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di
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tradimenti

Le braccia di Melissa disegnavano archi nell’acqua. La vent’enne sfilava in mezzo a due corde galleggianti rosse e bianche. La cuffia blu sporgeva appena. Sui venticinque metri di fondale della vasca si specchiavano le luci del palazzetto.
Letizia era accovacciata sul piastrellato bianco, vicino al bordo. Strinse il cronometro, quel giorno Melissa stava andando di merda. «Allunga di più la bracciata!» le urlò. L’eco rimbombò nella cupola bianca che sovrastava la piscina.
Melissa aveva talento, ma non lo sapeva usare. Erano sole nel palazzetto come ogni mercoledì sera. Ad allenarsi per i Campionati Assoluti.
Melissa raggiunse il fondo vasca. Letizia la guardò fare una capriola con le braccia raccolte al petto, per poi spingere i piedi contro il muro e tornare a nuotare in direzione opposta.
Il cronometro dava un minuto e quattro secondi, era lenta. Letizia sbuffò, allargo le braccia e si tirò su. «Cazzo, Melissa. Stai andando fuori tempo!»
Melissa aveva otto anni in meno di lei. Poteva essere sua sorella. Studiava violino, le mancavano tre anni per laurearsi in Beni Culturali. Ma era anche una promessa del nuoto italiano che proprio Letizia stava allenando.
Melissa finì i cento metri. Emerse dalla scaletta con la cuffia e gli occhialini. Il costume nero intero sgocciolava sul pavimento, si incollava sui fianchi snodati che ogni volta Letizia faticava a non guardare.
Le cosce di Melissa erano forti, toniche. Si sfilò gli occhialini.
Letizia le andò incontro. «Un minuto e trentadue» disse, secca.
Melissa tolse la cuffia e i capelli zuppi si appiccicarono alle spalle. «Pensavo peggio.»
«Che hai?»
Melissa torse le ciocche scurite dall’acqua. Fissava il piastrellato. «I cazzi miei.»
Stupida, viziata. Quanto avrebbe voluto sbatterla fuori dal palazzetto, dirle che con lei aveva chiuso. Letizia sospirò, annuì, non valeva la pena. «Così al campionato non ci vai.»
Melissa sollevò gli occhi, in una mano stringeva la cuffia e gli occhialini, l’altra sul fianco. Il costume pressava i seni, ne esaltava la rotondità. «Hai finito?»
Letizia scosse la testa. «Non fare la ragazzina.»
Melissa si infilò le infradito, si incamminò verso la porta che conduceva agli spogliatoi. I passi ticchettavano sul pavimento del palazzetto.
Letizia la guardò bene, le spalline nere del costume che si intrecciavano tra le scapole nude. Il sedere alto ondeggiava.
Letizia ne aveva parlato con Irene, a casa. Lei aveva fatto la finta gelosa. Letizia le aveva detto che non c’era pericolo, a Melissa piacevano i ragazzi.
Letizia gli andò dietro in quel caldo umido. «Vieni qui per favore?»
Melissa sparì dietro la porta. La seguì, si ritrovò nel corridoio con le luci fredde e la puzza di cloro.
Lì Melissa non c’era. Letizia sarebbe dovuta entrare nello spogliatoio, oltrepassare il confine professionale. Dirle che non sapeva cos’era il rispetto.
Sulla porta in fondo era appesa la targhetta “Spogliatoio Donne”. Letizia si avvicinò, bussò con le nocche. Accostò l’orecchio, sentì la zip di una borsa che si apriva. «Melissa?»
Letizia chiuse gli occhi, li riaprì. «Sto entrando.»
Aprì la porta e infilò le mani nelle tasche della tuta.
Melissa era davanti ad una panca di ferro, tutta nuda, i capezzoli tesi. Una striscia di peli scuri si stendeva verticale sul pube. Il costume era ammassato sulla panca e sgocciolava sul pavimento, accanto c’era un borsone blu.
Era soda, nei suoi vent’anni.
Letizia la osservò mentre rovistava nella borsa, tirava fuori il bagnoschiuma.
Melissa la guardò, le fece un mezzo sorriso. «Vuoi farti la doccia con me?»
«Voglio che parliamo.»
Melissa si voltò, mostrandole il sedere tondo e chiaro. «Dimmi.» Girò nell’angolo docce, non la sopportava.
Letizia la seguì in quella stanza aperta con le piastrelle alle pareti e i soffioni doccia fissati in alto. Non era mai entrata lì dentro. Non aveva mai visto una delle allieve lavarsi.
Melissa aprì il rubinetto. Reclinò la testa, fece andare il getto d’acqua sui seni e sulle gambe.
Letizia appoggiò una spalla al muro. «Il talento non basta, Melì. Serve la testa, l’impegno.»
L’acqua scrosciava, rimbombava. Melissa sparse il bagnoschiuma sui seni, li massaggiò. I peli della fica si erano fatti più neri. «Ho sbagliato la virata.»
«Hai sbagliato tutto.»
Non era vero. Qualcosa aveva fatto bene. Però voleva motivarla.
Melissa le diede le spalle, l’acqua defluiva sulla schiena e si infilava nel taglio delle natiche. Si mescolava con il sapone sul pavimento.
Guardarla la eccitava, Letizia avvertì il calore in mezzo alle gambe. Si staccò dal muro. «Vado a chiudere. Ti aspetto fuori.»
«Aspetta.» Melissa si voltò, insaponò l’interno coscia. L’acqua le cadeva addosso, i capezzoli bronzei e dritti, l’odore buono di bagnoschiuma alla pesca. La guardò e sorrise. «Ma è vero che ti piace la fica?»
Letizia inarcò le sopracciglia. «E quindi?»
Sapeva che giravano le voci.
Melissa si strofinò il pube, insaponava, le parve che lo stava facendo apposta. «Quindi è vero.»
Letizia le fece un cenno con il mento. «E a te piace?»
Melissa chiuse l’acqua e distese i capelli all’indietro. Appoggiò la schiena al muro, allargò le gambe appena. «Vieni qui.»
«Non giocare su queste cose.»
Melissa si toccò fra le gambe, la faccia seria che Letizia non aveva mai visto. «Non sto giocando. Vieni.»
Avrebbe perso il lavoro. L’avrebbe saputo Irene. Letizia si avvicinò con il cuore in gola, si fermò a mezzo metro da lei.
Melissa le prese una mano, le fece toccare il seno solido. Letizia deglutì. Melissa ci sapeva fare, le condusse la mano sull’addome, per cominciare, poi sull’inguine freddo dove scorrevano rigagnoli d’acqua. La spinse giù, e Letizia sentì sul palmo la striscia di peli umida.
Melissa socchiuse gli occhi e Letizia le mise due dita dentro. Melissa le strinse il polso forte, ansimò, l’aveva sorpresa.
Letizia tolse la mano, voleva altro, si accucciò e posò le mani sui fianchi bagnati di Melissa. L’altra allargò le gambe, le mise una mano dietro la nuca e le avvicinò la testa alla fica.
Letizia leccò le grandi labbra che sapevano di sapone e che non erano di Irene, la sentiva ansimare.
Melissa le accarezzava i capelli.
Letizia gliela leccò per qualche minuto.
Le ficcò il dito medio nell’ano stretto, Melissa rantolò, non si aspettava nemmeno questo. Letizia sentì le infradito di Melissa strusciare sulle piastrelle. Chissà se già lo aveva preso dietro, Melissa. Aveva un ragazzo che l’andava a prendere a fine allenamento. Affondò il dito, avanzava a fatica nel canale asciutto. E intanto leccava.
Poi tolse il dito, si alzò, prese aria. «Ti aspetto di là.»
Melissa annuì.
Letizia uscì dallo spogliatoio, le tremavano le gambe. Aveva fatto una cazzata, prese il cellulare dalla tasca. Apri Whatsapp, la chat con Irene.
Le scrisse Amore, sto tornando.
Abbiamo fatto qualche prova in più.
scritto il
2025-12-05
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