Un giorno da battone
di
IL MICROBO
genere
gay
UN GIORNO DA BATTONE
I prostituti sotto sotto li ammiro. Lavorano tutta notte come i fornai, affrontano rischi di ogni genere, concedono tanto di sé anche controvoglia, alle prese con gente che proprio gentile non è mai e vengono considerati due volte feccia della società, in quanto omo e in quanto puttani. Nell'immaginario di un passivo come sono io, che un po' troio lo è per forza di cose, beh ve lo dichiaro nudo e crudo, provo un certo rispetto per loro e credo che gli euri che intascano, col sudore se non della fronte almeno del culo, se li guadagnano proprio. Avevo deciso, volevo provare a vendermi. Di soldi non ne me ne bisognano ma il fatto di essere pagato ho creduto che potesse piacermi e anche inorgoglirmi. Verso mezzanotte ho raggiunto la piazza dove passeggiano quei tipi. Un'auto ha rallentato quasi subito, poi un'altra, poi una terza che ha accostato.
-”Ehi sei mica di turno?”
-”Si amore bello”.
-”Salta su”.
Lo guardo. Non è un bell'uomo. Contrattiamo. Fa lo spilorcio.
-”Senti cara più di trenta non te ne do”.
-”È sottocosto”.
-”Predere o lasciare”.
-”Va be”.
Si infila in una stradina. Mi tira giù i pants. Esce il suo cazzetto. Mi incula che non lo sento neanche. Mi riporta indietro cacciandomi il pattuito e buon per lui mi dice pure che sono stata brava. Faccio due passi. Arriva un'auto. Sono in due. Mi chiamano con un fischio.
-”Sei libera?”
-”Sì sì”.
-”Ti vogliamo”.
-”Quanto?”
-”Il solito”.
-”Cento se ci lasci fare”.
Accetto. Mi portano a casa loro. Chissà cosa mi hanno in mente. Si spogliano e anch'io.
-”Forza serva succhiacelo e facci venire”.
In ginocchio mi do da fare. Mi sborrano senza complimenti. Altro non chiedono.
-”Cento sono troppi. Eccotene cinquanta”.
-”Ma come?”
-”Non fare l'isterica”.
-”Mi riportate indietro?”
-”Ci vai a piedi. Smamma”.
Gli incerti del mestiere. Ne intercetto altri non facili da tenergli testa, finché arriva l'ultimo.
-”Ciao Regina”.
-”Oh ciaoo”.
-”Che bellina che sei”.
-”Grazie caro”.
-”Sono il tuo principe, vieni che ci divertiamo”.
Mi porta da lui. Si confida che gli viene bene solo se sborsa. Pieno di educazione suggerisce di cominciare a pompa. Poi mi intorta con forza e passione. È molto soddisfatto e anch'io lo sono.
-”Quanto”.
-”Fai tu”.
-”Vali molto. Meno di duecento non te ne do”.
-”Anche troppi”.
-”Ho tanta di quella moneta da buttare che non ne hai un'idea. Più costate più mi si rizza”.
-”Giusto”.
-”Tienine trecento. Domani ti cerco ancora”.
Se mi trovi in servizio volevo rispondergli. E invece dal momento che m'interessava.
-”Sono una precaria perlopiù a chiamata”.
-”Lasciami il cell che ti squillo”.
Mi cerca spesso. È molto esigente ma anche generoso. Gli vado bene. Godo tanto. Mi tiene a salario. Vergognati direte voi. Ma da professionisto in erba quale sarei so bene che ogni cliente ha i suoi gusti e non si deve contraddirlo. A fare gratis con lui avrei paura di deluderlo. Per ora sto al suo gioco. Più avanti glielo spiegherò che per me era tutto uno scherzo.
I prostituti sotto sotto li ammiro. Lavorano tutta notte come i fornai, affrontano rischi di ogni genere, concedono tanto di sé anche controvoglia, alle prese con gente che proprio gentile non è mai e vengono considerati due volte feccia della società, in quanto omo e in quanto puttani. Nell'immaginario di un passivo come sono io, che un po' troio lo è per forza di cose, beh ve lo dichiaro nudo e crudo, provo un certo rispetto per loro e credo che gli euri che intascano, col sudore se non della fronte almeno del culo, se li guadagnano proprio. Avevo deciso, volevo provare a vendermi. Di soldi non ne me ne bisognano ma il fatto di essere pagato ho creduto che potesse piacermi e anche inorgoglirmi. Verso mezzanotte ho raggiunto la piazza dove passeggiano quei tipi. Un'auto ha rallentato quasi subito, poi un'altra, poi una terza che ha accostato.
-”Ehi sei mica di turno?”
-”Si amore bello”.
-”Salta su”.
Lo guardo. Non è un bell'uomo. Contrattiamo. Fa lo spilorcio.
-”Senti cara più di trenta non te ne do”.
-”È sottocosto”.
-”Predere o lasciare”.
-”Va be”.
Si infila in una stradina. Mi tira giù i pants. Esce il suo cazzetto. Mi incula che non lo sento neanche. Mi riporta indietro cacciandomi il pattuito e buon per lui mi dice pure che sono stata brava. Faccio due passi. Arriva un'auto. Sono in due. Mi chiamano con un fischio.
-”Sei libera?”
-”Sì sì”.
-”Ti vogliamo”.
-”Quanto?”
-”Il solito”.
-”Cento se ci lasci fare”.
Accetto. Mi portano a casa loro. Chissà cosa mi hanno in mente. Si spogliano e anch'io.
-”Forza serva succhiacelo e facci venire”.
In ginocchio mi do da fare. Mi sborrano senza complimenti. Altro non chiedono.
-”Cento sono troppi. Eccotene cinquanta”.
-”Ma come?”
-”Non fare l'isterica”.
-”Mi riportate indietro?”
-”Ci vai a piedi. Smamma”.
Gli incerti del mestiere. Ne intercetto altri non facili da tenergli testa, finché arriva l'ultimo.
-”Ciao Regina”.
-”Oh ciaoo”.
-”Che bellina che sei”.
-”Grazie caro”.
-”Sono il tuo principe, vieni che ci divertiamo”.
Mi porta da lui. Si confida che gli viene bene solo se sborsa. Pieno di educazione suggerisce di cominciare a pompa. Poi mi intorta con forza e passione. È molto soddisfatto e anch'io lo sono.
-”Quanto”.
-”Fai tu”.
-”Vali molto. Meno di duecento non te ne do”.
-”Anche troppi”.
-”Ho tanta di quella moneta da buttare che non ne hai un'idea. Più costate più mi si rizza”.
-”Giusto”.
-”Tienine trecento. Domani ti cerco ancora”.
Se mi trovi in servizio volevo rispondergli. E invece dal momento che m'interessava.
-”Sono una precaria perlopiù a chiamata”.
-”Lasciami il cell che ti squillo”.
Mi cerca spesso. È molto esigente ma anche generoso. Gli vado bene. Godo tanto. Mi tiene a salario. Vergognati direte voi. Ma da professionisto in erba quale sarei so bene che ogni cliente ha i suoi gusti e non si deve contraddirlo. A fare gratis con lui avrei paura di deluderlo. Per ora sto al suo gioco. Più avanti glielo spiegherò che per me era tutto uno scherzo.
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