Il Castello: la Culla di Giuda

Scritto da , il 2019-03-31, genere pulp

ATTENZIONE. QUESTO EPISODIO CONTIENE SCENE, DESCRIZIONI E RIFERIMENTI VIOLENTI. GLI EVENTI RAPPRESENTATI SONO RIGOROSAMENTE DI FANTASIA E NON RIFERITI AD EPISODI REALMENTE ACCADUTI: QUALUNQUE SOMIGLIANZA A PERSONE O FATTI VERIFICATISI NELLA REALTA’ E’ PURAMENTE CASUALE. CHI SCRIVE NON INTENDE TURBARE NESSUNO E PERTANTO INVITA CHIUNQUE POSSA ESSERE IMPRESSIONABILE O SIA CONTRARIO ALLA VIOLENZA A NON PROSEGUIRE NELLA LETTURA. IL RACCONTO E’ COLLOCATO NELLA CATEGORIA “PULP” IN MANCANZA DI UNA PIU’ IDONEA A RAPPRESENTARNE IL CONTENUTO. IL SADISMO ESPRESSO DA TALUNI PERSONAGGI DELLA STORIA NON E’ CONDONATO DA CHI SCRIVE E NON CORRISPONDE AI SUOI GUSTI O ALLE SUE TENDENZE.

Non so quanto tempo passi: ho ancora l’orologio al polso, ma bloccata come sono non posso guardarlo.
Comunque, Kurt torna dopo non molto, e ha Johanna in spalla, piegata in due come un tappeto.
Chiaramente addormentata.
- Come hai fatto a catturarla? – domando, frustrata – Non era con Eva e Karin?
- Certo – sorride il conte, scaricando in terra la moglie nuda – Non ti preoccupare, loro stanno benissimo. E non gli succederà nulla… Beh, a parte il fatto che la tua amichetta finirà all’ergastolo per omicidio plurimo aggravato, visto che alla fine l’unica possibile colpevole sarà lei: tu sarai la puttana per bene che ha cercato di fermarla ed è rimasta a sua volta vittima della sua follia omicida.
- Tu sei pazzo: non ci crederà mai nessuno.
- No? La parola di una prostituta olandese che spaccia cocaina purissima ai suoi clienti di lusso, contro la mia e quella di Karin, che è pubblico ministero alla corte penale di Klagenfurt? Io dico che ci crederanno tutti.
Cazzo. Ha ragione.
- Ma Karin perché dovrebbe pensare che…
- Perché le ho detto che la roba me l’ha portata lei come parte del servizio. E perché ha sviluppato una imprevista attrazione per te, che la spingerà a detestare la tua assassina… Che per esclusione alla fine non potrà essere che lei: in fondo non la conosce affatto.
Eva che passa per la mia assassina… Assurdo. Ma in un tribunale austriaco potrebbe anche passare: in una situazione così incresciosa, l’Agenzia si farebbe gli affari suoi e Eva sarebbe fritta.
Devo fare qualcosa.
- Ma come hai fatto a portare qui Johanna senza che Eva e Karin sospettassero qualcosa?
- Oh, semplice. Ho detto che mi serviva aprire la sua cassaforte nella nostra camera da letto, e la combinazione ce l’ha solo lei. Dentro lei ha un altro telefono cellulare, e magari la sua scheda funzionava… Johanna non è mai stata il coltello più affilato dentro al cassetto, sai. Neanche il fratellino bastardo, del resto…
Mentre parla, Kurt si dà da fare. Ha legato saldamente i polsi di Johanna dietro la sua schiena, e ha portato uno sgabello in mezzo alla stanza. Poi ha azionato una carrucola e abbassato un altro giocattolo da tortura che prima non avevo notato: un cappio.
- Karin e la tua amichetta sono sempre in sala da pranzo: ho lasciato loro la pistola per farle sentire sicure, tanto io non devo temere l’assassino, giusto? Ho detto loro che Johanna e io torneremo appena cercato di telefonare dal tetto. Naturalmente ci vorrà un po’ più del previsto e loro si preoccuperanno, ma poi gli dirò che ho perso di vista Johanna e ho dovuto cercarla. Poi naturalmente dovrò addormentare Karin prima di catturare Eva e mettere le sue impronte digitali su tutte le armi che ho usato finora… Quando Karin si sveglierà le spiegherò che gli altri sono tutti morti e che Eva è l’assassina, ma che sono riuscito a neutralizzarla… Semplice, no?
Diabolico. Karin non avrà altra scelta che credere al fratello che ama, oppure pensare che l’assassino sia lui, ma senza prove a sostegno e nessun motivo per crederlo.
Che stronzo, il conte von Koltitz…

Con calma, Kurt mette il cappio al collo della moglie, poi comincia con calma a girare la carrucola tendendo la fune che regge il cappio al soffitto.
- Vuoi ucciderla?
- Ma certo. Non subito, però: prima dobbiamo spiegare tutto anche a lei.
Prende un secchio d’acqua e lo scaraventa in faccia a Johanna, che si sveglia di colpo.
- Ben svegliata, cara – gli fa lui in tedesco, e perfino io riesco a capire.
Johanna spalanca gli occhi e comincia a urlare qualcosa in tedesco che non riesco assolutamente a decifrare.
Kurt le sferra un calcio, lei strilla e zittisce di colpo, vedendo Markus nella sua assurda postura.
Poi il marito ricomincia ad avvolgere la carrucola e il cappio comincia a stringersi al collo della contessa che lancia un altro grido.
Di nuovo Kurt parla con calma e riesco a capire: - Scusa cara, adesso dovresti proprio salire in piedi su quello sgabello, altrimenti rischio di strozzarti subito, e non sarebbe divertente né per te né per me.
L’istinto di sopravvivenza è tale che Johanna si affretta a obbedire mentre lui continua ad avvolgere la fune. Ora Johanna è in piedi sullo sgabello, nuda e inzuppata d’acqua, con il cappio al collo e le mani legate dietro la schiena.
- Oh, benissimo – fa Kurt, soddisfatto – Ora siete esattamente dove vi volevo.
Johanna e Markus sono uno davanti all’altra, ciascuno nella sua scomodissima posizione. Io invece sono di lato, e anche se ho il torcicollo posso vedere benissimo tutti e due…
- Markus! Cosa ti è successo? Cosa ti ha fatto questo mostro?
- Johanna! Oh, dio, Johanna…
Kurt si schiarisce la voce: - Scusate se interrompo il quadretto familiare, ma penso sia ora di mettere le carte in tavola… Siccome poi abbiamo un’ospite straniera, mi perdonerete se userò l’inglese per spiegare come stanno le cose.
Cortese da parte sua. Il conte ha stile, non c’è che dire.
- Allora, ricapitoliamo: sia io che la mia dolce metà indulgiamo da anni ai nostri innocui vizietti così tipici dell’aristocrazia del nostro antico paese. L’accordo è di farlo con stile e non dar mai adito a scandali che rovinerebbero il buon nome dei von Koltitz. Quindi io coltivo con discrezione la mia relazione con Karin, mentre voi due fate i vostri porci comodi dove meglio credete, purché non si sappia in giro. Johanna però non è contenta, e decide di prendersi anche altri amanti, così tanto per divertirsi anche quando Markus non è disponibile… Poco male, il lifestyle è chic, giusto?
Fin qui niente di nuovo… Dove vuole andare a parare, Kurt?
- Poi un bel giorno il mio fraterno amico Wernher mi fa sapere in segreto che mia moglie è incinta…
Johanna s’irrigidisce di colpo. Markus spalanca la bocca. Io inarco un sopracciglio.
Kurt si rivolge direttamente alla moglie: - Ora, Wernher oltre a essere mio amico e il tuo ginecologo, è anche il tuo amante abituale, tesoro: è naturale che quando ti fa l’amniocentesi pensi anche a controllare se il bambino è tuo, non ti sembra?
Johanna dice qualcosa in tedesco e scoppia a piangere.
- Oh, mi dispiace cara: è troppo tardi per questo… Insomma, il povero Wernher è piuttosto seccato quando scopre che il bambino non è suo, e neppure mio. Il controllo genetico è una degli esami più sicuri che esistono, lo sappiamo tutti… Ma tu, Markus, lo sapevi che Johanna aspettava un figlio da te?
Markus emette un suono lamentoso, poi nega decisamente.
- Già, lo sospettavo: tua sorella non è mai stata molto onesta neppure con te, vero? Comunque, il fatto è che mia moglie è incinta di un piccolo bastardo nero, che fra l’altro essendo un figlio incestuoso come ben sappiamo è anche a rischio di serie imperfezioni genetiche.
Johanna piange più forte.
- Ora, tesoro, io sono un uomo moderno e di ampie vedute. Sai che non desidero particolarmente un figlio, ma non avrei avuto problemi a crescerne uno, neppure se fosse stato concepito da Wernher, che in fondo era mio amico, prima ancora che tuo, tanto è vero che mi ha avvisato subito di quello che stava accadendo…
Pausa a effetto.
- …Ma capirai benissimo che scandalo sarebbe stato, il giorno che tu avessi messo al mondo un bastardo dalla pelle scura: che figura ci avrei fatto?
Un sospiro: - No, cara, tu hai passato il limite e infranto il nostro contratto. Sono costretto a toglierti di mezzo, e insieme a te e al tuo piccolo sgorbio, anche suo padre naturalmente… E con l’occasione pure quei degenerati con cui ti accompagnavi di recente. Un po’ di pulizia in famiglia, capisci?
Un uomo moderno e di ampie vedute, non c’è dubbio…

- Ma Wernher cosa c’entrava? – chiedo, interrompendo il racconto agghiacciante.
Kurt si gira verso di me: - Beh, lui si è dimostrato un amico leale: non sono arrabbiato con lui. Però purtroppo era a conoscenza della verità, e io non volevo che la verità venisse a galla, a nessun costo. Sono stato costretto a uccidere anche lui.
- Ma perché seviziarlo a quel modo? Era tuo amico…
- Oh, quello! Sì, mi è dispiaciuto ucciderlo, ma visto che c’ero… Ho sempre avuto la curiosità di vedere come funzionassero quelle pere: volevo capire se valesse la pena di usarne una su di te, tesoro…
Johanna caccia un urlo di terrore.
- No, non ti preoccupare: niente pera per te, amore. Non è una morte dignitosa, e tu sei sempre mia moglie. Faremo in un altro modo.
Johanna è naturalmente chiara di carnagione, ma adesso è più pallida di un cadavere. Fra l’altro è tutta bagnata, e trema dal freddo.
Kurt se ne accorge: - Oh, hai freddo amore? Non preoccuparti, adesso ci penso io a riscaldarti…
Si avvicina al braciere vicino al caminetto dove la sera prima il fuoco aveva riscaldato l’ambiente.
Prende qualcosa che vi si trovava appoggiato e torna ad avvicinarsi alla moglie in piedi nuda sullo sgabello.
In mano ha delle tenaglie arroventate, di quelle che si usano per estrarre i chiodi dal muro.
Con la mano libera, Klaus palpa i grossi seni nudi di Johanna.
- Hai sempre avuto un seno stupendo, tesoro – le dice piano in tedesco – Karin ti ha sempre invidiata per questo… Adesso poi che sei incinta, ha cominciato a gonfiarsi ancora di più. Penso che sia giusto cominciare da qui, non credi?
Poi solleva le tenaglie rosse e fumanti, e le accosta al seno della moglie.
- Kurt, no! – grida Johanna terrorizzata – Ti prego…
Il pazzo accosta le tenaglie al capezzolo eretto dal freddo e le serra con ferocia intorno alla punta eccitata.
- AIAAHHH!!!
L’urlo lacerante della donna mi perfora i timpani mentre il puzzo di carne bruciata copre improvvisamente il tanfo del cadavere nella gabbia.
Le tenaglie serrano crudelmente il capezzolo, poi Kurt le torce violentemente e tira con forza strappandolo con una ferocia disumana dal petto di sua moglie.
Pazza di dolore, Johanna quasi cade dallo sgabello, ma l’istinto di sopravvivenza la fa restare in equilibrio.
- Bastardo! -grida Markus dalla sua imbragatura – Maledetto bastardo, lasciala stare…
Kurt osserva compiaciuto la mammella straziata della moglie e il becco delle tenaglie sporche di sangue bruciato.
- Sì, funziona… - mormora, soddisfatto.
Poi si rivolge alla moglie scossa dai singhiozzi e le sorride: - Grazie amore. Adesso posso pensare al tuo fratellino scuro…
Mi sembra di rivivere un incubo di alcuni anni fa in Adriatico, quando l’equipaggio della St.Cyrill fu torturato a morte dai pirati…

Vedo Kurt che si avvicina a Markus, intento a urlare improperi in tedesco. Il conte si sofferma a osservare i genitali dell’uomo appeso.
- Davvero impressionante – commenta, rivolgendosi a Johanna, che continua a piangere – Posso capire il tuo interesse, tesoro: questi scimmioni hanno degli organi riproduttivi davvero sovradimensionati… Però non dovrebbero usarli per ingravidare le mogli delle persone perbene. Ora faremo in modo di assicurarci che non accada più.
Kurt ha ancora le tenaglie arroventate in mano, anche se immagino adesso si saranno un po’ raffreddate. Inopinatamente, le accosta al cazzo nero di Markus e le apre.
- No! – grida il mulatto, improvvisamente consapevole delle intenzioni del folle.
- Kurt, per l’amor di dio… - piagnucola Johanna appesa al cappio.
Il conte sembra non sentirli neppure. Serra di colpo le ganasce arroventate e io sento il suono tipico della carne mozzata, seguito dall’urlo disumano di Markus.
Kurt si china a raccogliere i testicoli recisi di netto del disgraziato e li mostra a Johanna: - Ecco, cara: ora siamo sicuri che non accadrà più.
Il folle non sembra soddisfatto: le urla del castrato lo irritano chiaramente.
Alza di nuovo lo sguardo sull’uomo di colore appeso e mutilato, sospira e aggiunge: - D’altra parte forse è meglio completare il lavoro.
Questa volta impugna il coltello dello stinco; afferra il pene flaccido ma pur sempre consistente del disgraziato, e lo recide di netto. Il sangue spruzza a fiotti e Markus caccia un altro urlo straziante.
Il pene reciso finisce nel braciere, e subito l’odore di carne bruciata torna ad appestare la sala.
Poi il pazzo torna a rivolgersi alla moglie, sempre appesa e sanguinante sul suo sgabello: - E ora che abbiamo risolto il problema a monte, veniamo a te, cara: cosa facciamo con il tuo bastardo?
Non credo che a Johanna la soluzione piacerà molto: Kurt ha ancora in pugno il coltello da cucina con cui ha appena evirato Markus.
- Kurt… Ti prego…
- Pregare è inutile, cara. Ne abbiamo convenuto entrambi molto tempo fa. Allora: secondo il buon Wernher dovresti essere di sei settimane. Infatti, non si nota ancora quasi niente, se non che hai messo su qualche chilo e sei piuttosto intrattabile; ma queste cose per te sono entrambe piuttosto normali, vero?
Poi si rivolge a Markus, ancora singhiozzante nella sua imbragatura: - Allora Markus: Johanna non ti aveva detto che stava per farti diventare padre? No? Beh, ormai non ha più molta importanza, perché tanto non succederà mai.
A quel punto Kurt conficca il coltellaccio nel ventre nudo di Johanna, squarciandola completamente dall’ombelico al pube.
- AARGHHH!!!
Ferita a morte, la donna caccia un urlo lacerante mentre il sangue spruzza a fiotti sul pavimento.
Pazzo di rabbia e di dolore, Markus grida anche lui nel vedere sventrata la sua amante.
Kurt non distoglie lo sguardo dalla moglie agonizzante: - Ci tenevo che il tuo negro ti vedesse aperta in due, ma adesso le sue urla mi infastidiscono: voglio sentire solo le tue.
Allunga una mano ad un cavo collegato all’imbragatura di Markus e lo tira senza neppure guardare. La catena che sorreggeva al soffitto l’imbragatura si sgancia, e il disgraziato cade di colpo, dritto sulla cuspide acuminata della Culla di Giuda…
Kurt ha ottenuto il suo scopo: le urla del mulatto cessano di colpo.
La punta entra nel basso ventre di Markus come se fosse burro, e l’uomo rimane impalato di colpo: la faccia e le gambe vanno a sbattere contro i lati della piramide mentre la punta gli squarcia completamente la pancia. Il fratellastro di Johanna emette un ultimo rantolo e rimane immobile con gli occhi sbarrati, mentre il suo sangue cola abbondante fino al pavimento.
- Ecco cara: per lui è finita – riprende Kurt con tono tranquillo – Era importante che tu assistessi alla fine di quel maiale con cui amavi ruzzare nel letame, da quella troia che sei. Adesso puoi morire anche tu, e l’ultima cosa che vedrai sarà il tuo negro senza palle che finisce di dissanguarsi davanti a te…
- Kurt… Pietà…
Il pazzo osserva intento le budella della moglie che fuoriescono dallo squarcio che le ha aperto nel ventre, e la pozza di sangue che si sta formando sotto lo sgabello su cui ancora si regge a fatica.
- Crepa, Johanna.
Il conte tira un calcio allo sgabello, facendolo saltare via.
Cadendo, Johanna lancia un urlo strozzato mentre il cappio le si stringe improvvisamente intorno al collo e lei rimane impiccata.
La vedo scalciare disperatamente, con la lingua di fuori mentre annaspa in cerca di aria.
Non muore sul colpo: un boia esperto sa fare in modo che la caduta iniziali provochi la separazione delle vertebre del collo e quindi una morte istantanea. Ma facendola cadere lentamente da un semplice sgabello, Kurt ha fatto in modo che la disgraziata si strozzi lentamente; per fortuna era già indebolita dalla ferita alla pancia…
Ci vuole comunque un po’: tra asfissia e dissanguamento rapido è difficile dire cosa la uccida prima… L’impiccata continua a scalciare debolmente e a perdere sangue a fiotti. Poi il suo corpo nudo smette di contorcersi, ha qualche ultimo sussulto e alla fine rimane immobile.
Anche Johanna è morta.

Quando si è assicurato di essere diventato vedovo, Kurt si volta finalmente verso di me.
- Allora, Pat: cosa te ne è sembrato dello spettacolo?
Ho il voltastomaco.
Decido di non dargli soddisfazione: se devo morire lì, almeno non lo farò divertire: - Ho visto di meglio. Anni fa ero su uno yacht che è stato sequestrato dai pirati, e loro hanno dimostrato più fantasia e più crudeltà di te.
- Davvero? – mi sembra perplesso per un momento – Mi dispiace: speravo di averti offerto una scena eccitante, visto che è l’ultima cui ti capiterà di assistere. Perché adesso ho paura che tocchi a te. Ma non preoccuparti: non ce l’ho con te, e la tua fine sarà rapida. Hai qualche preferenza?
Cortese, il pazzo: mantiene il suo stile fino all’ultimo.
- Vaffanculo.
- Oh, Pat! Speravo che la prendessi meglio. Tu mi piaci, davvero… Non volevo che andasse a finire così.
Mi si avvicina. Ha ancora il coltello in mano, e ne deduco che ha intenzione di sgozzarmi… Potrebbe andare peggio: potrebbe usarlo per torturare anche me.
Invece quando arriva davanti alla gogna si apre i pantaloni e tira fuori l’uccello.
È bello duro; evidentemente massacrare i suoi parenti acquisiti lo eccita.
- Coraggio Pat – mi fa con tono amichevole – Datti da fare: ti offro l’opportunità di un’ultima esibizione dei tuoi rinomati talenti.
Mi sta dando della ciucciacazzi?
Ho la testa bloccata, e i polsi serrati dalla morsa di legno: non è facile oppormi.
Lui mi strattona i capelli sollevandomi la testa per quanto possibile e mi appoggia la lama insanguinata alla gola: - Apri la bocca e succhia. Non fare scherzi, oppure ti taglio subito la gola: ci siamo intesi?
Si fa presto a sparare idee eroiche dalla poltrona: quando sei alla gogna con un coltello alla gola e ti ordinano di fare un pompino, non importa quanto sei incazzata. Apri la bocca e cominci a ciucciare.
È quello che faccio: succhio il cazzo di Kurt, strozzandomi per la posizione e imprecando contro l’istinto che mi porterebbe a fare un buon lavoro anche in quelle circostanze…
- Ooh! Sì, sei bravissima – mi conferma lo stronzo – Succhi anche meglio di Karin…
Grazie al cazzo: lei è un’aristocratica e io sono una puttana. Chi vuoi che ciucci meglio un cazzo...?
- Sarebbe anche meglio se potessi usare le mani.
- Mi prendi per uno stupido? Ciuccia e sta zitta.
- Sei un uomo grande e grosso e hai un coltello in mano, mentre io sono una donna alla gogna. Di cosa hai paura?
- Cosa ti fa pensare che abbia paura?
- Il fatto che non hai il coraggio di liberarmi le mani per farti un pompino come si deve…
Una risata.
Poi, incredibilmente, lo scatto dei chiavistelli. L’asse superiore della gogna che si solleva, e io improvvisamente ho le mani libere e posso anche sollevare la testa…
La sensazione raggelante della lama d’acciaio alla gola.
- Adesso hai le mani libere: fammi vedere cosa sai fare!
Okay. Le ginocchia mi fanno un male cane, ma mi tocca stare al gioco. Mi inginocchio davanti alle sue gambe pelose, prendo in mano l’uccello, apro la bocca e comincio a succhiare la cappella mentre lo sego con calma con una mano e gli accarezzo le palle con l’altra.
Lui intanto mi tiene per i capelli con una mano mentre con l’altra mantiene il coltello all’altezza della mia carotide.
- Aahhh! – rantola il pazzo mentre lo succhio – Sei fantastica…
- (Gurgle) Vuoi l’ingoio, o preferisci farcirmi il culo?
Lui ci pensa un attimo, poi mi fornisce la risposta giusta: - Il culo mi sembra un’ottima idea. Resta così, che ti vengo dietro…
Lo stronzo sa come muoversi. Mi gira dietro le spalle senza mai togliere il coltellaccio dalla base della mia gola e senza mai lasciarmi andare i capelli.
Lo sento che si accomoda dietro di me e si sistema fra le mie chiappe. Mi lascia andare un momento i capelli ma preme maggiormente la lama mentre mi sputa nel buco e appoggia la nerchia all’ingresso… Poi spinge con forza.
- Ouch! – annaspo io per il dolore – Cazzo che male… Fai piano.
- Ma che strilli, puttana… La tua fogna è una voragine!
Questa me la paghi, stronzo.
Sento la verga durissima del conte impazzito che mi penetra lentamente nell’ano e stringo i denti per il dolore: la lubrificazione è minima e io non sono eccitata per niente… Sono solo incazzata nera.
Kurt m’incula tirandomi la testa all’indietro tenendomi per i capelli con il coltello alla gola. Non era così che avevo immaginato la mia ultima chiavata…

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