Immersioni a Sant’Elmo

Scritto da , il 2020-05-16, genere sentimentali

‘Devo ricordarmi di scommettere con le mie figlie, prima di salire in barca. Guadagnerei sempre una buona pizza con una birra media: un euro per ogni battuta scelta tra «Buongiorno, bella signora», «è raro trovare dei sub così affascinanti», «il tempo è grigio, ma noi abbiamo la luce che ci rischiara la barca», «ci facciamo un aperitivo, dopo?» che immancabilmente mi tocca sentire a ogni escursione’.
Rita stava rimuginando questi pensieri mentre la barca la stava portando a immergersi in zona Sant’Elmo assieme ad altri quattro uomini. Anche stavolta avrebbe vinto la scommessa, ma si sarebbe dovuta accontentare di una pizza margherita perché uno dei passeggeri si era limitato a un risicato “buongiorno, sono Luca, piacere di conoscerti” e poi si era concentrato a verificare l’attrezzatura, senza più pescare tra le frasi fatte che gli altri sub invece sciorinavano in continuazione.
Tirò un sospiro di sollievo quando finalmente poté immergersi nel blu cobalto del Tirreno e dirigersi verso i fondali opposti al relitto che invece aveva attirato tutti gli uomini.
Meno uno.
Si accorse che Luca l’aveva seguita e che le stava indicando una direzione ben precisa. Lo seguì lungo un canale che si infilava tra i massi sommersi e sbucò in una caverna illuminata da una serie di fessure che attraversavano il monte sotto cui si era formata. Luca uscì dall’acqua e si tolse maschera e boccaglio.
«Che te ne pare?» le chiese.
«As-so-lu-ta-men-te fantastico. Come mai la guida non ce l’ha indicata?» replicò Rita, incuriosita.
«Questa grotta è conosciuta solo dai locali e io sono stato fortunato a essere accettato dagli abitanti, visto che ho comprato una casa in paese e ci sono venuto a vivere da un paio di anni».
«Non hai bisogno di tornare nel continente?» domandò Rita.
«No. Ho venduto l’azienda e adesso mi godo la vita in questo paradiso. Pensa che la casa è su una piccola altura in cui l’ingresso secondario porta sulla spiaggia, duecento metri più in basso».
«Che bello! Quanto mi piacerebbe vivere come te. Pranzare e cenare fuori, passeggiare lungo la spiaggia alla sera, chiacchierare a lungo cullati dal suono della risacca…».
Luca la guardò negli occhi, in silenzio e a lungo.
«Ho detto qualcosa di male?» si sincerò Rita, preoccupata dalla conversazione che si era congelata tra loro.
«No. Stavo pensando: visto il tono estatico con cui descrivevi la cena e la passeggiata e la risacca, che impegni hai per stasera? Io vivo solo e sono bravo in cucina».
Rita lo guardò negli occhi per capire chi fosse quell’uomo apparentemente taciturno e asociale e che invece si stava rivelando un uomo capace solo di filtrare le persone con cui stare insieme.
«D’accordo, accetto. Cosa devo portare?» chiese di rimando.
«Nulla: solo te stessa, in compagnia della fame. Non fare spuntini, mi raccomando!»
Sorrise e lei lo imitò. Si rimisero maschera e boccaglio e tornarono sulla barca.
Una volta a terra, la donna liquidò con una serie di “no, grazie” gli inviti degli altri tre uomini e si allontanò verso il residence dove alloggiava.
Alle venti in punto era davanti alla casetta di Luca. Dalla strada non offriva un’immagine gradevole: era squadrata, dipinta di grigio, circondata da una ringhiera banale di tondini di ferro, con una siepe irregolare e un vialetto di ingresso composto da piastrelle smosse.
Luca la accolse vestito in polo blu e pantaloni beige e la accompagnò nel retro, dove la vista del tramonto le mozzò il fiato.
«Ti piace? Non so interpretare il tuo silenzio» disse l’uomo.
«Una favola. Non trovo altre parole. Un panorama unico e un’atmosfera molto rilassante. Complimenti per la scelta di aver acceso le candele sul tavolo e sul corrimano della veranda».
Luca si avvicinò e la baciò sulle guance.
«Grazie per essere venuta. Accomodati pure. C’è un antipasto di pesce e poi trancio di tonno al sesamo, spadellato per un paio di minuti: a te sta bene mangiarlo a mo’ di tagliata, cotto all’esterno e rosa dentro?»
«Ottima scelta di menù. Va benissimo così» rispose Rita.
Luca si dimostrò un attento padrone di casa, un buon conversatore e affatto taciturno come le era sembrato sulla barca. La serata scivolò via lieve e ricca di piacevolezze. Un tartufo affogato nel caffè chiuse la cena e un bicchierino di liquore al mirto ne suggellò l’epilogo.
«Facciamo due passi?» propose Luca «stasera l’aria è tiepida e profumata».
«Volentieri» disse Rita, con entusiasmo.
Luca la prese per mano e la guidò lungo il sentiero che portava alla spiaggia. I baluginii della luna erano ipnotici, come pure il frusciare costante della risacca. Tutto era immerso nella calma e quando Rita volse lo sguardo verso Luca, vide che i suoi occhi erano già sui suoi, in palpitante attesa che le loro anime potessero parlarsi.
Il silenzioso ma suggestivo dialogo si svolse invece tra le loro bocche frementi. Le lingue non modulavano suoni ma si avviluppavano frenetiche e smaniose. Rita lo abbracciò alle spalle, mentre Luca le circondò i fianchi. Quando i respiri sovrastarono il suono del mare, Luca le afferrò la mano e la condusse veloce verso casa.
Nel transitare per la veranda, Luca prese due candelabri e fece strada verso la camera. Appoggiò le bugie sui comodini e poi raggiunse la donna che era rimasta in piedi, affascinata da un arazzo che copriva gran parte della parete di fronte al letto.
Luca le si avvicinò alle spalle e le baciò la base del collo. Un sonoro sospiro diede la conferma all’uomo che era un punto sensibile e fonte di piacevoli sensazioni. Le sue labbra si mossero quindi lungo il collo, verso il lobo e lo strinsero. Scesero lungo la nuca e risalirono verso l’altro lobo. Le sue mani accarezzarono a lungo il ventre sodo di Rita, slacciarono la cintura e si avviarono arditamente verso il seno.
Il desiderio dell’uomo premeva attraverso il tessuto leggero dei pantaloni e trasmetteva il calore sulle reni di Rita, che ne percepì la passione.
Le mani dell’uomo salirono ancora e sciolsero il nodo che legava la parte superiore del vestito. Liberato da ogni impedimento, l’abito si afflosciò a terra, lasciando Rita con il solo intimo addosso. I baci di Luca partirono nuovamente dalla base destra del collo e a mano a mano che percorrevano la spalla, le sue dita spostavano la bretella del reggiseno, fino all’attaccatura del braccio. Toccò poi alla bretella sinistra subire lo stesso lento, inarrestabile, stuzzicante percorso.
Rita rovesciò la testa indietro e Luca si avvicinò alla gola offerta, per baciarla con tenerezza, mentre con le dita faceva scendere il reggiseno. I due pollici assieme agli indici afferrarono i capezzoli già turgidi e li massaggiarono, con esasperante lentezza.
Un mugolio di soddisfazione fu l’accompagnamento di quella carezza che Luca protrasse a lungo, con calma, aumentando impercettibilmente la pressione sulle sensibili prominenze della donna. Esasperata dal desiderio, Rita si girò e gli tolse la polo con decisione, rivelando il corpo asciutto del padrone di casa. Pochi secondi dopo le sue dita sfilarono la cintura dalla fibbia, abbassarono la zip e spinse in basso i pantaloni. Poi abbracciò l’uomo, avvolgendo le braccia attorno al collo e lo baciò con lubrico trasporto.
Luca sentì i generosi seni di Rita addosso al suo corpo e non poté evitare di premere i boxer contro il suo ventre, manifestando la sua virilità.
Le mani di entrambi esploravano e accarezzavano, sfioravano e premevano con forza i fianchi e le spalle.
Luca prese per mano la donna e la fece distendere sul letto. Si distese al suo fianco e iniziò una lenta progressione di baci che iniziò dai seni e scese lungo l’addome. Quando le sue labbra raggiunsero l’elastico degli slip, Luca glieli sfilò e baciò delicatamente il bocciolo rosa che svettava tra le pieghe gonfie di desiderio. Rita gemette, travolta dalla delicatezza di quel bacio e i suoi mugolii riempirono la camera a lungo: Luca si divertiva a far volteggiare la lingua come una farfalla, scatenando contrazioni nel bacino e affannosi respiri nella donna.
«Hai intenzione di farmi impazzire?» chiese con voce spezzata dopo alcuni minuti «ti diverte torturarmi a tenermi in sospeso?»
«Pensavo che gradissi fare le cose con calma. Provvedo subito».
Luca indossò un profilattico e si accostò a Rita. La possedette delicatamente e quando i loro corpi si unirono del tutto, l’uomo rimase fermo dentro di lei, esasperandola con quell’apparente indifferenza che sembrava manifestare verso le sue aspettative di donna.
«Certo che sei un bel tipo» commentò Rita, sorridendo «i nostri compagni di escursione di stamattina farebbero volentieri cambio con te per darmi una bella ripassata e tu, invece, sembra che fare il macho sia l’ultimo dei tuoi pensieri».
Luca la guardò intensamente e sorrise, sornione.
«Tu ti fidi troppo delle apparenze» commentò «mi riservo il dolce per il fine pasto. Adesso siamo solo al primo piatto. Ti dispiace se al momento mi sto gustando il calore del tuo corpo?»
«Mmhhh, no. Era un bel pezzo che nessun uomo mi trattava da signora. Ultimamente, complice il troppo porno che gira, mi sembrava di aver sempre condiviso questi momenti con dei fabbri, dei maniscalchi o degli addetti al martello pneumatico».
Luca rise alla battuta e la baciò mentre affondava ancor più dentro di lei, facendole uscire completamente l’aria dai polmoni.
«Ohhh, che roba! Ma ti diverte così tanto concederti a poco a poco?»
In tutta risposta, Luca le prese le gambe e se le appoggiò alle proprie spalle e spinse nuovamente a fondo, così mentre una “o” prolungata rimbalzò fino al soffitto, Luca rispose con laconico “sì”.
Rita cominciò a perdere il controllo di quanto stava accadendo. Il suo ventre era caldo e dalla bocca dello stomaco sentiva il calore irradiarsi per tutto il corpo. I suoi lobi e il collo erano la meta preferita di baci e dolci morsi portati con le labbra, mentre i seni erano solleticati dalle dita di Luca che si beava nel sentirla fremere e gemere. Quello che non capiva di quell’uomo era il suo apparente controllo: si muoveva impercettibilmente dentro di lei e, pur con questo morbido e cullante contatto, si sentiva trascinata in un turbinio di intense emozioni. Luca iniziò un lento e snervante andirivieni che si trasformò in un potente afrodisiaco per i già sollecitati sensi di Rita. Senti la marea del piacere salire dal basso ventre, piano, pacata, incontenibile. Poi arrivò alla sua gola e proruppe in una serie di vocalizzi che fecero ridere Luca.
«Sei uno stronzo a prendermi in giro» commentò Rita quando recuperò un po’ di lucidità.
«Orsù!» la canzonò «ho solo fatto in modo che ti divertissi senza dovere pensare che anch’io volessi provare il tuo stesso piacere allo stesso istante. Accadrà fra poco: stai tranquilla».
La sicurezza con cui pronunciò la frase la lasciò interdetta. Lui era ancora dentro il suo corpo. Lei aveva rifiatato a sufficienza per ragionare su quanto aveva appena udito, ma non ebbe il tempo di arrivare a una conclusione.
«Ti ho trattato da donna e ora esaudirò i tuoi bisogni di femmina».
Rita non capì cosa intendesse Luca, ma se ne accorse dopo pochi secondi. Tutta la foga che aveva trattenuto per portarla sulle nuvole si stava materializzando in una serie di affondi ripetuti e frequenti. L’impassibile subacqueo si stava rivelando un appassionato amante e dotato di una capacità di controllo notevole. Ora si stava comportando come si sarebbe aspettato da un amante occasionale che vuole solo divertirsi per una sera con la belloccia in vacanza. E questa scoperta la lasciò a bocca aperta, in senso letterale, visto che la lussuria con cui la stava possedendo le stava togliendo il fiato.
Luca si era trasformato e ora, sfilatosi da lei, le ordinò seccamente di mettersi carponi.
Rita accettò, avvolta com’era in una densa nebbia di incoscienza e Luca la prese senza troppe cerimonie. Le sue mani brancicavano i suoi seni oscillanti sotto i colpi dell’uomo e una mano ogni tanto si staccava da essi per vellicare il turgido bocciolo che era rimasto insoddisfatto fino a quel momento. La bocca di Luca le afferrò la nuca tra le labbra e la strinse, come si trattasse di un accoppiamento animale. Anche Luca cedette al piacere: quando sentì l’orgasmo che stava montando, afferrò la donna ai fianchi e la martellò con vigore, urlando tutto il suo piacere e coprendo i mugolii di Rita che venne per la seconda volta.
Nella stanza si udivano solo i respiri affannosi dei due amanti che si distesero sfiniti, fianco a fianco. Sul soffitto le luci tremolanti delle candele replicavano il moto delle onde che si udivano poco lontano.
«È stata una bellissima serata, per me» affermò Rita, rompendo il silenzio.
«Per me lo è stato di più: sei la prima donna nella mia vita che ho conosciuto, invitato a cena e poi con cui ho fatto l’amore nello stesso giorno. Credo che tu emani un fascino particolare che per me è stato irresistibile e hai fatto emergere tutta la dedizione che potrei dare a una donna. Grazie».
Rita si girò, lo baciò teneramente e poi si accoccolò al suo fianco.
«Chiamami a mezzanotte: devo tornare nel residence».
«E se mi addormento anch’io?» la provocò l’uomo.
«Domattina, per me un cappuccino e una brioche con la crema. Buonanotte!»

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