Il Castello: Fra le Braccia del Carnefice

Scritto da , il 2019-03-31, genere pulp

Il sesso è la cosa migliore del mondo, si sa.
Ma il sesso fatto con amore è ancora meglio di quello brutale.
Se poi l’amore è condito dalla paura, diventa sublime…
Eva e io ci amiamo, e siamo preoccupate. Sento il fremito della sua carne tenera sotto i denti e la lingua, e avverto la vibrazione nella sua voce quando geme di piacere. Il suo sapore, poi, è ancora più dolce del solito…
- Aah! Aah! Aahhh…
Eva mi gode in bocca.
Bevo il suo piacere e me ne inebrio: nessuna droga potrà mai competere con l’effetto naturale delle secrezioni genitali.
Sollevo la bocca dal suo cespuglietto biondissimo e osservo il suo viso arrossato dalla violenza del rilascio sessuale, sottolineato dalla curva perfetta dei suoi seni giovani e duri: sono stregata da lei, oggi più che mai.

Vicino a noi, Johanna strepita come una baccante assatanata: Markus la sta fottendo come un animale, e lei si dimena dal piacere come in piena crisi epilettica. Loro hanno preso possesso del tavolo da pranzo, spingendo da parte piatti sporchi e posate usate, e adesso la contessa si sta beccando il cazzone nero nella fica di traverso sulla tovaglia, con l’amante che la pompa fra le gambe stando in piedi da una parte del tavolo, la testa che pende dalla parte opposta e i lunghi capelli biondastri che vanno da tutte le parti. Il tavolo è lungo e pesante, e sopporta bene lo sforzo anche se i colpi dello stallone sono davvero potenti…
Kurt e Karin sono più contenuti, ma ci danno dentro anche loro: il padrone di casa si è seduto su una sedia, e la sorellina incestuosa gli è salita in braccio senza neanche sfilarsi lo zibellino. Si baciano in bocca mentre lei va su e giù, impalata sul cazzo del fratello maggiore mentre lui la tiene saldamente per le chiappe sode e lei gli stringe le gambe fasciate di seta intorno ai fianchi.
A parte Karin, che è ubriaca, gli altri sono strafatti di coca. Però il legame emotivo che li lega, ancorché malato, è reale e potente.
Due coppie assolutamente perverse e dedite ad un amore proibito, ma indiscutibilmente innamorate.
Come noi…
Beh, il mondo è bello perché è vario.

Come al solito sembra che io sia la sola a essere distante anni luce dal suo orgasmo, e non mi sembra affatto giusto. Vorrei avere il mio strapon a disposizione, ma purtroppo l’ho lasciato a Venezia a bordo della Serenissima, e dovrò fare senza… Eva si accontenterà.
Le salgo sopra, allargandole le gambe e schiacciandola sul divano con il mio peso; vedo i suoi occhi che s’illuminano nel capire cosa sto per farle, e sento le sue gambe lunghissime che si chiudono morbidamente attorno a me. Spingo il pube contro il suo, lasciando che le nostre fiche si bacino con lo stesso affetto con cui si sfiorano le nostre bocche.
Le lingue cominciano a danzare in alto, mentre in basso s’incontrano i clitoridi…
- Oohhh… Pat!
Facciamo l’amore anche noi, come lo stanno facendo le altre due coppie.
Mi muovo veloce sopra di lei, sentendola fremere e sobbalzare sotto i miei movimenti esperti: le sue unghie mi graffiano le spalle, e sento i suoi tacchi picchiarmi il retro dei polpacci… Meno male che indosso ancora gli stivali di pelle.
Lo sfregamento delle fiche è una delle tecniche più classiche dell’amore saffico, e predata di millenni l’invenzione del dildo: i biologi hanno accertato che le scimmie antropomorfe lo praticano regolarmente anche loro nel corso degli accoppiamenti fra femmine, specialmente fra femmine dominanti…
- Più veloce… Più forte… Ti prego…
Le succhio la bocca con avidità, mentre le schiaccio i seni con i miei: i capezzoli si sfregano fra loro come i clitoridi, e io mi sento già ronzare le orecchie per l’esplosione imminente.
- Godo… Godooo… Oohhh!
Questa volta tocchiamo il cielo con un dito nello stesso istante, abbracciate in un bacio appassionato e selvaggio almeno quanto quello delle altre due coppie vicine, solo che noi non adoperiamo altro stimolante che quello naturalmente fornito dai nostri corpi.

Sollevo lo sguardo dopo aver baciato Eva quasi fino a soffocarla: Johanna e Markus continuano a fottere impazziti sul tavolo, ma sulla sedia Kurt ha appena finito di inseminare la sorellina, e i due amanti si stanno baciando appassionatamente dopo aver consumato per l’ennesima volta il loro amore proibito…
La paura di morire è uno stimolante naturale potentissimo, e il fatto di essere bloccati in un castello isolato dalla tormenta e circondati da cadaveri ancora caldi è indubbiamente fonte di una certa ansietà…
I telefoni sono sempre muti; possiamo solo aspettare, e restare uniti per sicurezza. Immagino che fare sesso di gruppo in una situazione del genere sia abbastanza naturale… Specialmente se alcol e droga sono ampiamente disponibili.
Eva e io non abbiamo ecceduto né con l’uno né con l’altra, però siamo due assatanate del sesso, e ci concediamo abbastanza volentieri agli eccessi della carne. Specialmente se siamo state pagate generosamente per farlo…
Così quando Eva mi strizza l’occhio mi sollevo da lei senza discutere, e ci accostiamo insieme alla coppia che fotte selvaggiamente sul tavolo da pranzo: Eva si accosta da una parte, io dall’altra…
I seni pesanti di Johanna ondeggiano morbidamente sul suo petto mentre Markus la sbatte come una troia fra i piatti di porcellana facendola strillare come un’anatra sgozzata: sono molto più abbondanti di quelli di Eva, però sono assolutamente naturali e mi fanno venire l’acquolina in bocca.
Ci pieghiamo insieme a succhiarli, uno ciascuna… La contessa non ha i capezzoli grossi che a me piacciono tanto da succhiare e da mordere; ma sono rosei e teneri e comunque belli gustosi.
L’austriaca emette uno strillo sentendosi aggredire così entrambe le tette e spalanca gli occhi per vedere cosa le stia succedendo mentre il suo uomo continua a possederla come un invasato.
La tipa non ha molta simpatia per nessuna di noi: ce l’ha in particolare con Eva, per via dell’evidente interesse di Markus per lei, ma neanche io le piaccio molto in quanto chiaramente piaccio a Kurt che è pur sempre suo marito… Inoltre, a differenza di Karin la bionda ha accolto la sua iniziazione lesbica con sentimenti chiaramente contrastanti.
Però il piacere è piacere, e noi due siamo piuttosto brave a dar piacere con la lingua: l’antipatia nello sguardo della contessa è evidente, però non fa nulla per respingerci; al contrario ci abbraccia entrambe per farsi succhiare meglio.

Siamo intente a lavorarci le tettone della castellana perversa da qualche minuto quando sia Eva che io ci sentiamo accarezzare da dietro.
Sollevo lo sguardo e vedo che Kurt e Karin ci hanno raggiunto. Gli occhi di lui sono offuscati dalla coca, quelli di lei brillano per l’alcol, e sono entrambi pronti a ricominciare…
Kurt agguanta Eva da dietro sprimacciandole i seni e facendole sentire il cazzo nel solco delle chiappe. Karin invece accarezza me: rabbrividisco quando sento le sue dita giocare con i miei capezzoli duri e le sue labbra sfiorarmi l’incavo del collo.
Mi dimentico della crucca bionda e mi giro per dedicarmi a quella bruna: le afferro il viso e le stampo un bel bacio in bocca, risucchiandole la lingua mentre le mie punte trovano i suoi capezzoli e fanno scoccare scintille che mi accendono il cervello.
Le sfrego la fica nerissima con la coscia nuda e la sento bagnata: è piena di sperma, la pervertita…
Eva emette un guaito e io che la conosco bene non ho bisogno di guardare per capire che Kurt l’ha infornata da dietro e adesso la sta sbattendo contro il bordo del tavolo.
Karin e io ci pomiciamo pesantemente in piedi: mentre la bacio tenendole i capelli con la sinistra, porto la destra fra le sue gambe e comincio a masturbarla con forza, facendola mugolare di piacere.
Lei, che è un po’ più bassa di me, si stacca dal bacio e abbassa il capo per succhiarmi un capezzolo. Emetto un lungo gemito di piacere, rovesciando la testa all’indietro: è la prima volta che Karin mi fa sentire i denti… La contessina comincia a prendere sempre più coscienza della sua tortuosa sessualità.

Adesso sono infoiata.
Branco Karin con entrambe le braccia e la sollevo di forza; lei squittisce sorpresa, ma io la piazzo a sedere sul tavolo accanto a Johanna e le chiudo la bocca con un altro bacio.
Poi mi tuffo fra le sue gambe spalancate e annuso il suo cespuglio nerissimo e intriso di seme maschile.
Tempo di gustarmi una bella torta alla crema…
- Aahhh! – grida Karin quando le slappo la fica fradicia con la lingua piatta e tesa come un cazzo.
Mi afferra la testa e mi preme la faccia contro il suo sesso, ansiosa di essere mangiata.
Comincio a succhiare con foga, suggendole dalla vagina il seme del maschio che l’ha appena posseduta e nutrendomene come una pantera scatenata. Non cerco di darle piacere: il mio solo pensiero è di divorare tutto quello che posso estrarre dal suo sesso infuocato, sia questo sperma maschile o liquido vaginale, o un misto dei due…
- Ich komme… Ich komme… - rantola Karin, contorcendosi sotto la mia lingua – AAGHHH!!!
La donna mi sborra in bocca, regalandomi un’altra golosa sorsata di succo di femmina, che io mando giù con passione senza smettere di leccare quella deliziosa patata bruna…

***

Sono passate altre due ore.
Fuori comincia a imbrunire; adesso nevica molto di meno, ma il vento si è fatto sempre più forte. Meno male che non ho obbedito al mio impulso di mettermi in cammino…
Il telefono è sempre muto, e internet è sempre giù.
L’unico miglioramento è che l’overdose di sesso ha calmato la crisi isterica di Johanna.
Le cognate cercano di mettere insieme qualcosa da mangiare; io e Eva siamo negate per la cucina, così tanto per dare una mano cerchiamo di ripulire un po’ in giro. Accumuliamo nella saletta di servizio piatti e posate sporchi e puliamo il tavolo mentre Kurt accudisce il fuoco e Markus continua a litigare con il suo cellulare morto.
Mangiamo un boccone, poi inevitabilmente i padroni di casa tornano all’assalto con la coca: sembra ne abbiano una scorta davvero abbondante.
Di nuovo Karin rifiuta con fastidio, e Kurt appare ancora più infastidito di lei dal mio ennesimo rifiuto. Eva dà una sniffatina leggera prima che possa fermarla, poi mi mostra la lingua. Impertinente.
Mando giù uno slivoviz per non essere l’unica completamente sobria in giro, poi per passare il tempo comincio a fare di nuovo ordine sul tavolo.
Mentre accatasto i nuovi piatti sporchi nella saletta di servizio mi vedo raggiungere da Kurt.
Lui è pur sempre il mio cliente, così quando mi mette le mani addosso lo lascio fare… In fondo il conte non mi dispiace affatto. Poi nelle ultime ore mi sono gustata un po’ tutte le femmine disponibili, ma sono l’unica rimasta a digiuno in quanto a cazzi; e come non mi stanco mai di puntualizzare, malgrado le apparenze io non sono affatto lesbica.
Kurt mi slaccia la cintura del soprabito denudandomi sul davanti; poi mi abbraccia e mi bacia in bocca.
Io rispondo al bacio, sentendo montare l’eccitazione al contatto con l’erezione maschile che sento crescere contro lo stomaco: Kurt mi desidera. Mi vuole proprio lì, al riparo dagli sguardi degli altri. Niente da eccepire: come dicevo anche io ho voglia di cazzo…
Scivolo sulle ginocchia e lo prendo in bocca, già piacevolmente duro. Succhio la cappella che sa ancora di Karin, e con la mano sego lentamente l’asta dura e nerbosa, pregustando il momento in cui mi penetrerà tutta…
- Oohhh… Sì, succhia, puttana…
Succhio di gusto, assaporando la virilità del maschio a cui mi accingo a concedermi.
Poi avverto una puntura alla base del collo; un improvviso intontimento, e perdo completamente i sensi.

***

Mi pizzica il collo.
Mi fa anche male, ma le due sensazioni non sono correlate.
Mi gira anche la testa: sono intontita…
Mi sforzo a riaprire gli occhi, e ho qualche problema a capire dove sono, e soprattutto in che razza di posizione mi trovo.
Poi, con uno sforzo per domare il mal di testa, mi rendo conto.
Sono nella sala delle torture. Bloccata dentro la gogna.
Cazzo.
Mi ha preso. Come una novellina… Ma chi è? Non so neanche quanto tempo è passato… Che fine ha fatto Kurt? Perché gli stavo succhiando il cazzo, questo me lo ricordo bene. Ci Ha presi tutti e due? Oppure lui è già morto? Oppure…
Oppure.
Il caleidoscopio di pensieri si arresta di colpo quando lo vedo in mezzo alla sala, tutto sorridente e con lo sguardo allucinato di quelle sue pupille minuscole in modo quasi ridicolo.
L’assassino è Kurt. Indossa ancora i pantaloni di prima, ma è a torso nudo e ha in mano il cappuccio nero da boia che aveva usato Wernher per gioco la sera prima; solo che Kurt non sta giocando.
Non sta guardando me mentre sorride: sta ammirando la sua ultima opera.
Markus è appeso al soffitto come una salsiccia ricurva: diverse imbragature lo sostengono per i polsi e le caviglie in un arco dorsale esagerato, e lui non sembra apprezzare neanche un po’. A differenza di Kurt, lui è completamente nudo, e probabilmente ha un po’ freddo. Lo penso perché io sono nuda, e ho freddo… Non sono freddolosa neanche un po’, quindi immagino che il riscaldamento ormai sia andato a ramengo come tutto il resto, e il mulatto appeso come una salsiccia è pure in corrente.
Comunque, ha sempre un bel cazzo: in quella posizione, gli pende verso il basso e sembra la proboscide di un elefante. Non posso dare torto a Eva per essersene invaghita.
Kurt sta parlando in tedesco con suo cognato, ma io non capisco un’acca.
Non so se sia una buona idea, comunque tossicchio per attirare l’attenzione del conte, che infatti si volta e passa fluidamente all’inglese.
- Oh, salve Pat. Ti sei già svegliata?
Mi si avvicina e si accovaccia davanti a me per guardarmi negli occhi. Io sono completamente bloccata con il collo e i polsi bloccati nel legno massiccio della gogna, e posso solo muovere le dita e la testa.
- Mi dispiace per tutto questo, Pat – mi fa lui con tono amichevole – Non era assolutamente in programma. Sei tu che mi hai costretto a modificare i miei piani.
- Io? Ma di cosa stai parlando? Liberami subito!
Sorriso benevolo: - Mi dispiace, ma non posso. Vedi, tu e la tua amica dovevate essere le colpevoli ideali: due prostitute cocainomani, completamente impazzite, che si erano messe ad ammazzare tutti per chissà quale folle motivo… Karin avrebbe testimoniato in questo senso e dall’alto della sua credibilità nessuno avrebbe avuto niente da obbiettare.
- Ma che cazzo stai dicendo?
- Sai Pat, tu non corrispondi allo stereotipo della escort di lusso cui sono abituato: hai iniziativa, sei sicura di te e non apprezzi la roba neppure se di qualità superiore e assolutamente gratis. Siccome i ruoli disponibili in questa storia sono limitati, se non puoi essere il colpevole, devi per forza essere una delle vittime.
OK, cerchiamo di ricapitolare: - Quindi hai architettato tutto tu per ucciderci tutti?
- Tutti? Ma no, Pat: io voglio solo vendicarmi di Johanna e dei suoi amanti. Non ho niente contro di te e Eva, e naturalmente non farei mai del male a Karin, che in ogni caso mi serve come testimone a discarico.
Non ci arrivo: - Vuoi vendicarti di tua moglie per i suoi amanti? Ma non eravate scambisti seriali?
- Certo – sospira lui – Coprivamo a vicenda i nostri vizietti, però il patto era di fare tutto con stile, come si addice al nostro ceto sociale. Johanna ha violato i patti, ed è per questo che sono costretto a prendere provvedimenti drastici per proteggere il buon nome del mio casato.
Questo è pazzo. Non è solo la cocaina a parlare, ha davvero qualche valvola svitata…
- Ma…
Lui si solleva in piedi e si stiracchia: - Starei volentieri a chiacchierare con te, Pat: sei una tipa interessante, e scopi divinamente, ma purtroppo ho da fare. Se non mi sbrigo, Karin si insospettirà. E comunque è ora di andare a prendere Johanna.
- Johanna?
- Sì: è giusto che scopra cosa sta succedendo, prima di morire.
Poi Kurt si gira per allontanarsi.
- Aspetta! – gli grido dietro – Non credi che sia giusto che lo capisca anch’io?
Lui non si volta nemmeno, ma mi fa un gesto con la mano: - Te l’ho detto, adesso non ho tempo. Però puoi chiedere a Markus mentre aspettate che torno con Johanna: lui ormai dovrebbe aver capito.
Poi la porta si richiude alle sue spalle.

- Markus! – chiamo, cercando di girare la testa per quanto posso nella sua direzione – Markus, cosa diavolo sta succedendo?
Lui emette un rantolo doloroso, poi cerca di articolare in inglese: - Oohhh… Io non lo so! Non ne ho idea. Pensavo lo sapessi tu.
- Ma come sei finito appeso lassù?
- Diavolo… Tu eri scomparsa. Pensavamo fossi dietro il muro a fottere con Kurt, ma poi lui è tornato dicendo che ti aveva cercata dappertutto, ma che eri scomparsa dopo avergli detto di andare in bagno… Eva si è preoccupata moltissimo, così Kurt ha proposto che io venissi con lui a cercarti mentre le ragazze si barricavano nella sala da pranzo. Poi quando siamo arrivati qui, Kurt mi ha dato una botta in testa, e mi sono svegliato in queste condizioni.
- Ma lui non ti ha spiegato perché ce l’ha con te?
- No! Dice che Johanna e io abbiamo passato il limite, ma non abbiamo fatto niente che non facessimo già da anni… E comunque non ci vedevamo troppo spesso: il suo amante abituale era Wernher. Poi aveva anche cominciato a frequentare Chris e Franz… Noi ci vedevamo sì e no una volta al mese. Proprio non capisco…
- Ha ammesso di aver ucciso lui Chris, Franz e Wernher?
- Sì! – un singhiozzo – Ha anche detto che adesso tocca a me, ma vuole che Johanna veda cosa mi succede…
Deglutisco a vuoto.
Wernher è sempre dove lo abbiamo lasciato: nella sua gabbia, e con lo sfintere lacerato. Non riesco a vederlo bene, ma la puzza mi ricorda a ogni istante che il suo cadavere si sta decomponendo proprio accanto a noi.
Non mi sembra il caso di chiedere a Markus cosa dovrebbe succedere a lui: è appeso proprio sopra la cuspide acuminata della Culla di Giuda.

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