Melania - terza parte.

di
genere
confessioni

E bravo EmmePi, hai messo così tanta carne al fuoco che ora sono proprio curioso di vedere come te la cavi, minchia sto parlando da solo, aiuto!!

Con “poco di buono” negli ultimi giorni era più il tempo che discutevamo che altro, ero molto combattuto non tanto su cosa fare ma su come gestire la situazione cercando di salvare il salvabile, ma una cosa era chiara, non l’amavo più e credo che anche lei non provava più amore nei miei confronti, ne ero convinto perché le sue scenate di gelosia erano scomparse, quasi non ricordavo l’ultima volta che ne aveva fatta una.
Quello che lei non aveva capito, o magari ero io che non mi sono spiegato bene, chi lo sa, è che alla mia età non mi vedevo già a convivere, magari mettere su famiglia, insomma impegni di questo tipo troppo grandi almeno per me, almeno per ora, soprattutto per questo avevo sempre rifiutato la proposta di andare a vivere da lei, con lei, anche se mi avrebbe fatto comodo, da quando sto da solo avrò anche la mia indipendenza ma cazzo, a mala pene arrivo a fine mese, ma questo è un altro discorso.
Per tutto il bello che c’era stato tra noi, per l'affetto che ho ancora e il bene che le voglio, il bene ahimè non è neppure lontano parente dell’amore, volevo almeno salvare il rapporto, o quello che ne era rimasto almeno.
Chiaramente più si andava avanti così e più era probabile il contrario, così questo sabato avevo deciso di affrontare la situazione, di parlare con lei e trovare un modo per lasciarci bene.

Intanto mammacara ha rivoluto l’auto indietro, e così ora avevo un altro problema, primo come andare a lavoro, e poi anche il semplice spostarsi, non vivrò in una metropoli ma senza auto è molto scomodo, è proprio vero, non si da mai la giusta importanza alle cose che si hanno fin quando non ci sono più, per fortuna Antonello, il mio titolare, mi è venuto incontro e mi ha prestato il furgone che usavo per fare le consegne, meglio di niente, da quant’è che non dico che due palle? Ecco, che due palle!
-21, la giornata era iniziata con l’SMS di Melania che mi ricordava, come ormai faceva tutte le mattine, quanto mancava al suo ritorno, ero veramente molto felice di questo, poi mi scrisse anche altre cose riguardo alla sua vita amorsosessuale, a dire velo a me sembrava più sessuale che altro, certo che a Firenze era capodanno tutti i giorni, ero curioso di vedere una volta tornata cosa mi combina l’amica mia, in fin dei conti non è che viviamo in questa grande città, poco male ci penseremo poi.
Giovedì gnocca, eh sì, giovedì è il giorno di consegna da Dora, la Regina dei bagni, almeno mi sarei fatto due risate, e non solo, la settimana scorsa avevo conosciuto la figlia più grande, si stava diplomando ragioniera anche se con due anni di ritardo e a quanto ho capito sarebbe andata a lavorare nell’azienda di famiglia, bè famiglia, l’azienda era ormai solo di Dora, il marito, ex marito, aveva perso la testa per una ragazza mooolto più giovane di lui e il divorzio gli costò l’azienda e altre cosucce, mai arrendersi!

E finalmente arrivò questo tanto atteso sabato, non posso dire che ero felice, questo no, ma speravo di levarmi via questo peso, intanto ad innervosirmi era il parcheggio che non riuscivo a trovare, già era complicato con catorcio, ora con il furgone che è il doppio, a posto, gira e rigira dopo quasi mezz'ora riesco a trovarne uno, e andiamo!
Una volta sopra mi aspettava nel piccolo corridoio con un paio di birre in bottiglia, mi sembrava abbastanza tranquilla e se passano altri 10 minuti si batte anche il record senza discutere di questo mese, notevoli passi in avanti si direbbe!
Record battuto, campanello che suona, pizza in arrivo, silenzio si mangia, si va per le lunghe!
Chiaramente di quello che avremmo parlato appena finito di mangiare la pizza era chiaro anche a lei, chiaramente, quello che invece non era previsto, chiaramente a me, è stato scopare sul divano, e devo aggiungere che è stata anche una gran scopata, era da settimane che non succedeva, sono venuto pure due volte, dettagli!
Comunque “poco di buono” resta sempre una gran bella gnocca, non so come evolverà la cosa, di certo sono certo che, da perfetto stronzo egoista, alcune cosucce mi mancheranno, mai dire mai, mah!
Finito il revival d’amore, o era più l’ultimo pasto di un condannato a morte, se finire di fare sesso non era previsto, la frase secca che mi ha detto guardandomi fisso negli occhi ancora rimbomba nel cervello,
ho deciso di lasciarti perché non ti amo più e mi sto vedendo con un altro, punto, gioco, partita!!
Ecco l’ho detto, subito dopo iniziò a singhiozzare e a piangere abbracciandomi.
Bene, ero preparato a vari scenari, lacrime comprese, ma non a quello che mi aveva appena detto, non sapevo neppure cosa fare ne cosa dire, e quindi la tenni tra le braccia restando in silenzio, ammetto che una parte di me era rimasta male, e forse inconsciamente mi aspettavo qualcosa del genere, sentivo da un po’ di tempo che era cambiata, ma è anche vero che finire la nostra storia era quello che volevo, sarei falso a negarlo, ma intanto restavo in silenzio mentre lei versava, spero, le ultime lacrime tra un singhiozzo e un soffiarsi il naso, per l’occasione mi ero messo il maglione di Dora, indelicatamente stronzo!
Una volta calmata, le dissi di lasciarmi qualche giorno per metabolizzare la situazione e riordinare le idee, ora non avrei saputo proprio cosa dire, ci salutammo ma non tornai a casa subito, montai sul furgone e mi diressi verso il mare, si, avevo voglia di mare, di sentire il suo suono, l’odore pregnante della salsedine che entra nel naso fino al cervello, del buio di una notte senza luna come questa, di stare un po’ da solo con me stesso, di capire se ero più contento e sollevato oppure incazzato per il come, anche se a ben vedere qualcosa da farmi perdonare ce l’avrei avuta anche io negli anni che siamo rimasti insieme, forse dovevo solo scacciare quel machismo sciocco tipico di molti uomini in situazioni come questa, lunga e diritta correva la strada!

Nei giorni successivi mi ero sfogato in una lunghissima telefonata con Melania raccontandole tutti i punti salienti, credo di aver parlato quasi solo io, un fiume di parole che lei ha ascoltato con pazienza, non vedevo l’ora che tornasse, mentre con “ex poco di buono” ci eravamo sentiti quasi solo via SMS, e anche se mi aveva detto che voleva spiegarmi meglio quello che molto sinteticamente mi aveva confessato quel memorabile sabato, rimandai a più avanti la sua generosa disponibilità.
Invece il paio di volte che ci eravamo sentiti a voce il confronto non era degenerato in uno scontro, si qualche battuta tagliente ce la siamo scambiata, ma entrambi sembravamo più sollevati, e sinceramente di fare l’offeso per il fatto che si stava vedendo con un altro, o chiederle se c’erano state altre sbandate da quando eravamo insieme, non ne avevo nessuna intenzione, sarebbe stato farci del male per nulla.
Scheletri nell’armadio ne avevo anch’io, cambiava qualcosa farli emergere adesso, e per cosa, per farci a vicenda dell’inutile male, no, meglio lasciare le cose com’erano, e vedere come andranno, ma i presupposti per poter rimanere, se non proprio degli amiconi, almeno in buoni rapporti potevano esserci. Chi vivrà vedrà!

-14 amico mio, Melania oltre a ricordarmi, e come dimenticarlo! quanto mancava, in quel SMS mi ricordava che dovevo aiutarla a portare le sue cose che a quanto pare non erano poche, sarei andato a prenderla col furgone che ancora, e per fortuna, Antonello mi lasciava usare, ma fino a quando non era mi era dato sapere, iniziavano a correre voci che che l’azienda non se la stava passando molto bene, Incrocia le dita e prega!
Ormai a lavoro eravamo rimasti solo in 2 autisti e questo se da una parte significava qualche soldo in più, da l’altra erano aumentate molto le ore che ormai mi occupavano dal mattino presto fino anche alle nove di sera, oltre alle mattine di sabato che prima le avevo libere.
E nel turno del sabato avevo l’azienda di Dora che così vedevo due volte la settimana, e questo non mi dispiaceva per nulla anche perché da qualche sabato c’era “la Principessa dei Bidet”, la sua bella figliola che aveva iniziato a prendere confidenza con quello che diventerà il suo lavoro a tempo pieno una volta diplomata, Carolina, la figlia, assomigliava molto alla madre, sia nell’aspetto ma soprattutto nei modi di fare. Interessante, interessato, interesserà?!

Con Dora avevo parlato dei problemi a lavoro, anche se l’aveva già capito da tempo e gli accennai anche che con “ex poco di buono” era finita, senza scendere troppo nei particolari.
Un giovedì, davanti al solito distributore, nel nostro abituale caffè tra una provocazione e l’altra che si faceva sempre più sfacciata, tradotto uscivo dall’azienda sempre col cazzo duro e una voglia sempre più crescente, ancor più ultimamente che non battevo un chiodo sotto l’aspetto sesso e giochi vari ed eventuali, e l’unica cosa che l’uccello vedeva era la mia mano, ma sorvoliamo questo aspetto ornitologico, Dora si fece seria per un attimo, se sei libero sabato sera ti invito a mangiare fuori che vorrei parlarti di alcune cose, se sei libero caro il mio scapolone d’oro, quest’ultima frase la disse col suo solito modo, sta grandissima Porca!
Eh sì, risposi, scapolone d’oro ha l’agenda desolatamente vuota ultimamente, e pure molta fame, quindi l’invito è gradito. Va bene, rispose, ci sentiamo per metterci d’accordo, poi mentre ci stavamo salutando mi guarda e fa, simpatica vero mia figlia.
Tuta sua madre mia adorata Regina dei bagni, tutta sua madre, risposi scendendo le scale per andare a prendere il furgone che ormai odiavo con tutto me stesso, poi al pensiero che per finire la giornata lavorativa mancavano ancora una decina di ore, mi sarei sparato.
Sciocchino, fu la sua risposta che rimbombò per le scale. Roulette Russa? No grazie!

Venerdì sera, solo poche settimane prima anche se stanco era la serata che preferivo in assoluto, oggi invece è quella peggiore, stanco morto e con il pensiero di dovermi alzare presto il sabato, che vita dimmerda, erano le dieci, avevo appena finito di intossicarmi, io e cucinare dobbiamo ancora entrare in confidenza, e la palpebra mi stava calando davanti alla televisione.
Ed ecco farsi largo i ricordi che puzzavano di egoismo dei Venerdì sera a cena da “poco di buono”, i dopo cena a bere qualcosa in qualche locale e finire la nottata a fare del buon sesso amoroso, mammamia come stavo scivolando verso il basso, poi mi è venuto in mente che domani sera sarei uscito con Dora, a proposito non mi aveva ancora fatto sapere niente, lo pensai toccando legno, ferro e anche altro. Scaramantico io!
Così mi era venuta l’idea di invitarla a mangiare da me, magari una pizza, se cucinavo io finivamo in ospedale, farla cucinare mi sembrava poco carino anche per uno stronzo come me, insomma ero lì a cincischiare col cellulare tra le mani, indeciso se assecondare l’occhio che voleva chiudersi per finire questo venerdì pesante, o mandarle un messaggio e sentire se l’idea poteva andar bene anche a lei, a me sì eh, anche perché diciamolo molto chiaramente, ho una voglia di scopare che manco nostro Signore lo sa, e considerati i presupposti direi che se non succede una catastrofe come l’altra volta una scopata la do per sicura.
Poi ho anche pensato di cosa mi volesse parlare e a quando salutandoci mi ha detto che sua figlia era simpatica, piccolo rewind per riflettere se avevo fatto lo stupido con la figlia del capo, esito negativo, ok sarà di altro. Curioso io ma ora o scrivi(le) o dormi!
Prendo il destino tra le mani e prima di crollare le mando un messaggio proponendo una pizza a casa mia, appena in tempo, una manciata di secondi dopo ero già nel mondo dei sogni ancora vestito e sul divano, al mattino quando mi sono svegliato avevo dolori ovunque, urgeva un caffè doppio e una doccia bollente, però dai, era sabato! Fede speranza e…!

Sbrigati i consueti riti mattutini, sigaretta compresa, nel prendere il cellulare vedo che c’è un messaggio di Dora, lo leggo nel furgone mentre aspetto che la belva a gasolio si scaldi.
Finalmente hai tirato fuori le palle, certo che accetto, poi se mi mandi anche l’indirizzo magari riesco a trovare casa tua, Tesoro!
Indirizzo spedito fin nei minimi dettagli. E un po 'più su voleva volare…!
La giornata non poteva iniziare meglio, mi ero tenuto Dora come ultimo cliente, anche se giunto in azienda lei non c’era ma mi accolse “la Principessa dei bidet”, mamma è dovuta uscire per sbrigare delle cose, se vuoi il caffè oggi lo prendi con me, caruccio, se no ti attacchi al…
Eh si, direi proprio tutto sua madre la cara Carolina, solo in un dettaglio erano diverse, mentre Dora aveva un seno generoso e impossibile da non notarlo, Carolina era molto meno dotata, ma era meglio scacciare certi pensieri!
Il caffè ce lo siamo preso senza fretta che tanto per questa settimana avevo finalmente finito di lavorare, la chiacchierata con la “Principessa dei Bidet” era stata piacevole e così ci siamo salutati.
Buona serata e buon fine settimana, mi aveva detto con un sorriso da stronzetta...dai non ci credo, non credo che Dora glielo avrebbe mai detto.
Anche a te cara, anche a te, mi limitai a dirle facendole l’occhiolino e me ne andai verso casa. Buono scapolone, stai buono!
Il pomeriggio lo trascorsi a mettere un po’ ordine alla casa, facendo pulizia più a fondo, tenermi occupato mi ha fatto passare veloce il tempo, poi un salto veloce al supermercato sotto casa a prendere qualcosa da bere, e infine volevo radermi ma guardandomi allo specchio ho deciso per tenermela così, una doccia rilassante con tanto di sega strategica e una volta vestito comodo ho ingannato l’attesa ascoltando musica e leggendo un libro. Tic Tac, Tic Tac, i minuti son ore!
Ero immerso nella lettura quando il campanello squillò un paio di volte, risposi al citofono ed era lei, aprii il portone da basso che fece il solito rumore che rimbombò in tutto l’androne fin al terzo e ultimo piano dove era la mia umile dimore, poco più che un sottotetto adattattato a mansarda, piccolo ma molto grazioso e con una bella e discreta terrazza, il rumore sordo e metallico dell'ascensore che saliva, attesi all’ingresso Dora che mi apparve con un filo di trucco, i capelli raccolti in una lunga coda, l’avevo sempre vista coi capelli sciolti e molto mossi, quasi ricci di un castano scuro, e fasciata in un lungo cappotto nero oltre ai suoi immancabili tacchi, insomma un gran bel vedere diciamolo.
In mano aveva un sacchetto plastificato con due bottiglie di vino rosso, me le passò e le riposi nel davanzale appena fuori la finestra per tenerle al fresco senza bisogno di metterle nel frigo, e, cosa che non avevo notato subito perché impegnato a guardare tutto il resto, una borsa molto voluminosa.
Benvenuta nella mia umile dimora cara “Regina dei bagni”, dai dai non iniziare a fare lo sciocchino, piuttosto apri la bottiglia che beviamo un calice di vino.
Ovviamente le birre che avevo preso al supermercato le avrei bevute in un’altra occasione.
Ubbidisco, presi la bottiglia e la versai in due bicchieri, non ero attrezzato per i calici, glielo dissi e scoppiò a ridere.
Intanto si era levata il cappotto facendomi ammirare e apprezzare la sua mise per l’occasione, una camicia bianca con gli ultimi bottoni lasciati aperti, e vi lascio immaginare lo spettacolo, la gonna di un rosso acceso appena sotto alle ginocchia, un paio di calze nere con fantasia di ricami, spero che ne abbia almeno un paio di ricambio, e così facemmo il primo brindisi della serata, chiamo per la pizza, le disse, tu quale prendi?
Una verdure, rispose, ottimo, io prosciutto e funghi, telefonai e mi disse che ci voleva almeno 40 minuti, il che voleva dire che per la prossima ora non si mangiava niente, forse!

Finito di bere il primo bicchiere di vino sorseggiato a piccoli sorsi accompagnato da alcuni stuzzichini e da delle chiacchiere piacevoli, versai il secondo giro, il mio sguardo cadeva spesso sulla camicia bianca, non facevo nulla per non sembrare sfacciato, in trasparenza si vedeva il reggiseno nero, probabilmente di un pizzo raffinatamente lavorato, roba elegante, e fantasticavo su come potevano essere gli slip che indossava.
Io ero vestito con una felpa e i pantaloni della tuta, anche il suo sguardo cadeva in mezzo alle gambe dove certamente avrà notato il rigonfiamento del cazzo eccitato.
Ma dimmi, le dissi ad un certo punto per far scendere la temperatura che si stava alzando pericolosamente, minchia giuro che le sarei saltato addosso, di cosa volevi parlarmi e toglimi una curiosità, ma hai detto a Carolina che ti vedevi con me?
Si, gli ho detto che saremmo andati a cena perché appunto ti volevo parlare di alcune cose, ma non ora, adesso voglio che tu faccia una cosa, si adesso Tesoro!
Si alzò dal divano, alzandosi la gonna fino alle cosce, ed eccolo lo slip sul quale stavo fantasticando fino a poco prima, nero, con dei ricami di pizzo che lasciavano intravvedere la sua pelle, intanto si tirava ancora un po’ più su la gonna che ora era ad altezza dei fianchi, vedevo una striscia di pelo scuro, una piccola e fine striscia di delicato ed irresistibile piacere sul quale mettere la bocca.

Fammi sentire la lingua sulla fica, quel fammi aveva un tono imperativo, si lasciando cadere sul divano, non me lo feci ripetere, inginocchiandomi sotto di lei, allargando le gambe spostai lo slip posando le mani sulle cosce e poi alzandola un po’ spingendola verso su, lungo lo schienale del divano, mi chinai verso quella fica conoscendone per la prima volta l’odore sfilando lo slip che feci cadere nel tappeto sul parquet di legno.
Dora mise le mani sulla mia testa, io tra le sue gambe mangiavo quel piacere tra il suo ansimare che cresceva prepotentemente, da umida divenne subito bagnata, la lingua giocava con le grandi labbra, penetrandola con un dito sobbalzò per un attimo inarcando la schiena, insistevo nel succhiare il clitoride gonfio muovendo l’indice dentro e fuori sempre più velocemente, e più le sue mani mi stringevano la testa e più capivo quanto stava godendo di quelle attenzioni, nel frattempo sentivo l’eccitazione crescere e alcune gocce di liquido uscirmi a sporcare i boxer.

Poi, be poi mi esplose in bocca riempiendola con i suoi umori, il corpo teso e pervaso da piccoli spasmi di piacere, le gambe completamente distese toccando il parquet con le punte dei piedi, il corpo disegnava un ampio arco, e continuavo, continuavo a succhiare la sua fica fino a quando mi ha scacciato per piegarsi di lato sul divano e godere del suo orgasmo e con lei, guardandola così, godeva anche il mio cervello, c’era tempo, si c’era ancora molto tempo.



di
scritto il
2026-02-13
4 4
visite
1
voti
valutazione
9
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Melania - seconda parte.

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.