La sottomissione di Silvia - 2a parte

di
genere
dominazione

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Tornai in camera con il volto di Silvia paonazzo per la vergogna ben stampato nella mente. Mi stesi sul letto pensando che, se anche fosse finita così, ne era assolutamente valsa la pena. Naturalmente, però, speravo che lei cogliesse il mio spunto e mi seguisse in questo "gioco", che poi - per me - è una cosa molto seria. Ed ero anche abbastanza convinto che sarebbe andata così. D'altronde, non era la prima volta e non sarebbe stata l'ultima. Infatti, come spesso accade, ebbi ragione.

Passarono solo pochi minuti e sentii bussare alla porta. Mi alzai, aprii e trovai Silvia, con lo sguardo basso. Mi chiese di parlarmi per capire cosa fosse successo poco prima. Le risposi che poteva entrare, perché non erano questioni da affrontare in corridoio.

Mi sedetti sul letto, mentre Silvia rimase in piedi davanti a me. Non la invitai ad accomodarsi. Lasciai parlare lei per prima. D'altronde, io non avevo granché da dire. Avevo fatto il primo passo, mi ero comunque divertito e non ero io quello con un vuoto da colmare. Lei, a mezza voce, mi disse che le dispiaceva se il favore che mi aveva chiesto mi avesse in qualche modo indisposto e si scusò. Io ribattei che non era assolutamente quello il punto e che mi aveva anche fatto piacere aiutarla. Lei allora disse che non capiva il perché della mia arrabbiatura. Così le spiegai che non ero nemmeno arrabbiato e che semplicemente ritenevo le servisse una lezione. Poi, dopo una pausa, senza aggiungere nulla, indicai l'impercettibile rigonfiamento all'altezza della sua zona pelvica, sotto i pantaloni. Silvia arrossì e abbassò di nuovo lo sguardo.

"Silvia, ti ricordi cosa mi hai detto in macchina?" - le dissi.
"Che cosa?" - rispose lei, dissimulando molto male l'imbarazzo.
"Che avresti bisogno di una guida e che potrei essere io." - ribattei.
"Ah, quello. Sì."

Le dissi quindi che quello era il mio modo di intendere quel ruolo e che, se mi avesse seguito, l'avrei aiutata a crescere. Però sarebbe dovuta essere una sua libera scelta, che non intendevo forzare in alcun modo. Silvia mi ascoltava in silenzio, sempre in piedi. Ricordo molto bene che teneva le mani conserte davanti a sé, proprio all'altezza della patta dei pantaloni. Quasi a voler nascondere il segno del pannolino a mutandina che stava indossando. Chiusi il discorso dicendo che era venuta da me, anziché andare a comprare un pacco di normali assorbenti. Le chiesi perché.

"Non lo so." - mi rispose.
"Vieni qui, mettiti in ginocchio." - le indicai il pavimento davanti a me.

Silvia esitò brevemente, ma si abbassò comunque senza altri richiami da parte mia.

"Ho ragione se dico che senti di avere un'indole sottomessa, che finora è rimasta inespressa?" - le chiesi.
"Sì." - mi rispose, chiudendo per un attimo gli occhi e sospirando.
"Apriti i pantaloni e fammi vedere il pannolino." - le ordinai.

Silvia eseguì, rimanendo in ginocchio, con la patta dei pantaloni aperta a far vedere il pannolino. Io la fissai negli occhi, poi mi piegai e con una mano mi insinuai dentro i pantaloni, accarezzando da fuori il pannolino davanti. Lei iniziò a sospirare profondamente.

"Sai a cosa serve questo?" - le chiesi, strofinando più forte la mano davanti e sotto.
"No." - rispose ansimando.
"A ricordarti che non sei ancora una persona adulta." - dissi con tono perentorio. "Sbaglio?"
"No." - disse lei con un filo di voce.
"Adesso ti spiego come funzionerà questo week-end. Starai qui in camera con me, in modo che io possa supervisionarti in ogni momento. Adesso ti chiudi i pantaloni, vai a prendere le tue cose in camera tua e torni subito qua. Ok?" - le dissi tutto d'un fiato, guardandola negli occhi.
"S-sì." - disse con voce tremolante.
"D'ora in poi è: Sì, Padrone." - la corressi.
"S-sì, Padrone." - ripetè Silvia in evidente stato di eccitazione.
"Brava. Ora alzati e vai."

Silvia si alzò, ma ci mise un attimo. Era sempre più rossa in volto. Si ricompose, mi guardò, le feci un sorriso rassicurante e mi sorrise. La vidi sconvolta, ma anche felice. Nessuno dei due disse altro, lei prese la porta e si diresse in camera sua. Io mi alzai, mi guardai allo specchio e pensai: "adesso viene il bello!"

CONTINUA...
scritto il
2026-01-01
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