Visita in ufficio

Scritto da , il 2021-11-16, genere dominazione

E’ da stamattina che sono decisa a sorprenderti, mi presenterò da te in ufficio alla fine del tuo lavoro senza nessun preavviso. Finisco di scrivere l’ultima mail e poi via a casa. Doccia, crema in ogni angolo del corpo in attesa della scelta del dress code. Completamente nuda rimango per un po' indecisa su cosa mettere, so cosa ti piace, me lo hai detto e scritto più volte questo dovrebbe facilitare il compito, ma l’indecisione femminile si sa è proverbiale.
Ho deciso, collant 50 denari neri con disegni, aperti al cavallo, rigorosamente niente intimo, un vestito corto a minigonna con in vita un cinturone con fibia tonda in metallo.
Calzo un paio di stivali neri a punta, e sono pronta.
Dieci minuti di macchina e sono nel parcheggio. Trovo all’ingresso la segretaria che sta raccogliendo le sue cose pronta ad involarsi. Se la targhetta sulla scrivania è la sua si chiama Giulia, ed è una figa spaziale, se non fossi venuta qui per te ci proverei. “Buonasera Giulia, ho un appuntamento con il Dottor L”
E’ meraviglioso sentire lo stupore della tua voce nell’interfono, “un appuntamento? Non ricordavo affatto”, Giulia è ovviamente imbarazzata, domanda cosa deve fare, tu le dici di accompagnarmi al tuo ufficio.
Busso, ti sfotto persino chiedendoti "Posso entrare, Dottore?"... ho un cappotto a quadri bianchi e neri, una stola nera in fil coupè che fascia il collo e le spalle, indosso guanti neri in pelle... “Diosanto, Serena, una donna così lo fa morire un uomo come me” ti sento dire... e il dubbio non ti sfiora neanche per un attimo: hai capito che sono venuta qui esclusivamente per scopare...
Mi lasci sulla porta perchè adori ammirarmi. Non sei di quegli uomini di ghiaccio, narcisisti patologici,... no tesoro, tu mi desideri apertamente, e il mio unico obiettivo in quest'istante è di metterti al servizio del mio piacere... mi sciolgo la stola, lascio cadere i guanti sul divanetto in pelle che hai in ufficio...
Mi avvicino a te e ti vedo in profondo affanno, hai un nervosismo che fa muovere spasmodicamente le tue gambe. Attraverso il tessuto intuisco che il tuo cazzo è diventato duro e grosso.
Mi siedo sulla tua bellissima scrivania di legno intarsiato in modo frontale a te, appoggio i miei stivali sui poggia bracci della tua poltrona aprendo le gambe a compasso.
Ti chini, ho gli occhi lucidi. me li guardi, mi sorridi, in ginocchio sfili dolcemente un mio stivale...
Mi guardi la figa, … me la violi con gli occhi con suprema impudicizia, le tue iridi verdi accarezzano le mie grandi labbra sottili, misurano lo slancio del mio clitoride eretto, sfiorano la dolcezza delle piccole labbra, frugano il vestibolo vulvare, disegnano spirali sull’ingresso frastagliato della mia vagina…
I tuoi occhi voluttuosi percorrono il breve tratto liscio del mio perineo e si attardano in interminabili blandizie sullo sfintere del mio ano. Capisco che non risparmierai un brandello della mia regione vulvoanale.
Prima di leccarmi sulla figa baci l’interno delle mie cosce: baci morbidi, che mi raggiungono il cervello sia per l’aderenza delle labbra alla mia pelle sia per il romantico piccolo schiocco appassionato… dalla superficie della coscia scendi nella piega che la gamba forma nella giuntura con il mio inguine: qui le vene pulsano, l’aroma del mio sesso è molto più intenso, sono eccitata in modo delizioso e tu ne sei felice… mi divarichi le gambe con le mani, mi baci sulle labbra della figa, io sussulto mentre con la punta della lingua incominci a tormentare le creste più soffici che incoronano l’ingresso della mia vagina… mi baci leccandomi, mi penetri con la lingua sempre più in profondità, alterni baci a pennellate della lingua finché non rendi la mia passera un tiepido mare di sugo. Solo a questo punto ti dedichi al mio clitoride.
Ti accorgi che ho un clitoride perfetto per il sesso orale: prominente il giusto per essere succhiato avidamente e con dolcezza. Ti disponi comodo passandomi il braccio sinistro sotto la coscia, intanto che avventuri la tua mano destra a caccia del mio seno… mi succhi il clitoride con perduta passione e nel frattempo mi palpi le tette, che sono meravigliosamente rassodate dal piacere, alternando l’una all’altra, stringendole, sfregandone le areole con le dita e con i palmi, arrotandone i capezzoli fra i polpastrelli del pollice e dell’indice… io gemo, mi contorco posando i piedi sulla tua schiena nuda… mi succhi il clitoride e mi penetri la figa con due dita, che iniziano a scoparmi con un’energia sempre maggiore… la mia vagina è un fodero bollente e palpitante di lussuria, lo sento da come si chiude e si riapre spasimando intorno alle tue dita… l’orgasmo mi travolge, tu lo bevi… ti passo una mano tra i capelli... entrambi ne vogliamo ancora, non siamo che ai primordi del viaggio… mi baci l’ombelico, vieni su, mi baci e mi lecchi le tette, mi baci in bocca.
Ancora tremante mi inginocchio ai tuoi piedi, ti accarezzo le tue gambe forti e muscolose. Davanti a me si staglia il tuo membro eretto e depilato che da leggeri scatti di tremolio.
Mi appoggio con le mani alle tue cosce leggermente divaricate e dure come il granito e tenendo fisso il mio sguardo sul tuo viso incomincio a leccarti lo scroto, le tue palle sono grosse, dure e immagino piene. Inizio a succhiarle, prima una poi l'altra e infine entrambe. Tu incominci a sospirare come un treno a vapore, stai per chiudere gli occhi, ti urlo “ guardami, non staccare mai gli occhi dai miei, mai!!".
Tu torni a fissarmi, il tuo sguardo è pieno di voglia, io con il mio ti assicuro che ti porterò in paradiso. Incomincio con la lingua la risalita lungo l'asta tremante, piano, a tratti pianissimo. Quando ti lecco il frenulo il tuo cazzo trema come in preda ad un attacco epilettico, poi con la punta della lingua lecco tutto attorno al tuo glande come se lo stessi limonando. Dopo averlo leccato mi fermo per un istante, immobile. Tu hai uno sguardo impaurito e dolcissimo, i miei occhi ti sorridono facendoti capire che il bello deve ancora venire.
Il momento è giunto, apro la bocca e inghiottito il tuo glande incomincio a succhiarlo in modo costante e ossessivo, fai una fatica a tenere gli occhi aperti ma fai di tutto per resistere. Allargo la stretta delle labbra e con la bocca lo ingoio tutto, è grande, lungo, sbatte contro il palato molle, l'ugola, incomincio a lacrimare e avere i primi conati di vomito, ma devo resistere, voglio resistere.
Poi io mi alzo in piedi, sotto il tuo sguardo indagatore e circospetto faccio il giro della scrivania. Con le mani ti invito a seguirmi, mi assecondi, mi inginocchio di schiena sul divano, tu mi palpi il culo e osservi il diamante del mio plug anale... ho la figa fradicia che inzuppa la tua mano che me la sta palpando, me la frughi indecentemente... “ma ora chinati, tesoro, scendi con la testa sul sedile”, mi dici.
Mi metto a faccia in giù, il culetto teso al lampadario... ti espongo la figa con orgoglio e sfacciataggine, ostento il giocattolo con cui predispongo l'altro ingresso al destino che lo aspetta... inizi a leccarmi, accovacciato, segandoti il cazzo come un vero maiale... indugi con la bocca sulla figa, me la scavi, me la mangi, me la bevi, dai leccate ampie e mirate in una successione che adatti ai miei spasmi vaginali, ai miei succhi abbondanti, ai miei gemiti sempre più forti... ti accarezzo il viso con la mano anche se non posso vederti, ... mi estrai il plug anale con i denti, lo getti sul tappeto, mi pianti la lingua nel buco del culo e ce la affondi... mi piace atrocemente,...
"Inculami", ti ordino ansimando, "Subito! adesso! cazzo!". Ti sollevi, ti sputi sul cazzo, mi inculi come lo desidero, senza la minima pietà... mi fai male, poi passa e incomincio a godere...
L'intestino ti si arrotola sul glande come bambagia soffice e bollente intrisa di umori... mi apro morbidamente, mi penetri nel culo centimetro dopo centimetro fino a quando le tue palle nello scroto mi accarezzano la passera grondante... mi afferri saldamente per i fianchi, avvii un movimento fluido e risoluto che non lascia scampo a nessuno dei due... mi scopi come un uomo che possieda la sua donna, io vengo in un orgasmo che mi monta dall'addome verso il petto con spirali di piacere.
Voglio guardarti quando vieni, per questo mi divincolo tornando ad inginocchiarmi ai tuoi piedi, hai una grossa cappella che mi dà soddisfazione, incomincio ad adorarla con la lingua, con le labbra, con l'identica perduta devozione di una sacerdotessa che lecca il suo dio... mi piace leccare l'uccello, lo faccio sapientemente come la professionista più scaltra. Te lo sollevo dritto in verticale, ti bacio e risucchio le palle perfettamente glabre... tu mi accarezzi il collo sotto i riccioli, avventuri le tue mani a caccia delle tette, me le palpi avidamente indugiando sui capezzoli con perfidia, lo sai quanto siano sensibili... in questo momento ti amo, poi mi passa, ma adesso ti amo... mi spingi la cappella fino in fondo alla gola per sentire quale rapido affanno, quale breve conato trattenuto stabilisca che ora io sono tua...

Mi lancio verso la dirittura finale, le mie mani sempre serrate sulle tue cosce, la mia bocca incomincia un sali scendi forte, impetuoso, questo è il momento di solito dove incomincio a godere anche io. Il tuo piacere sta crescendo a dismisura, mugoli, sbuffi, poi la vetta si staglia, inesorabile di fronte a noi in questa impervia risalita. Le tue gambe incominciano a tremare, sento il tuo cazzo irrigidirsi, la tua cappella gonfiarsi. Difficile poter spiegare il potere di dominio assoluto che si possa provare nei confronti dell'altro in quei momenti.
E poi...., Ti liberi, urlando emetti tre schizzi in rapida successione che mi arrivano direttamente in gola. Tremo anche io perché come per osmosi sono di nuovo venuta.
Mi stacco per farti vedere che in bocca non ho più nulla, neanche una goccia è stata persa, il bagnato che c'è in terra è rappresentato dai i miei umori colati.
Rimango inginocchiata, ti cingo con le mani i tuoi glutei appoggiandomi con il viso sul tuo cazzo mentre tu mi accarezzi la nuca giocando con i miei ricci.


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