Mal d'Africa ( Alla maniera di Tibet ) Pt.4

Scritto da , il 2018-12-27, genere pulp

Il Monte Tavoliere è davvero fatto di tavole. Enormi tavole di roccia, lisce, impilate una sull'altra, si vedono gli strati a occhio.
Alcune di queste sporgono, generando dei sentieri che costeggiano la curva del monte, diversi partono proprio da quello spiazzo sotto il Picco del Diavolo, dove ci trovavamo.
Proseguimmo così ancora verso oriente, in direzione Baia del Tavoliere, che già ci soffiava in faccia il vento del mare.
Gianna apriva la strada con la solita leggerezza, nonostante lo strapiombo alla nostra sinistra, mentre io seguivo come potevo, col peso della mia mortalità, i sandali in mano e i piedi scalzi come i suoi, per non scivolare.
Alla nostra destra una parete non troppo ripida, costellata di Alberi del Latte, con le loro chiome assurdamente larghe rispetto ai tronchi, che alternavano chiazze d'ombra ai tratti battuti dal sole.
Era estate, come ho detto, e le chiome di quegli alberi erano di un verde scuro che sembrava nero controluce, ma in primavera si coprono di fiori bianchi, e allora, per un breve tempo, sembrano veramente nuvole di latte sospese nell'aria.

" Hai spiegato il perchè del nove di spade. Ma le conseguenze sulla mia vita di adesso quali sono ? "

" Non ci arrivi ? Molte donne hanno sofferto, e ora soffri tu a causa loro. Con la lingua hai mentito a persone che si fidavano, le hai trattate da sceme, e adesso, ogni volta che incontri una persona buona, la tua lingua si annoda e sei tu a fare la figura dello scemo. Perchè sapere cosa si prova era la cosa di cui più avevi bisogno ! "

" Sai, avrei preferito che i funghi mi buttassero in una di quelle favole classiche dove il Genio avvera i desideri, invece che mettere sale sulle piaghe. "

" Ho promesso di non farti del male, e per questo non esaudirò desideri ! Non hai letto nelle storie antiche quante volte si sono rivolti contro chi li ha espressi ? Succede perchè solo chi ha un cuore già pulito può desiderare senza pericolo, mentre non li puoi usare come scorciatoie. Il Giudice che sta in cielo non si lascia prendere in giro. "

Eravamo intanto arrivati sotto la caverna di Woodstock, che non c’entra col concerto, è una fessura lunga cinquanta metri e alta quattro, nel mezzo di una scanalatura scavata nel fianco della montagna dall’acqua che scorre durante le piogge.
E’ anche un luogo sacro della religione autoctona, pieno di graffiti, un luogo dove gli inferi e il nostro mondo si toccano, come la grotta della Sibilla a Cuma, o l’antro di Egeria.
Il genere di posto che Gianna poteva chiamare casa.

Ci siamo arrampicati, non era difficile, solo all'ultimo, la base che sorregge la caverna cade a piombo come una muraglia. Allora bisogna salire più in alto di lato, fino a incontrare il sentiero che scende in diagonale verso l'imboccatura. Vista da lontano sembra appena una ruga nel monte, ma da vicino è come entrare in uno degli hangars di Battlestar Galactica.

" Togliti ancora i sandali e lasciali fuori. Non voglio che mi sporchi casa. "

Non avevo mai visitato la caverna, sapevo solo quel che sta scritto nelle guide turistiche, ma penso che nessun escursionista abbia mai potuto vedere quel che vidi io.
Una distesa di tappeti alti un dito, lampade a olio accese, drappi di seta intessuti con fili d'oro alle pareti, le mille e una notte.
Gianna appena entrata aveva lasciato cadere il cardigan e si stava togliendo anche il costume sotto.

" Anzi lascia fuori anche quei vestitacci tutti sudati. "

Visto che ci teneva entrai nudo. C'era un tavolo con un gran samovar sopra, sedie intagliate in legni profumati, piatti gialli pieni di frutta e vaniglia, alla maniera malgascia.

" Fermo là. Prima facciamo il bagnetto, poi potrai sederti a tavola. "

Col fatto di essere la padrona di casa, Gianna stava diventando un attimo assillante, e inoltre nei palazzi delle mille e una notte non ci sono l'acqua corrente e il riscaldamento.
C'era invece un affare sospettamente somigliante a un calderone di rame, in cui l'acqua veniva scaldata gettandoci un contenitore pieno di sassi arroventati nel fuoco. Un nebbione di vapore che non vi dico, ad ogni modo presi il posto dello scaldino e mi accomodai, per la verità mi stava un po stretto.

Nuda e velata solo dal vapore, mi porse un bicchiere di the alla mela, poi mi venne dietro per lavarmi la schiena, le sue tettine mi strusciavano sulle spalle, non del tutto sode, ma comunque armoniose.
Alla fine non potevo lamentarmi dell'ospitalità. Anzi, diciamolo, ero in paradiso.

" Ho preparato anche il caffè, e la marmellata di rose e melograni, come ti piaceva ai nostri tempi. Se ne mette in bocca un cucchiaino, poi si beve il caffè amaro, vedrai. "

Nel parlare aveva scostato i capelli per poter appoggiare la guancia alla mia, affettuosa tutto d'un tratto.

" E dopo esaudirai tu un desiderio mio... "

Per non lasciare dubbi sul desiderio, aveva spostato una mano davanti, riusciva a essere delicata quando voleva, era scesa fino a cercare in mezzo alle gambe.

" Uh ! Galzum. "

" No, guarda, è normalissimo. " - le risposi - " Non ha neanche la cappella violacea, ma tu non ti preoccupare.
Piuttosto, per me, se ho capito come funziona, non cambierà nulla. Come con l'Angelo, un breve attimo di respiro, poi indietro nel purgatorio come prima. "

" Ma infatti io agisco per il mio piacere, mica per te. Sono Djinn.. "

" A posto. "

Ritirò bruscamente la mano e mi fece asciugare. Sinceramente questo suo modo di offrirsi e sottrarsi, alternare affetto e freddezza, cominciava a darmi fastidio, era come se ragione e sentimenti dentro di lei non riuscissero a mettersi d'accordo. Mi accomodai al tavolo col desiderio di arrivare a una decisione, catturarla una volta per tutte e non lasciarla più allontanare. Avevo lei davanti nuda, e non faceva nulla per celarsi, alla mia sinistra la caverna si apriva come una finestra panoramica sulla Baia del Tavoliere. Non sapevo dire quale fosse tra le due la vista più bella, la frutta l'avevo solo assaggiata, ma avevo dovuto sorbirmi con pazienza tutta la cerimonia del caffè, lei ci teneva troppo.
Appena possibile mi allontanai dal tavolo, c'erano dei sofà, mi misi invece seduto a gambe incrociate sul tappeto più folto.

Sarebbe stato il momento ideale per pronunciare una qualche frase memorabile, ma la Djinn non ne lasciò il tempo, in meno di un attimo mi trovai la sua lingua in bocca e le sue gambe avvolte attorno al mio bacino, come Shiva e Shakti. La strinsi e non l'avrei più liberata neppure se si fosse trasformata in spira di fumo o carbone ardente, lei con la punta della lingua premeva il mio palato costringendomi a respirare col naso, la sua vagina era un guanto prensile stretto attorno al mio lingam, sentivo un sapore dolce nel fondo della gola.
Mi spinse, voleva cavalcare, mi stesi, ma continuavo ostinato a tenerla ferma per le chiappe e spingevo anche io in su. I capelli le erano ricaduti sul volto, ma intravedevo i cerchi perfetti delle iridi nere, le mani erano diventate del tutto simili agli artigli dei rapaci, li affondò di prepotenza nei miei pettorali, un serpente catturato dal falco.
Avrebbe potuto aprirmi il petto, strappare il cuore e divorarlo, io non mi sarei opposto, voglio dire, fossimo immortali.. ma non lo siamo.. e allora tanto vale. Quella maniera, tempo, luogo, mi sarebbero andati bene, ma sapevo che non l'avrebbe fatto, e continuavo a colpire, avrei voluto venire più volte, ma lei non lo permetteva, la sua vagina riusciva a strizzare la base e chiudere il canale.
Tutto quel trambusto aveva svegliato il serpente Kundalini, non è una immagine simbolica, sembra davvero di avere un serpente nella pancia, duro, che si muove spostando la carne e gli organi per farsi strada. E quando arriva alla fronte, dove sta il terzo occhio, si crede che succedano cose meravigliose, ma sti cazzi, era come se mi avessero spinto a forza un palloncino su per le narici e lo gonfiassero con una pompa. Sarebbe esploso quel pallone dentro la mia fronte ? Non aveva importanza, io badavo solo a tenere stretta Gianna, e la sentii alla fine tremare, poi rilassarsi e lasciarmi esplodere dentro di lei.

Tutto era tornato normale, Gianna aveva lasciato la presa e si era lasciata cadere sul mio petto, per curare i graffi con la sua bocca.

" Resta dentro.. Rimani fermo dentro.. E ascolta.
Immagina un mare, come quello la fuori. La superficie è percorsa da grandi onde, e quelli sono i sentimenti. Sembrano enormi, ti travolgono, ti portano con loro, ma durano poco, e quando un'onda si è esaurita sarai preso da un'altra, che ti porterà da un'altra parte. Sotto la superficie invece abbiamo le correnti profonde, di cui puoi accorgerti solo quando le onde sopra sono calme. Queste correnti sono le emozioni, sono la vera essenza, e se non hanno forza hanno durata. Alcune possono vivere per sempre.
In questo mare voi Mortali siete i pesci, potete scendere negli abissi, potete liberarvi dai capricci del sentimento e arrivare a rimanere voi stessi, amare, ricordare per sempre.
Noi Djinn invece siamo uccelli marini, voliamo nell'aria sopra il mare, a volte ci posiamo sulla superficie e per gioco ci lasciamo trasportare dai sentimenti, finchè durano, ma non ci è dato di scendere nel profondo.
Sappiamo cosa c'è sotto la superficie del mare solo grazie a voi, non possiamo avere emozioni vere, ma possiamo nutrirci delle vostre, così come gli Angeli si nutrono del vostro dolore. Perchè tra tutti siete voi quelli fatti a Sua immagine, e solo attraverso di voi possiamo avere un riflesso della Luce.
Così, posso prendere da te, ma non posso darti le cose di cui avresti bisogno, non sono io la soluzione, e non posso rimanere con te a lungo. "

" Quanto tempo rimane allora ? "

" Poco. Usalo bene, vieni sopra e fammi sentire il tuo peso. "

Il senso di urgenza nella sua voce mi aveva rianimato, la rovesciai di schiena, lei aveva fatto tutta quella cosa elaborata, io invece fui fisico e basta. Schiacciata, chiavata alla cieca con la faccia nel tappeto, la sua sulla mia spalla, non una parola. Fu bello, sono cose che a parole sembrano noiose, non si possono spiegare, ma fu bello.
E alla fine di tutto la lasciai andare, era in piedi a guardare il mare, io ancora seduto su quel tappeto.

" Adesso cosa succede ? "

" Adesso, io torno a volare come un uccello marino, e tu torni a vivere le conseguenze delle tue azioni, come tutti. "

Fece un passo fuori dalla caverna, eravamo a un punto in cui non mi sarei stupito nel vederla volare davvero.
Invece tornò indietro e si mise ancora in ginocchio davanti a me.

" Un'ultima cosa, Cemilyum. C'è un pensiero nella tua mente, delle parole. Dimmele, voglio sentirle dalla tua voce ! "

" Io ? Parole ? "

" Si, ci sono, le stai pensando. "

" Ah bè, ma quel che ho in mente non sono parole mie, è un ricordo, una storia di Paperino. Si, stavo pensando alle ultime parole di una storia di Paperino, figurati. "

" Tu dimmele. "

Capivo che il suo tempo era veramente finito, si stava svegliando da un sogno, io , il nostro mondo, per lei solo un breve sogno. Con un sospiro anche io mi misi in ginocchio come lei, presi le sue guance tra le mie mani. Vedevo chiaramente due figurine di me stesso riflesse nei suoi occhi.

" Hak dostum hak !
Dovere, Tempo, Destino, tutto tende a separarci e, di fatto, ci separa.
Ma... il sentimento non conosce distanze e mi unisce a te, come se avessi sempre la mia mano sulla tua ! "

Mentre dicevo queste parole, mi sembrava che i suoi occhi si facessero sempre più grandi, fino a occupare tutto e avvolgermi nel buio.

Vedevo me stesso come una sagoma rossa cadere indietro, non mi preoccupavo, lei non mi avrebbe lasciato battere la testa.

Buio.

Questo racconto di è stato letto 1 4 6 0 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.