Amsterdam - Just fuck

Scritto da , il 2020-09-04, genere etero

Due ore dopo, morbidamente adagiata sulla poltrona della sua camera e completamente nuda, valuto se lo smalto rosa che Debbie mi ha prestato si sia asciugato del tutto. Mi osservo le mani soffiandoci sopra un’ultima volta, poi alzo i piedi e allargo le dita di fronte a lei. “Come ci riesci?”, domanda incuriosita. Alzo le spalle, non lo so, ci riesco da sempre. La guardo mentre si tampona con l’accappatoio di spugna per asciugarsi dalla seconda doccia del pomeriggio. Improvviso, uno squillo. La guardo interrogativa.

– Deve essere quello di Just Eat – risponde.

– Just Eat? – chiedo mentre si avvia a rispondere al citofono.

– Sushi, ti piace spero – risponde quando ritorna da me – fammi un favore, mettiti una cosa addosso e vai ad aprirgli, mi asciugo e arrivo con i soldi…

Mi infilo la solita t-shirt lunga che uso per dormire e vado alla porta. Apro e dopo un po’ dalle scale appare un ragazzo. Dovrei dire un bel manzo, perché in effetti lo è. Fa un’espressione come a chiedere “è qui?”. Come se non si aspettasse di vedere me. Gli dico “yes” e lui fa la faccia ancora più stupita. Ma il suo stupore è nulla paragonato al mio quando vedo arrivare Debbie. Non ha più l’accappatoio addosso, ma non ha addosso nemmeno nient’altro. Lancia un radioso “hello!” al ragazzo, gli getta le braccia al collo, lo bacia. Lui ricambia come se fosse la cosa più normale del mondo e nei venti secondi che limonano le mette le mani ovunque. Tette, capelli, fica, fianchi, culo. Ovunque. Un polipo. Rimango basita. Non è che non capisca, eh? Ma rimango basita lo stesso e non so che cazzo dire o fare.

Debbie gli si struscia scandalosamente addosso e poi lo prende per mano, lo conduce nella zona living, lo fa sedere sul divano. Gli dice qualcosa di incomprensibile in olandese cui il ragazzo risponde con uno sguardo, stavolta sì, di stupore. Debbie si volta verso la sottoscritta e mi fa “è italiano come te, sai?”. Penso per un attimo “cazzo, dopo la commessa del sexy shop anche il sexy rider?”. Ma non ho tempo di pensare alla nomea dei miei connazionali perché lui, del tutto pleonasticamente, mi domanda “sei italiana pure te?” proprio mentre Debbie si inginocchia di fronte a lui e gli apre i pantaloni. Sento la risatina che fa quando osserva che, sotto le mutande, c’è qualcosa che è già bella gonfia.

– Perché vuole farmi un pompino davanti a te? – chiede con lo stesso tono con cui potrebbe chiedermi, che so, se mi piace l’idea di cenare a sushi.

– Non lo so… – rispondo ancora interdetta e stordita da quanto sta avvenendo.

Debbie chiede, in inglese, cosa ci stiamo dicendo. Il ragazzo, a occhio, glielo spiega. Ma in olandese. Debbie si volta a guardarmi e mi sorride come se chiedesse “non è quello che volevi?”.

– Ha solo sedici anni, ma è una vera pervertita… – gli sussurra lei, in inglese, tirandogli finalmente fuori un cazzo già in discreta forma – sei sfortunato però, le piacciono solo le donne.

E’ chiaro che parla in inglese per permettermi di capire. Per farmi capire qual è il gioco, direi. Si volta verso di me impugnando quel cazzo e segandolo piano piano, mi sorride. Poi si mette all’opera. Partendo dal basso con delle piccole leccatine, piantandogli gli occhi addosso. Risale con bacetti e colpi di lingua lungo l’asta, che tiene su morbidamente con una mano. Sento il crampo della voglia. E anche quello dell’invidia. Perché nonostante le abbia detto che mi sarebbe piaciuto vederla in azione, piacerebbe a me tenere in mano quella mazza. Non è nulla di esagerato, però è un bel cazzo, anche sotto il profilo estetico. Avrei voglia di annusare l’odore di maschio, sentirne la consistenza, subirne le spinte sempre più impellenti fino alla gola, soffocare e lacrimare fino ad assaporarne l’esplosione, sentire le vibrazioni e vedere gli addominali di lui che si contraggono impazziti. Avverto distintamente la schiusa della fica, è come se mi avvertisse: “Ora mi squaglio”.

– Le ho detto che avevo voglia di fare un pompino – gli dice Debbie prendendosi una piccola pausa e indicandomi con un cenno del capo – e che avrebbe dovuto guardare. E’ una piccola punizione, non si è comportata tanto bene…

– Ti fai scopare da questa puttana? – mi domanda il ragazzo in italiano.

– Sì… – sussurro. Sussurro e basta, non potrei fare altro. Mi sto eccitando a morte.

Debbie reclama un’altra volta la traduzione, lui gliela offre.

– Non solo da me – gli dice – dovevi vedere cosa ha combinato questa notte con me e un’altra…

– Sei troia come lei? – mi domanda ancora il ragazzo, stavolta in inglese.

– E’ sulla buona strada – gli sussurra Debbie interrompendosi un attimo – peccato solo che il cazzo le faccia schifo… non sa cosa si perde…

Lui mi rivolge un’occhiata tra lo stupito e l’interrogativo. E a dire il vero sono sorpresa anche io dalle parole di Debbie, ma per tutt’altro motivo. Abbasso lo sguardo come intimidita da quello che il ragazzo mi rivolge, ho capito che Debbie mi ha infilata dentro un gioco che non so dove ci porterà, ma che mi tocca giocare sino in fondo. E questo mi fa impazzire anche di più.

– Non ti piacciono i ragazzi? – chiede lui insistendo per mettere le cose in chiaro.

– No… – mormoro continuando a tenere gli occhi in basso.

– E fino a ieri notte era stata solo con una ragazza – si inserisce Debbie a bassa voce – si erano giurate amore eterno ma poi quell’altra…

– Quell’altra? – domanda lui.

– Ha capito che… – risponde Debbie con un’intonazione oscena, strusciando ancora più oscenamente la guancia sul cazzo ormai bello duro del fattorino – non è vero Sletje?

– Ti chiama Sletje? – chiede il ragazzo.

– Sì…

– Sai cosa vuol dire?

– Sì…

– Cosa ci fai qui?

– Sono in vacanza-studio… – dico balbettando ma di getto, senza nemmeno rendermi conto che in questo momento, in Italia, le scuole sono cominciate o stanno per cominciare – ma domani devo ripartire…

– Non era molto controllata qui, sai? – gli sussurra Debbie dopo avergli dato un bacio sulla cappella – l’ho salvata una sera fuori da un locale mentre tre ragazzotti la stavano toccando dappertutto e cercavano di baciarla… era ubriaca fradicia… rideva e piangeva.

L’idea di essere una piccola fiammiferaia alla mercé di tutti e raccolta dalla strada mi dà una scossa. E inoltre, Debbie non lo può sapere perché non gliel’ho mai raccontato, ma l’immagine di me stessa ubriaca persa che si ritrova in balia di sconosciuti si sovrappone perfettamente alla me stessa dell’ultimo anno di liceo, alla festa di un sabato sera che, sia pure a brandelli, mi è rimasta nella memoria. “Come ti chiami?”, “Annalisa…”, “dicono che sei molto brava….”, “ahahahah… a fare cosa?”, “dai, faccelo vedere anche a noi”. Erano il fratello di un mio compagno di classe e un suo amico, entrambi universitari. A dire loro che fossi “molto brava” era stato, evidentemente, il mio compagno di classe.

– E te la sei portata a casa e te la sei fatta? – domanda il ragazzo a Debbie mentre si protende un po’ in avanti e le pinza leggermente i capezzoli.

– Sei perspicace… – risponde lei dopo un gemito di piacere, slinguazzandogli la punta del cazzo.

– Sei davvero una puttana…

– Mi fai sempre troppi complimenti…

Detto questo, Debbie rompe gli indugi. Gli accarezza morbidamente i coglioni e si infila tutto quel palo di carne e sangue fino alla gola. Il ragazzo rantola abbandonando la testa all’indietro e chiudendo gli occhi mentre ripete “puttana”, ma stavolta in olandese, “slet…”. Credo proprio che per qualche secondo perda la cognizione del tempo e dello spazio. Debbie se lo sfila dalla bocca e per un po’ si gode l’estasi dipinta sul volto del manzo. Fa scivolare un dito dai coglioni lungo tutta l’asta insalivata, fino alla punta, gioca con il taglietto. Lui viene scosso da un brivido lungo, rantola un “aaaah….” molto gutturale.

– Se continui con i complimenti divento anche più brava… – sussurra.

Alterna sorrisi, leccate e piccoli risucchi del glande facendolo impazzire, senza mai togliergli gli occhi di dosso, ma proprio mai. Lo lavora con una mano, cosa che un po’ mi incuriosisce perché a me le mani piace non usarle proprio.

– Sei una troia… – sussurra lui.

– Solo? – domanda dispettosa Debbie.

– Sei la più grande troia che abbia mai incontrato e nessuna succhia il cazzo come te – ripete il ragazzo tirando fuori una voce quasi cattiva che non aveva mai avuto. E anche il gesto che fa quando le impugna i capelli a coda con una mano è quasi cattivo. Non violento, ma quasi cattivo.

Il mugolio di Debbie mentre gli succhia il cazzo e l’impercettibile ondeggiare del suo corpo mi danno l’ennesima conferma della nostra sorellanza. Direi gemellitudine, ma non sono sicura che si possa dire. Conosco perfettamente la scarica che partendo dal cervello le ha devastato la fica e poi è tornata indietro. Conosco il brivido e la pelle d’oca che si sono impossessati del suo corpo. Conosco la sensazione dei capezzoli diventati talmente duri che sembrano volere schizzare via. Perché “troia” in questi giorni ce lo siamo dette un sacco di volte, ci siamo anche eccitate a dircelo. Ma se te lo dice un maschio è una cosa completamente diversa. Soprattutto se gli stai succhiando il cazzo o ti sta fottendo come se non ci fosse un domani. Soprattutto se ti impone un gesto di dominio come quello di tirarti per i capelli.

Debbie volta la testa verso di me. Con la bocca semiaperta, leggermente ansimante. Il filo di saliva che unisce le sue labbra al cazzo si spezza.

– Togliti la t-shirt, Sletje… – mi fa – toglietela e toccati…

– No… – rispondo, anche se il mio impulso sarebbe quello di mettermi nuda e inginocchiarmi accanto a lei. Fare a gara con lei. Ma ho capito il suo gioco e mi piace.

– Toglitela, spogliati, masturbati… – ripete Debbie.

– No… – piagnucolo. Un po’ perché recito e un po’ per la voglia repressa.

– E’ perché ci sono io? – domanda improvvisamente il ragazzo.

Tiene ancora Debbie per i capelli come in un momento sospeso. Lui mi guarda, lei mi guarda. Io faccio segno di sì con la testa. Il rider mi domanda se mi vergogno e stavolta gli faccio segno di no.

– Non l’hai mai nemmeno preso in mano?

– No…

– Era vergine… – gli dice Debbie prima di rituffarsi a succhiare.

– Con che cosa l’avete scopata?

Debbie alza una mano e tende due dita. Non so cosa cazzo gli succeda ma quel gesto deve farlo particolarmente partire, perché spinge giù la testa di Debbie e per la prima volta la sento gorgogliare e poi tossire. Bava cola sul pavimento, ed è proprio quella vista che mi fa pensare che, oddio, in questo momento la mia amica è proprio ciò che adoro essere io: una troia senza senso nelle mani di uno stronzo qualunque, uno stronzo che ho fatto impazzire come e quanto ho deciso io e che adesso deve liberare tutta la sua bestialità per darmi il premio che merito. Non me ne sono nemmeno accorta, ma è già da qualche secondo che mi sto toccando da sopra la maglietta, il cotone struscia e si inzuppa sul taglio della mia vagina gonfia.

– Ti piace quello che vedi? – domanda il ragazzo con la voce un po’ alterata.

Gli faccio cenno di no ancora una volta, ma è chiaro che mento. E non credo proprio che si capisca solo dal fatto che mi sto masturbando, devo avere un’espressione terribile sul volto.

– Non è vero – fa lui quasi sprezzante – sei gelosa?

Scuoto per l’ennesima volta il capo, ma anche questa è una bugia. Perché oltre a essere invidiosa sì, sono anche gelosa. Del tutto irragionevolmente, scrivendolo me ne rendo conto, vorrei soltanto che Debbie mi dicesse “adesso sarai la sua troia, ma solo perché l’ho deciso io”. Ma non direi proprio che la strategia della mia amica olandese sia questa. Lui intanto ha cominciato ad imporle il suo ritmo. E’ ancora lento, ma è chiaro che adesso è lui che comanda. Il cazzo scompare piano piano nella bocca di Debbie, poi sempre piano piano riappare quasi del tutto. Duro, lucido, dominante. Debbie gli dà una rapida succhiatina sulla punta, poi la mano di lui le fa compiere il percorso inverso. Ho una voglia che mi si porta via di essere presa e scopata senza pietà. Mi sta esplodendo dentro, farei qualsiasi cosa.

– Perché non vieni a leccarla?

Guardo Debbie inginocchiata tra le sue gambe aperte. Vedo bene il bel culo, la fica lucida e dischiusa. Ancora una volta devo reprimermi e maledico la mia amica per questa tortura.

– No… io devo guardare…

– Non farti mettere sotto da questa puttana – mi incoraggia lui ma parlando in inglese, affinché Debbie capisca – è solo una cui non basta mai… non è vero?

Dà una piccola stretta ai capelli di Debbie, che mugola “mm… mm…” annuendo.

– La prima sera che siamo usciti l’ho inculata, sulla ringhiera… – mi dice – dovevi vedere come si dimenava cercando di non urlare, ahahahah… beh non c’è riuscita sempre… però ha goduto come una pazza… e anche un’altra volta l’ho inculata, ma di là, sul suo letto… quella volta mi ha detto che le ho fatto male, ma secondo me le è piaciuto eccome… Vero che ti piace il mio cazzo nel culo, troia? – le domanda stringendole ancora una volta i capelli.

– Bastardo – ansima Debbie prima di ritrovarsi ancora una volta la bocca occupata. Ma dal tono con cui lo dice mi sa che lui non ha tutti i torti.

Di colpo, mi viene in mente che è praticamente un mese che non scopo con un maschio. Per la verità, tre. E tutti in una notte folle. In Croazia, con Serena. Prima quello, come cazzo si chiamava? Quella stronza della sua tipa lo chiamava Toporagno. Poi Magic e Stefano. Ma soprattutto Magic. Chissà che fine ha fatto, cosa sta facendo ora. Mi torna l’eco delle sue parole ringhiate nell’orecchio mentre mi scopava il culo: “Dillo che sei una troia, dillo!”. E la mia voce stravolta che lo supplicava di continuare a sodomizzarmi e gli obbediva ripetendo “sono una troia, sono la tua troia”.

Ho l’ennesimo spasmo e penso che magari nel culo no, ma vorrei proprio che lasciasse perdere Debbie e mi ribaltasse a novanta sul tavolo alzandomi quel poco che c’è da alzare e mi infilzasse, che riempisse questo vuoto assurdo. Mi ci immagino proprio, immagino i miei occhi che riescono a vedere il tavolo e poco altro, immobilizzata là sopra dalla sua mano pesante sulla schiena. E penso anche che ci starebbe bene la sua voce irridente che, tra un mio strillo e l’altro, mi domanda “davvero non ti piace il cazzo? davvero?”.

Quasi senza deciderlo, mi infilo un dito dentro, miagolo il mio piacere e la mia voglia di qualcosa di più grosso del mio ditino. Devo essere stata anche abbastanza sonora, perché Debbie interrompe il suo pompino e si volta a guardarmi. E anche il manzo mi rivolge un ghigno.

– La tua Sletje si sta eccitando parecchio – le dice ridendo – la scoperei molto volentieri come ho scopato te – le dice prendendole il mento con una mano mentre lei recupera il fiato – davanti e didietro… secondo me le piacerebbe…

Ho l’ennesima contrazione mentre Debbie gli sussurra di nuovo, ma stavolta non so quanto seriamente, “bastardo” ed è proprio l’ultima cosa che riesce a sussurrare prima che lui la imbocchi di nuovo con il suo cazzo e le dica qualcosa in olandese. Ma non c’è bisogno di traduzione perché vedo immediatamente la mia amica che esegue: palmi delle mani sul pavimento, solo bocca, accelera. Io intanto penso alle parole del ragazzo e mi dico che sì, mi piacerebbe. A questo punto mi piacerebbe davanti e dietro. Gli lascerei fare tutto. Mi infilo un altro dito dentro e alzo la maglietta, a questo punto lui può vedere tutto di me, oltre che sentire i miei gemiti. Senza neanche rendermene conto ho appoggiato il culo al bordo del tavolo e spalancato oscenamente le gambe, mi sto sditalinando senza ritegno davanti a lui. La mano che regge la maglietta si alza fino a raggiungere un seno, per dare un po’ di soddisfazione ai miei capezzoli urlanti. Ma non smetto di guardare la mia amica che lo sta spompinando a quattrozampe.

Tutto precipita, o meglio si sfascia, con un grido di Debbie. Non capisco cosa dice ma vedo che si stacca e un attimo dopo comprendo tutto. Il primo schizzo la centra in pieno viso come una frustata calda, lei squittisce di gioia e di sorpresa. Altri getti la raggiungono, ancora sul viso e più in basso. Quando si rialza lasciando lì il suo amico con il cazzo in mano sono entrambi ansimanti. Debbie ha gli occhi chiusi, ma sorride mordendosi il labbro. Si dirige verso di me, è completamente imbrattata. In modo del tutto incongruo ed idiota mi dico che avrà bisogno di un’altra doccia. Un grosso grumo di sperma si stacca e le precipita sul petto, comincia a scivolare verso un seno. Sono come ipnotizzata da quella visione e dalla visione del suo capezzolo dritto, duro.

Debbie mi sorride, forse mi fa anche l’occhiolino ma non ci giurerei. Mi dice “lecca” e io, in tutta sincerità, vorrei avventarmi. Poi ricordo il nostro gioco e faccio finta di piagnucolare un “no”. Anzi, un “nooo” tanto ma tanto trascinato. Lei ripete “lecca, tesoro”, mi prende la nuca e mi avvicina la testa a sé. Faccio finta di resistere provando a mettere su un’espressione disgustata, ma intanto mi abbasso verso il seno e le succhio il capezzolo che sta per essere raggiunto dal rivolo di sperma. Lo succhio forte, provocandole un gemito. Annuso il seme di maschio a mezzo centimetro da me, l’odore mi fa impazzire. “Devi leccare la sua roba, non succhiarmi il capezzolo”, fa Debbie. Ho l’impressione che anche lei, un po’, finga. Lecco e poi le riprendo il capezzolo in bocca. Gli frullo la lingua intorno, lubrificata dallo sperma. Debbie si irrigidisce stringendomi i capelli sulla nuca e mi sibila “Sletje”, ma sono sicura che non è il mio nomignolo, voleva proprio dire “puttanella”. Mi fa per l’ultima volta “lecca!”, con tono imperioso, e stavolta lecco simulando disgusto. Quando ho finito mi bacia, mi prende la testa tra le mani e mi infila la lingua in bocca. Vuole la sua parte di latte di maschio, vuole la sua parte di sapore. Le metto una coscia tra le gambe e si struscia, me la bagna in modo indecente e io non so più cosa cazzo volere, mi gira tutto. Alla fine mi volta verso il ragazzo, che se ne sta ancora seduto sul divano con l’affare in mano ancora mezzo duro. Mi spinge verso il basso.

– Ora lecca lui… puliscilo – mi dice indirizzandomi la testa verso il cazzo del suo amico.

– No Debbie, ti prego – piagnucolo sforzandomi di simulare ancora una volta disgusto.

– Se non vuole lasciala stare – dice il ragazzo.

– Le piacerà, ti assicuro… – risponde lei.

Lo imbocco fingendo riluttanza, anzi schifo. In realtà sono praticamente stesa dalla voglia. Lecco male e pulisco anche peggio, ma lo faccio anche per prolungare il momento. Almeno finché Debbie non mi infila due dita dentro e io urlo. Non so quanto apposta e quanto no, quel cazzo me lo prendo fino alla base. Schiaccio i suoi peli pubici con le labbra, il ragazzo rantola. Piacere e sorpresa, direi. Non è più duro come prima, è facile. Tuttavia la sensazione è bellissima. Stavolta sono io a mugolare “mm… mm…” con la bocca occupata mentre Debbie mi scopa con le dita. Se va avanti un altro po’ godo, giuro che godo e lo spompino finché non gli torna duro. Sto diventando scema dalle mille voglie che questi due mi scatenano.

Ma non succede nulla di tutto ciò. Debbie mi solleva prendendomi per il mento, così come lui aveva fatto con lei.

– Tesoro… – mi sussurra baciandomi con dolcezza.

Mi mostra il dito bagnato e appiccicaticcio della mia guazza, lo mostra anche a lui.

– Lo vedi? Si eccita a fare tutto quello che le dico… è proprio una piccola svergognata.

– E perché non le dici di farsi scopare? Ahahahah scherzo…

Scherzerà, ma intanto allunga la mano sulle mie chiappe. Ho un brivido, tiro fuori un gemito e mi stringo a Debbie. E’ un gesto istintivo ma lui penserà che voglia sfuggirgli. Io invece vorrei dire a Debbie “ti prego, digli di portarmi di là e massacrarmi!”.

– Metti giù le mani – gli intima però Debbie.

– E’ un peccato, perché con i pompini potrebbe avere talento – risponde il ragazzoi aggiustandosi i pantaloni – però ognuno fa quello che vuole…

Mi carezza i capelli. Io faccio ancora finta di essere intimidita da lui, ma la trovo una carezza bellissima.

Si avvicina a Debbie, l’uno in piedi di fronte all’altra. Le allunga le mani sulle chiappe e la attira a sé.

– Alla prossima, non solo per un pompino, spero…

– Vedremo… – gli fa Debbie con finta nonchalance.

Poi parte un bacio che è la copia carbone di quello che si sono dati quando lui è arrivato. La mia amica si struscia molto e la capisco perfettamente.

La porta si richiude. Debbie aspetta qualche secondo poi si butta a sedere sghignazzando proprio sul divano dove fino a poco fa quel ragazzo si stava divertendo grazie a lei.

– Nemmeno lavorava oggi… è un amico… io lo chiamo Just Fuck! Ahahahahahahah…

– Ma è tutto vero quello che…?

– Completamente! – risponde – di’ la verità, te lo saresti fatto, eh?

– Ma senza pensarci un attimo… – dico in un soffio – se volevi farmi venire voglia ti giuro che…

Ho i crampi al solo pensiero di cosa avrebbe potuto farmi il tipo. Penso che Debbie lo sappia. Si avvicina, mi sfiora il sesso zuppo con le dita facendomi venire la pelle d’oca.

– Lo so che ti è venuta voglia, Sletje… e non ti è ancora passata ahahahah…

– Ti giuro che anche io mi sarei fatta portare sulla ringhiera e… avrei fatto qualsiasi cosa… – le sibilo cercando di buttarla sullo scherzo. Ma in realtà le sto dicendo semplicemente il vero e lei lo sa.

– Ahahahah, piccola “miniota”… quella sera mi andava, gliel’ho chiesto io. La seconda volta no, non è vero che mi è piaciuto, mi ha fatto male… ma in ogni caso lo adoro, è sempre pronto… invidio la sua ragazza, magari per quello che le farà stasera, sarà parecchio su di giri…

– Potevamo starci noi, con lui, stasera – le dico quasi trasognata, persa dietro le immagini di quel ragazzo che scopa Debbie, che scopa la sua ragazza, che scopa me. Una dopo l’altra. Sempre pronto, come dice la mia amica.

– Ma Sletje – mi prende in giro lei – vieni ad Amsterdam e ti infilo nel letto di un italiano?

Ride e rido anche io. Si avvicina e mi passa un dito sulle labbra. Mi dice “adesso voglio vedere come te la cavi tu con questa splendida boccuccia… e mentre lo fai ti leccherò fino a farti impazzire… come tu hai fatto impazzire me quando mi hai scopata oggi pomeriggio”.

Mi spinge il dito in bocca e io inizio a succhiarglielo, guardandola fissa negli occhi. Ha lo sguardo della voglia, non so come faccia a dominarsi così, non so come faccia a resistere al mio “ti supplico, fallo adesso…”.

– Ho un’idea per questa sera… te la spiego mentre mangiamo e… mentre ti asciughi ahahahah. Per questo ho ordinato sushi, pensa se prendevo una pizza… a quest’ora si sarebbe freddata!

CONTINUA

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