Turismo sessuale
di
IL MICROBO
genere
gay
TURISMO SESSUALE
Quando vado da turista in una delle nostre bellissime città d'arte, di giorno solo chiese e musei, di notte stazioni dei treni. Incontrare è facile, mi prendono subito di mira. Indosso sempre un peri nero attillato di solo pizzo che sul davanti mi strizza e di natica è una stringa quasi sepolta nel solco. Ce l'ho con me in valigia. È il mio portafortuna. Lo lascio uscire dal bordo dei pantaloni che si capisca subito di cosa vado in cerca. A Firenze il grande che mi ha avvicinato mi invitò a casa che stavamo più comodi. Gli ho fatto spogliarello in piedi. Mi ha preso per i fianchi. Si è strusciato come un'ameba.
-”Come ti chiami?”
-”Non lo so”.
-”Sei la mia Gigia. Aspetta che mi levo i pantaloni e diventi la mia topa”.
L'uccello neanche gliel'ho visto. Lo ha fatto subito sparire al caldo dentro il mio paradiso. La monta è durata poco ma è stata intensa. Si è subito rivestito.
-”Ti serve moneta?”
-”Anche no”.
-”Da dove vieni?”
-”Dal Veneto”.
-”Domani sei ancora qui?”
-”Sì”.
-”Allora ti aspetto per fare il bis”.
Sono rimasto a Firenze per tutta la settimana. Quel porco aveva degli amici e me li ha fatti conoscere. Lo abbiamo fatto a tre e anche a quattro. Ma è stata dura perché di culo ne ho uno solo e loro erano di minchia solida. Mi hanno fatto sentire una troietta, anche perché hanno voluto pagarmi il soggiorno.
-”Se torni allarghiamo il giro e ti facciamo conoscere ad altri”.
Il giro non so ma l'ano senz'altro. Che stalloni i fiorentini!
Quando vado da turista in una delle nostre bellissime città d'arte, di giorno solo chiese e musei, di notte stazioni dei treni. Incontrare è facile, mi prendono subito di mira. Indosso sempre un peri nero attillato di solo pizzo che sul davanti mi strizza e di natica è una stringa quasi sepolta nel solco. Ce l'ho con me in valigia. È il mio portafortuna. Lo lascio uscire dal bordo dei pantaloni che si capisca subito di cosa vado in cerca. A Firenze il grande che mi ha avvicinato mi invitò a casa che stavamo più comodi. Gli ho fatto spogliarello in piedi. Mi ha preso per i fianchi. Si è strusciato come un'ameba.
-”Come ti chiami?”
-”Non lo so”.
-”Sei la mia Gigia. Aspetta che mi levo i pantaloni e diventi la mia topa”.
L'uccello neanche gliel'ho visto. Lo ha fatto subito sparire al caldo dentro il mio paradiso. La monta è durata poco ma è stata intensa. Si è subito rivestito.
-”Ti serve moneta?”
-”Anche no”.
-”Da dove vieni?”
-”Dal Veneto”.
-”Domani sei ancora qui?”
-”Sì”.
-”Allora ti aspetto per fare il bis”.
Sono rimasto a Firenze per tutta la settimana. Quel porco aveva degli amici e me li ha fatti conoscere. Lo abbiamo fatto a tre e anche a quattro. Ma è stata dura perché di culo ne ho uno solo e loro erano di minchia solida. Mi hanno fatto sentire una troietta, anche perché hanno voluto pagarmi il soggiorno.
-”Se torni allarghiamo il giro e ti facciamo conoscere ad altri”.
Il giro non so ma l'ano senz'altro. Che stalloni i fiorentini!
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