La vacanza in Grecia. La partenza

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LA VACANZA IN GRECIA. LA PARTENZA
Riordinavo vecchie foto a cui sono molto legata.
Ero giovane, molto giovane e tremendamente trasgressiva.
Mi sono imbattuta in vecchi scatti di un viaggio improvvisato in Grecia...
Mi è venuto un brivido di commozione a ricordare quei giorni lontani...
Mio marito e Carlo erano amici inseparabili.
Come ho già raccontato in una storia precedente, io e Carlo avemmo occasione di scopare all'insaputa di mio marito, e la cosa mi piacque a tal punto che di fatto diventammo amanti.
Ma il nostro era un rapporto esclusivamente sessuale: Carlo col suo modo di fare brutale e deciso mi eccitava terribilmente, e quel suo modo di schizzarmi in faccia, col suo getto potente e travolgente mi inebriava i sensi.
Era di giugno, ricordo, un giugno di molti anni fa, e mio marito, Carlo e io avevamo deciso di fare un viaggio in Grecia, uno di quei viaggi on the road, in macchina, accompagnati costantemente dalla musica a tutto volume.
Mia figlia era piccolissima e decidemmo di lasciarla in custodia a mia suocera che la adorava.
Avevamo programmato tutto: il percorso, le tappe, gli itinerari ed eravamo a pochi giorni dalla partenza quando mio marito, a causa di un imprevisto impegno di lavoro, non rimandabile, fu costretto a trattenersi a Torino per qualche giorno in più.
E così, di buon mattino, partimmo io e Carlo da soli, mentre mio marito ci avrebbe raggiunti a Salonicco qualche giorno dopo.
Ricordo che io e Carlo ci eravamo da poco messi in viaggio quando, afferratami la coscia con decisione, mi disse: Con me le mutandine mai. Toglile subito. Ho bisogno di tastare la tua fica per rimanere sveglio al volante.
Lo guardai sorpresa e senza dire nulla, mi alzai la gonna e mi tolsi gli slip.
Così va bene?, gli chiesi sventolandogli gli slip sotto il naso.
Per tutta risposta mise la sua grossa mano da falegname tra le mie gambe e prese ad accarezzarmi con decisione la fica.
La trattenne a lungo, mentre io già mi ero inumidita e iniziavo a smaniare di piacere.
Trattieniti puttanella, mi disse sorridendo e togliendo la mano. Stasera, in albergo ti do quello che ti meriti. Intanto lecca, mi ordinò mettendomi in bocca le dita umide dei miei umori.
Le leccai avidamente.
La musica andava, io un po' parlavo, un po' sonnecchiavo, un po' cantavo.
Dopo qualche ora ci fermammo a un distributore per fare il pieno.
Dormi, mi disse spingendomi contro lo schienale.
Ma io...
Ti ho detto dormi, troia!
Obbedii, e intanto lui mi alzava la gonna e mi apriva le gambe.
Mi pulisci per bene il vetro?
Carlo si divertiva a guardare la faccia del benzinaio che, mentre puliva il parabrezza, puntava la mia fica in bella vista con io che, spudoratamente, fingevo di dormire.
Entrammo finalmente in Croazia, ma dovemmo viaggiare ancora a lungo prima di arrivare a Zara.
Era già sera quando entrammo in albergo.
Cenammo e, tornati in camera, telefonai a mio marito.
Si tesoro, tutto bene. Si, abbiamo cenato benissimo... Certo, siamo in camere separate, mentii senza ritegno, mentre Carlo mi accarezzava le tette e la fica. Certo, ci vediamo a Salonicco, si... tra due giorni, va bene.
Mi ero fatta una doccia rilassante, uscii nuda dal bagno e Carlo era lì ad attendermi.
Mi prese con decisione, mi spinse in basso: Dai, fà quello che sai fare, puttanella, mi disse afferrandomi i capelli.
Inginocchiata davanti a lui gli sbottonai i pantaloni, estrassi il suo cazzo già gonfio e presi a fargli un pompino.
Quando fu eccitato al punto giusto mi spinse via: sul letto, troia!, mi ordinò deciso.
Mi eccitava essere trattata in quel modo da Carlo, desideravo essere la sua puttana.
Mi allungai sul letto, con le gambe allargate e mi masturbavo mente Carlo si spogliava lentamente.
Si allungò su di me e prese a baciarmi in bocca leccandomi avidamente la lingua.
Quel cornuto di tuo marito che dice?
Niente, niente...mugolavo mentre mi leccava la fica e con le mani mi straziava i capezzoli.
Mi allargò le gambe con decisione, con una mano afferrò il suo cazzo, con l'altra mi allargò la fica e con un colpo secco e potente mi penetrò con forza.
Emisi un urlo e rimasi per qualche secondo senza fiato.
Lui cominciò a spingere con veemenza, pompando sempre più velocemente.
Mi afferrò per la gola mentre il suo cazzo entrava e usciva dalla mia fica bagnata sempre più veloce, quasi freneticamente, e io venni ululando come una cagna in calore.
Esce all'improvviso, mi gira, mi solleva, mi allarga le gambe, tuffa la sua lingua nel mio culo, lecca avidamente il buco, ci ficca un dito, poi un altro, e io gemo di dolore e di piacere.
Sento il suo cazzo penetrarmi nel culo.
Ansimo, ancheggio, urlo sommessamente per non farmi sentire, mentre il suo cazzo mi riempie il culo.
Spinge come un forsennato per un po', poi esce, mi rigira, sale su di me col cazzo in mano si sega per qualche secondo prima di schizzarmi in faccia col suo getto potente e abbondante.
Uno, due, Spalanca quella bocca puttana!, tre, quattro, cinque schizzi di sborra che, ritmicamente, mi riempiono la faccia, i capelli, la bocca, gli occhi.
Non vedo più nulla, mi sento sommersa da un torrente di sperma caldo, che lecco, ingoio, mentre Carlo mi passa il suo cazzo sul viso per raccogliere la sborra e farmela leccare.
Sono sfinita.
Mi hai distrutta, porco!
Zitta e lecca, troia, mi risponde mettendomi in bocca il suo cazzo ancora pieno di sborra.
Non so per quanto tempo leccai e ingoiai la sua sborra.
A un certo punto finalmente lui si alza e va in bagno.
Resto allungata sul letto.
Mi passo le dita sul viso per andare a raccogliere le tante tracce di sperma ancora presenti.
Cerco di pulirmi alla meglio gli occhi.
Lecca tutto, puttanella, mi dice Carlo che, uscito dal bagno, mi guarda divertito.
Metto tutto in bocca, ingoio passandomi la lingua sulle labbra.
Lo guardo: contento?
Come inizio non c'è male, troietta, ma ora vatti a lavare, dai, che fai schifo, e mi spinge con decisione fuori dal letto.
Telegram @seduzioneamaranto per chat
Canale Telegram, libero, per immagini di me, link nella mia pagina Instagram @ladyam.annamaria
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2026-03-07
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