Erotici Racconti

La sirena ama il gelato

Scritto da , il 2017-09-01, genere prime esperienze

Mercoledì 9 agosto 2107
Ore 13:00

Stamattina Laura è venuta a svegliarmi.
Era completamente nuda come nostra madre l'aveva fatta. "Buongiorno, Leo!
La colazione è pronta, vieni?"
"Giorno..." dissi rimanendo incantato.
"Dai che dopo ti fai la tua sega mattutina!"

Dopo colazione ci mettemmo a studiare sul tavolo in salotto.
"Dai Leo concentrati! Non è difficile quell'esame..."
"Secondo te come faccio a concentrarmi con le tue tette appoggiate sul tavolo che mi guardano?"
"Guarda che sei tu che le stai fissando!"
"Hanno iniziato loro!"
"Stupido! Non ti è bastata la sega di prima? Devo fartene una io?" disse iniziando a premere il piede sul mio membro ormai già duro.
"No dai, dobbiamo studiare! Se mi boccia anche stavolta sono fottuto!" esclamai spostandole il piede.
Rimase di stucco, immobile a fissarmi, per qualche minuto.
Alla fine sparì sotto il tavolo.
"Che stai facendo?"
"Secondo te? Ti aiuto a studiare!"
"E in che modo esattamente?"
"Per ogni risposta giusta ti leccherò una volta! Che ne dici?" sussurrò appoggiando il mio pene sulla sua guancia sinistra.
"Il teorema di Weistrass, avanti"
"Dunque... Weistrass... Ah si! Afferma che data una funzione definita da [a;b] in R, con [a;b] chiuso e limitato, essa ammette un minimo e un massimo assoluto.
"Ottimo!" esclamò leccandomi l'asta per la sua intera lunghezza. "Rolle!"
"Rolle afferma che data una funzione continua in [a;b], derivabile in (a;b) e con f(a)=f(b), esiste un punto c appartenente ad [a;b] tale che f'(c)=0"
"Escatto..." disse leccandomi la cappella. "Cos'è una funzione"
"Una funzione è-" non terminai la frase.
Mia sorella aveva iniziato a farmi un pompino! La stessa sorella che ammiravo e su cui mi ero segato milioni di volte!
"Scusa ma non ho resistito. È troppo buono!" disse riprendendo fiato. "Potrebbe diventare un'abitudine, che ne dici fratellino?"
"Sarebbe fantastico..."
Ricominciò a leccare la cappella per poi affondare fino ai peli pubici.
Era davvero brava e il fatto che fosse mia sorella rendeva il tutto più eccitante.
Comunque era anni luce lontana da Galaphis.
"Certo che cadono tutte ai tuoi piedi!" mi disse Galaphis nella mia testa. "Prima io e ora tua sorella. Sono sicura che la prossima sarà Marta! Forse è il caso di ufficializzare la cosa e creare un harem, no?"
"È sempre stato il mio sogno!"
"Lo scredo bewne!" cercò di dire mia sorella. A quanto pare avevo inavvertitamente dato voce ai miei pensieri.
Laura continuava a lavorare con la sua bocca divina e le sue labbra carnose.
Alternava lunghi affondi a più dolci passate vicino alla cappella. Ero al limite. "Laura fermati... sto per... venire..."
Si bloccò di colpo col mio pene completamente in gola. Lo estrasse e mi guardò negli occhi.
"Non ti azzardare a venire". Uscì da sotto il tavolo e corse in cucina. Ritornò impugnando una bottiglia da un litro vuota.
"D'ora in avanti conserverò la tua sborra in frigo! La voglio usare come condimento per i miei piatti migliori!"
Dicendo ciò tornò sotto il tavolo e iniziò a segarmi premendo la mia cappella contro la bocca della bottiglia.
"Forza vieni! Avanti! Svuota le tue palle colme di sperma!" disse facendomi una sega.
Venni all'istante ma il quantitativo sembrò non soddisfarla." Tutto qui? Dopo quello che ti ho fatto?"
Era davvero arrabbiata. "Vai in bagno e non uscire finché non è colma!"
Mi avviai al bagno pensando al carcere a vita che mi attendeva.
Mi chiusi la porta alle spalle mentre Galaphis si materializzò nella vasca.
"Sbrigati! Passami la bottiglia! Ho un grosso carico pronto a scoppiare!"
Gliela diedi e dopo un minuto di sconcerie rivolte a me e a mia sorella venne. Riempì la bottiglia. Mi avvicinai per prenderla, ma Galaphis mi afferrò la testa e mi riempì l'esofago con la sua verga di carne.
"Oh si! La gola di Leo! Quanto mi è mancata!" esclamò depositando il secondo litro di latte all'interno del mio stomaco.
Alla fine mi prese e mi baciò assaggiando i residui! "Buona... speriamo piaccia anche a tua sorella!"



Mercoledì 9 agosto 2107
Ore 19:00

Dopo pranzo siamo andati al parchetto del paese. Chiamarlo parchetto è riduttivo; è provvisto di bar, scivoli e altalene, due campi da tennis, uno da calcio e quattro per le bocce.
Mia sorella era rimasta a casa a prendere il sole nel giardino del palazzo.
"È davvero bello qui! Quello cos'è?" chiese Galaphis nella mia mente.
"Un campo da tennis. Due o quattro persone si sfidano impugnando delle racchette"
"Quindi è lo stesso che abbiamo fatto in spiaggia?!"
"Gli assomiglia sono vagamente. In realtà è molto più complicato!" dissi ridendo.
"Ehhh? E quelli laggiù?"
"Sono gli spogliatoi. La gente si cambia per poi andare a giocare sui campi"
"Quindi stanno nudi lì dentro?!"
"A volte si...". Vidi un sorriso malizioso comparire sul volto di Galaphis. "Ma non fanno nulla!"
"Ehhh? E quello cos'è?". Ci misi un po' a capire che intendeva un bambino con in mano un cono gelato.
"È un gelato. Si mangia. Ne vuoi uno?"
"Davvero? Me lo daresti?"
Andai al bar e gli comprai un cono cioccolato e pistacchio. "Quando lo posso mangiare?"
"Prima devo... trovato!" esclamai dirigendomi verso gli spogliatoi.
Entrai in quello dei maschi; non c'era nessuno. Chi vuoi che faccia una partita sotto il sole cocente delle 14!
Galaphis si materializzò e le diedi il gelato. "Come si mangia?"
"Devi leccarlo e quando hai finito il gelato mangi il cono"
Probabilmente fu la cosa più erotica che abbia mai visto. La sua lingua lo avvolse completamente ma alcune gocce le caddero sui seni. "È complicato da mangiare... ne vuoi un po' Leo?" disse inarcando la schiena. "Non ti dispiace se accetto, vero?" dissi leccando il pistacchio sciolto dalle sue tette. "Buonissimo!"
"Stupido!" disse sorridendo.
Finì il gelato in pochi minuti.
"Era davvero buono. Non avevo mai assaggiato nulla di simile!"
"Sapevo ti sarebbe piaciuto!"
"Io però ho qualcosa che ti piacerà ancora di più..." disse estraendo il suo membro.
"È ancora troppo rilassato per poterti infilzare. Vuoi aiutarlo?"
Senza dire una parola mi chinai a restaurare quella spada. Il tempo dunque era arrivato. Impiegai pochi secondi per farlo tornare a risplendere, duro e imponente come un blocco di marmo.
"Bravo il mio tesorino. Ed ora..."
Mi afferò per poi sbattermi su una panchina.
Mi tolse pantaloni e mutande con un solo gesto e iniziò a lubrificare il mio ano con la lingua mentre mi massaggiava i testicoli. Anche il mio membro divenne duro, cercando inutilmente un confronto col suo gigantesco rivale.
Sentii la lunga lingua di Galaphis risalire lungo il mio retto, raggiungendo profondità a me sconosciute e generando in me una strana sensazione. Forse era il mio subconscio che cercava di farmi scappare da morte certa.
Dopo che ebbe lubrificanto mi girò la testa verso di lei. "Assaggia il tuo culo!"
Un conato di vomito pervase il mio corpo. "Ma che schifo!" urlai girandomi. "Non ci penso proprio! Neanche per tutto l'oro di Castel Granito!"
"Che ragazzino impertinente!" disse ficcandomi la lingua in bocca. Non saprei descrivere ciò che provai. Ho come rimosso il ricordo dal cervello...
"Bravo... e ora..." disse puntando la trivella sul mio ano.
Fu come essere spaccato in due. Sentii i miei sfinteri cercare di opporsi all'invasore salvo perdere miseramente.
"È strettissimo..." disse Galaphis. "Ma ne è rimasto ancora metà!"
Da parte mia sembrava anche troppo. Facevo dei grandi respiri tentando di non gridare dal dolore.
"Fai un bel respiro... adesso andiamo fino in fondo!" disse infilando lentamente il resto del pilastro.
Stavo morendo. Sulla mia lapide avrebbero scritto 'Morto impalato da una sirena. Che sirena ragazzi! E che palo!'
Iniziò a muoversi aumentando sempre di più il ritmo.
Da quel momento in poi non ricordo. Probabilmente sono svenuto.
Mi risvegliai nello spogliatoio, l'intestino pieno di sperma e la pancia gonfia. Sembravo incinta.
"Dormito bene, tesorino? Sei svenuto all'improvviso. Era così bello che non me ne sono neanche accorta!"
"Come hai fatto a non accorgerti?!"
"Sorry! Ero troppo impegnata a metterti incinta! Come chiameremo il nostro bambino?" disse accarezzandomi la pancia gonfia.
"Potremo chiamarlo... Ehi! Guarda che sono io quello che ti metterà incinta! Il contrario non avverrà mai, chiaro?"
"Ehhh? Non è giusto! Io ti do il mio seme e tu lo sprechi in questo modo? Tua sorella lo apprezza! Dovrei darlo a lei!"
"No per carità! Non voglio una sua copia in giro per casa!"
"Però una mia copia la vorresti, vero?"
"Si. Una, due, centomila copie! Sarebbero tutte bellissime come la madre!"
"Oh Leo..." disse baciandomi.
"Se mai ti metterò incinta Leo... come chiameremo il bambino?"
"Non lo so... un nome carino... Anna, forse? Tu cosa hai pensato?"
"Felix! Mi è sempre piaciuto!"
"Felix... Felicità... mi piace!" dissi baciandola.

Questo racconto di è stato letto 3 9 3 2 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.