Chiara ed il bar (1)
di
amiche_sperimentano
genere
dominazione
Chiara aveva da poco compiuto diciotto anni. Era una ragazza alta, dal fisico atletico costruito con costanza e disciplina: passava molte ore in palestra, e questo si vedeva nel portamento sicuro, nelle spalle toniche, forse quasi troppo larghe e nelle gambe allenate. Aveva un seno piccolo, un corpo armonioso e un viso che trasmetteva una certa timidezza, quasi in contrasto con la determinazione che mostrava quando si allenava.
I suoi occhi grigi avevano un'espressione gentile e riservata. I capelli, castano molto chiari e naturalmente mossi, le cadevano sulle spalle incorniciandole il volto. Era, oggettivamente, una ragazza molto carina, ma sembrava non rendersene pienamente conto. Quando qualcuno le faceva un complimento sincero, abbassava lo sguardo e sorrideva con un leggero imbarazzo.
Per guadagnare qualche soldo, lavorava in un piccolo bar di quartiere. La clientela era composta soprattutto da uomini tra i quarantacinque e i cinquantacinque anni, molti dei quali passavano lì ogni giorno per il caffè del mattino o l'aperitivo serale. Tra loro c'erano sempre quattro o cinque clienti abituali che conoscevano Chiara ormai da mesi.
Uno di questi era Mario. Aveva superato i cinquant'anni ed era una presenza costante nel locale. Era un uomo vissuto e temprato dalla vita che, forse perché vedeva in Chiara qualcosa che gli ricordava una figlia o una nipote, le rivolgeva spesso parole gentili.
«Buongiorno, Chiara. Sempre sorridente, eh? Il bar si illumina quando entri.»
Oppure:
«Quel tuo culetto uccide!»
Quegli apprezzamenti anche quando non erano espliciti la mettevano in difficoltà. Ogni volta Chiara sentiva le guance scaldarsi. Sembrava farlo apposta. Non era l’unico a farli, ma probabilmente quello che li faceva con più frequenza
«Grazie...» rispondeva quasi sottovoce, continuando a sistemare le tazzine o a preparare il caffè.
Mario sorrideva divertito vedendola arrossire.
«Ecco, guarda, sei diventata rossa un'altra volta.»
A quel punto Chiara abbassava ancora di più lo sguardo, cercando una scusa per allontanarsi dietro il bancone. Gli altri clienti abituali ridevano bonariamente della scena, ormai diventata una sorta di rituale quotidiano.
Non era abituata a essere al centro dell'attenzione. Nonostante il suo aspetto piacevole e il carattere gentile, continuava a vedersi come una ragazza normale.
Quando nessuno vedeva e lei passava vicino a Mario, lui sporgeva la sua grande mano callosa e rapidamente la metteva sul suo culetto. Un gesto rapido, diventato quasi la quotidianità. Chiara se ne andava, rossa in viso, senza dire nulla. Non era la ragazza da fare la scenata. Ma intanto lui prendeva confidenza e quel gesto diventava sempre più frequente…
I suoi occhi grigi avevano un'espressione gentile e riservata. I capelli, castano molto chiari e naturalmente mossi, le cadevano sulle spalle incorniciandole il volto. Era, oggettivamente, una ragazza molto carina, ma sembrava non rendersene pienamente conto. Quando qualcuno le faceva un complimento sincero, abbassava lo sguardo e sorrideva con un leggero imbarazzo.
Per guadagnare qualche soldo, lavorava in un piccolo bar di quartiere. La clientela era composta soprattutto da uomini tra i quarantacinque e i cinquantacinque anni, molti dei quali passavano lì ogni giorno per il caffè del mattino o l'aperitivo serale. Tra loro c'erano sempre quattro o cinque clienti abituali che conoscevano Chiara ormai da mesi.
Uno di questi era Mario. Aveva superato i cinquant'anni ed era una presenza costante nel locale. Era un uomo vissuto e temprato dalla vita che, forse perché vedeva in Chiara qualcosa che gli ricordava una figlia o una nipote, le rivolgeva spesso parole gentili.
«Buongiorno, Chiara. Sempre sorridente, eh? Il bar si illumina quando entri.»
Oppure:
«Quel tuo culetto uccide!»
Quegli apprezzamenti anche quando non erano espliciti la mettevano in difficoltà. Ogni volta Chiara sentiva le guance scaldarsi. Sembrava farlo apposta. Non era l’unico a farli, ma probabilmente quello che li faceva con più frequenza
«Grazie...» rispondeva quasi sottovoce, continuando a sistemare le tazzine o a preparare il caffè.
Mario sorrideva divertito vedendola arrossire.
«Ecco, guarda, sei diventata rossa un'altra volta.»
A quel punto Chiara abbassava ancora di più lo sguardo, cercando una scusa per allontanarsi dietro il bancone. Gli altri clienti abituali ridevano bonariamente della scena, ormai diventata una sorta di rituale quotidiano.
Non era abituata a essere al centro dell'attenzione. Nonostante il suo aspetto piacevole e il carattere gentile, continuava a vedersi come una ragazza normale.
Quando nessuno vedeva e lei passava vicino a Mario, lui sporgeva la sua grande mano callosa e rapidamente la metteva sul suo culetto. Un gesto rapido, diventato quasi la quotidianità. Chiara se ne andava, rossa in viso, senza dire nulla. Non era la ragazza da fare la scenata. Ma intanto lui prendeva confidenza e quel gesto diventava sempre più frequente…
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