Gabriella 2/2 - seguito di" la mia segretaria" -

Scritto da , il 2020-06-11, genere etero

Le Settimane successive l’atteggiamento di Gabriella mutò. Non che facesse la prepotente ma era più aggressiva, meno……. rispettosa nei miei confronti. Questione di piccole sfumature e soltanto quando eravamo soli o con Annalisa perché in presenza di altre persone manteneva l’atteggiamento di sempre, di fedele ed obbediente segretaria.
Scoprii anche l’influenza che aveva nella nostra azienda vedendo come la considerazione verso Annalisa, apertamente ora una sua “protetta”, salisse negli altri impiegati anche se lei era l’ultima arrivata o quasi.
Ne ebbi la riprova in una riunione a cui partecipai con la Fedeli. Stavamo divagando in attesa del capo dei capi e parlavamo del pettegolezzo che voleva Gabriella avere una storia con Annalisa:

- Anche fosse vero nessuno farà niente. Gabriella è da così tanto tempo qui che conosce tutti i segreti dell’azienda……. e dei suoi dirigenti –

Queste parole, unite a uno sguardo complice, mi fecero capire che lei aveva intuito qualcosa nella famosa riunione a quattro. Mi fece anche capire come ora io fossi uno dei tanti che teneva in pugno. Ci feci anche la figura dello stupido visto che spesso Annalisa veniva nel mio ufficio e era improbabile che io non mi accorgessi di nulla. Io sapevo perché... sapevo e sapevo bene. Un dirigente, mio amico, ci arrivò quasi dicendo:

- Ma non è che tu……… tutte e due? –

Negai recisamente con la mia migliore faccia di bronzo, difendendo le due, e sembrò che l’avessi convinto. Solo la Fedeli mi guardò ancora con un sorrisetto ironico. Chissà cosa sapeva Gabriella per tenere in pugno lei.
Il fatto è che in quel periodo io ero in stato di beatitudine avendo a disposizione non una ma due donne belle e calde. Gli incontri sessuali con una o entrambe le donne si erano moltiplicati. Solo in ufficio per precisa scelta di Gabriella, ma capitava, per esempio, che mentre parlavo al telefono con una sede all’estero Gabriella entrasse e iniziasse a farmi un pompino, con grande sforzo da parte mia per non far capire nulla all’interlocutore e il dovermi inventare che la linea era caduta al momento in cui, venendole in bocca, non avrei saputo trattenere i gemiti di piacere.
In quell’occasione Gabriella, dopo aver ingoiato il mio seme, senza dire nulla, aveva ricomposto il numero dell’altro e me l’aveva passato per riprendere la conversazione, uscendo sculettante, le mani sui fianchi a riassettare la gonna stropicciata dal tempo passato in ginocchio.
Oppure l’entrare senza bussare, cosa mai fatta prima, nel mio ufficio mentre stavo lavorando, veramente lavorando, con Annalisa e iniziare a massaggiarle le tette per poi ordinarle di inginocchiarsi e farmi godere con labbra e lingua.

Ci fu anche la seconda edizione della riunione a quattro, stesso copione, ma stavolta riuscii a mantenere un contegno, con Annalisa nascosta dalla scrivania che mi succhiava anche l’anima e io che spiegavo i grafici agli altri. Ancora la Fedeli mi guardò con aria ironica e, mi parve, scambiò uno sguardo d’intesa con Gabriella.
Ascoltando le due, poi, avevo intuito che si incontravano tra loro anche senza di me, e potevo ben immaginare cosa facessero. La cosa, unita al rischio di essere scoperti, mi eccitava come un mandrillo e, nella più beata incoscienza, mettevo da parte le preoccupazioni di un eventuale mia rovina da parte di Gabriella e mi godevo la situazione.

L’unica cosa che un po’ mi mancava era un letto. Sì, una bella e comoda sessione di sesso sfrenato in un comodo lettone. Ci pensò Gabriella a accontentarmi e esaudire, anche se non proprio come volevo, un mio desiderio.
Al termine di quella giornata, in cui non avevo avuto contatti “speciali” con nessuna delle due, Gabriella mi disse, forse è meglio dire impose, di farmi trovare alle 20,00 a casa di Annalisa per una piccola cena a tre.
Sperando per il meglio tornai a casa per una doccia e cambiarmi e corsi da loro.
Appena arrivato cenammo con piatti freddi, praticamente una cena in piedi e, dopo il caffè, attesi che Gabriella mi rivelasse le sue intenzioni.
Non mi ero sbagliato, eravamo lì per il sesso ma ancora non sapevo cosa le passasse per la mente.

Cominciammo andando in camera da letto ove, con mosse lente e sensuali, le due donne si spogliarono a vicenda restando completamente nude. Gabriella parlava e Annalisa faceva, guardandomi con occhi pieni di libidine. Mi si accostò e mi tolse la giacca, sciolse la cravatta, la camicia, le scarpe, mi fece saltellare in modo ridicolo per togliermi i calzoni e infine i boxer. Ero nudo anche io, il mio uccello già ben avanti verso l’erezione completa.
Inscenarono uno spettacolino per me carezzandosi, baciandosi, rovesciandosi in un sessantanove saffico che mi eccitò allo spasimo.
Io potevo solo guardarle. La voce roca ma dura di Gabriella mi aveva imposto di non avvicinarmi né toccarmi da solo. Così ero lì, fremente, a guardare le lingue che si infilavano nelle micine alternandosi alle dita, i clitoridi leccati e succhiati, gli umori che già stillavano bagnando le labbra esterne mescolati con la saliva. Una tortura che durò diversi minuti e solo quando Annalisa s’inarcò gemendo ebbe termine.
Gabriella, da sotto, mi fece cenno di avvicinarmi, di porgere il mio uccello a Annalisa per farmi succhiare. Lo feci e la sua lingua si arrotolò mollemente intorno all’asta, la percorse tutta dalla testa alla base, si dedicò per pochi istanti alla sacca dei testicoli e infine mi prese in bocca. Senza muoversi, solo muovendo la lingua, stretto in quel calore vedevo le guance incavarsi nel succhiare Era bello ma non soddisfacente, la sapevo capace di ben altro ma lei si ostinava a non muoversi, solo succhiare e tocchi di lingua. Una forma di tortura diversa dalla precedente ma anch’essa insopportabile a lungo.
Grazie a Dio non durò molto perché Gabriella parlò e Annalisa mi mollò per alzarsi e sedere sul letto, le gambe fuori, aperte in un invito irresistibile. Mi avvicinai e la penetrai cominciando a muovermi. Davanti a me Gabriella si pose a cavalcioni del viso dell’amica, mi pose le mani sulle spalle e mi tenne così, leggermente alzato. In quella posizione non potevo fare molta forza, dovevo limitarmi a muovere il bacino senza afferrare le anche per puntellarmi e scoparla al meglio. No, Gabriella voleva così e così facevamo. Anche Annalisa, ogni tanto, emetteva un verso di disappunto, muoveva il corpo per venirmi incontro ma niente, le mani della rossa sulle mie spalle mi bloccavano ogni volta che cercavo di abbassarmi tenendomi in una perenne condizione di precario equilibrio.
Davanti ai miei occhi vidi la sua faccia trasfigurare man mano che la lingua di Annalisa la avvicinava al piacere e solo quando si lasciò cadere indietro mugolando potei abbassarmi sopra la ragazza e scoparla come si deve con lei che si muoveva entusiasticamente sotto di me.

- Non venire –

Due parole secche, perentorie che mi distrassero mentre stavo per iniziare la dirittura finale. La guardai e la sua faccia era tornata dura. Non pensai nemmeno a disobbedirle e immaginai tutti i mali del mondo per resistere al calore della micina di Annalisa che mi imprigionava.
Lei non aveva di questi problemi e presto gridò contorcendosi sotto di me, abbandonandosi sul letto, la testa piegata di lato, gli occhi chiusi.

Pensavo che Gabriella avesse voluto trattenermi per farsi montare lei e invece mi fece cenno di stare fermo e intanto forzava Annalisa a mettersi a quattro zampe sul letto prima di abbassare la testa e leccarla da dietro. Io ero rimasto buono e tranquillo (insomma) ma sentivo che presto non ce l’avrei fatta più, a costo di violentare una delle due dovevo godere.
La mano di Gabriella si impadronì del mio uccello, lo tirò a sé facendomi accostare.

- E’ questo che hai sempre voluto vero? Questo culetto morbido così invitante, così bagnato. Prendilo ora, è tuo –

A momenti saltavo in aria per la gioia. Era questo che aveva in mente, farmi un regalo e che regalo. La testa piena di gratitudine e di amore per lei lasciai che mi leccasse piano la cappella ricoprendola di saliva, che mi guidasse lei verso il piccolo ano che vedevo davanti a me, che mi appoggiasse lì sopra e spingesse lei per farmi entrare. Istintivamente diedi un colpetto di reni per vincere la resistenza del muscolo e……… sprofondai interamente nel culetto di Annalisa strappandole solo un mugolio sordo di piacere. Nessuna resistenza, nessun fastidio, niente. Abbassai gli occhi pensando di aver sbagliato, di essere penetrato nella vagina. La mia asta era chiaramente conficcata nell’ano.
Gabriella rise di me:

- Pensavi che te l’avrei lasciato sverginare? No caro mio, mi ci sono divertita io tutto questo tempo. L’ho aperta per bene con questo –

Mi mostrò un dildo di dimensioni ragguardevoli, dal diametro sicuramente superiore al mio uccello.
Questo spiegava tutto. Gabriella mi aveva preso in giro donandomi sì quel culetto che mi faceva sbavare ma non nel modo che avrei voluto.
Immaginai la scena, ripetuta, della rossa che sodomizzava l’amica più e più volte, magari aumentando di volta in volta il diametro, fino a renderlo quella caverna che era ora e a far prendere gusto a Annalisa per quel tipo di rapporto. Sì, gusto, perché Annalisa gemeva e spingeva indietro il corpo per farsi penetrare e io……. Io che potevo fare? In fondo era forse meglio poter scorrere in lei così facilmente, vederla irrigidirsi e contorcersi nel piacere, sentirla gemere e chiedere di più, di più, più forte, ancora di più.

Senza remore l’afferrai per i fianchi e la montai a briglia sciolta con tutta la forza che potevo, sprofondando in lei fino in fondo, sentendo l’anello del muscolo che si contraeva intorno al mio uccello.
Gabriella intanto era scivolata sotto la ragazza e le stava leccando la micina e, di riflesso, anche il mio scroto che le sbatteva sulle labbra.
Non resistetti molto e ben presto iniziai la galoppata finale che terminai uscendo all’ultimo momento per spargere il mio seme su quelle natiche accoglienti ma, soprattutto, sul volto di Gabriella. Lei continuò a leccare la micina imperterrita per diversi secondi e solo alla fine, quando non avevo più niente da dare, si sporse indietro per imboccarmi, succhiare forte e regalarmi un’ultima intensa fitta di piacere.

Fu una notte di sesso in cui godetti almeno quattro volte prima di stramazzare stanco sul letto. Avevo scopato e inculato entrambe, mi ero fatto succhiare da tutte e due e, alla fine, ero stremato.
Approfittando di una visita in bagno di Gabriella chiesi a Annalisa:

- Ma perché lo fai? Perché le permetti di farti fare questo? –

- Perché mi piace –

Fu la risposta perentoria.

Il nostro ménage a trois continuò per diverso tempo coinvolgendomi sempre più nelle pazze idee di Gabriella che era chiaramente la leader, colei che decideva come e quando fare sesso, inventandosi cose sempre più ardite e anche pericolose se scoperti.
Per esempio un giorno fece venire la Fedeli nel mio ufficio mentre Annalisa, sempre su sua decisione, era inginocchiata sotto la scrivania e mi teneva pigramente in bocca.
Pensavo alla ripetizione della scena delle riunioni e, godendomi la bocca di Annalisa, parlavo con la Fedeli. Questa era una bella donna sulla cinquantina, ben curata, capelli sempre racchiusi in uno chignon senza segni di imbiancamento apparente. Aspettavo che la conversazione finisse per poter godere e invece Gabriella aveva premeditato un’altra delle sue:

- Annalisa alzati per favore, dovresti richiamare al computer quel file che ti dicevo –

Sbigottito vidi Annalisa uscire da sotto la scrivania e girarsi verso la Fedeli leccandosi le labbra. La Fedeli arrossì vistosamente girando la testa senza però poter distogliere lo sguardo e Gabriella continuò:

- Fai una cosa, per stare più comoda siediti sulle ginocchia del dottore, lui non se ne avrà certo a male –

Incredulo osservai Annalisa che si alzava la corta gonna e si sedeva sopra di me, sul mio affare, facendosi penetrare nel buchino pronto ad accogliermi.
Così, sospirando e gemendo Annalisa proiettò un file sullo schermo mentre io, come se nulla fosse, parlavo. Il rossore della Fedeli svanì piano piano. Non si alzò e scappò come credevo ma, anzi, guardò con interesse Annalisa che si alzava e abbassava sempre più velocemente mugolando in continuazione fino a venire davanti a tutti mordendosi le labbra.

- Venga Fedeli, lasciamo che il dottore finisca di anali….zzare il caso con Annalisa, ne riparlerete prossimamente –

Gli occhi della Fedeli sgranarono, era evidente cosa stessimo facendo ma non poteva avere idea di dove io stessi penetrando Annalisa.
Si alzò e si allontanò, accompagnata da Gabriella alla porta, girandosi ogni metro per guardarci ancora mentre io pensavo al mio piacere che, appena lei fu fuori dall’uscio, fiottò con gusto nell’ano accogliente di Annalisa.
Ricomponendoci, soddisfatto per il piacere appena provato, riflettei che Gabriella doveva volere qualcosa dalla Fedeli per mostrarle spudoratamente ciò che già sapeva e teneva per sé. Al bagno mi lavai felice…….. chissà, forse anche io avrei avuto un tornaconto, e la Fedeli era veramente una bella donna.

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