Il mio primo piolo
di
IL MICROBO
genere
gay
IL MIO PRIMO PIOLO
L'auto mi si era bloccata, l'ultimo Flixbus era strapieno, treni non ce n'erano fino alla mattina dopo. Che fare? Al bar mi hanno suggerito di fare autostop. Mi sono incamminato lungo lo stradone rassegnandomi a tirare fuori la manina. Ho rifiutato diversi passaggi che mi sembravano equivoci e finalmente si è fermato uno che mi sembrava un po' meglio.
-”Salta su dai”.
Parliamo del più e del meno. Imbocca l'autostrada. Si ferma in un Parking e mi dice.
-”Mo che si fa?”
Non me l'aspettavo. Mi prende una mano e la porta lì da lui. Mi fa sentire la “trippa per gatti” (così si è espresso). Ritiro la mano.
-”Mi scusi ma non ho mai fatto niente del genere”.
-”E a me che m'importa?”.
Detto ciò la sua mano mi palpa fra le gambe e si accorge che sono in tiro.
-”Fai tanto l'angioletto ma sotto sei vivo”.
Gli confesso che di fantasie sui maschi maturi e prepotenti ne avevo pur avute ma solo per aiutarmi a stare in sega.
-”Sarebbe anche ora di passare dalla teoria alla pratica, non ti pare?”
-”Forse sì”.
-”Spogliati dai che ho poco tempo”.
Dopo qualche esitazione mi sono levato canotta, pant e slip, porgendoli a lui che li reclamava per annusarli e poi li lanciava sul sedile posteriore. Ha tirato fuori il bestione. Mi ci ha fatto sedere sopra. Un manico di scopa.
-”Ti piace?”
-”Sì”.
Ha iniziato a dondolarmi prima sul lento e poi alla selvaggia. Si è fermato di botto e dopo un po' mi ha sloggiato.
-”Che bravo zozzetto che sei stato. Ti porto a destinazione ma mi dai il contatto se no ti perdo”.
La mia prima volta è finita così. Mi ha lasciato vicino a casa giusto in tempo per non essere fuori dall'orario che se no papy mi menava. La seconda, la terza, la quarta e così via, ho imparato altre cose che mi hanno fatto sentire meno bamboccio o come mi ripeteva lui il suo bel “Fila e fondi”. A fine estate abbiamo diradato ma qualche volta mi cerca ancora. Tutto sommato gli sono abbastanza riconoscente.
L'auto mi si era bloccata, l'ultimo Flixbus era strapieno, treni non ce n'erano fino alla mattina dopo. Che fare? Al bar mi hanno suggerito di fare autostop. Mi sono incamminato lungo lo stradone rassegnandomi a tirare fuori la manina. Ho rifiutato diversi passaggi che mi sembravano equivoci e finalmente si è fermato uno che mi sembrava un po' meglio.
-”Salta su dai”.
Parliamo del più e del meno. Imbocca l'autostrada. Si ferma in un Parking e mi dice.
-”Mo che si fa?”
Non me l'aspettavo. Mi prende una mano e la porta lì da lui. Mi fa sentire la “trippa per gatti” (così si è espresso). Ritiro la mano.
-”Mi scusi ma non ho mai fatto niente del genere”.
-”E a me che m'importa?”.
Detto ciò la sua mano mi palpa fra le gambe e si accorge che sono in tiro.
-”Fai tanto l'angioletto ma sotto sei vivo”.
Gli confesso che di fantasie sui maschi maturi e prepotenti ne avevo pur avute ma solo per aiutarmi a stare in sega.
-”Sarebbe anche ora di passare dalla teoria alla pratica, non ti pare?”
-”Forse sì”.
-”Spogliati dai che ho poco tempo”.
Dopo qualche esitazione mi sono levato canotta, pant e slip, porgendoli a lui che li reclamava per annusarli e poi li lanciava sul sedile posteriore. Ha tirato fuori il bestione. Mi ci ha fatto sedere sopra. Un manico di scopa.
-”Ti piace?”
-”Sì”.
Ha iniziato a dondolarmi prima sul lento e poi alla selvaggia. Si è fermato di botto e dopo un po' mi ha sloggiato.
-”Che bravo zozzetto che sei stato. Ti porto a destinazione ma mi dai il contatto se no ti perdo”.
La mia prima volta è finita così. Mi ha lasciato vicino a casa giusto in tempo per non essere fuori dall'orario che se no papy mi menava. La seconda, la terza, la quarta e così via, ho imparato altre cose che mi hanno fatto sentire meno bamboccio o come mi ripeteva lui il suo bel “Fila e fondi”. A fine estate abbiamo diradato ma qualche volta mi cerca ancora. Tutto sommato gli sono abbastanza riconoscente.
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