Il Castello: i Cadaveri si Ammucchiano

Scritto da , il 2019-03-27, genere pulp

Mi riscaldo le mani gelate accanto al fuoco che crepita sempre nel caminetto della sala da pranzo.
Karin mi offre un altro bicchiere di slivoviz per aiutarmi a scaldare le vene, ma io rifiuto: la ciucca mi è passata di colpo tirando a secco il cadavere e poi trascinandolo nella neve fino alla finestra per farlo vedere agli altri, e so che se bevessi di nuovo la testa mi esploderebbe.
Karin annuisce nervosamente al mio diniego, e si scola lei il bicchiere in un colpo solo. La mano le trema leggermente.
Kurt sta ancora cercando di chiamare la polizia, ma il cellulare è inutile: non c’è campo. Anche il telefono fisso è muto: sarà la nevicata.
Siamo bloccati.
Non siamo più nudi: Kurt si è infilato un paio di pantaloni, io ho ancora la pelliccia di Karin, e lei si è appropriata dello zibellino di Johanna: non rivuole il suo visone, perché è sporco dopo che ho trascinato il cadavere… La contessina è un po’ schizzinosa, ma io non mi lamento.
Il cadavere è ancora fuori: la neve lo sta lentamente ricoprendo, ma è illuminato dalla luce che esce dalla finestra, e fa un po’ impressione con quegli occhi sgranati: avrei dovuto chiuderli, ma non ci ho pensato e adesso non ho nessuna voglia di uscire di nuovo.
- Come è morta? – mi chiede ancora Karin, con un tono che mi lascia nel dubbio se sia una curiosità da donna o la richiesta professionale di un giudice.
Scuoto la testa per la terza volta: - Non lo so. Non ho visto segni di violenza, contusioni o ferite di nessun genere… Ma non sono un medico. Certo che dall’espressione che ha in faccia direi che è stata una cosa rapida, dolorosa e inaspettata.
- Già: sembra più spaventata che in pena.
Quasi non ci sto neanche pensando più, perché la domanda che mi assilla è un’altra: dove sono finiti tutti gli altri? E soprattutto, Eva sta bene?
Guardo il cadavere di Chris che scompare lentamente sotto la neve e rabbrividisco: era con Eva e Markus. Cosa è successo a loro? E al gruppo di Johanna?
Ormai noi siamo arrivati da almeno venti minuti…
Cazzo!
- Dobbiamo andare a cercarli – dico, alzandomi di nuovo in piedi.
- Ma… Potrebbe esserci un assassino in gir! – protesta Karin, un lampo di timore nello sguardo.
Kurt sbatte il cellulare sul tavolo, frustrato: - Pat ha ragione: potrebbero essere tutti in pericolo. Se andiamo tutti e tre insieme non dovrebbe essere pericoloso.
Karin chiede qualcosa in tedesco che non capisco, e Kurt scuote la testa prima di rispondere in inglese per far capire anche me: - Non, non tengo armi al castello. A parte le riproduzioni di spade medievali, ma non credo che sia utile andare in giro con uno spadone con la lama arrotondata.
No, penso fra me: meglio un coltello da cucina…
Al tavolo del buffet ci sono ancora il coltellaccio per affettare lo stinco e il relativo forcone: belli affilati tutti e due; poi a tavola ci sono i coltelli da bistecca. Faccio per prenderne uno, ma Kurt non vuole: ha paura che mi faccia male, poverino.
Non posso dirgli che sono un’agente dei servizi italiani e ho l’abitudine di uccidere le mie vittime a coltellate: non sarebbe in linea con il mio personaggio di escort d’alto bordo.
Scrollo le spalle: - Allora prendine uno tu.
Lui mi guarda inespressivo, poi si riscuote. Esce velocemente dalla sala e torna dopo qualche minuto con una Walther in mano.
- Kurt! – esclama Karin, sorpresa – Ma avevi detto…
- Non volevo che tu lo sapessi – sbuffa lui, seccato – Non è denunciata.
- Kurt! – fa di nuovo la bruna, questa volta arrabbiata più che sorpresa.
- Ne discutiamo dopo, va bene?
Mi sembra una buona idea.
Torniamo nella scala a chiocciola e cominciamo a cercare: Karin e io con una torcia ciascuna, e Kurt con la pistola.
Mentre passiamo davanti alle cantine, il cono di luce della mia torcia illumina una porticina aperta. Ci guardiamo un istante, e Kurt conferma che prima era chiusa, ma non a chiave: sono tutte semplicemente bloccate con un chiavistello.
Ci avviciniamo, e quando sentiamo il respiro affrettato e i gemiti sappiamo già cosa aspettarci: illumino dentro e sorprendiamo Johanna con i suoi due amanti, intenti all’ennesima copula a tre della serata: la castellana è distesa di schiena su una panca di legno, con la testa rovesciata all’indietro, Wernher da una parte che le scopa la faccia e Franz dall’altra che le fa il culo tenendole le gambe aperte mentre lei si masturba il clitoride come un’assatanata.
La contessa è davvero una ninfomane insaziabile... Peggio di me.

La moglie è incazzata per l’intrusione del marito: perché invece di rompere i coglioni non si diverte con le sue troie?
Karin non ci sta ad essere accomunata a me: lei non è mica una troia…
Il battibecco in tedesco non sembra destinato a concludersi in fretta, così io mi scuso e vado a cercare gli altri lasciando a Kurt il compito di spiegare alla sua signora che il programma della serata è stato alterato da un evento imprevisto.
Torno nel corridoio e m’infilo in un passaggio laterale, finché non sento di nuovo dei gemiti. Tiro un sospiro di sollievo, riconoscendo la voce di Eva.
- Sì, così… Più forte! Aah… Aah… Aahhh!
Che puttana.
Non sa proprio tenere le gambe chiuse per più di venti minuti, quando ha un cazzo nero a disposizione…
Giro l’angolo e li vedo: Eva è appoggiata con le mani alla parete del corridoio, e sopporta a gambe aperte i colpi che Markus le sferra in corpo da dietro tenendola per i fianchi.
Vedo la nerchia nera e nodosa che penetra ritmicamente nella fica della mia ragazza, strappandole urla di gioia ad ogni affondo. Vorrei urlare anch’io, non so se di sollievo per vederla sana e salva, o per la rabbia che stia lì a farsi scopare mentre io la cercavo preoccupata per ogni dove…
Rimango lì senza disturbarli finché non concludono: tanto è evidente che non ne hanno per molto; a coito consumato, applaudo con calma, e loro girano la testa.
- Pat, cosa ci fai qui?
- Ti cercavo, ninfomane. È successo un casino…

Riportiamo tutti in sala da pranzo, senza dir loro l’accaduto.
Eva scuote le spalle: hanno perso di vista Chris poco dopo aver lasciato la sala delle torture, ma dopo averla cercata un po’ hanno pensato di divertirsi un po’. In fondo è adulta e vaccinata, e cosa può capitarle di male, anche se è in giro da sola per il castello?
Solo di essere ammazzata, penso io aprendo la porticina e facendoli accomodare in sala da pranzo.
Gli altri sono già dentro, e Franz sta avendo una crisi isterica davanti alla finestra.
Chris ormai è quasi completamente coperta di neve, ma gli occhi sbarrati si vedono ancora…
Eva resta senza fiato quando le spiego.
Wernher si mette un cappotto e va rapidamente fuori: sarà pieno di coca fino alle orecchie, ma si ricorda ancora di essere un medico.
Ravana per un po’ intorno al cadavere, rivoltandolo nella neve mentre Franz continua a piangere a dirotto, poi trova qualcosa che io non avevo notato alla base del collo.
Il foro di una puntura.
Non è stato un fantasma: Chris è stata uccisa da un’iniezione letale. Di cosa, lo stabilirà l’autopsia quando potremo portare il corpo in ospedale; fino ad allora è meglio lasciarlo fuori al freddo, così il corpo si conserva meglio.
Guardo l’orologio: sono le quattro del mattino, e siamo tutti esausti.
Franz sta bevendo a garganella, e anche Johanna ci dà dentro.
Kurt prova di nuovo a telefonare, ma non c’è niente da fare.
Siamo tutti esausti.
Alla fine, torniamo nella sala dove avevamo fatto sesso tutti insieme, e ci chiudiamo dentro a chiave. Kurt ha con sé la pistola, quindi dovremmo essere al sicuro.
Io e Eva ci accomodiamo su uno dei divani, Kurt e Karin sull’altro, e Johanna finisce sotto il baldacchino con i suoi amanti, compreso Franz ubriaco fradicio e in piena crisi nervosa.
Ci addormentiamo così, storditi da droga e alcol, e sconvolti dall’accaduto…

***

Eva è calda e morbida; sento il suo corpo profumato stretto al mio e mi godo la sensazione di quel contatto. Ascolto il suo respiro, il battito del suo cuore.
Lentamente ritorno alla realtà e apro un primo occhio; poi anche l’altro.
La memoria dell’accaduto mi torna rapidamente, e istintivamente mi guardo subito intorno per assicurarmi che non sia successo niente altro di sbagliato.
La finestra lascia entrare una luce pallida, come filtrata dalla neve che copre il davanzale.
Eva è con me sul divano a due piazze, e questo è l’importante. Sull’altro divano vedo Kurt e Karin che dormono ancora uno accanto all’altra.
Sotto il baldacchino Johanna dorme supina accanto a Markus e a Franz…
Dov’è Wernher? Dormiva anche lui con Johanna, ne sono sicura. Mi volto per guardare meglio, e così facendo sveglio Eva.
Lei si stropiccia gli occhi mentre io mi alzo a sedere.
No, nessuna traccia di Wernher. Sarà in sala da pranzo, o magari in bagno…
Controllo nel bagno di servizio adiacente alla sala, ma è vuoto. Quando esco Eva è in piedi, e anche Kurt si sta alzando.
Chiedo di Wernher, ma Kurt non ne sa niente. La porta è ancora chiusa a chiave dall’interno, ma dentro il professore non c’è.
Mi getto il visone sulle spalle e apro la porta per guardare in sala da pranzo; Kurt viene con me e porta con sé la pistola.
Niente.
Wernher è scomparso.

Il telefono fisso è sempre isolato, e non c’è campo per i cellulari. Niente internet. Siamo ancora tagliati fuori, e fuori continua a nevicare anche se un po’ meno intensamente di prima. Nel cortile vedo la nostra auto, completamente sepolta sotto la neve: di tornare in Italia oggi, neanche a parlarne…
Johanna è agitatissima. Sento un po’ tutti parlare in tedesco con diverse sfumature di panico nella voce, ma Eva mi rassicura: in realtà non stanno dicendo niente di interessante o di utile. Per parte mia non ho niente di utile da aggiungere, quindi sto zitta. È evidente che dobbiamo andare a cercare Wernher, ma lo è anche che non tocca certo a me dirlo: io sono solo una escort…
Alla fine è Markus a dire che dobbiamo fare qualcosa: Franz è ancora ubriaco fradicio sotto il baldacchino, Kurt sembra come bloccato, Johanna è fuori di sé e Karin si guarda intorno pensosa… Eva lascia a me la decisione su come comportarci, ma sembra soddisfatta quando il suo maschio preferito è quello che se ne viene fuori con l’ovvietà: - Dobbiamo andare a cercare Wernher.
Johanna è quella che dice di aver paura a restare da sola.
Karin è quella che suggerisce di muoverci tutti insieme per evitare che qualcuno rimanga isolato.
Così tocca a me fare presente che Franz non è certo in condizione di venire a cercare Wernher in giro per il castello: è ancora incosciente e a giudicare da come russa direi che lo rimarrà ancora a lungo…
Kurt si riscuote: Franz può rimanere nella saletta. Chiuderemo la porta a chiave dall’esterno, così lui dovrebbe essere al sicuro: se si sveglia può sempre andare in bagno, e comunque non staremo via più di un’ora ed è difficile che si svegli prima di allora; la porta poi è di legno massiccio e la serratura è moderna.
Okay: ci ha convinti. Ci copriamo alla meglio con i panni che troviamo in giro: io passo il visone a Eva che ha freddo, e recupero il mio soprabito; è un semplice giaccone di pelle nera abbinato agli stivali e lo indosso a nudo chiudendo la cintura: non è caldo come il visone, ma è più pratico del vestitino sexy che indossavo la sera prima.
Gli uomini rimettono i pantaloni della sera prima; Karin ha lo zibellino di Johanna, che a sua volta ha recuperato un’altra pelliccia.
Kurt ha la sua pistola, e questa volta Markus prende il coltello che avevo adocchiato vicino ai resti dello stinco. Per non sentirmi del tutto nuda io recupero un coltello da bistecca e ne passo un altro a Eva. Karin e Johanna non sembrano interessate alle armi da tavola, ma recuperano le torce elettriche: la luce non è ancora saltata ma non si sa mai, e poi nei sotterranei l’illuminazione fissa manca quasi dovunque.

Alla fine, è come fare una gita guidata del “Nido del Corvo” con i suoi proprietari: cominciamo dalle sale di rappresentanza, la biblioteca, la sala da ballo, il giardino d’inverno, l’armeria storica, la sala degli specchi… Poi passiamo all’appartamento privato e alla zona spa.
Niente.
Scendiamo alle cucine, poi alle camere degli ospiti. Passiamo anche dalla nostra stanza e rimpiango di non avere il tempo di cambiarmi e indossare qualcosa di più pratico: dobbiamo restare tutti insieme e non abbiamo ancora trovato Wernher.
Visitiamo la torre e il sottotetto. Niente.
Poi Markus suggerisce di tornare nei sotterranei, anche se nessuno capisce per quale motivo Wernher avrebbe dovuto tornare lì…
Non di sua iniziativa, almeno.
Prima di scendere controlliamo l’ingresso; ma il portone è ancora chiuso, e oltre a tutto è bloccato dalla neve ammassata all’esterno. Dalle finestre si vede che il manto nevoso è intonso: nessuno ha camminato all’esterno, a parte me quando ho recuperato il corpo di Chris.

Torniamo nei sotterranei.
Percorriamo i corridoi, poi controlliamo una alla volta tutte le cantine, compresa quella dove Johanna si era fatta sbattere la notte prima dai suoi amanti.
Scendiamo ancora più in basso e controlliamo le celle, poi raggiungiamo la sala delle torture…
E lì troviamo Wernher.

Johanna caccia un urlo e quasi sviene quando entra nella sala subito alle spalle di suo marito. Io entro subito dopo Markus che la sorregge, e quando vedo cos’è successo non mi sento di biasimare la castellana se si è sentita male.
Wernher è chiuso nella gabbia appesa al soffitto, ancora nudo dopo le sue avventure notturne. Gli arti sporgono immobili dalle sbarre di ferro; lungo le gambe cola ancora un po’ di sangue.
Ha gli occhi sbarrati e la faccia distorta in un’espressione di orrore senza fine…
È morto, naturalmente. Non capisco subito cosa gli sia successo esattamente, finché non arrivo più vicino appresso ai due uomini: prima avverto l’odore inaspettato di escrementi, poi vedo da dove esce il sangue e mi rendo conto dell’accaduto.
Reprimo a stento un conato di vomito.
La “pera” che Kurt aveva fatto vedere a Chris la sera prima, quella riservata agli omosessuali, è stata utilizzata secondo l’uso previsto nel retto del disgraziato, e adesso noi possiamo renderci conto dei suoi effetti…
Wernher è morto dissanguato, probabilmente non da molto. Magari se invece di ispezionare prima la parte alta del castello avessimo cominciato dai sotterranei, l’avremmo trovato ancora vivo; ma considerato lo strazio delle carni del professore, non avremmo potuto fare molto per lui: la “pera”, una volta aperta completamente, gli aveva lacerato completamente l’ano e la parte terminale dell’intestino, allargandolo per almeno trenta centimetri e squarciando tutti i vasi sanguigni collegati all’apparato digerente.
Una fine atroce.
Eva e Karin sono pallidissime; Johanna piange istericamente nelle braccia di Markus, che appare grigiastro in volto.
Kurt appare turbato ma si controlla abbastanza bene, data la situazione.
Io ho voglia di vomitare: l’odore nauseante è quasi peggio dello spettacolo da splatter.

Johanna vorrebbe che tirassimo fuori il suo sventurato amante e lo portassimo fuori nella neve, ma Karin è categorica: dovrà prima essere esaminato dalla polizia scientifica, e se lo toccassimo potremmo inquinare le prove.
Già: da qualche parte dovrebbero esserci le impronte digitali dell’assassino.
Già, l’assassino. Chi accidenti può essere stato?
Noi siamo rimasti tutti insieme. E nel castello non c’è nessun altro.
O almeno non dovrebbe…
No, non è un fantasma: i fantasmi non usano siringhe o strumenti di tortura. Quindi, se non è stato uno di noi, deve esserci qualcun altro in giro.
- Forse dovremmo tornare da Franz – azzardo io in inglese.
Johanna caccia un altro urlo, e intuisco che il mio suggerimento abbia trovato il sostegno della contessa.

Torniamo velocemente di sopra.
In sala da pranzo sembra tutto in ordine. Kurt tira fuori la chiave e la infila nella serratura della porta massiccia che adduce alla saletta con il letto a baldacchino e i divani a due piazze.
La serratura scatta e la porta si apre.
Di nuovo Kurt è il primo ad entrare, con la pistola spianata; Markus lo segue con il coltello da macellaio mentre noi donne restiamo indietro.
Sembra tutto a posto: Franz è ancora sotto il baldacchino…
Markus impreca in tedesco, e noi capiamo che c’è qualcosa che non va.
Corriamo dentro, e vediamo che il biondino trema convulsamente: ha gli occhi sbarrati con le pupille dilatate all’inverosimile e la bocca piena di schiuma.
Sul pavimento accanto al lettone un bicchiere rotto e del liquido. Di nuovo puzza di escrementi, solo che questa volta sono freschissimi: il disgraziato è ancora vivo, anche se le sue convulsioni si stanno rapidamente indebolendo…
Sono una skipper, e riconosco gli effetti di un topicida.
- Stricnina – sussurro in italiano a Eva – O qualcosa di simile. Se non fa una lavanda gastrica entro un’ora…
Franz non ha un’ora: non ha neppure dieci minuti.
Muore fra le braccia di Johanna, scosso dagli ultimi spasmi epilettici, senza essere riuscito a dire neppure una parola.

Avvelenato nel sonno in una camera chiusa a chiave dall’esterno.
Johanna è in piena crisi isterica: i suoi amanti sono stati assassinati uno dopo l’altro in un modo atroce.
Se suo marito non fosse sempre rimasto con noi, verrebbe da sospettare di lui… Quando è morto Wernher stavamo dormendo, ma nei casi di Chris e Franz eravamo tutti con Kurt, io per prima.
No, c’è qualcun altro in giro. Qualcuno in grado di aprire una porta chiusa a chiave e poi richiuderla: qualcuno con la chiave… O con un passe-partout adatto.
Richiudiamo a chiave la saletta: il puzzo è insopportabile, e Karin insiste di nuovo che la scena del crimine non deve essere inquinata.
Il magistrato è lei.
Dobbiamo chiamare la polizia… Ma siamo isolati.
Propongo di equipaggiarci meglio possibile e andare a piedi, ma Kurt scuote la testa, e Karin è d’accordo con lui: sono almeno quindici chilometri di strada di montagna, tutta curve e con almeno un metro di neve fresca. Per non parlare del vento e del fatto che continua a nevicare…
Poi è mezzogiorno passato, e fra poco più di quattro ore farà buio.
Non se ne parla.

Mezzogiorno passato… Ecco perché ho fame. Perfino la nausea per l’odore e la vista dei cadaveri di Wernher e Franz non riesce a placare i morsi della fame che mi attanagliano lo stomaco.
Mentre gli altri discutono in tedesco e cercano di calmare Johanna, io torno in sala da pranzo e comincio a spilluzzicare fra gli avanzi della cena della sera prima… Sembra passata una vita, ma in verità i piatti freddi sono ancora ottimi.
Eva mi raggiunge e si riempie un piattino di pesce e patate. Quando mai un’olandese rinuncerebbe alle patate, anche se fredde?
Carne fredda, formaggio, un frutto… Sto ancora masticando quando arriva Karin e mi chiede come posso mangiare in un momento simile.
Scrollo le spalle: - Non credo che le cose migliorerebbero molto se digiunassi. Sarei solo più debole e ancora più spaventata.
Lei fa una smorfia. Poi afferra una mela e l’addenta.
Uno dopo l’altro anche gli altri vengono a farci compagnia.
Parliamo; per lo più in tedesco, ma Eva e a tratti anche Karin traducono per me. Si cerca di capire cosa stia succedendo.
C’è un assassino nel castello. Non è uno di noi, perché siamo sempre stati insieme. È uno che odiava particolarmente le sue vittime, visto il modo in cui le ha ammazzate. È anche uno che conosce bene la casa, sa dove si trova e cosa contiene la sala delle torture e ha accesso alle chiavi delle stanze, visto che ha dovuto per forza aprire la porta della saletta dove dormiva Franz.
Karin chiede chi abbia accesso alle chiavi di riserva. Kurt e Johanna scuotono la testa: nessuno, neanche il personale di servizio… Che comunque è assente da diversi giorni, tranne la camerierina Helga che è andata via prima della cena. La cena stessa è stata portata da una ditta di catering, senza accesso alle chiavi e tantomeno alla sala delle torture...
La donna magistrato riflette un momento, poi chiede della ditta che ha svolto i recenti lavori di ristrutturazione.
Kurt ammette che quelli potrebbero aver fatto qualsiasi cosa, visto che quando lavoravano lui e Johanna stavano tranquilli nell’appartamento di Vienna. Però i lavori sono terminati da quasi un mese, e nessuno della ditta è più venuto al “Nido del Corvo” … Almeno per quanto ne sanno loro. Strano, molto strano.
Comunque, la cosa peggiore non è non avere idea di chi possa essere l’assassino. No, la cosa peggiore è sapere che probabilmente non ha ancora finito il suo lavoro…

***

Calmati i morsi della fame, sorseggiamo un po’ di vino.
Poi un altro po’… E un bicchierino di slivoviz.
Fuori comincia a far buio, e la neve scende più fitta di prima. Anche il vento si è fatto più forte.
Kurt riaccende il fuoco nel camino.
Poi offre altra polverina.
Mi sembra una pessima idea, con quello che sta succedendo: la rifiuto con un gesto di fastidio che irrita Kurt e sorprende Karin, che come al solito si smarca a sua volta.
Eva esita, ma rinuncia dopo la mia occhiataccia.
Kurt insiste che si tratta di roba buona, niente affatto tagliata: aiuterebbe a tenersi lucidi e concentrati per evitare nuove vittime.
Johanna lo prende in parola, e Markus ci dà dentro anche lui.
Karin mi guarda strano.
- Credevo che una come te apprezzasse una buona sniffata…
Le scocco un’occhiataccia: - Perché sono una escort?
Lei annuisce: - Di solito quelle come voi non disdegnano la roba buona. Specie se l’hanno procurata loro stesse…
- Beh, non è certo il caso. Non so da dove venga quella roba, e non voglio saperlo.
Adesso Karin appare davvero perplessa: - Non l’avete portata voi?
- No davvero! Non saprei neanche dove trovarla, soprattutto di quella qualità.
Lei scuote la testa: - Mi sembrava di aver sentito che l’aveste procurata voi… Almeno credevo di aver capito così. Neanche Eva..?
Ora sono irritata: puttana sì, anche se di lusso… Ma spacciatrice, no!
- Guarda che i clienti che frequentiamo noi, di solito sono perfettamente capaci di procurarsi la roba da soli, di qualità migliore e con metodi più sicuri di come potremmo trovarla noi. Non siamo quel tipo di escort.
- Scusa. Non intendevo offenderti.
Sembra sincera. Addolcisco l’espressione: - Okay.
- Mi disturba che mio fratello e mia cognata usino quella robaccia… Anche se in questo momento, avendola a disposizione, posso anche capirli.
Scrollo le spalle: - Non ne faccio uso, ma non giudico chi lo fa. Semplicemente, non sono affari miei.
Lei mi osserva, pensosa: - Hmmm… Decisamente, tu non sei il tipo di persona che pensavo.
Le riservo un sorriso acido: - Neanche tu sei quello che mi sarei aspettata da un giudice.
Invece di offendersi, lei fa una smorfia buffa: - Perché ho una relazione con mio fratello, vuoi dire?
- Anche.
- Oh, ti riferisci anche ai miei gusti in fatto di divertimenti… - un sorriso imbarazzato all’idea che ormai conosco i suoi vizi – Ognuno ha i suoi sporchi segreti, vero? Scommetto che anche tu…
Il discorso si fa pericoloso: - Il mio sporco segreto è fare la escort.
Karin mi scruta intenta: - No, non credo. Secondo me quello non è un segreto… E neanche il fatto che tu e Eva non siete solo colleghe: siete una coppia di fatto, vero? No… Scommetto che c’è dell’altro: te lo leggo negli occhi.
Come investigatore Karin non è male. Però preferirei che invece che cercare di scoprire i miei segreti si dedicasse all’assassino.
Per farla stare zitta le afferro un braccio e la bacio sulla bocca.
Lei s’irrigidisce, sorpresa; poi mi offre la lingua e si lascia baciare.
Quando ci stacchiamo, la vedo fremere.
- Scusa – mi fa – Non credo di essere in vena… Non adesso almeno.
- Sei sicura?
Lei annuisce: - Lo ammetto: prima mi è piaciuto. Mi è piaciuto molto… E forse ti chiederò davvero di farlo ancora. Ma non adesso.
Scrollo le spalle: - Okay. Come preferisci.
- Non ti sei offesa?
Sorrido: - Offesa? Tesoro, io sono una escort! Il mio ruolo è fare contenti te e tuo fratello, non farvi innamorare…
Karin fa un sorrisetto: - Beh, se è per questo, direi che hai fatto molto contenti sia me che Kurt. Quanto a Johanna… Direi che adesso ti detesta quasi quanto detesta me. Eva, poi, la odia con tutto il cuore, visto che piace a Markus!
Sospiro: - Ne avevo il vago sospetto. Capita spesso, con le mogli dei clienti…
- Immagino!

Alcol. Droga. Pericolo. Il fuoco scoppiettante mentre fuori mugghia la tormenta…
La prima a trascendere è Johanna: tira fuori il cazzo di Markus quasi con voracità, e ci si avventa sopra come una furia.
Poi tocca a Kurt e Karin: loro sono più delicati, ma non poi così tanto. Si abbracciano, si baciano, si spogliano… E’ evidente il loro stato di alterazione, dovuto alla coca per Kurt e allo slivoviz quello di Karin, ma soprattutto indotto dalla situazione di pericolo, che porta tutti a gettarsi fra le braccia di coloro che amano e di cui si fidano.
Osservo le due coppie incestuose che si scopano selvaggiamente ignorandosi del tutto una con l’altra, poi appoggio il bicchiere e mi giro verso Eva, che mi guarda sorniona.
- E a te, non va di scopare?

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