Chiavata di Servizio

Scritto da , il 2020-07-15, genere etero

Il pendente che ho al collo attira gli sguardi ancora più delle mie curve posteriori. Sarebbe un po’ un insulto, considerato che il mio lato B è la parte migliore di me, ma considerato che sono quasi quarantaquattro devo accontentarmi di attirare l’attenzione, considerato che intorno a me è pieno di ventenni in fregola.
La serata è tutt’altro che moscia al casinò, e l’ambiante è abbastanza promettente.

Insieme a Eva abbiamo giocato un po’... Ho puntualmente perso un paio di bigliettoni da cento suscitando la gelida collera di quella spilorcia di Eva, ma se non giochiamo veniamo rapidamente declassate da clienti a prostitute e ci roviniamo la piazza. E siccome la Serenissima deve assolutamente andare ai lavori i soldi ci servono e non possiamo perdere la nostra piazza migliore.
Così eccoci al casinò per la nostra seratina bisettimanale: di solito veniamo il giovedì, a settimane alterne per non dare troppo nell’occhio. È un giorno non troppo affollato, ma ben frequentato e ci ha sempre reso piuttosto bene.
Eva naturalmente ha acchiappato praticamente subito: le è bastato mettersi alle spalle del primo americano rumoroso al tavolo del Backgammon e sfiorargli le spalle con le tette quando ha vinto qualcosa, e quello ha abboccato come un luccio.
Ma d’altra parte come si fa a non abboccare quando una come Eva ti provoca?
Una ventitreenne alta uno e ottantacinque, snella, bionda platinata, occhi azzurri e un fisico alla Claudia Schiffer che ti si strofina contro è dura da resistere. Se non fosse la mia ragazza sarei gelosa della facilità con cui arpiona le sue prede e se le porta via per spolparle fino all’osso, sia nelle palle che nel portafoglio.

Per me non è altrettanto semplice: io non sono una bomba del sesso come lei. A parte l’età su cui preferisco non tornare e che fa di me una MILF a pieno titolo (anche se a causa dei miei gusti preferisco classificarmi come una cougar), sono maledettamente androgina e vestita da puttanone d’assalto non rendo al meglio... Ma d’altra parte non posso mica presentarmi al casinò di Venezia abbigliata da aerobica.
L’abito lungo con lo spacco davanti aiuta mettendo in mostra le gambe (che sono sempre notevoli), ma i muscoli da palestrata stonano decisamente con l’ambiente.
Per non parlare delle orrende rughe al collo, correlate dalle vene sporgenti e sempre più grosse... Per fortuna ho il pendente che distrae dai difetti principali.
Hmmm... Il diamante aiuta, ma non basta. A differenza di Eva, io sono costretta ad usare anche la testa oltre al mio corpo se voglio sbarcare il lunario.
Ecco, questo potrebbe essere un buon bersaglio: il classico crucco maturo.
Non è accompagnato, gioca alla roulette, e non sta perdendo troppo... O ha culo oppure non è stupido, ed entrambe le possibilità me lo rendono un bersaglio appetibile.
Certo, è un over-sixty, ma nel mio lavoro non posso essere troppo schizzinosa. Gli uomini mi interessano per i soldi, e tutt’al più per il divertimento, mica per la passione... Per quella ho Eva.
Sì, il tipo mi ha notata. Gli sorrido di sfuggita, poi lo ignoro e mi metto a giocare anch’io.
Perdo, naturalmente. Ma solo un cinquantone.
Abbastanza da farmi arricciare il naso per il disappunto e giustificare un minimo di sconforto molto femminile... Anche il tipo ha perso, e simpatizza con me.
Rispondo alla sua occhiata con un sorriso un po’ stizzito.
Perdo un altro cinquantone, ma questa volta lui vince, e abbastanza alla grande... Direi almeno duecento.
Certo che potrebbe anche festeggiare con una bella signora bionda e sfortunata...
Mi umetto le labbra e mi ravvio i capelli sollevando bene il braccio e mostrando le mie ascelle scavate e scolpite dai bicipiti abbronzati; un gesto rapido, non troppo ostentato.
Lui lo nota, e abbocca. Bravo “ragazzo”.
Mi si accosta e mi abborda in modo tipicamente tedesco: educatissimo ma senza classe.
Giacché ha vinto, mi propone di restituirmi i cinquanta che ho perso così che io possa giocare ancora... Cafone.
Ha parlato in un italiano sgangherato, e io faccio finta di non capire: rispondo in inglese, passandomi come faccio spesso per svedese: la probabilità che un crucco sappia lo svedese è prossima a zero.
Ripete l’offerta in un inglese quasi perfetto, e io scuoto la testa fingendo di apprezzare il gesto ma rifiutandolo... Però potrebbe offrirmi qualcosa da bere.
Lui sembra ricettivo all’idea, e pochi minuti dopo sto sorseggiando il mio Bloody Mary mentre lui assapora il suo Martini.
Chiacchieriamo un po’... Lui è Horst: vedovo, in vacanza con amici, e viene da Bonn. Io sono Karin, divorziata, da Stoccolma, e sono a Venezia da amici... Purtroppo mi sono giocata tutto ormai, e gli amici non sono più disposti a mantenermi... Sì, è una storia triste.
Certo, se potessi contare sulla generosità di un gentiluomo per potermi pagare le spese, potrei dimostrare la mia gratitudine in maniera piuttosto calorosa...
Naturalmente la conversazione non è così succinta, ma il nocciolo è questo.
Horst indubbiamente è un gentiluomo generoso, non ci sono dubbi: bastano cinquemila?
Diecimila sarebbero meglio... Sì, va bene ottomila. Al suo albergo? Ma certo...
Ho i capezzoli duri. Non posso farci niente: vendermi mi eccita.

Mentre usciamo, intravvedo nella folla una faccia nota.
Cosa ci fa “Vittorio” al casinò?
Possibile che sia lì per me...?
Accidenti, a che serve avere la radio criptata e i sistemi protetti su internet se non li usa per contattarmi? Adesso dovrà aspettare.
Magari non è nemmeno lì per me... Non devo montarmi la testa: non posso certo pensare di essere l’unica persona di interesse per l’Agenzia in tutta Venezia.
Come che sia, adesso ho da fare.

L’albergo di Horst è dietro al casinò. Lui ha una suite, non è difficile attraversare la hall abbastanza affollata e salire insieme a lui.
Mi apre galantemente la porta e mi fa accomodare, poi si incasina un po’... Forse non è un puttaniere molto assiduo, perché mi da la sensazione di non sapere esattamente come comportarsi... Va bene, prendo io la situazione in pugno. E non solo quella...
Come, tutto qui? Moscetto, il nonno...
Lo bacio in bocca, strofinandomi sinuosa: la sfida di farglielo tirare mi stuzzica. Certo preferirei uno stallone, ma non si può avere tutto dalla vita. In ogni caso, per una puttana come me è meglio un riccone col cazzo moscio che uno stallone spiantato: tanto poi a bordo mi rifarò con Eva...
Sì, gli piace palparmi: almeno gli piaccio davvero. Però proprio non vuole rizzarglisi.
Mi faccio spogliare da lui: magari si eccita così...
Quando andavo all’università e facevo la cameriera per mantenermi agli studi, i clienti con cui arrotondavo dopo la chiusura impazzivano a spogliarmi...
Sarà che non ho più diciannove anni, oppure è proprio lui che ne ha troppi oltre i sessanta?
Okay, adesso lo spoglio io... Accidenti, ma questo il sole non l’ha preso proprio mai? Più che bianco è cinereo.
Peloso, e anche un po’ sovrappeso... Ma soprattutto pallidissimo.
Professionalità, Visentin!
Ricordati che sei la escort meglio pagata della Laguna...
Lo faccio stendere sul lettone e torno a baciarlo... Poi scendo lentamente accarezzandogli il torace con il diamante che mi pende dal collo, finché mi trovo davanti la sua vetusta virilità.
Palle gonfie e scure, ma pisellino rinsecchito: chissà da quanto non lo usa?
Va bene, al lavoro: guadagniamoci questi ottomila...
Apro la bocca e comincio a succhiare.
Mi è sempre piaciuto succhiare cazzi.
Il primo l’ho preso in bocca a tredici anni. Avevo già leccato la mia prima patatina (era stata il mio regalo di compleanno da parte della mia compagna di banco di terza media, quella con cui ci eravamo allenate a baciare in bocca per due mesi e con cui poi le cose si erano un po’ - come dire? - riscaldate...), e mi era cresciuta la curiosità di assaggiare anche il sapore del maschio. Mi chiedevo già allora quale metà del cielo mi piacesse di più...
Il primo cazzo che ho succhiato è stato quello di mio cugino. Quando mi ha schizzato dentro ho ingoiato tutto istintivamente, anche perché non volevo rischiare di sporcarmi la felpa. Anni dopo mi ha detto che da allora nessuna gli aveva mai più fatto l’ingoio completo.
Poverino. E poverette... Ma perché cazzo in tante preferiscono sputare?
Non lo capirò mai. Se non ti piace il cazzo (e essendo a corrente alternata ne ho conosciute tante che lo detestano), non prenderlo proprio in bocca, no?
Insomma: anche se sono mezza lesbica (o forse lesbica per tre quarti), mi è sempre piaciuto succhiare i cazzi, e sono sempre stata piuttosto brava.
Poi ho la mascella piuttosto robusta (un po’ quadrata come la Rettore), e so insistere piuttosto a lungo se necessario. Qualità molto utile per una escort.

Continuo a girovagare con la mente mentre succhio il cazzo moscio di Horst cercando senza troppo successo di farglielo rizzare.
Lui geme e si lamenta, ma da come mi accarezza i capelli ne deduco che gli piace; almeno quello.
Accarezzo amorevolmente i testicoli gonfi e pelosi, bacio il prepuzio, lecco l’asta, succhio la cappella e mi produco in un doppio giro di lingua, esibendomi in tutti i miei virtuosismi, ma senza successo. Non posso fargli la gola profonda perché in gola non mi ci arriva, ma per il resto le provo tutte...
Alla fine gli ficco anche un dito nel culo, facendolo sobbalzare per la sorpresa.
Lui protesta, ma avverto una prima reazione nella verga: lui non lo ammetterà mai, però gli piace... Porcellone.
Succhio e risucchio, e intanto roteo il dito nell’ano del mio danaroso cliente... Sì!
Gli si rizza poco alla volta... Diventa duro... Più duro...
- Oohhh...
Ci siamo. Queste sono le cose che contraddistinguono una professionista seria da una zoccoletta da strada: non ci si arrende mai. Costerò cara, ma so sudarmi i miei soldi.
Ecco, adesso che è duro non è niente male: un bel cazzo standard.
Mi sollevo con la mascella dolorante, sorrido comprensiva, e mi siedo sui suoi lombi abbondanti puntandomi la mazza bella dura fra le labbra umide della fica.
- Aahhh! - gemo, infilzandomi lentamente su quel pene usato ma ancora discreto.
Comincio a cavalcarlo con calma, contraendo la fica per cercare di dargli piacere e dissimulare il fatto di essere decisamente usata anch’io...
No!
Cazzo, ho stretto troppo e adesso gli si sta ammosciando un’altra volta...
Lui mi guarda disperato.
La mia marchetta è in pericolo. Devo fare qualcosa...
- Ci sono quasi - annaspo, come se stessi per godere - Ma voglio che mi vieni in bocca!
Mi sollevo prima che gli si spenga del tutto e lo riprendo fra le labbra.
Infilo di nuovo il dito nel foro anale del vecchio e riprendo a succhiare di lena; almeno adesso il cazzo mezzo moscio sa della mia fica...
- Oohhh... Oohhh... - fa lui, fremendo di piacere - Vengo... Vengo...
Mi sborra in bocca con forza. I coglioni erano pieni da chissà quanto, perché mi riempie la gola già al primo schizzo: non me lo aspettavo alla sua età...
Ingoio affannosamente, ma al secondo spruzzo metà della sborrata mi tracima fra le labbra e mi cola lungo il mento e il collo, imbrattandomi il pendente.
Mando giù il terzo schizzo, ma di nuovo il successivo mi sbrodola dalla bocca scolandomi sulle tette nude e finendo di impiastrare il diamante.
Inghiotto quel che resta, poi alzo lo sguardo sul mio cliente e incontro i suoi occhi spalancati per la sorpresa e il piacere.
Sì, sono una brava puttana...

Il gentiluomo paga in contanti e si riveste insieme a me.
Mi porge anche un asciugamano per ripulirmi almeno superficialmente di tutta la sborra che mi bagna la faccia e le tette, e mentre mi ricompongo mi dice quanto sono brava e quanto sono carina...
Mi piace questo Horst: fossero tutti come lui, i clienti...
Mi accompagna anche di sotto, che carino...
Cosa accidenti ci fa adesso “Vittorio” nella hall?
Il capo dell’Agenzia ci sorride dal bancone del bar con un gesto discreto che so indicare che l’ambiente è “pulito”, e io mi chiedo come liberarmi di Horst in modo da potermi avvicinare al mio superiore senza che sia troppo evidente che ho appena smarchettato, ma è proprio Horst che mi fa un gentile cenno di congedo e si avvicina a Vittorio.
Rimango un istante disorientata nel vedere Horst che si rivolge a Vittorio con un breve saluto, poi il mio capo mi fa cenno di avvicinarmi anch’io.
Esito un istante, poi quando lui ripete il gesto con un cenno di impazienza mi faccio sotto riavvicinandomi anche al mio spompato cliente.
- Vedo che tu e la Visentin vi siete già conosciuti - fa Vittorio a bassa voce al crucco.
Questi si volta verso di me con una faccia di colpo assolutamente priva di espressione.
- Sarebbe lei?
- È lei. Stavo per dirtelo quando siete usciti insieme. Credevo che vi foste già contattati fra di voi, poi quando siete venuti in albergo ho capito che intendevate fraternizzare... È da un pezzo che vi aspetto.
Divento rossa come un peperone. Non sono un tipo particolarmente pudico, ma la situazione è veramente imbarazzante.
Per fortuna Horst è più rosso di me.
Vittorio fa una smorfia leggermente irritata: - Spero ne sia valsa la pena... Mantide?
Deglutisco e cerco di recuperare: - Assolutamente. Evidentemente questo mestiere mantiene voi maschietti sempre giovani e vigorosi...
Horst si gonfia come un pallone e un sorrisetto genuino sembra comparire per un istante sul volto impassibile di Vittorio.
- Bene. Lieto che vi siate divertiti... Ora però sarebbe tempo di fare due chiacchiere. La hall è pulita, ma sarà meglio mettersi in disparte.
Troviamo un salottino d’angolo lontano dalla folla e ci accomodiamo; cerco di governare il vestito in modo che le mie gambe non siano troppo in mostra, ma con lo spacco sul davanti non è facile. Vittorio mi scocca un’occhiataccia, e io rinuncio. Vorrà dire che a chiunque ci guardi dal bancone sembrerò il puttanone notturno di tutti e due.

Horst è un collega tedesco di Vittorio: BND, servizi della Repubblica Federale.
Ci sono problemi nell’Est Europa, e le Agenzie europee sono preoccupate che una crisi possa scoppiare da un momento all’altro.
Per una volta, pare che proprio degli analisti militari italiani abbiano percepito un’anomalia e che questa, una volta condivisa con gli alleati abbia messo in subbuglio alcuni ambienti politici ed economici dell’unione Europea, in particolare in Germania.
Si tratta dell’Ucraina. A leggere sui giornali non sembra che ci sia nulla, ma in realtà il problema sarebbe sotto gli occhi di tutti, solo che nessuno si rende conto di quanto la situazione sia grave perché tutti la guardano con le lenti tipiche dei cittadini europei.
La questione è legata al processo di integrazione dell’Unione Europea: l’Ucraina ha richiesto l’avvio della procedura di adesione, e Bruxelles ha accettato. Niente di sorprendente, la domanda era stata presentata anni prima, e dal punto di vista europeo è perfettamente naturale. Però l’attuale governo ucraino è filo-russo, e siccome lo zar ha lanciato il suo progetto alternativo all’Unione Europea con la sua Unione Eurasiatica, il presidente ucraino ha accettato anche il pressante invito russo ad aderire al loro progetto.
Il problema è che la proposta di adesione all’UE è per sua natura esclusivo: non si può aderire contemporaneamente all’UE e ad una sua rivale... Solo che il presidente Yanukovich evidentemente questo non lo aveva molto chiaro in testa.
Imbarazzante...
Certo. Ma il problema è che la popolazione ucraina ha delle aspettative ben precise, e se Yanukovich all’ultimo momento cambierà idea per soddisfare il suo padrone russo, potrebbero esserci disordini piuttosto seri che rischiano di provocare una crisi fra l’Unione Europea e la federazione russa: una crisi che nessuno vuole ma che rischia di essere senza soluzioni. L’Ucraina è un cuscinetto fra le due potenze, e la Russia non può permettersi di vederla passare all’occidente, quindi farà di tutto per impedire la firma del trattato di adesione; la popolazione d’altra parte vede il trattato come un’occasione unica per risollevare l’economia, cosa che l’associazione con la Russia - già testata sotto l’Unione Sovietica - non potrà mai garantire... Insomma, ci saranno guai a breve termine in Ucraina.
Sono curiosa: cosa c’entrano le mantidi in tutto questo?
Già. Il problema è che l’intera crisi scaturisce dalla volatilità di Yanukovich. Il tipo è il classico imbecille arrivato al potere per una serie di combinazioni fortuite e soprattutto grazie al sostegno russo. Per capire cosa questi intenda fare, essendo il suo un potere di tipo autocratico, occorre arrivare a lui in persona... E non è affatto facile.
Il presidente Yanukovich è un corrotto megalomane pieno di punti deboli, ma il principale sono le donne... E la sua adorazione per lo zar del Cremlino.
Ora: una bella donna che sia già stata con Vladimir Vladimirovich, e che si rendesse disponibile anche per lui...
- Mi state chiedendo di andare a letto con il presidente dell’Ucraina?
Vittorio e Horst mi guardano inespressivi: - Sì.
- ...E naturalmente anche di scoprire cosa intenda fare quando i nodi verranno al pettine e dovrà decidere come comportarsi circa il problema dell’adesione all’UE o alla EEC, che sono mutualmente esclusive una dell’altra.
- Esatto.
- Il potere di Yanukovich si basa su una maggioranza molto ristretta - aggiunge Horst, tornato l’efficiente crucco professionale che doveva essere per la maggior parte del suo tempo - Il partito filo-russo che lo sostiene ha una maggioranza minima alla Duma e l’opposizione democratica e filo-occidentale, benché divisa e viziata a sua volta dalla corruzione, è molto forte. Il rischio di una guerra civile è dietro l’angolo, e un intervento russo in favore di Yanukovich potrebbe scatenare una guerra con la NATO.
- Germania e Italia, in quanto membri della NATO ma soprattutto in questo caso della UE, desiderano entrambe impedire un conflitto, ma soprattutto prevenire una crisi che potrebbe indebolire l’Unione Europea - aggiunse Vittorio - Quindi collaboreremo per scoprire per tempo quali siano le intenzioni di Yanukovich... Le Mantidi sono lo strumento più efficace a nostra disposizione per scoprirlo per tempo: neppure gli americani hanno personale più idoneo di voi per questa operazione.
Annuisco. Questo significa anche che saremo pagate profumatamente.
- Quando cominciamo?
- Domani Horst noleggerà la Serenissima per una crociera sotto costa, e vi fornirà tutti i dettagli. L’Agenzia vi farà avere in alto mare l’equipaggiamento necessario, e al rientro troverete i biglietti prenotati per Kiev.
Siamo in ballo... Mi piace. Sento già l’adrenalina nel sangue, e mi viene la voglia...
Horst saluta e si congeda per tornare in camera a dormire.
Io guardo Vittorio, sorniona...
- Quindi il vecchio Horst se la cava davvero ancora?
Sorrido: - Niente male davvero per la sua età... Però io sono una patriota, e preferisco la carne nazionale. Mi chiedevo se noi due non potessimo condividere qualche altra informazione in esclusivo ambito nazionale.
Lui mi guarda inespressivo: - Mantide, io sono il tuo capo. Qualsiasi commistione fra lavoro e piacere fra di noi costituirebbe una compromissione.
- Naturalmente - concordo io - Nessuna commistione: si tratterà di una questione puramente professionale... Nessun prezzo di favore e tantomeno omaggi.
Lui mi guarda: - Un testone?
- Perfetto.

Vittorio risiede nell’albergo accanto, una stella in meno: ovviamente la Germania paga il suo personale meglio di quanto faccia l’Italia.
La camera è una standard e non una suite, però il cazzo è decisamente di qualità superiore.
Non saprei dire perché Vittorio mi arrapa: è vecchio, e a me la carne di maschio piace stagionata, non mummificata... Eppure mi fa tirare la fica come pochi.
Il fatto che è uno dei pochissimi sul pianeta che abbia mai potuto (e possa tuttora dannato lui!) dirsi il mio “capo”?
Il fatto che detenga un considerevole (anche se ben dissimulato) potere?
Che abbia ammazzato più persone di me?
Hmmm... Forse un po’ di tutto, ma in sostanza il fatto è che ha un bel cazzo. In fondo cos’altro ci può essere di interessante in un maschio, se non un bel cazzo grosso e soprattutto duro?
Ho il dubbio che Vittorio si sia procurato una scorta delle famose pillole di Boris, altrimenti non si spiega: il suo cazzo sembrerebbe del tutto normale... In un trentenne.
Diciassette-diciotto centimetri, grosso in proporzione, molto ruvido e solcato da vene grosse e irregolari, piuttosto ricurvo, e con una cappellaccia larga e scura.
E durissimo.
Come diavolo fa ad avercelo così duro?
Glielo chiedo, ma non bisognerebbe mai chiedere cose imbarazzanti ad una spia professionista.
- Sei tu che me lo fai venire così...
Risposta perfetta... Anche troppo, per essere vera.
Mi rovescia sul letto e mi strappa di dosso il vestito: non abbastanza rudemente da danneggiarlo, ma quasi.
Io spalanco le gambe e mi libero delle mutande mentre lui si sfila velocemente i pantaloni e i calzini, rivelando l’ariete che ho già saggiato con le dita scoprendone l’inaspettata robustezza.
Bastardo. Quanta gente sarà morta per quelle pillole?
...Ammesso che siano le pillole.
Magari è l’adrenalina, come per me.
Mi guarda distesa sul letto, discinta e a gambe larghe, pronta a riceverlo.
Ho addosso solo le scarpe con i tacchi, la cavigliera, gli orecchini... E naturalmente il pendente con il diamante.
Oh, e la mia abbronzatura da urlo, naturalmente: quella coltivata tutto l’anno e che mi sta fottendo la pelle in modo ormai irreparabile ma chissenefrega...

Mi salta addosso, nudo e grinzoso, ma molto più asciutto e muscoloso di Horst: non male per la sua età, va detto.
Lo accolgo a braccia e gambe spalancate e lo avvinco in un abbraccio da mantide, come mi si conviene e come lui si aspetta da me. Mi caccia la lingua in bocca e io gli concedo la mia per un bacio pastoso e osceno che presagisce il resto.
- Che puttana che sei - mi fa, galante - Prima con Horst e adesso con me...
- Horst non conta - gli faccio, compiaciuta per il complimento - Lui ha sganciato otto testoni, era una cosa professionale...
- Con me non è professionale?
- Certo che lo è! Sei il mio capo: devo concedermi per forza, no?
- Brava, vedo che sai stare al mondo...
Puoi scommetterci, bastardo... OUCH!
Me l’ha cacciato in corpo senza nessuna galanteria, lo stronzo: così, duro e asciutto, dentro in un colpo solo.
Animalesco, brutale... Mi piace!
In effetti sono ancora un po’ bagnata dall’esperienza precedente... ma con Horst mi stavo vendendo, mentre adesso mi concedo. Eccitante in un modo diverso.
Stringo le cosce nude intorno ai suoi fianchi grinzosi mentre il suo bastone comincia a fottermi rabbioso.
- Aah! Aah! Aahhh...
Gemo di piacere, senza simulare un bel niente... Avevo bisogno di essere scopata, e Vittorio mi sta dando esattamente quello che volevo.
Abbassa il capo quel tanto che basta per succhiarmi un capezzolo mentre mi sbatte senza ritegno: essere alta ha i suoi vantaggi...
Il letto cigola sotto i nostri colpi, e la testata sbatte rumorosamente contro la parete mentre i miei strilli si fanno sempre più alti. Credevo che uno come Vittorio ci tenesse a passare inosservato, ma evidentemente anche lui ogni tanto si lascia un po’ andare.
Ormai sono bagnata fradicia, e il cazzo mi scorre in corpo che è un piacere...
Forse anche troppo: comincio a sentirmi montare dentro un orgasmo promettente, cosa che non capita quasi mai nelle serate di lavoro, quando lo stronzo si ferma all’improvviso e si stacca da me.
- Voltati e dammi il culo, vacca!
Cafone. Vacca a me? Questa me la paga...
Peccato che anch’io ho voglia di prenderlo in culo, quindi mi piego al suo volere e mi giro, offrendogli i miei quarti posteriori come una bestia.
Il bastardo mi sferra due sonori sculaccioni per assestarmi meglio in posizione, poi mi sputa sul buco per bagnarlo... Mi caccia due dita in fregna bagnandosele per mene, poi me le infila nel buco per lubrificarmi il retto e allargare il buco quanto basta.
Mordo il cuscino preparandomi all’impatto quando sento la cappellaccia larga e rovente allogarmisi allo sfintere, e stringo i pugni aspettando a occhi chiusi che si compia la sodomia.
- AARGHHH!!!
Mi ha squartata, lo stronzo. Me lo ha ficcato dentro di prepotenza, fino in fondo...
Sarò anche una rottainculo da quando avevo quindici anni, e Eva mi manutenziona e mi scovola il buco con lo strapon praticamente ogni notte, ma almeno usa il lubrificante...
A Vittorio non frega niente se mi fa male: mi sta fottendo il culo per il suo piacere, mica per il mio. E questo mi piace da pazzi.

M’incula come un treno per almeno quaranta minuti. Erano anni che non mi beccavo una trapanata simile... L’ultimo deve essere stato il padre della Giulia, a Cortina.
Alla fine mi cedono le braccia e mi ritrovo a pancia sotto, con lui seduto sulle mie cosce che mi tiene le chiappe spalancate con le sue manacce mentre mi sfonda senza pietà il culo con quel suo randello duro e nerboso.
Alla fine godo: godo di culo, con il cazzo che mi colpisce il punto G da dietro, senza neanche dovermi toccare da sola (in quella posizione neppure potrei) ... Il modo migliore per me, di godere sotto un maschio.
- AAHHH! - grido, stremata - GODO... GODO...
Lui continua a pestarmi nel retto durante il mio orgasmo, poi finalmente si ferma lentamente.
Lo sento estrarre l’arpione dal mio povero buco sfondato, e immagino che si fermi un istante ad osservare l’opera sua: l’ano oscenamente aperto della sua vacca...
- Che fai, non mi vieni dentro?
- Niente affatto - mi fa lui, con il fiato corto al termine di quella monta bestiale - Girati!
Mi rovescio sulla schiena, boccheggiante, e me lo vedo davanti che si sega lentamente la sua bella spingarda ancora dura e tutta scivolosa dei miei liquami intestinali.
Non vorrà mica sborrarmi in bocca? Non mi piace succhiarlo dopo averlo preso nel culo...
- Beccati questo, baldracca!
Mi coglie di sorpresa: uno spruzzo davvero violento dritto sulla faccia, seguito da un’autentica secchiata di sperma che mi si rovescia sulle tette nude impiastrandomi tutta... Poi altri tre o quattro schizzi più modesti sullo stomaco e sul pube, quanto basta da impasticciarmi anche il pelo della fica.
- Puah! - faccio schifata, ripulendomi la faccia con le dita - Almeno non mi è andata fra i capelli... Non vorrai che domani debba anche perdere del tempo dal parrucchiere, vero?
- Non ti preoccupare, Visentin - mi fa lui tranquillo - Ho ancora una mira discreta.
In effetti: mi ha presa in pieno sui capezzoli, neanche fossero dei bersagli del tiro a segno.

Lui si alza in piedi e io strappo via il lenzuolo per darmi una ripulita, perché faccio davvero schifo.
- Sei un maiale - gli faccio - Non potevi venirmi dentro come fanno tutti?
- Quel tuo pendente è troppo provocante - mi fa lui ridacchiando mentre raccoglie i pantaloni dal pavimento - Volevo vedere se riuscivo a centrarlo... Poi i tuoi capezzoloni mi hanno distratto all’ultimo momento.
Me li asciugo con cura, poi osservo il diamante, tutto coperto da una patina appiccicosa.
- Beh, se ti fa piacere, hai preso anche quello, magari come danno collaterale...
Finisco di strofinarmi, poi mi alzo in piedi e rimetto il vestito anche se sono ancora tutta sporca di sesso.
- Allora domani aspettiamo Horst all’approdo - gli faccio - Altre istruzioni?
- Non mi spolpate quel poveraccio fino alle ossa - fa lui scrollando le spalle - Devo lavorarci insieme, e mi serve vivo.
Lo guardo oltraggiata: - Ma dico! Ci hai prese per due ninfomani?

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