"La Ragazzina"
di
EmmePi
genere
confessioni
La “ragazzina” in questione aveva 22 anni a quel tempo, la chiamavo così io perché di anni ne avevo giusto il doppio.
Questa è una di quelle storie che nascono per caso anzi no, è più corretto dire per sbaglio, infatti quel giorno fu una distrazione nel rispondere a un profilo convinto che era un altro, a dare il là.
In quegli anni usavo molto una community famosa e un giorno vedendo un profilo che per qualche motivo attirò la mia attenzione, decisi di lasciare un commento a qualcosa che avevo letto, credo era una frase di Fossati, in verità lasciai anche altri commenti qua e là, poi chiusi tutto.
Solo alcuni giorni dopo vidi tra i messaggi un profilo che non mi diceva niente, aprii il commento e solo dopo aver guardato i messaggi inviati’ realizzai che avevo sbagliato qualcosa, poco male.
Da quel primo scambio di battute ne seguirono altri nei giorni successivi, e “parlando” stavamo iniziando a fare conoscenza, anche se quando mi disse la sua età un po’ mi bloccò, comunque mai e poi mai avrei pensato che ci sarebbe stato qualcosa di diverso dello scambio di messaggi tra due entità virtuali e tali saremmo rimasti.
Evidentemente la divina provvidenza quel giorno era benevola anche se io ancora non lo sapevo, così confidenza dopo confidenza il tempo scorreva e di cose di lei me ne stava raccontando molte, anche che era fidanzata e nonostante la sua età molto giovane, stava insieme a un ragazzo suo coetaneo già da 8 anni, tra me e me pensai che era una condanna cazzo.
Nel frattempo mi vedevo con altre donne, sia conosciute nel vasto mare del virtuale e portate nel reale, sia nella vita di tutti i giorni, d’altronde non dovevo dar conto a nessuno, cosa che invece molte non se lo potevano permettere, ma a me andava bene così e pure a loro in fin dei conti, in ogni caso in quegli anni andava così!
Con la “ragazzina” avevo deciso di rimanere sempre un passo indietro, lasciando a lei la conduzione di questo gioco che nel frattempo si faceva sempre più interessante, tanto che a volte restavo spiazzato da alcune battute e in certi momenti era impegnativo rilanciare la palla nel suo campo, ma tenevo il punto.
Ormai erano passate alcune settimane, mi aveva mandato alcune foto di lei, sembrava ancora più giovane degli anni che aveva, su sua richiesta ricambia mandando una foto, seguirono degli apprezzamenti probabilmente di circostanza, poi una sera tardi mi trovai una serie di scatti di lei in intimo, impossibile non notare che aveva un seno molto prosperoso, il fisico non asciutto ma comunque armonioso, non risposi subito, ma quella certezza iniziale che tutto questo sarebbe rimasto solo qualcosa di virtuale iniziava a vacillare, ma non avevo intenzione di illudermi.
Il giorno successivo risposi con una battuta e alcuni complimenti, poco dopo arrivò la sua risposta, anzi arrivò un sasso che a quel punto non potevo ignorare e non raccogliere, Domenica sono libera ma non so cosa fare, solo questa frase, secca improvvisa, come il classico fulmine a ciel sereno, cazzo dissi tra me e me, ora basta fare il “bravo ragazzo”, qua il messaggio era chiaro, e a forza di rilanciare la palla la “ragazzina” era pericolosamente arrivata nella sua area di rigore.
La risposta non poteva che essere una, dove e quando, lasciandole il numero del cellulare, poco dopo mi arrivò un sms con ora e posto, che tra l’altro conoscevo e non mi dispiaceva per niente, era un lido al mare e anche se ormai eravamo a fine Ottobre, per me che amo il mare non poteva esserci di meglio, bè almeno considerata la situazione ovviamente, aggiunse anche di non usare il cellulare per ovvi motivi, a Domenica mancavano solo un paio di giorni e le nostre “chiacchierate” continuarono nel consueto modo.
Non nego che il pensiero di cosa sarebbe potuto succedere mi venne spesso, ma quando iniziavo a far volare la fantasia ecco che subito dopo tornavo coi piedi per terra, e finalmente quella arrivò il giorno, l’incontro era nel primo pomeriggio e per arrivare da dove vivo ci avrei messo una buona ora.
Durante il tragitto altri pensieri mi assalirono, e chilometro dopo chilometro scacciarli diventava sempre più arduo, poi ecco la strada per il lido e dopo un rettilineo e una serie di curve trovai da parcheggiare.
Per essere l’inizio dell’autunno quella giornata era più che generosa, c’era un bel sole e anche la temperatura era abbastanza gradevole, e questo aveva portato parecchia gente al mare, raggiunta la spiaggia la intravidi in lontananza che stava camminando con un cappotto tenuto nel braccio, un maglioncino con una lieve scollatura, una gonna nera ampia e comoda che le cadeva poco sotto le ginocchia e un paio di ray ban a goccia che si leverà molto più tardi.
Ormai eravamo uno di fronte all’altra, due baci sulla guancia come da costume, visi sorridenti e per rompere il ghiaccio feci un paio di battute, colsi un rosa intenso quasi rosso nelle sue guance, e anche se portava gli occhiali che non mi permettevano di guardarci negli occhi, inclinò la testa verso il basso sfuggendo il mio sguardo che era su di lei, che intanto continuava a mantenere le guance rosse per la timidezza.
Sempre a mo’ di battuta le dissi che allora non l’avrei più guardata, e mi girai dall’altra parte, in quel momento penso che mi ero inconsapevolmente levato via almeno 20, forse anche di qualcosa di più.
Per un paio di ore siamo andati avanti ed indietro lungo l’arenile, la sabbia bagnata dall’umidità e via via che il sole calava c’erano sempre meno persone a camminare, innocentemente mi aveva messo un braccio sotto al mio, ogni tanto ci fermavamo a parlare uno di fronte l’altra, cercavo di trovare i suoi occhi ancora celati dagli occhiali scuri, mi perdevo a guardare la fossetta su una sola guancia, ascoltando quel suo accento Emiliano che mi accendeva, le spostavo dal viso i capelli mossi dalla brezza respirando l’odore di salsedine che mi inebriava il cervello, ogni volta la mano si posava sulla sua pelle per qualche attimo in più della precedente, e lei non si ritraeva anzi, apprezzava inclinando il capo, tutto questo mi eccitava.
Poi ad un certo punto le chiesi se andavamo a prendere quel caffè, che poi era la scusa del nostro incontro, o l’alibi, poco importava, va bene mi rispose anche se non ho fretta, figurati io le risposi stringendola per la prima volta a me, le nostre labbra ora erano pericolosamente a pochi millimetri, sentivo per la prima volta il suo odore di “femmina”, poi si posarono delicatamente, attimi che avrei fermato, e forse gli avrebbe fermati anche lei, subito dopo finalmente si levò gli occhiali e potei vedere i suoi occhi neri.
Non c’era molta scelta, trovammo un bar aperto poco distante e ci sedemmo a consumare una tazzina di caffè, poi visto che eravamo all’aperto ci fumammo una sigaretta continuando a chiacchierare, solo che le battute iniziavano a riempirsi di maliziosi doppi sensi, continuavo a restare un passo indietro lasciando condurre tutto a lei, ma sentivo gonfiarsi il piacere che restava prigioniero dentro ai boxer, non era sicuro di quello che sarebbe potuto succedere, ma ero certo che prima di arrivare a casa avrei dovuto sfogare quella grande eccitazione che mi stava assalendo, e intanto il sole era definitivamente tramontato con l’aria che s’era fatta più frizzante e umida, in giro ormai non c’era quasi più nessuno, si potevano sentire le onde del mare sbattere nelle rocce delle piccole dighe a pettine a qualche decina di metri da dove eravamo seduti, ad un certo punto gli sguardi si incrociarono facendo calare un silenzio pieno di pathos, poi la sua mano prese la mia, andiamo che voglio vedere una cosa, mi disse quasi trascinandomi a se.
Ci dirigiamo nuovamente verso la spiaggia entrando da dove eravamo arrivati poco prima, ormai non c’era anima viva e finita quella stretta passerella fatta di lastroni di cemento piene di sabbia e foglie, svoltiamo lungo un muro bianco di uno stabilimento chiuso, una specie di patio che terminava con una scala a chiocciola sbarrata da dei pannelli, la sua mano stringeva ancora forte la mia, eccitato e curioso di capire cosa avrebbe fatto la “Ragazzina”, mi lasciavo guidare senza opporre resistenza.
In quella specie di androne riparato dalla brezza che nel frattempo era aumentata e quasi totalmente al buio della sera, mi spinse contro alla parete fredda del muro e nascosti dalla scala, le sue mani si intrecciarono alle mie allargando le braccia, cazzo come le avrei preso tra le mani il suo seno prosperoso per sentire la consistenza, strizzando i capezzoli, ma intanto il suo corpo era sul mio, muoveva il bacino premendo sul cazzo che ormai era rigido, poi iniziò a mordermi le labbra e giocare con la lingua, e ad ogni tentativo di baciarla si ritraeva sfuggendo e ridendo, e quando cercavo di ribellarmi e prendere in mano la situazione si allontanava di qualche passo sorridendo.
“La Ragazzina” aveva abbandonato l’iniziale timidezza, o chissà magari aveva saputo tenerla nascosta, di fatto quel suo atteggiamento faceva crescere in me il desiderio, quel tira e molla continuò ancora per pochi altri minuti, poi quando si avvicinò nuovamente ruppi gli indugi e la presi con decisione, o fu lei a farsi prendere, nell'avvicinarsi si voltò su se stessa dandomi la schiena, due passi indietro ed eravamo nuovamente appoggiati a quel muro ormai diventato bollente, d’impeto sbottonai il cappotto prendendo i seni tra le mani e stringendoli forte ma non con foga, intanto lei inclinava il capo all'indietro dandomi il collo che iniziai a baciare appoggiando delicatamente le labbra, sentivo per la prima volta distintamente il suo odore fresco, pulito, eccitante, oltre al suo respiro che si era fatto più profondo.
Nell’inclinare il capo portò il bacino all’indietro iniziando a strusciarsi su di me, il suo respiro divenne un sordo lamento appena marcato, sentivo alcune gocce bagnarmi i boxer mentre insisteva nello spingere il suo culo contro quello che era diventato un evidente rigonfiamento.
Infilai una mano dentro al maglione afferrando un seno troppo grande per la mia mano, iniziai a massaggiarlo e a stringerlo con decisione per poi trovarmi tra le dita il capezzolo divenuto turgido, sembrava un chiodo tanto era eccitato e pronunciato, ma non era certo freddo anzi, era caldo e invitante, man mano che lo stringevo con più forza aumenta l’intensità del suo ansimare che mi stava entrando nel cervello, feci scivolare l’altra mano giù fin dentro la gonna trovando i suoi slip bagnati, e intanto “la Ragazzina” sempre più eccitata si muoveva spingendo il suo culo contro di me, cazzo com’ero eccitato.
Portai la mano tra il tessuto degli slip e la sua pelle fino a sfiorare le labbra della sua fica, senza violarla, giocai con un dito tra la sua fessura e le grandi labbra, passando più e più volte con una estenuante lentezza, poi all’improvviso si staccò da me, sbuffando fece alcuni passi in avanti dandosi una sistemata ai capelli e ai vestiti, fece alcuni gesti anche teatrali come usare le mani a mo’ di ventaglio, e continuando a sbuffare intanto la guardavo incuriosito.
Meglio se ci fermiamo qui, mi disse guardandomi fisso negli occhi, per oggi, aggiunse, io anche se eccitato annuii, anche se non con molta convinzione in effetti, e cosa rimane da fare in questi casi se non accendersi una sigaretta per sdrammatizzare il momento, dal pacchetto ne tirai fuori due, una la porsi a lei e l’altra la misi tra le labbra, intanto lei aveva tirato fuori dalla tasca del cappotto l’accendino e mi accese la sigaretta e poi accese la sua.
Entrambi le fumammo velocemente, ampi tiri e copiose nuvole di fumo che si alzavano verso il cielo scuro, solo in lontananza guardando verso il mare si intravedevano alcune luci di un paio di navi in rada, io me stavo appoggiato su un fianco contro al muro, lei poco distante tenendosi in equilibrio sul palo di ferro della scala a chiocciola, ci guardavamo in silenzio mentre l’eccitazione scendeva, certamente la mia.
Ne fumò poco più della metà poi gettò il mozzicone lontano e venne con piglio deciso verso di me e mi abbracciò, io la strinsi forte in un gesto d’affetto, la comprendevo, poco dopo però “la Ragazzina” mi spiazza ancora una volta, mi prese per la mano spingendomi verso la scala dove si stava più appartati, zitto mi disse con un fare autoritario, zitto, ripeté guardandomi dritto negli occhi, e io zitto restai.
In quella parte del muro c’era una specie di appoggio, lei si sedette con me di fronte, le mani armeggiavano sulla fibbia della cintura che slacciò velocemente, con foga sbottonò i jeans e tirò giù la zip per poi abbassarmi jeans e boxer prendendo il pene barzotto con una mano portandolo verso lei, la guardavo estasiato, vedevo le sue labbra carnose sulla cappella rimasta umida, la lingua iniziò a giocare col glande, mentre la mano con movimenti molto lenti andava su e giù sull’asta che era tornata rigida, eccitato com’ero sapevo che sarei capitolato subito, e forse lo sapeva anche lei.
Sai che potrei venire subito, glielo dissi, ti avviso che non vorr…
non mi fece finire la frase, mi guardò con un sorriso che diceva tanto e poi riprese a succhiarmi la cappella ora tenendo con una mano lo scroto e la base del pene, cazzo come mi stava piacendo e sentivo che mancava poco ormai a capitolare, anche se cercavo in tutti i modi di prolungare quel momento, mi stava piacendo molto il modo che aveva di fare i pompini, altro che “Ragazzina”.
Portai le mani sulla sua testa che si muoveva sempre più veloce ma con un ritmo irregolare, le strinsi i capelli raccogliendoli tra le dita delle mani, sentivo che stavo per esplodere, ringhia di piacere cercando di soffocarlo in gola, vengo cazzo, vengo, ma lei continuò a succhiare concedendomi di godere nella sua bocca che si riempiva di calda sborra.
Non contenta continuò anche una volta che ero venuto, prolungando quel doloroso piacere, eh si gli piaceva proprio succhiare, concluse con dei baci sulla cappella ormai svuotata e asciutta, si alzò in piedi e a me venne naturale baciarla, anche perché adoro sentire il sapore del mio seme mescolato alla saliva di una donna, è qualcosa di intimo e che mi eccita, lei non si tirò indietro anzi, pareva aver gradito il gesto.
Restammo in quella intimità per alcuni minuti, poi lei guardò l’ora e vide anche che aveva un paio di chiamate perse, cazzo esclamò, non pensavo che fosse già così tardi, l’indomani mi disse che una era di sua madre e l’altra del ragazzo che la stavano cercando.
Ci salutammo velocemente e la “Ragazzina” con passo veloce si diresse verso l’auto, io me la presi con più calma che tanto non avevo nessuno che mi correva dietro, nel tragitto di ritorno mi fermai in una pizzeria al trancio che conoscevo e dove facevano una ottima pizza, presi il cellulare e trovai un sms di lei, hai posta, non mi rispondere qua, e….alla prossima??
Sorrisi e montato in auto mi diressi verso casa.
Questa è una di quelle storie che nascono per caso anzi no, è più corretto dire per sbaglio, infatti quel giorno fu una distrazione nel rispondere a un profilo convinto che era un altro, a dare il là.
In quegli anni usavo molto una community famosa e un giorno vedendo un profilo che per qualche motivo attirò la mia attenzione, decisi di lasciare un commento a qualcosa che avevo letto, credo era una frase di Fossati, in verità lasciai anche altri commenti qua e là, poi chiusi tutto.
Solo alcuni giorni dopo vidi tra i messaggi un profilo che non mi diceva niente, aprii il commento e solo dopo aver guardato i messaggi inviati’ realizzai che avevo sbagliato qualcosa, poco male.
Da quel primo scambio di battute ne seguirono altri nei giorni successivi, e “parlando” stavamo iniziando a fare conoscenza, anche se quando mi disse la sua età un po’ mi bloccò, comunque mai e poi mai avrei pensato che ci sarebbe stato qualcosa di diverso dello scambio di messaggi tra due entità virtuali e tali saremmo rimasti.
Evidentemente la divina provvidenza quel giorno era benevola anche se io ancora non lo sapevo, così confidenza dopo confidenza il tempo scorreva e di cose di lei me ne stava raccontando molte, anche che era fidanzata e nonostante la sua età molto giovane, stava insieme a un ragazzo suo coetaneo già da 8 anni, tra me e me pensai che era una condanna cazzo.
Nel frattempo mi vedevo con altre donne, sia conosciute nel vasto mare del virtuale e portate nel reale, sia nella vita di tutti i giorni, d’altronde non dovevo dar conto a nessuno, cosa che invece molte non se lo potevano permettere, ma a me andava bene così e pure a loro in fin dei conti, in ogni caso in quegli anni andava così!
Con la “ragazzina” avevo deciso di rimanere sempre un passo indietro, lasciando a lei la conduzione di questo gioco che nel frattempo si faceva sempre più interessante, tanto che a volte restavo spiazzato da alcune battute e in certi momenti era impegnativo rilanciare la palla nel suo campo, ma tenevo il punto.
Ormai erano passate alcune settimane, mi aveva mandato alcune foto di lei, sembrava ancora più giovane degli anni che aveva, su sua richiesta ricambia mandando una foto, seguirono degli apprezzamenti probabilmente di circostanza, poi una sera tardi mi trovai una serie di scatti di lei in intimo, impossibile non notare che aveva un seno molto prosperoso, il fisico non asciutto ma comunque armonioso, non risposi subito, ma quella certezza iniziale che tutto questo sarebbe rimasto solo qualcosa di virtuale iniziava a vacillare, ma non avevo intenzione di illudermi.
Il giorno successivo risposi con una battuta e alcuni complimenti, poco dopo arrivò la sua risposta, anzi arrivò un sasso che a quel punto non potevo ignorare e non raccogliere, Domenica sono libera ma non so cosa fare, solo questa frase, secca improvvisa, come il classico fulmine a ciel sereno, cazzo dissi tra me e me, ora basta fare il “bravo ragazzo”, qua il messaggio era chiaro, e a forza di rilanciare la palla la “ragazzina” era pericolosamente arrivata nella sua area di rigore.
La risposta non poteva che essere una, dove e quando, lasciandole il numero del cellulare, poco dopo mi arrivò un sms con ora e posto, che tra l’altro conoscevo e non mi dispiaceva per niente, era un lido al mare e anche se ormai eravamo a fine Ottobre, per me che amo il mare non poteva esserci di meglio, bè almeno considerata la situazione ovviamente, aggiunse anche di non usare il cellulare per ovvi motivi, a Domenica mancavano solo un paio di giorni e le nostre “chiacchierate” continuarono nel consueto modo.
Non nego che il pensiero di cosa sarebbe potuto succedere mi venne spesso, ma quando iniziavo a far volare la fantasia ecco che subito dopo tornavo coi piedi per terra, e finalmente quella arrivò il giorno, l’incontro era nel primo pomeriggio e per arrivare da dove vivo ci avrei messo una buona ora.
Durante il tragitto altri pensieri mi assalirono, e chilometro dopo chilometro scacciarli diventava sempre più arduo, poi ecco la strada per il lido e dopo un rettilineo e una serie di curve trovai da parcheggiare.
Per essere l’inizio dell’autunno quella giornata era più che generosa, c’era un bel sole e anche la temperatura era abbastanza gradevole, e questo aveva portato parecchia gente al mare, raggiunta la spiaggia la intravidi in lontananza che stava camminando con un cappotto tenuto nel braccio, un maglioncino con una lieve scollatura, una gonna nera ampia e comoda che le cadeva poco sotto le ginocchia e un paio di ray ban a goccia che si leverà molto più tardi.
Ormai eravamo uno di fronte all’altra, due baci sulla guancia come da costume, visi sorridenti e per rompere il ghiaccio feci un paio di battute, colsi un rosa intenso quasi rosso nelle sue guance, e anche se portava gli occhiali che non mi permettevano di guardarci negli occhi, inclinò la testa verso il basso sfuggendo il mio sguardo che era su di lei, che intanto continuava a mantenere le guance rosse per la timidezza.
Sempre a mo’ di battuta le dissi che allora non l’avrei più guardata, e mi girai dall’altra parte, in quel momento penso che mi ero inconsapevolmente levato via almeno 20, forse anche di qualcosa di più.
Per un paio di ore siamo andati avanti ed indietro lungo l’arenile, la sabbia bagnata dall’umidità e via via che il sole calava c’erano sempre meno persone a camminare, innocentemente mi aveva messo un braccio sotto al mio, ogni tanto ci fermavamo a parlare uno di fronte l’altra, cercavo di trovare i suoi occhi ancora celati dagli occhiali scuri, mi perdevo a guardare la fossetta su una sola guancia, ascoltando quel suo accento Emiliano che mi accendeva, le spostavo dal viso i capelli mossi dalla brezza respirando l’odore di salsedine che mi inebriava il cervello, ogni volta la mano si posava sulla sua pelle per qualche attimo in più della precedente, e lei non si ritraeva anzi, apprezzava inclinando il capo, tutto questo mi eccitava.
Poi ad un certo punto le chiesi se andavamo a prendere quel caffè, che poi era la scusa del nostro incontro, o l’alibi, poco importava, va bene mi rispose anche se non ho fretta, figurati io le risposi stringendola per la prima volta a me, le nostre labbra ora erano pericolosamente a pochi millimetri, sentivo per la prima volta il suo odore di “femmina”, poi si posarono delicatamente, attimi che avrei fermato, e forse gli avrebbe fermati anche lei, subito dopo finalmente si levò gli occhiali e potei vedere i suoi occhi neri.
Non c’era molta scelta, trovammo un bar aperto poco distante e ci sedemmo a consumare una tazzina di caffè, poi visto che eravamo all’aperto ci fumammo una sigaretta continuando a chiacchierare, solo che le battute iniziavano a riempirsi di maliziosi doppi sensi, continuavo a restare un passo indietro lasciando condurre tutto a lei, ma sentivo gonfiarsi il piacere che restava prigioniero dentro ai boxer, non era sicuro di quello che sarebbe potuto succedere, ma ero certo che prima di arrivare a casa avrei dovuto sfogare quella grande eccitazione che mi stava assalendo, e intanto il sole era definitivamente tramontato con l’aria che s’era fatta più frizzante e umida, in giro ormai non c’era quasi più nessuno, si potevano sentire le onde del mare sbattere nelle rocce delle piccole dighe a pettine a qualche decina di metri da dove eravamo seduti, ad un certo punto gli sguardi si incrociarono facendo calare un silenzio pieno di pathos, poi la sua mano prese la mia, andiamo che voglio vedere una cosa, mi disse quasi trascinandomi a se.
Ci dirigiamo nuovamente verso la spiaggia entrando da dove eravamo arrivati poco prima, ormai non c’era anima viva e finita quella stretta passerella fatta di lastroni di cemento piene di sabbia e foglie, svoltiamo lungo un muro bianco di uno stabilimento chiuso, una specie di patio che terminava con una scala a chiocciola sbarrata da dei pannelli, la sua mano stringeva ancora forte la mia, eccitato e curioso di capire cosa avrebbe fatto la “Ragazzina”, mi lasciavo guidare senza opporre resistenza.
In quella specie di androne riparato dalla brezza che nel frattempo era aumentata e quasi totalmente al buio della sera, mi spinse contro alla parete fredda del muro e nascosti dalla scala, le sue mani si intrecciarono alle mie allargando le braccia, cazzo come le avrei preso tra le mani il suo seno prosperoso per sentire la consistenza, strizzando i capezzoli, ma intanto il suo corpo era sul mio, muoveva il bacino premendo sul cazzo che ormai era rigido, poi iniziò a mordermi le labbra e giocare con la lingua, e ad ogni tentativo di baciarla si ritraeva sfuggendo e ridendo, e quando cercavo di ribellarmi e prendere in mano la situazione si allontanava di qualche passo sorridendo.
“La Ragazzina” aveva abbandonato l’iniziale timidezza, o chissà magari aveva saputo tenerla nascosta, di fatto quel suo atteggiamento faceva crescere in me il desiderio, quel tira e molla continuò ancora per pochi altri minuti, poi quando si avvicinò nuovamente ruppi gli indugi e la presi con decisione, o fu lei a farsi prendere, nell'avvicinarsi si voltò su se stessa dandomi la schiena, due passi indietro ed eravamo nuovamente appoggiati a quel muro ormai diventato bollente, d’impeto sbottonai il cappotto prendendo i seni tra le mani e stringendoli forte ma non con foga, intanto lei inclinava il capo all'indietro dandomi il collo che iniziai a baciare appoggiando delicatamente le labbra, sentivo per la prima volta distintamente il suo odore fresco, pulito, eccitante, oltre al suo respiro che si era fatto più profondo.
Nell’inclinare il capo portò il bacino all’indietro iniziando a strusciarsi su di me, il suo respiro divenne un sordo lamento appena marcato, sentivo alcune gocce bagnarmi i boxer mentre insisteva nello spingere il suo culo contro quello che era diventato un evidente rigonfiamento.
Infilai una mano dentro al maglione afferrando un seno troppo grande per la mia mano, iniziai a massaggiarlo e a stringerlo con decisione per poi trovarmi tra le dita il capezzolo divenuto turgido, sembrava un chiodo tanto era eccitato e pronunciato, ma non era certo freddo anzi, era caldo e invitante, man mano che lo stringevo con più forza aumenta l’intensità del suo ansimare che mi stava entrando nel cervello, feci scivolare l’altra mano giù fin dentro la gonna trovando i suoi slip bagnati, e intanto “la Ragazzina” sempre più eccitata si muoveva spingendo il suo culo contro di me, cazzo com’ero eccitato.
Portai la mano tra il tessuto degli slip e la sua pelle fino a sfiorare le labbra della sua fica, senza violarla, giocai con un dito tra la sua fessura e le grandi labbra, passando più e più volte con una estenuante lentezza, poi all’improvviso si staccò da me, sbuffando fece alcuni passi in avanti dandosi una sistemata ai capelli e ai vestiti, fece alcuni gesti anche teatrali come usare le mani a mo’ di ventaglio, e continuando a sbuffare intanto la guardavo incuriosito.
Meglio se ci fermiamo qui, mi disse guardandomi fisso negli occhi, per oggi, aggiunse, io anche se eccitato annuii, anche se non con molta convinzione in effetti, e cosa rimane da fare in questi casi se non accendersi una sigaretta per sdrammatizzare il momento, dal pacchetto ne tirai fuori due, una la porsi a lei e l’altra la misi tra le labbra, intanto lei aveva tirato fuori dalla tasca del cappotto l’accendino e mi accese la sigaretta e poi accese la sua.
Entrambi le fumammo velocemente, ampi tiri e copiose nuvole di fumo che si alzavano verso il cielo scuro, solo in lontananza guardando verso il mare si intravedevano alcune luci di un paio di navi in rada, io me stavo appoggiato su un fianco contro al muro, lei poco distante tenendosi in equilibrio sul palo di ferro della scala a chiocciola, ci guardavamo in silenzio mentre l’eccitazione scendeva, certamente la mia.
Ne fumò poco più della metà poi gettò il mozzicone lontano e venne con piglio deciso verso di me e mi abbracciò, io la strinsi forte in un gesto d’affetto, la comprendevo, poco dopo però “la Ragazzina” mi spiazza ancora una volta, mi prese per la mano spingendomi verso la scala dove si stava più appartati, zitto mi disse con un fare autoritario, zitto, ripeté guardandomi dritto negli occhi, e io zitto restai.
In quella parte del muro c’era una specie di appoggio, lei si sedette con me di fronte, le mani armeggiavano sulla fibbia della cintura che slacciò velocemente, con foga sbottonò i jeans e tirò giù la zip per poi abbassarmi jeans e boxer prendendo il pene barzotto con una mano portandolo verso lei, la guardavo estasiato, vedevo le sue labbra carnose sulla cappella rimasta umida, la lingua iniziò a giocare col glande, mentre la mano con movimenti molto lenti andava su e giù sull’asta che era tornata rigida, eccitato com’ero sapevo che sarei capitolato subito, e forse lo sapeva anche lei.
Sai che potrei venire subito, glielo dissi, ti avviso che non vorr…
non mi fece finire la frase, mi guardò con un sorriso che diceva tanto e poi riprese a succhiarmi la cappella ora tenendo con una mano lo scroto e la base del pene, cazzo come mi stava piacendo e sentivo che mancava poco ormai a capitolare, anche se cercavo in tutti i modi di prolungare quel momento, mi stava piacendo molto il modo che aveva di fare i pompini, altro che “Ragazzina”.
Portai le mani sulla sua testa che si muoveva sempre più veloce ma con un ritmo irregolare, le strinsi i capelli raccogliendoli tra le dita delle mani, sentivo che stavo per esplodere, ringhia di piacere cercando di soffocarlo in gola, vengo cazzo, vengo, ma lei continuò a succhiare concedendomi di godere nella sua bocca che si riempiva di calda sborra.
Non contenta continuò anche una volta che ero venuto, prolungando quel doloroso piacere, eh si gli piaceva proprio succhiare, concluse con dei baci sulla cappella ormai svuotata e asciutta, si alzò in piedi e a me venne naturale baciarla, anche perché adoro sentire il sapore del mio seme mescolato alla saliva di una donna, è qualcosa di intimo e che mi eccita, lei non si tirò indietro anzi, pareva aver gradito il gesto.
Restammo in quella intimità per alcuni minuti, poi lei guardò l’ora e vide anche che aveva un paio di chiamate perse, cazzo esclamò, non pensavo che fosse già così tardi, l’indomani mi disse che una era di sua madre e l’altra del ragazzo che la stavano cercando.
Ci salutammo velocemente e la “Ragazzina” con passo veloce si diresse verso l’auto, io me la presi con più calma che tanto non avevo nessuno che mi correva dietro, nel tragitto di ritorno mi fermai in una pizzeria al trancio che conoscevo e dove facevano una ottima pizza, presi il cellulare e trovai un sms di lei, hai posta, non mi rispondere qua, e….alla prossima??
Sorrisi e montato in auto mi diressi verso casa.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Ad occhi chiusi
Commenti dei lettori al racconto erotico