Rewind

Scritto da , il 2020-04-05, genere etero

Aprile, dolce dormire. Se non fosse per il fatto che il letto mi mette ansia solo a guardarlo.
Io, che in condizioni normali sono abituata a desiderarlo, mi sono ridotta a rimandare di continuo i pensieri notturni passando dal divano alla cucina e dalla cucina al divano. Tanto non recupererò mai il sonno perduto anche se ho recuperato abbastanza quello arretrato. Abbastanza da riconfermare ancora una volta e con assoluta convinzione quello che ho sempre saputo. Non sono fatta per questa vita. Non sono fatta per stare in casa, la lentezza dei gesti che non mi è mai appartenuta, continua decisa a non appartenermi. Cena, film, letto.
Cena, libro, letto. È che queste mura da una determinata ora in poi sono a me sconosciute. La sera l’ho sempre passata fuori, fra la gente, i colleghi.
A parlare, a muovermi, a ridere, a lavorare. A guardare ogni giorno volti nuovi, ad assorbirne le abitudini e i gusti. A discutere di vino, di cibo, di allegria. A godermi la notte con te, l’aria fresca da sola, fino ad arrivare a casa stanca, con l’adrenalina ancora a mille e con la sola voglia di riposare qualche ora. Mi manca il tempo in cui non desideravo altro che questo tempo. E lo so che mi lamento, ma mi manca.
Stasera doccia. Nessuna vasca, niente bagno caldo. Ci si mette anche la memoria, che come sempre, mi rende schiava di momenti che mi prendo e basta, compiendo gesti automatici che mi fanno sentire incredibilmente meglio. Senza se e senza ma, fanculo tutti. L’acqua scorre e la guardo mentre seduta sul cesso sorrido come una sciocca.
Oggi è 5 aprile e sta per iniziare pure la settimana Santa. Tutto si mischia, tutto prende forma e mi confonde.
Fra tutte le cose che non si possono fare, io penso a quelle che ho fatto e che vorrei ripetere ora.
Avremmo tante date da festeggiare io e te, troppe prime volte.
E oggi, cazzo, lo farei in un solo modo se potessi.
Pisciandoti di nuovo in bocca.
Me lo ricordo ogni volta e di conseguenza lo ricorderei a te, ogni volta, ogni anno, ogni 5 aprile. Intanto mi tocco e al solo pensiero la voglia mi assale e la pipì inizia a scorrermi lenta e calda sulla mano. Mi alzo in piedi perché mi bagni le cosce e scivoli giù fino alle caviglie, fino a terra, proprio come è già stato.
Feci una doccia prima di raggiungerti in quel locale, mi masturbai, come ora, violenta e veloce. Seduta di fronte, ti guardai tutto il tempo e tutto il tempo desiderando quelle fottute mani addosso. E ora mi ficco le dita dentro come tu me le ficcasti in strada, in Villa, spostandomi le mutande fradicie e odorose della mia eccitazione. E me le lecco come le leccasti tu succhiando tutti i miei copiosi umori. Non li vivo come una zavorra questi ricordi, non mi pesa riviverli nel corpo e nella mente. Tu sbufferesti e alzeresti gli occhi al cielo vedendomi qui a perdermi sempre nel labirinto fittissimo che è nella mia testa. Ma sono io e sono così.
Sono io che non voglio trovare l’uscita, sono io che giro e rigiro sfuggendo alla luce per ritrovarmi poi allo stesso punto di sempre. Il mio famoso punto di non ritorno.
E ora che alzo un piede sul cesso per penetrarmi meglio, sento il tuo cazzo in bocca spingere e toccarmi in ogni dove. E succhio, succhio, come fossi ancora in ginocchio fra le tue gambe, come se mi tenessi ancora per i capelli, come se ti stessi leccando ancora il buco del culo. Ti vedo a terra, sotto di me, vedo la tua faccia, pronto a bere, a raccogliermi sulle tue labbra, a sentire il mio odore, a gustarne il sapore. Perché guardarti negli occhi mentre schiudo la fica e ti dò ciò che vuoi, mi fa godere, cazzo, come ora che mi sento sporca e godo.
Entro nella doccia, saltello perché l’acqua è diventata bollente. Accarezzo la pelle umida e, come sempre dopo un orgasmo, le mani addosso quasi mi danno fastidio. Mi insapono mentre l’acqua continua a battere su ogni centimetro di pelle e mi sento leggera come se improvvisamente fossi capace di lavare via la pesantezza di questi giorni.
Come posso farti capire che questo mio fare non significa “essere ferma”? Che sono una donna in costante evoluzione, che mi rinchiudo nel mio mondo perché ci sto bene e che mi fa più male il non fare perché il fare è un esigenza. Farei così anche dopo averti avuto qui per prolungare l’intenso piacere che hai sempre saputo darmi.
Poggio la schiena sulle mattonelle bagnate, mi tocco la spalla con il naso, poi la lecco.
Un fremito mi investe risvegliando l’eccitazione. La settimana Santa sta per arrivare e io non me la scordo. Ora che non posso uscire, che devo stare buona, che devo stare sola, penso al nostro sesso, al nostro amore e non lo nascondo. Mi spingesti nella tua doccia una sera senza neanche lasciarmi il tempo di pensare.
Mancavano tre giorni a Pasqua, forse due.
Mi tirasti a te appena mi avvicinai alla cabina in vetro per ammirare il tuo corpo nudo. Avevamo lavorato ed eravamo corsi a casa tua. Ti aspettavo e, attratta indecentemente da ciò che vedevo, ti guardavo mentre apposta ti mostravi ai miei occhi accesi di passione. Avevo poco tempo, era tardi, dovevo andare via ma ti volevo. Mi afferrasti un braccio e mi spingesti dentro. Il cazzo duro mi premeva addosso e si faceva strada fra le cosce. E le stringevo come ora, che mi tocco la carne scivolosa e vogliosa come allora. Scopammo come animali, le tette bagnate nella tua bocca e poi a sbatterti sul petto. Le mani sul culo stringevano forte, le lingue intrecciate gocciolanti di acqua e saliva. I capelli bagnati non curante del fatto che sarei tornata presto a casa, in questa casa, in questa doccia, a lavare via il tuo odore.
Sto per venire ancora, bagnata e sfatta con le dita dentro e ricercando la stessa foga. È lo stesso corpo, il mio, che freme, ti cerca, non ti trova e ti vuole. Tremo, respiro, prendo fiato.
Come ti faccio capire che tutto questo non significa “non andare avanti”? Che sono fottutamente pazza ma consapevole del mio tormento. Che non ti chiedo niente ma niente chiedo neanche a me stessa.
Che posso fare bene o fare male, essere giusta o sbagliata ma sono gelosa e continuerò ad esserlo. Gelosa di tutto questo, del piacere che mi dà il solo guardarti, il solo sentire la tua voce calda e sensuale. Sono gelosa di ciò che sento, nel cuore, fra le cosce, nel profondo. Come ti faccio capire che sarà sempre così e non è ossessione. Che tu sei libero anche se io ci sono.
Come te lo faccio capire che il mio è amore.

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