Sempre apprendista 2
di
IL MICROBO
genere
gay
SEMPRE APPRENDISTA 2
QUANTI UCCELLI
Al calare del buio i dintorni delle stazioni dei treni di tanti anni fa erano terreno di conquista. Gli adulti patentati vi giravano in auto a caccia di giovanotti solitari a piedi.
Ci sono andato spesso a camminare senza senso oppure a sedermi su una panchina in attesa di qualcuno e di qualcosa. Quando un'auto in sosta lampeggiava i fari era un segnale preciso. Mi avvicinavo e venivo preso su. Ero un bel bocconcino e andavo a ruba.
Si raggiungeva la periferia in luoghi deserti o in un campo al termine di una stradina dove già mi avevano fatto calare i pantaloni e le mutandine a metà coscia e palpato un po'.
Il grande si apriva la cerniera e ne saltavano fuori dei bei cazzi, uno incredibilmente diverso dall'altro.
Venivo invitato a ciucciarli e lo facevo.
Sul sedile reclinato dopo tante manovre per destreggiarsi nel poco spazio a disposizione il culo glielo davo o meglio se lo prendevano.
Mi sentivo apprezzato e mi piaceva l'atmosfera di questi incontri occasionali alle prese con le intimità degli sconosciuti. Mi davano il senso del proibito.
Non di rado ci scappava il bis nelle giornate successive consumato dentro case di chi era scapolo. Mi offrivano un brandy che mi dava subito alla testa. Ci si baciava per scaldare i motori. Mi spogliavo e venivo ammirato, mangiato con gli occhi e cucinato col mestolo, più a pelle o che protetto.
Due chiacchiere nudi in salotto.
Qualche volta si faceva doccia insieme ed era bello insaponare ed essere insaponati.
Prima del congedo usciva dal portafoglio una banconota che rifiutavo sempre.
Bastava che mi riportassero dove ci eravamo incontrati per prendere l'ultima corsa della notte.
Quanti ne ho conosciuti in questo modo fin dentro gli slip, in fuga dalle regole del mondo e a tuffo nei pubi, quasi tutti più floridi del mio, con tanti cespugli, con l'albero maestro e due grosse noci di cocco, come si conviene ad un vero maturo.
SENZA PAROLE
È stato l'orgasmo più allusivo delle mia carriera. Sul treno da Parma a Bologna, da soli in scompartimento senza parlarci. Lui grondava di voglia senza toccarsi, mi guardava ma restava composto, con solo piccoli assestamenti dei lombi, quasi delle spinte che però tradivano in braga una solida eccitazione.
Sono un esperto di patte e la teneva in punta. Io che gli stavo di fronte me lo sentivo crescere nelle mutande.
Sudavamo e siamo diventati paonazzi, botta e risposta nel silenzio di un viaggio che ci ha portato a districare un traguardo senza nome, sigillato nell'involucro dei nostri vestiti, tradito dal trasalire introverso del nostro sotterraneo arrivare al dunque.
A cose fatte si è alzato senza salutare.
Siamo scesi insieme ma non c'è stato altro.
Forse tornava in famiglia da una moglie che lo aspettava.
La sborrata mi aveva inzuppato gli slip e faceva macchia sui pantaloni. Di fretta a casa mi sono cambiato, giusto in tempo per ricevere la visita del mio bello al quale non ho rivelato come lo avevo tradito, tra il poco dire il molto fare telepatico, di ciò che era successo senza succedere, nei limiti di una repressa indecenza che si era fatta largo, sepolta nel buio degli abiti, fra estranei in calore avvolti e travolti dalla felpata sincrona complicità di pochi gesti e di quello che ci era capitato di sputare dalle palle fino al prepuzio, in forma di densa lurida taciturna alluvione spermatica fine a se stessa.
CINEMA PORNO
Il Cine a luci rosse dava uno dei soliti sudici lungometraggi di bassa macelleria intitolato “Antica Roma”. Ne succedevano di tutti i colori ed era una parata di tette, di pubi e di sederi.
C'erano i gladiatori, gli schiavi, la gente del popolo, i centurioni e i “membri” togati del Senato, tutti indaffarati a non fare altro che sesso a tutte le ore e in tutte le maniere, tra maschi e femmine, o maschio su maschio, o da femmina a femmina.
In sala una sparuta rappresentanza di guardoni sparsi qua e là.
Lungo il corridoio vedevo tante cerniere aperte con il pulcinello a portata di mano.
Sono andato in fondo, distante dagli altri, in postazione deserta, vuota per poco. Ne sono arrivati due, uno da destra e l'altro da sinistra che mi si sono seduti fianco a fianco per farmi da guardie del corpo. Erano molto sincronizzati. Con la mano si strofinavano il pacco e facevano commenti volgari. Ho cominciato a strofinarmelo anch'io per la disperazione.
Si sono aperti. Lo hanno tirato fuori che sull'attenti e prima uno poi l'altro me lo hanno fatto succhiare a forza come se fosse stabilito che si doveva fare così. Li ho anche bevuti.
Si sono alzati senza degnarmi di uno sguardo e di un grazie. All'uscita dal film li ho trovati fuori. Mi hanno preso e fatto salire in auto.
A casa loro mi sono dovuto spogliare e rassegnarmi a venire toccato e ispezionato nei punti più sensibili, come i capezzoli che mi pizzicavano e il buchetto con dita dentro.
Tra di loro se la intendevano ma a me non rivolgevano la parola.
-”È un bel cucciolo vero?”
-”Ora lo mettiamo alla prova”.
A volo d'uccello mi hanno impalmato. Essere governato da due non mi era mai successo.
QUANTI UCCELLI
Al calare del buio i dintorni delle stazioni dei treni di tanti anni fa erano terreno di conquista. Gli adulti patentati vi giravano in auto a caccia di giovanotti solitari a piedi.
Ci sono andato spesso a camminare senza senso oppure a sedermi su una panchina in attesa di qualcuno e di qualcosa. Quando un'auto in sosta lampeggiava i fari era un segnale preciso. Mi avvicinavo e venivo preso su. Ero un bel bocconcino e andavo a ruba.
Si raggiungeva la periferia in luoghi deserti o in un campo al termine di una stradina dove già mi avevano fatto calare i pantaloni e le mutandine a metà coscia e palpato un po'.
Il grande si apriva la cerniera e ne saltavano fuori dei bei cazzi, uno incredibilmente diverso dall'altro.
Venivo invitato a ciucciarli e lo facevo.
Sul sedile reclinato dopo tante manovre per destreggiarsi nel poco spazio a disposizione il culo glielo davo o meglio se lo prendevano.
Mi sentivo apprezzato e mi piaceva l'atmosfera di questi incontri occasionali alle prese con le intimità degli sconosciuti. Mi davano il senso del proibito.
Non di rado ci scappava il bis nelle giornate successive consumato dentro case di chi era scapolo. Mi offrivano un brandy che mi dava subito alla testa. Ci si baciava per scaldare i motori. Mi spogliavo e venivo ammirato, mangiato con gli occhi e cucinato col mestolo, più a pelle o che protetto.
Due chiacchiere nudi in salotto.
Qualche volta si faceva doccia insieme ed era bello insaponare ed essere insaponati.
Prima del congedo usciva dal portafoglio una banconota che rifiutavo sempre.
Bastava che mi riportassero dove ci eravamo incontrati per prendere l'ultima corsa della notte.
Quanti ne ho conosciuti in questo modo fin dentro gli slip, in fuga dalle regole del mondo e a tuffo nei pubi, quasi tutti più floridi del mio, con tanti cespugli, con l'albero maestro e due grosse noci di cocco, come si conviene ad un vero maturo.
SENZA PAROLE
È stato l'orgasmo più allusivo delle mia carriera. Sul treno da Parma a Bologna, da soli in scompartimento senza parlarci. Lui grondava di voglia senza toccarsi, mi guardava ma restava composto, con solo piccoli assestamenti dei lombi, quasi delle spinte che però tradivano in braga una solida eccitazione.
Sono un esperto di patte e la teneva in punta. Io che gli stavo di fronte me lo sentivo crescere nelle mutande.
Sudavamo e siamo diventati paonazzi, botta e risposta nel silenzio di un viaggio che ci ha portato a districare un traguardo senza nome, sigillato nell'involucro dei nostri vestiti, tradito dal trasalire introverso del nostro sotterraneo arrivare al dunque.
A cose fatte si è alzato senza salutare.
Siamo scesi insieme ma non c'è stato altro.
Forse tornava in famiglia da una moglie che lo aspettava.
La sborrata mi aveva inzuppato gli slip e faceva macchia sui pantaloni. Di fretta a casa mi sono cambiato, giusto in tempo per ricevere la visita del mio bello al quale non ho rivelato come lo avevo tradito, tra il poco dire il molto fare telepatico, di ciò che era successo senza succedere, nei limiti di una repressa indecenza che si era fatta largo, sepolta nel buio degli abiti, fra estranei in calore avvolti e travolti dalla felpata sincrona complicità di pochi gesti e di quello che ci era capitato di sputare dalle palle fino al prepuzio, in forma di densa lurida taciturna alluvione spermatica fine a se stessa.
CINEMA PORNO
Il Cine a luci rosse dava uno dei soliti sudici lungometraggi di bassa macelleria intitolato “Antica Roma”. Ne succedevano di tutti i colori ed era una parata di tette, di pubi e di sederi.
C'erano i gladiatori, gli schiavi, la gente del popolo, i centurioni e i “membri” togati del Senato, tutti indaffarati a non fare altro che sesso a tutte le ore e in tutte le maniere, tra maschi e femmine, o maschio su maschio, o da femmina a femmina.
In sala una sparuta rappresentanza di guardoni sparsi qua e là.
Lungo il corridoio vedevo tante cerniere aperte con il pulcinello a portata di mano.
Sono andato in fondo, distante dagli altri, in postazione deserta, vuota per poco. Ne sono arrivati due, uno da destra e l'altro da sinistra che mi si sono seduti fianco a fianco per farmi da guardie del corpo. Erano molto sincronizzati. Con la mano si strofinavano il pacco e facevano commenti volgari. Ho cominciato a strofinarmelo anch'io per la disperazione.
Si sono aperti. Lo hanno tirato fuori che sull'attenti e prima uno poi l'altro me lo hanno fatto succhiare a forza come se fosse stabilito che si doveva fare così. Li ho anche bevuti.
Si sono alzati senza degnarmi di uno sguardo e di un grazie. All'uscita dal film li ho trovati fuori. Mi hanno preso e fatto salire in auto.
A casa loro mi sono dovuto spogliare e rassegnarmi a venire toccato e ispezionato nei punti più sensibili, come i capezzoli che mi pizzicavano e il buchetto con dita dentro.
Tra di loro se la intendevano ma a me non rivolgevano la parola.
-”È un bel cucciolo vero?”
-”Ora lo mettiamo alla prova”.
A volo d'uccello mi hanno impalmato. Essere governato da due non mi era mai successo.
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