George e Teresa 2/7

Scritto da , il 2020-05-06, genere incesti

Ora che è diventata così loquace Teresa è una ospite gradita a casa nostra, soprattutto di zia Olga che adora metterle la patata in bocca.
Ma il bello è poter approfittare di lei in ogni modo più sconcio. Ade esempio una sera mentre porto fuori l’immondizia la incrocio che sta a sua volta portando il suo sacco nero.
L’occasione è presa al volo.
Appena liberi dai sacchi, camminando dietro di lei afferro l’elastico dei pantaloni rossi di spugna che ha addosso e con un colpo solo glieli calo lasciando che il suo culone bianco illumini la notte. “A birbone” mormora lei e fa per chinarsi a tirarli su. Ma è proprio così che mi si pone nella posizione migliore e prima che possa dire altro le sono già addosso.
La prendo con tutta la mia forza e il cazzo duro le entra dentro in un colpo solo.
Lei è costretta a mettere le mani aperte sulle ginocchia per non cadere. Io mi tengo saldo ai suoi fianchi e la monto a tutto spiano.
“Godo porcona godo...” mugugno pompando a tutta forza.
“Ummm siiii riempimi,,....” geme la porca che ogni giorno ama il cazzo sempre di più.

Iniziamo anche a farla vestire con un certo gusto soprattutto per quanto riguarda le calze che presto diventano immancabili nel suo guardaroba nere o anche color carne autoreggenti e naturalmente portate sotto a una gonna abbandonando per sempre quei tutoni osceni.
Molto spesso si ferma anche la sera e va a letto con Olga che fa di lei ciò che vuole. Potremmo quasi dire che le due sono amanti fisse.

Un giorno poi mi chiede se per favore la posso accompagnare al centro commerciale e io accetto sapendo che sarà certo una buona occasione per cambiare scenario alle nostre porcate.
“Però vestiti bene...calze...gonna... tacchi.... da signora capito?” le raccomando già sapendo cosa poteva combinare nella sua ignoranza.
Infatti un ora dopo era pronta e sembrava una battona da strada. Una pelliccia di gatto leopardata presa chissà dove, gonna nera corta, calze a rete e tacchi.
Si avvicina col passo dondolante di chi i tacchi non sa portarli e che accentuano ancor di più le sue forme larghe e lardose. In faccia ha un marcato rossetto sulla bocca e si è anche ritoccata gli occhi. “Mi sono messa bene come una signora” ridacchia e io, tanto per chiarire subito le dico “ma sono calze o collant?” e prima che risponda le ho già messo una mano sotto alla gonna per verificare di persona.
Sono collant. E siccome sono a rete e non ha le mutande sento subito il pelazzo pubico che accarezzo un po’.
“Me li ha regalati tua zia” dice.
“A ottimo, a rete così puoi prenderlo senza neanche toglierli”.
Lei ride.
Saliamo in auto e la gonna si solleva abbastanza per farla scosciare ben bene così, tra una cambiata di marcia e l’altra ne approfitto per palparla un po’ facendomi indurire il cazzo.
Quindi decido. Mi apro la patta e lo tirò fuori.
“Ma cosa fai?”.
“Dai che aspetti... chinati e fammi una pompa mentre guido” le ordino.
“Ma... e se ci vedono”.
“Se tieni giù la testa non ti vede nessuno. Lo hanno fatto spesso anche zia e nonna” la rassicuro io e tenendola dietro la nuca la accompagno a fare il suo lavoretto.
Lei sorride e spalanca la sua bocca mezza sdentata pronta a fare del suo meglio.
Non è brava quanto zia, ciuccia un po’ ma poi prende aria per non soffocare. Bisognerà istruirla un po’ penso.
Quando arriviamo nel parcheggio sotterraneo del supermercato non sono ancora venuto quindi la mazza è dura come marmo e ci vuole non poco sforzo per farla scorrere a forza dentro ai jeans. In pratica quando mi alzo in piedi sembra che abbia in tasca una mazza da baseball.
Ma non mi importa. Se qualche estranea notasse questo bel cazzo tanto meglio... magari mi faccio una cliente nuova.

Così lei spinge il carrello e io le stò a fianco tutto tranquillo in mezzo a centinaia di persone. Tutto normale finché non arriviamo al banco frutta e verdura, lei prende un sacchettino di plastica e si serve un po' di arance io invece mi accontento di una zucchina.
Guardo che nessuno ci fissi e zack in un istante ho la mano sotto la sua gonna. Lei intuisce subito che la cosa migliore è aiutarmi e così ecco che se la guida nella vulva. Il collant si apre, i rombi delle calze a rete si dilatano e già sento che sto premendo contro i suoi labbroni vaginali. Spingo e la zucchina sale.
Teresa si trattiene a stento dal gemere e io spingo ancora un po'.
Quando sono certo di avergliela infilata il più possibile lascio la presa.
Ed ecco la vecchia troia che continua a fare la spesa tranquilla. Cammina piano a passettini e stringe le cosce. La zucchina è in bilico e la fa godere ad ogni passo. Io mi godo la scena.
Finisce di fare le compere così, con quel similcazzo piantato dentro mascherando quegli impulsi orgasmici che continua a provocarle.
Paghiamo la merce e prendiamo dritto verso il bagno del centro commerciale. Attizzata lei, arrapato io ci chiudiamo in un gabinetto dove Teresa si mette a novanta gradi con le mani poggiate sulla tazza, cala la gonna alle caviglie e mi mette in faccia il culone burroso coperto dal collant.
“Levamelo che non ne posso più.... mettimi il tuo cazzone George” sussurra.
“No ho un’idea migliore” dico io.
Le lascio lo zucchino nella fica e mi prendo l'altro buco.
Altra dilatazione del collant e con un colpo deciso glielo pianto fra le chiappone.
Lei si trattiene dall'urlare a squarcia gola il suo piacere mentre col cazzo la inculo e con la la mano la masturbo muovendo l'ortaggio.
Una bella sveltina di dieci minuti fin che non lo sfilo e la faccio voltare appena in tempo per svuotarmi i coglioni sulla sua faccia da vacca.
Ed è così che usciamo dal bagno, con lei tutta piena di sperma. Faccia, collo, camicetta è un rivolo di roba sua che le cola dalle cosce.
Lasciamo la zucchina nel bagno. Visto che è una toilette femminile si sa mai che la prossima tardona che entra ne faccia buon uso.

Tutti quelli che ci vedono lo notano perché lo schizzo bianco sul collo è davvero evidente, ma nessuno dice nulla.
Tutti capiscono che è una vecchia troia e che me la sono appena fatta.
Una goduria dell'esibizionismo.
Saliamo in auto e mi chiede se può pulirsi la faccia.
“Togliti la camicetta e pulisciti con quella” le dico.
“Ummm poorcone” sorride lei ma l'idea la eccita e si vede.
Così getta la pelliccia sul sedile posteriore, si sbottona sventolando le poppone molli e si impregna la camicetta di sborra ripulendosi meglio che può.
E facciamo il viaggio così, con lei mezza nuda e le sue tettone che fanno bella mostra dal finestrino.
I passanti la vedono sicuramente, qualcuno si incanta anche a fissare la scena. Sicuramente abbiamo stimolata una sega a qualcuno.
Siamo ancora per strada quando mi dice “però adesso mi devi comprare una collant nuova che questa è tutta strappata”.
“E non potevi dirlo mentre eravamo in un centro commerciale che ti portavo da Poppea o Calzedonia”.
“È non ci ho pensato”.
“Va Bhe peggio per te” dico mentre accosto la macchina.
“Aspettami qui e non prendere freddo alle pere” dico.
Lei, infatti, si butta addosso il pelliccione e si copre almeno un po’.
Vado dietro, alzo il baule, sposto le buste della spesa e trovo accanto alla ruota di scorta un paio di collant. Sono di zia. Li tiene lì per emergenza insieme ad una scatola di salviette. Sa che il sesso in auto è sempre probabile e non vuole correre rischi.
Torno in auto e glieli do.
“O che belli... nuovi nuovi” e fa per prenderli.
“No aspetta” la blocco. Mi apro la patta, tirò fuori il cazzo ancora bello umido e uso la parte più interna del collant per pulirmelo bene.
“Ecco mettili adesso”.
“A porcone che sei...”.
“Dai su mettili prima che si asciughi”.
“Ma qui non riesco devo scendere per metterli”.
“Scendi allora tanto meglio”.
Lo fa, si alza la gonna, si cala il collant a rete e fa prendere bene aria alla patata. Poi mi guarda “tanto che ci sono piscio”.
“Ottima idea, anzi piscia con le calze e poi le togli dopo”.
“Lo fa senza tanti problemi” è proprio una vacca da competizione. E così mi godo la scena di lei accucciata mezza nuda a tette al vento che piscia in calze a rete.
È così eccitante che le faccio anche una foto con la polaroid di nonna.
Sono certo che a zia Olga piacerà.

Sta ancora pisciando quando come dal nulla appare la signora Celeste col suo cagnolino. È una milfona cinquantenne che abita nel paese. Una con due belle tettone che le ciondolano sul petto mal nascoste da canotte nere da uomo e pantacollant troppo stretti per contenere il gran culo. Abita poco lontano da noi e la nonna la conosce abbastanza bene anche se non me ne ha mai parlato in chiave sessuale forse perché, come dicono, è troppo pia e bacchettona.
Ovviamente non può fare a meno di notare Teresa nuda che piscia e sgrana gli occhi.
“È mi scappava proprio” dice Teresa mentre si leva il collant a rete pieno di piscio.
“Si ma...” borbotta Celeste che ha notato anche le poppe al vento.
“Fa caldo oggi vero?” sorride la troia cercando di minimizzare e intanto di infilarsi il collant nuovo che le ho dato.
“Si fa caldo” annuisce la signora Celeste mentre il cagnolino si fa anche lui una pisciata sulla gomma della macchina.
Di certo non è una che perde facilmente il contegno. Ma a me provocare e scioccare piace. Così scendo dalla macchina.
“Si Caldissimo” dico e come nulla fosse appaio senza pantaloni a cazzo fuori.
Celeste lo fissa e finalmente arrossisce come un pomodoro.

Si guarda le scarpe per non guardare il mio cazzo o le tette di Teresa e quindi borbotta un “forse è meglio che vado”.
“Se vuole restare non disturba” dico io mentre me lo sego vistosamente.
“No no, vado che è tardi” e si allontana più in fretta che può...
“Buonasera signora” salutiamo educatamente.
“....sera” borbotta lei in lontananza.

Appena arrivati a casa ci accoglie sulla soglia. Teresa scende con le tette nude che fanno capolino da sotto il pellicciotto.
Zia capisce subito cosa è successo e mi sorride poi la guarda “Hai preso quella roba che ti ho detto?”.
“O si padrona mia ho preso tutto” sorride Teresa,
“Che cosa doveva prendere zia?” chiedo io mentre scarico le buste.
“Rasoi e crema da barba”.
“Per te zia?”.
“No. Per lei. Li sotto è troppo pelosa e la voglio sbarbare bene bene”.
“Wow la depili tu la fica! Cazzo deve essere uno spettacolo bellissimo. Posso guardare”.
“Ma certo amore di zia ci mancherebbe. Puoi anche aiutarmi se vuoi”.
“O si sarò un ottimo aiuto barbiere” rido io mentre già mi si marmorizza fra i pantaloni...

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