Goduria pura

Scritto da , il 2017-03-24, genere etero

Ciao a tutti sono sempre io Marika (quella dei racconti, Marika ragazza allegra 1 e 2.). Per il racconto di oggi smetterò di raccontare le mie personali esperienze( che comunque continueranno ad essere pubblicate nei prossimi giorni) per pubblicare una storia successa ad un mio caro amico. Buona lettura, i commenti sono graditi e soprattutto le critiche costruttive!!!

Sono nel letto in quel tiepido stato di dormiveglia e mi sento insolitamente agitato. Mi rigiro un paio di volte ed inizio a mettere a fuoco i motivi di questa allerta. Oggi è Giovedì. Il Giovedì che sto pregustando da giorni.

Stasera sarà una serata particolare perché dopo infinite promesse e aspettative, incontrerò Lei.
Non è vero. Non sono sveglio così presto solo per questo, lo sono perché le mattine da qualche giorno a questa parte spesso portano un bel “buongiorno” a base di chat molto spinte, arte nella quale Lei eccelle.
E allora sono già con le dita sul tasto di accensione del mio cellulare, lo premo con sicurezza e speranzoso di iniziare al più presto un bel discorso di quelli che mi scombinano gli ormoni.

Ricevo il primo messaggio del classico buongiorno, ma nulla di esplicito. Lei sa che io mi aspetto di essere subito messo sulla graticola, ma stamattina non funziona cosi. Forse sa che stasera arriverà presto e vuole conservare le risorse. Niente da fare, si fa desiderare e resto leggermente deluso.


Ore 11:30
Sono già nel pieno dell’operatività lavorativa e per qualche ora mi sono scordato di quello che sarà.
Ma non per molto perché ad un tratto, mentre parlo con alcuni colleghi, mi arriva un messaggio con foto. Accendo lo schermo e la notifica dice che è Lei. “Giusto per ricordarti che sono già un fuoco”. Ho una stretta allo stomaco, un fremito. Non posso purtroppo vedere la foto ma la mia fantasia, per il momento fa il resto. E’ diabolica, ha senz’altro mandato una foto con l’esatto scopo di farmela visualizzare magari un po’ distrattamente davanti ai colleghi. Posso quasi immaginarla che si compiace nel sognare la mia reazione imbarazzata e l’erezione che dirompe sotto i miei pantaloni. La posso quasi visualizzare nella mia mente, a gambe socchiuse che si tocca con soddisfazione per le continue provocazioni cui mi sottopone.

Poco dopo apro finalmente la foto e resto di sale: E’ un bellissimo primo piano del suo petto, con la canotta scura alzata sopra il seno, un braccio che in un gesto di falso pudore copre completamente il capezzolo destro e lascia invece intravedere l’areola sinistra, rosata ed evidentemente in un turgore che denota che facendo questa foto si è eccitata. Cazzo.
Non posso fare finta di niente e non posso nemmeno impedire al mio respiro di accelerare e al mio uccello di gonfiarsi.
Devo correre alla mia scrivania e nascondere quello che sta succedendo. Impazzisco dalla voglia di segarmi e l’obbligo di trattenermi non mi aiuta certo a calmarmi. Non ho nemmeno il tempo di fare qualche pesante apprezzamento su quelle stupende tette che mi saluta rapidamente con un “A stasera. Alle 21”. La mia mente corre veloce, cerco di immaginare la serata ma Lei è così imprevedibile che non so cosa aspettarmi.

Ore 20.49
Per essere i primi giorni di Aprile c’è insolitamente fresco. Sono qui in auto, poco oltre il cancello di casa di Lei per non dare eccessivamente nell’occhio. Questo appuntamento è pur sempre eccitantemente, come dire… clandestino. Sono lievemente agitato, non so davvero cosa mi aspetti stasera. So solo che per un qualche fottuto rituale sociale, mi toccherà andare da qualche parte a bere un cocktail o una birra, fare distrattamente conversazione quando in realtà non penso ad altro che infilarle le mani in ogni angolo del suo corpo da giorni e assaporarla succhiandole le tette come un indemoniato.
Intanto che macero in questi pensieri si apre il cancelletto della sua villetta e la vedo comparire dal retrovisore. Da una rapida occhiata non riesco a intuire come sia vestita ma tra un secondo lo scoprirò.
Entra in auto e capisco che porta un lungo soprabito di panno scuro, sbottonato, che appena si siede lascia scoperto un paio di shorts neri e sotto un paio di collant scuri e stivali in pelle nera sopra il ginocchio. Inizio già a gustare l’attesa di poter percorrere quelle cosce con la mano, ho già voglia di palparla avidamente, iniziando dal culo che ho sempre indovinato come sodo e tondo e indulgendo poi sulle cosce e salire fino a che potrò.

Nel frattempo i pensieri di noi due una sopra l’altro mi annebbiano mentre tento di condurre una qualche conversazione su argomenti vaghi e vuoti. Arriviamo finalmente in un locale molto moderno e pieno di gente, l’ideale se si vogliono confondere i discorsi e iniziare a scaldare l’ambiente. Un paio di ottimi cocktail e qualche contatto casuale ci accendono i desideri. Vedo lei che si morde ripetutamente le labbra mentre parliamo, accavalla e scavalla le gambe avendo cura di farmi notare l’emergere delle cosce dall’apertura del soprabito. Sembra quasi spazientita dal mio controllo, tanto che mentre sto buttando un generoso sorso di birra scura in gola, mi gela con una domanda repentina, quasi stizzita: “Allora? Non dici nulla di come mi sono vestita stasera”.
Finisco di deglutire la birra che avevo in bocca, i sensi iniziano a farmi brutti scherzi, per un attimo il mio cervello sostituisce il sapore amaro della bevanda con il dolce sapore degli umori femminili. Rallento la deglutizione, per ricavarmi il tempo per ponderare bene la risposta, pulisco le labbra dalla schiuma. Lei attende impaziente.
“Beh mi hai lasciato vedere decisamente troppo poco, come faccio ad esprimermi?”. Mi guarda obliqua, la bocca devia in un sorriso malvagio, ha un vago tono di sfida. “Hai ragione”. Non una parola di più. Mi guarda fisso con il sorriso compiaciuto. Con un gesto misurato e non plateale inizia a sfilarsi il soprabito. Il locale è pieno di gente e una vampata di gelosia mista a stupore mi invade nel momento in cui si gira in modo plastico per appendere il soprabito sullo sgabello e scopre, senza mostrare alcuna vergogna la vertiginosa nudità delle cosce, lo stivale aggressivo e al di sopra una canotta rossa di tessuto leggero da cui anche al buio si nota chiaramente che i seni sono liberi dalla costrizione del reggiseno e i capezzoli che puntano all’insù, nella loro spudorata sfacciataggine dei loro 27 anni, tendono il tessuto che si apre in una scollatura che si interrompe poco sotto lo sterno. Le spalline sono anch’esse ampie e cascanti, l’effetto è che lateralmente si può tranquillamente notare l’attaccatura del seno al torace. Il colore rosso sembra un’aperta richiesta di attenzione a tutto il locale. O forse è un modo di cercare di svegliare una mia reazione, farmi uscire dalla mia sempre pesata incertezza.
Non so quanti secondi sono passati e quanti groppi di saliva ho mandato giù. So che ho avuto modo di percepire gli sguardi lussuriosi di diversi maschi nella sala, alcuni accompagnati, che se la sarebbero scopata con gli occhi se solo avessero potuto. Non le avrebbero neanche usato la cortesia di farla bagnare, avrebbero impalata strappandole letteralmente gli shorts e avrebbero goduto in lei. Intanto che percorro questo pensiero che mi lascia in bilico tra la gelosia e la voglia, mi riscuoto e tutto quello che riesco a dire è un laconico e trascinato “Cazzo… che gran pezzo di figa “
Lei per quanto ami provocare anche oltre al limite del tollerabile, ha un moto di imbarazzo. Arrossisce violentemente. So che adora i complimenti, soprattutto quelli spinti. Vedo che stringe le cosce e scommetto che il suo utero è stato scosso da un sussulto.
“Se mi fai certi complimenti lo sai che le mutandine le inzuppo. Sempre se le ho…”.
Questa ragazza è pazzesca. Ha incassato con nonchalance un bel colpo e me l’ha appena restituito con gli interessi.
Adesso sono io a essere colpito sul vivo. “Ah” è tutto quello che esce dalla mia bocca.
“Non ho detto che non le ho…ho detto che potrei non indossarle, chissà”. E’ davvero troppo, ha passato il limite oltre in quale non rispondo di me.
Mi alzo dallo sgabello, le prendo in silenzio la mano e le impongo la mia volontà. “Dove andiamo?”, protesta debolmente.
“Vieni con me”. Attraversiamo la sala sotto lo sguardo interessato dei ragazzi che consumavano i loro insulsi drink, sento alcuni apprezzamenti molto pesanti, quasi volgari, sull’abbigliamento di Lei. Poveri imbecilli. Non lo sanno che di li a poco Lei potrà liberare il suo istinto ferale, nei bagni di quel locale. E lo farà concedendosi a me, si lascerà affondare la carne perché lo desidera da troppo. Desidera qualcuno come lei che se ne frega delle convenzioni e dei precetti sociali, che la desideri come donna, che sappia possederla senza trattenersi quando il desiderio chiama. Si sottometterà al bisogno di godere in modo estremo, lasciando che il suo corpo sia in totale possesso dei miei capricci e delle mie voglie. Lei sarà mia.
E così la trascino verso la toilette, per fortuna vuota, puntando sicuro la porta del gabinetto che richiudo dietro di noi. Lo spazio è più stretto quando si è in due e non mi lascia la libertà di movimento sperata. Senza proferire parola le stringo il collo e le tuffo la lingua in bocca, perché è da giorni che vedo le sue labbra fare giochini nei video che mi invia, tra mordicchi e simulazioni di pompini da uscire di testa. Sento che le sto rovinando il rossetto, sento che la forza del bacio l’ha colta in contropiede. E’ il momento di cambiare passo. Sempre continuando a limonarla duro, le schiaffo le mani aperte sulle chiappe, simultaneamente. Affondo le dita per sollevare verso l’alto le sue rotondità, voglio che la sua vulva si risvegli e inizi a capire come andrà la serata. Aprendo le natiche mi sembra quasi di immaginare le labbra che le si schiudono e iniziano naturalmente ad inumidirsi per accogliere la penetrazione.
L’idea mi stuzzica, ma non è ancora momento. Risalgo rapido fino al suo seno che prima sembrava quasi sfidarmi, dapprima lo accarezzo per goderne le forme, poi stringo gradualmente la presa. E’ giunta l’ora di iniziare a fare sul serio e di iniziare a prendermi come è mio diritto questa meraviglia. Tra una palpata e l’altra mi viene naturale strizzarle i capezzoli da sopra la maglia. Lei emette un gridolino soffocato, la sua reazione dapprima mi blocca, poi le mi morde il lobo dell’orecchio e sussura “Ti prego, fallo di nuovo”.
La mia mano torna sul seno questa volta da sotto la maglia, prende a piene mani la mammella soda e finisce col torcere con più forza uno dei due suoi capezzoli ormai duri. Questa volta non un fiato, ma la sua testa si inclina indietro e le labbra si aprono per emettere un sospiro. Lei è già in estasi, cala la mano ad afferrarmi l’uccello da sopra i jeans, si avvicina per strusciarlo contro il suo bacino e sentire l’erezione. Capisco che è giunta l’ora di dare sfogo a giorni e giorni in cui ho sognato di sbatterla di prepotenza, ma il bagnetto non mi consente di muovermi. Così riapro la porta e con un po’ di fortuna noto che non c’è nessuno. La spingo davanti ai lavandini dove c’è uno specchio ampio e ben illuminato. Questa volta lei è davanti a me, mi da le spalle ma rivolta allo specchio. Ricomincio da dove ho interrotto, porto le mani sulle tette sode che ormai sono il suo tallone d’Achille. Mentre le stimolo i capezzoli vedo che abbassa la mano destra sul ventre e va a cercare il suo pube. E’ eccitata da paura e non ha più nemmeno il pudore di trattenere la voglia di godere. Vedo che si muove sicura negli shorts, deve avere già trovato il clitoride e deve essere già molto indaffarata a sgrillettarlo! Io continuo a strizzare le mammelle che tanto ho desiderato e il vedere riflessa nello specchio l’immagine di lei abbandonata alle oscene attenzioni di un maschio che sta facendo del suo corpo ciò che vuole, masturbandosi a quella visione, deve provocare in lei un eccitazione veramente spaventosa tanto chè ad un certo punto mi confessa “oddio come sono bagnata…non vuoi sentire?”
La mia risposta arriva con un repentino movimento verso i suoi shorts, che le sbottono senza ancora togliere. Infilo la mano e scopro che invece le mutande le porta, anche se non è ben chiaro che tipo. Nel passare sopra il monte di Venere posso sentire al tatto un tessuto sottile e morbido, tanto che in corrispondenza del clitoride posso sentire distintamente il gonfiore.
Decido di proseguire io il lavoro e inizio a compiere lenti movimenti intorno al pistillo mentre il suo respiro si fa pesante. Da un movimento in punto di dita si trasforma in un massaggio a palmo aperto, lei ansima e sento con mio sommo piacere che le mutandine le si stanno infradiciando.
Io ho l’erezione che mi preme contro le mutande e voglio prenderla, ma ho ancora da fare. Questa volta scivolo sotto le mutandine e scopro che ha una passerina perfettamente depilata, con labbra strette e umide che sembrano un invito ad aprirla con forza. Questa volta sono più audace e dopo essermi bagnato a sufficienza le dita, ne infilo una nel suo buchetto. Quando la penetro con il secondo dito, sento la sua fighetta bagnata avvolgermi e contrarsi a ritmo coi suoi respiri. Ormai perso ogni contegno le abbasso gli shorts e vado a interessarmi del suo bel culo, scoprendo che quelle che pensavo fossero mutande è in realtà un perizoma nero che le cinge i fianchi con un nastrino di tessuto che si congiunge in un triangolo di tessuto da cui un altro nastro si infila tra le chiappe e va a solleticarle il sedere e il pube e dato che un intimo di questo tipo non offre alcuna difesa dalle intrusioni, decido di farle scivolare una mano penetrandole la passera da dietro e con l’altra mano davanti continuo a torturarle il clitoride. Con la mano dietro riesco ad affondare di più e scoordinazione tra i movimenti di penetrazione e quelli sul clitoride le spezzano il fiato, sento che sta cedendo. Sfilo la mano da dietro e con le dita fradicie dei suoi umori le vado a sfiorare le labbra, dicendole “Senti, assaggia. Senti come stai godendo” e in un attimo inizia a leccarmi e poi ciucciarmi le dita per assaporare il suo godimento. Questa cosa deve farle scattare qualcosa dentro poiché, pur non amando granchè praticare sesso orale, quasi in trance si gira e si inginocchia davanti a me e mi abbassa in un solo gesto mutande e pantaloni, estraendo il mio membro che è eretto e teso. Il primo gesto è quello di afferrarmi con la mano destra l’asta, mentre con la sinistra con mia enorme sorpresa, mi accarezza i testicoli gonfi e carichi di succo. Inizia così lentamente e delicatamente a segarmi mentre continua ad osservare assorta le mie espressioni ad ogni suo gesto, come a voler studiare cosa mi da più piacere. Non passa molto che la sua avidità si faccia strada e impugnandomi la punta, ne fa scorrere la pelle per scoprirla tutta. Prosegue segandomi ancora come a cercare il punto in cui la tensione è massima. Mi guarda un attimo con un sorriso e poi si avvicina ed estrae la lingua, ne poggia la punta sotto il frenulo e con una leccata lenta percorre tutta l’incisura della mia cappella. Deve divertirsi, perché le leccate diventano sempre più ampie e iniziano a scendere sempre di più fino a che non percorre con la lingua dalla base, mettendosi praticamente il pisello sul viso, fino alla punta e poi prendendo a rotare intorno e aver cura di non tralasciare un solo millimetro di cappella. A quel punto accade l’insperato, Lei apre le labbra e si mette in bocca tutta la punta la fa sparire nella sua bocca. Prendendo confidenza con lo spessore del bastone, inizia un pompino che parte dolce ma che diventa una sfida a contenermi, con succhiate vigorose accompagnate da potenti smanettate. Cristo devo farla smettere, una succhiata così mette in difficoltà anche un attore porno.
La alzo e data la rapidità del gesto e la decisione deve aver pensato che finalmente era giunto il momento per lei di essere riempita dal mio cazzo. Invece no le tolgo la maglia e lascio le sue tette nude a penzolare davanti a me, quando finalmente mi avvento su di loro con mani e bocca e prendo simultaneamente a succhiarle e strizzarle forte. La sensazione del suo capezzolo duro e dritto nella mia bocca, della sua mammella nelle mie mani mi fa impazzire. Continuo a popparla avido e con forza, le mordicchio. Aspiro forte e dopo una profonda ciucciata le tiro fino a che non ce la fa più e si stacca con un schiocco e il seno rimbalza di peso contro il petto. Adoro vederle sobbalzare. Continuo a succhiarle a turno e leccarne le areole come se sperassi di poterla mungere, come se il latte uscisse da un momento all’altro. Arriviamo perfino a fare che la mia cappella sbatta sui capezzoli turgidi facendole il solletico. Io non posso sopportare oltre, cosi la alzo di peso sui lavandini, le spalanco le cosce e mi inginocchio a leccargliela giusto il tempo di poterla assaggiare e prepararla alla meritata pompata. Mi alzo col viso zuppo dei suoi umori, le apro bene le cosce, appoggio le punta alla vulva e sposto le mani su fianchi, aggrappandomi. Un ultima occhiata e le sprofondo la punta dentro, sono in lei..Gioco un po e poi decido di affondare tutto. La infilo in un solo movimento, arrivo a toccare il fondo del suo utero con la punta…Mi fermo un momento per godermi la sua passera stretta che si contrae intorno alla mia mazza dura, come a voler dire che sono suo ora. CI penso un secondo: finalmente Lei è mia. Sto possedendo questa sfuggente meraviglia mentre di là l’intero locale è ignaro che me la sto facendo in bagno… Neanche finisco di crogiolarmi al pensiero che lei mi riscuote dai miei pensieri e mentre le sue contrazioni proseguono mi chiede “Per favore spingimelo forte”.
Non me lo faccio ripetere e prendo le sue cosce come punto di leva e inizio a pomparla profondo e con movimenti secchi e profondi. Vederla a cosce aperte e in stivali mi da una sensazione di trasgressione e proibito inebriante, facendomi perdere ogni inibizione. Continuo con i miei colpi e piu spingo più l’idea di sbattermi Lei alla seconda uscita nel bagno di un locale ancora semi vestita mi fa impazzire, le sbatto il cazzo sempre più a fondo facendola gridare di piacere. La prendo in braccio dai lavandini e ora Lei mi abbraccia mentre si muove sul mio uccello percorrendo con la figa madida di umori tutta la sua lunghezza con movimenti sinuosi e irresistibili. Accelera quasi subito il respiro perche schiantandosi cosi di peso sul mio bacino sente la mazza sul fondo, come se la sentisse in gola…si sente piena. Adesso è lei che sta sbattendosi me in braccio, mi sta cavalcando in braccio. Geme sempre più forte, il piacere le taglia il fiato. Inizia a dirmi frasi oscene che probabilmente in possesso delle sue facoltà non mi direbbe mai perché è troppo raffinata. “Oddio, sto venendo! Tra poco vengo!” grida come una liberazione. Mi gioco l’ultima carta e la riposiziono sul lavandino, di nuovo a gambe aperte. Questa volta il mio pisello è ben più duro di prima e deve toccarle il tanto agognato e fantasticato punto G con lo sfregamento, fatto sta che lei inizia a gemere oscenamente. Rivederla li, con le tette che sobbalzano coi miei colpi, ancora in stivali come fosse stata presa d’improvviso, mi fa sentire friggere i testicoli, quella sensazione dello sperma che sale. Lei si accorge che ho cambiato ritmo, che sono diventato velocissimo coi colpi e il pene le pulsa dentro, fa quasi fatica a contenerlo. Le contrazioni della sua fighetta pompano lo sperma ancora più forte e io dico “tesoro devo venire anche io” dando per scontato che uscirò per schizzare. Lei non dice una parola e inizia ad avere chiari segni dell’orgasmo imminente. “Non uscire da me. Voglio che mi venga dentro”. Io resto basito, ma non smetto di spingere. “No dai non sei in te, esco che è meglio”.
“Non voglio! Vienimi dentro! Voglio che mi riempi”. Non sono necessarie altre parole ma solo qualche spinta che le fa chiudere gli occhi e inarcare il bacino. Sento i muscoli della vagina contrarsi violentemente una, due, tre volte e lei completamente in preda agli spasmi. La quarta stretta arriva quando sono conficcato sul fondo del suo utero, e mi spreme l’ultima volta. Un instante di tensione massima…. E le esplodo dentro. Il mio sperma la riempie. Lei dapprima sente solo il glande allargarsi, poi un fiotto e l’improvviso calore. Una, due, tre, quattro, cinque volte. Il caldo sperma riempie ogni centimetro del suo ventre, la inonda di crema bollente. E’ così tanto che i tremori che la scuotono per il violento orgasmo gliene fanno colare un rivolo tra le cosce. Ha ancora il fiato corto e istintivamente mi rimetto per qualche secondo a leccarle le tette, le ciuccio i capezzoli questa volta con piu delicatezza come se questo potesse placarla. Quando mi sfilo da lei l’eccitazione è ancora così alta che vorrei una bella succhiata. Glielo chiedo sornione, sperando di avere il trattamento di poco fa… “Lo sai che non mi piace tanto averlo in bocca” io protesto ricordandole la succhiata suprema che mi aveva da poco concesso. “Si, ma lo faccio solo quando mi fai perdere il controllo. La prossima volta che usciamo saprai come fare per avere ancora le mie labbra, vediamo se sarà ancora così facile”. Un ghigno le si dipinge sul volto… Questa ragazza mi farà impazzire…

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