dovuto indossare una specie di collare di pelle, che aveva una catena attaccata. "È un elemento scenico, Francesca," ha spiegato. "Serve a mostrare che il tuo personaggio è sotto il controllo del capo della setta che l'ha sconfitta. È il collare del demone." Mi sono sentita un po' a disagio, ma era un accessorio di scena necessario. Ho fatto finta di niente, lasciandomi mettere il collare, e ho recitato la scena, mentre il ragazzo mi teneva la catena. Ho cercato di muovermi e di recitare come se fossi una vera vampira sconfitta. Ho sentito i loro sguardi su di me, e ho pensato che fossero entusiasti perché la loro opera stava prendendo forma.
“Per il copione, la tua vampira deve assumere delle ‘pose sacre’ per dimostrare la sua completa sottomissione. E lo deve fare bendata. Queste pose sono molto potenti, Francesca, il tuo corpo deve esprimere la tua resa al demone,” mi ha detto uno di loro. Mi hanno bendata e ho iniziato a seguire le loro istruzioni: ho inarcato la schiena, mi sono messa in ginocchio, e ho accarezzato il mio stesso corpo. Ho pensato che stavo facendo un ottimo lavoro, che ero un'attrice completa e che stavo dando il massimo per il mio ruolo.
Sempre bendata, mi hanno fatto mettere a carponi e mi hanno detto di tenere la testa bassa. Ho sentito una sensazione strana, un po' bagnata, sulle mie natiche, ma mi hanno detto di non preoccuparmi, che si trattava di un liquido cerimoniale che alcuni adepti mi stavano spruzzando addosso con uno strumento particolare e che faceva sempre parte del rito. Poi mi hanno fatta sdraiare sul pavimento e mi hanno detto di tenere le braccia e le gambe aperte, in una posizione che mi sembrava un po' strana, ma del resto si trattava di un rituale esoterico, per forza sembrava strano. Ho sentito ancora quella sensazione bagnata e calda, stavolta sul seno e su altre parti del mio corpo. Sempre liquido cerimoniale, mi hanno detto.
“Ora, Francesca, per il copione, la tua vampira, sempre bendata, deve esprimere la sua sottomissione a ogni membro della setta, inghiottendo la loro 'essenza vitale'. Si tratta di un passo fondamentale del rito,” mi ha detto uno di loro. Mi hanno fatto mettere ancora in ginocchio. Ho sentito qualcosa entrare nella mia bocca, una sensazione strana: non ho capito bene cosa fosse, credo un elemento scenico. Ho ingoiato, ho deglutito, e ho sentito un gusto un po’ strano, un po’ salato, forse di una bevanda energetica. Ho sentito le loro mani guidarmi verso un altro ragazzo, e poi un altro ancora, e ogni volta la stessa cosa.
"È il gran finale, Francesca," mi hanno detto poi. "La scena finale del rito. Il tuo personaggio deve giurare fedeltà ai suoi nuovi padroni." Ero ancora in ginocchio. Mi hanno tolto la benda mi hanno detto che per la scena finale dovevo dire una cosa, per la telecamera. Mi hanno detto di dire: "Sono la vostra cagna, la vostra proprietà. Sono la vostra schiava." Era la scena finale del corto, e volevo che fosse perfetta. Ho preso un respiro profondo, e mi sono preparata a recitare. Ho pensato al mio personaggio, a come era umiliato e sconfitto. Ho guardato la telecamera e ho detto, con la voce più tremante che potevo, le parole che mi avevano chiesto di dire.
Purtroppo poi non sono mai riuscita a vedere il cortometraggio, ma, dall’entusiasmo dei ragazzi alla fine delle riprese, penso sia venuto fuori un capolavoro.
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