Serata con Lucrezia

Scritto da , il 2021-11-11, genere saffico

E’ giovedì quando vengo messa a conoscenza che il fine settimana i miei uomini di casa mi lasceranno da sola. Sapere che sarei rimasta sola per un intero fine settimana mi fa immediatamente pensare a te.
Ho già di fatto scritto il messaggio quando decido di cancellarlo, te lo voglio comunicare di persona, desidero vedere la tua espressione.
So che stai lavorando, entro al supermercato cercandoti, appena ti vedo te lo dico a bruciapelo. Mi fissi, mi sorridi maliziosa dicendomi che entro sera mi farai sapere.
Le ore passano, continuo in maniera nevrotica e ossessiva a guardare il telefono in attesa di un messaggio che non arriva. Sono talmente nervosa che non riesco a mangiare, mi sto assopendo sul divano quando sento arrivare un messaggio. E’ tuo, un vocale, faccio un sospiro prima di ascoltarlo, mi dici che sei riuscita a liberarti solo per il venerdì sera. Raggiante come una bambina ti rispondo con un cuore che pulsa e uno schiocco di labbra.
In casa è già tutto pronto una piccola cena fredda ci attende quando ne avremmo voglia. Io ti sto aspettando con solo una vestaglia di seta rosa aperta e un paio di dècolletè rosse fuoco tacco 15, io così piccola voglio arrivare alla tua altezza.
Sento suonare, ti aspetto sulla soglia, appena entri rimani a bocca aperta, non dici nulla, mi metti la lingua in bocca incominciando ad accarezzare prima i miei capezzoli per poi scendere in mezzo alle mie gambe, “come fai ad essere sempre così bagnata?” mi sussurri.
Ti aiuto a spogliarti, ci abbracciamo nude, strette, sentiamo il battito accelerato l’una dell’altra. Poi ti chini fino ad inginocchiarti e ad infilare la tua lingua in mezzo alle mie gambe.
L’equilibrio su quei tacchi è instabile, a un metro c’è il tappeto persiano, mi fai stendere sulla schiena ricominciando a baciarmi mentre con un dito ti avvicini alle mie creste anali che incominci a lavorare.
Mi chiedo ogni volta come tu sia capace a leccare così bene, il modo perfetto che hai di lavorare le piccole e le grandi labbra, la tua bravura nel succhiare il clitoride.
Un’onda sta salendo forte, inesorabile quando decidi di cambiare posizione, ti stendi tu e mi fai sedere sul tuo viso. Adesso lecchi più forte di prima, non resisto più, tremo come una foglia, ci sono, ecco adesso vengo urlando nella tua bocca, sono sensibilissima ma tu non accenni a smettere, sembri una indemoniata.
Riesco a sottrarmi, ti faccio sedere sulla vicina poltrona con le gambe appoggiate ai braccioli, mi accuccio e incomincio a leccarti l’interno delle cosce mentre tu giochi con i miei ricci, dici di amare tanto i miei capelli, la criniera della leonessa come la chiami tu.
Prima di tuffarmi nella tua figa osservo i tuoi capelli biondi, i tuoi occhi verdi, quelle tette così belle, mi sorridi e con ancora le mani nei miei capelli mi spingi con decisione al mio lavoro. Il sapore della tua figa mi sale fino al cervello, non impossibile forse ma sicuramente difficile trovarne di più buone. Quando vieni quasi mi soffochi tanto mi tieni forte la testa, lentamente sento lasciare la presa, mi sollevo mi siedo su di te e baciandoti ti restituisco in parte il succo del tuo godimento.
Mangiamo qualcosina imboccandoci a vicenda in un clima di piacere e godimento.
Amare una donna non potrà mai essere come farlo con un uomo, sto pensando questo mi ti osservo sorridere, sono convinta che tu abbia capito cosa mi passa per la testa e infatti ti avvicini mi baci dicendomi “lo penso anche io…”
Ti propongo di darci una lavata prima di andare a letto. Una volta riempita la vasca dell’idromassaggio ci sistemiamo con le gambe incrociate e prendiamo a baciarci senza staccarci mai. Un bacio lunghissimo, insistito, continuato, difficile quantificarlo nel mentre entrambe ci accarezziamo a vicenda.
La voglia del tuo sesso risale prepotente, ti faccio alzare e sedere sul bordo prendendo in contemporanea a leccarti il clitoride mentre con due dita ti scopo. Urli e gemi come una pazza, sono così eccitata che rido e piango insieme.
Ci asciughiamo una di fianco all’altra, tu finisci prima, i ricci danno sempre più lavoro, rimango sola in bagno tu mi hai anticipato in camera da letto. Apro il mobiletto prendo lo strap on me lo lego in vita e ti raggiungo.
Il tuo sguardo non riesce a celare l’enorme desiderio, come se non godessimo da giorni, ungo l’arnese del piacere e ti sussurro “sei pronta a farti scopare mia dolcissima troia?” La tua risposta è nei fatti spalanchi le tue cosce in modo osceno pronta a ricevermi...
Vogliamo perderci in un vortice di lussuria assoluta, con la speranza puerile che questa notte non finisca mai.

Questo racconto di è stato letto 3 6 0 2 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.