Ho tempo

di
genere
sentimentali

Uno strano silenzio al quale non sono più abituata, esco dalla camera, non mi pare vero, cammino a piedi scalzi nel legno caldo, la casa è avvolta nella penombra, la respiro a pieni polmoni.
Dalla finestra aperta entra un tiepido vento, posso sentire il fruscio delle tende accarezzate da timidi raggi di sole che si fanno largo tra le fessure della persiana, mi guardo allo specchio del corridoio prima di entrare in cucina.
Dalla mensola prendo il barattolo del caffè, apro l'anta sopra il lavello e senza guardare afferro la moka, le do una sciacquata veloce, senza vedere cosa sto facendo preparo il caffè, accendino, fiammella, azioni fatte e ripetute un'infinità di volte.

I figli a scuola, lui via per lavoro fino a sera, la giornata per me, alcuni pensieri, alcune fantasie, alcune voglie, sto per volare via lontana quando il gorgoglio della moka mi riporta alla realtà, sbuffo quasi indispettita per poi sorridere, ho tempo.
Verso quel liquido nero fumante dentro alla tazzina, mezzo cucchiaio di zucchero mescolo girando perdendomi nuovamente in quei pensieri, alcune immagini scorrono nel mio cervello, sembrano così vere che se allungassi una mano le potrei sfiorare, una ad una, sospiro, torno ancora una volta collegata a questo presente, ho tempo.

Ancora sto sorseggiando questo nettare fumante ricco di aromi profumati che mi entra nel naso, fin dentro al cervello, mi accendo una sigaretta, la fumo con gusto, è sempre così la prima della giornata, profondi tiri che trattengo dentro ai polmoni alcuni secondi prima di espirare nervosamente, come se facendo così buttassi fuori tutto ciò che non va, mi tira il cervello, mi tira la fica, sorrido, ho tempo.
Spengo la sigaretta nel portacenere sopra al tavolo, poso la tazzina nel lavello, la lascio quasi cadere, il rumore della porcellana che sbatte contro l'alluminio spezza il silenzio, divertita la prendo e la rifaccio cadere, si rompe, pazienza, ne ho altre, ancora scalza torno verso il corridoio, ancora lo specchio, questa volta mi fermo, mi osservo, i fianchi, il seno, le cosce, il ventre, altri flash e questa volta lo sguardo è pieno di malizia, ho voglia ed arrivato il tempo.

Compare un sorriso tirato sul viso, cammino verso il bagno, un altro specchio, una luce diversa, anche quel sorriso mi appare diverso, mi assale una voglia di te, di me, apro l'acqua della doccia, mi perdo ad ascoltarne il rumore dell'acqua che sbatte poderosamente nel piatto di plastica della doccia, infiniti schizzi che via via diventano sempre più caldi, mi sfilo gli slip che lascio cadere a terra, poi tocca alla maglietta, sono nuda con questi pensieri che insistono, aumentano, diventano complici da assecondare e allora mi accarezzo, mi sfioro, gioco con le dita che seguono i lineamenti del mio corpo e mi scopro sempre più piena di desiderio, ho voglia di me, di prendermi, di usarmi, di godere soffrendo, intanto la stanza è quasi satura di vapori, torno nuovamente al presente, in me, ma la voglia resta anzi no, aumenta, miscelo l'acqua diventa gradevole per la mia pelle delicata, mi guardo un'altra volta al piccolo specchio sopra al lavandino prima di sparire dietro al plexiglass.

Anche l'acqua sa di liberazione, mille e mille gocce prendono vita nel mio copro, le piastrelle bianche sudano, prendo tra le mani il doccino, lo passo sul corpo, molti brividi partono dal cervello e raggiungono il mio piacere in mezzo alle gambe, la mano guida quel getto, sul collo, sui capezzoli, lungo il fianco e ancora più sotto, l'inguine, interno coscia, grandi labbra, clitoride, sto sognando che sia la sua lingua o la sua mano o anche semplicemente il suo sguardo mentre mi divora e divento cibo per il suo appetito, stringo le gambe, serro la mascella mentre il labbro inferiore rimane prigioniero di denti affamati.
Immersa in questi pensieri mi ritrovo appoggiata alla parete umida e calda, le dita giocano con la mia fica, mi sfioro lentamente e subito dopo con foga e rabbia, vorrei il suo cazzo ovunque dentro di me, lo stesso che mi fotte il cervello e mi leva il respiro in notti sempre più lunghe dove il tempo sembra sospeso, inizio a respirare affannosamente, ansimo e gemo di piacere, in silenzio, le dita che vanno per conto loro senza nessun freno, senza il suo permesso in quel fottuto gioco dove comande solo tu.

Dentro e fuori mi torturo, bloccandomi alcuni attimi prima di esplodere, ho tempo, ho voglia, mi sento così, schiava e padrona, libera e prigioniera, mi fermo e riprendo, altri orgasmi sospesi, tre, quattro, finisco per offendermi da sola, zoccola, maiala, stronza e troia.
E’ colpa tua, bastardo, si bastardo tu e quel tuo gioco, bastardo tu che non sei qui ora.
Non ci sei eppure mi martelli dentro al cervello, non ci sei ma sai diventare maledettamente vero, reale, presente e continui a fottermi giocando con le mie debolezze che conosci così bene, riprendo e ti fermo, è come se sei tu che guidi la mia mano in questi movimenti, sgrano gli occhi ed escono fiamme, santa e puttana e tu diavolo senza vergogna.

Sento crescere un orgasmo come un'onda che non si vuole proprio fermare, che non voglio fermare, si stronzo ti vedo, non ci sei ma ti vedo, mi domando perchè, sciocca, poco importa, intanto m’immagino piegata in due sul tavolo della cucina mentre mi prendi e mi fai tua, tutto così maledettamente reale che riesco a sentire il tuo odore eppure sei solo dentro a questa fantasia.
Non ce la faccio più, sto per esplodere, insisto, dentro e fuori, veloce, conta, stai zitta, troia per oggi finisce così, mi avresti detto.

E invece no, bastardo, oggi comando io, e quindi continuo, intanto mi ritrovo seduta a terra, la schiena afflosciata nelle piastrelle in ceramica bianca della doccia, lo scroscio dell'acqua sembra impazzito e lancio un grido che rimbomba nella stanza, le gambe sono un fascio di muscoli tesi, le cosce dure, le dita inzuppate dei miei umore che insistono dentro alla mia fica, spingono fino in fondo per prolungare questo piacere, il cuore impazzito sembra un treno senza destinazione, immobile continuo a tremare come una foglia, quest'orgasmo intenso, forte, desiderato, ma che mi lascia subito dopo vuota di te.
Una lacrima scende e si perde immediatamente nel getto d'acqua, torno in me, torno in questo presente, sospiro e sbuffo rialzandomi in piedi, mi lecco le dita, le succhio avidamente e penso che siano le tue, che sia la tua carne o la tua anima, tu diavolo e io ribelle, ho tempo, sì ho molto tempo.
di
scritto il
2026-02-19
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