Come in una danza
di
EmmePi
genere
sentimentali
Ancora una volta sola tra quelle quattro mura era come una danza di mille pensieri che folleggiavano nel suo cervello che diventava sempre più bagnato.
Nella mente trovava due occhi distanti che la fissavano incollandola al divano e montava quell'onda di piacere che non le dava tregua.
La mano era la sua, impertinente, sfacciata, sfiorava il suo corpo nudo la sua pelle umida di desiderio percorsa da intensi brividi che inumidivano un cervello sempre più liquido.
Ad occhi chiusi riusciva a vederlo dando forma a quell'ombra, allungava un braccio e poteva tratteggiare i contorni di quel corpo che la faceva incendiare di passione e voglia di essere presa.
Sembrava tutto così reale e si abbandonò completamente in quelle sue fantasie spinta da una voglia che cresceva in quei gesti lenti che la tenevano prigioniera, il suo corpo si lasciava andare, senza pensare al dopo o al domani, viveva quell'attimo dono dalla sua immaginazione.
Sudava mentre si muoveva, tra le ali della fantasia affondava sempre più dentro al suo piacere, dita spinte da pensieri che si macchiavano di desiderio scivolando sempre più in profondità dentro a quell'inferno ormai fuori controllo.
Pochi altri colpi sfiorando quel monte ingrossato e pronto ad esplodere, il volto era tirato in una smorfia di doloroso piacere la schiena disegnava un arco tesole dita erano frecce pronte a scoccare in un orgasmo.
Sgranò gli occhi lucidi che brillando guardavano il vuoto trattenne il fiato per pochi attimi prima di esplodere in un urlo liberatorio subito soffocato in gola e che rimbombò nel suo cervello, si afflosciò sprofondando nel comodo cuscino di un divano inzuppato dei suoi umori.
Nella mente trovava due occhi distanti che la fissavano incollandola al divano e montava quell'onda di piacere che non le dava tregua.
La mano era la sua, impertinente, sfacciata, sfiorava il suo corpo nudo la sua pelle umida di desiderio percorsa da intensi brividi che inumidivano un cervello sempre più liquido.
Ad occhi chiusi riusciva a vederlo dando forma a quell'ombra, allungava un braccio e poteva tratteggiare i contorni di quel corpo che la faceva incendiare di passione e voglia di essere presa.
Sembrava tutto così reale e si abbandonò completamente in quelle sue fantasie spinta da una voglia che cresceva in quei gesti lenti che la tenevano prigioniera, il suo corpo si lasciava andare, senza pensare al dopo o al domani, viveva quell'attimo dono dalla sua immaginazione.
Sudava mentre si muoveva, tra le ali della fantasia affondava sempre più dentro al suo piacere, dita spinte da pensieri che si macchiavano di desiderio scivolando sempre più in profondità dentro a quell'inferno ormai fuori controllo.
Pochi altri colpi sfiorando quel monte ingrossato e pronto ad esplodere, il volto era tirato in una smorfia di doloroso piacere la schiena disegnava un arco tesole dita erano frecce pronte a scoccare in un orgasmo.
Sgranò gli occhi lucidi che brillando guardavano il vuoto trattenne il fiato per pochi attimi prima di esplodere in un urlo liberatorio subito soffocato in gola e che rimbombò nel suo cervello, si afflosciò sprofondando nel comodo cuscino di un divano inzuppato dei suoi umori.
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