Erotici Racconti

Rapimento in Arabia 8

Scritto da , il 2016-11-23, genere trans

Ecco l'ultima puntata. Spero di aver soddisfatto le vostre aspettative...

Eccomi in Italia, finalmente! Sono clandestina e sola, ma sono a casa! Vengo portata nel centro di accoglienza di Lampedusa tra gente di tutti i tipi: famiglie complete, donne sole, uomini soli, bambini,... Mi sento spaesata, ma sono libera. Sembra quasi di essere in campeggio. Posso uscire dal centro, purché vi rientri la sera, a firmare il mio foglio di presenza. Finora nessuno mi ha chiesto chi io sia e nessuno ha fatto caso alla mia firma incomprensibile, nonostante io mi presenti in modo molto diverso da tutte le altre rifugiate. Chi devo dire di essere quando me lo chiederanno? Non posso raccontare la mia storia incredibile.
I giorni passano lenti e comincio a conoscere qualcuno degli abitanti di Lampedusa. Nessuna conoscenza profonda, ma almeno posso finalmente scambiare quattro chiacchiere nella mia lingua madre. Cerco di capire se vi sia modo di guadagnare qualche soldo sull'isola per poter poi tentare di scappare verso la terraferma dove le possibilità di lavoro sono più ampie e la vita nell'anonimità più semplice. Nonostante io chieda a tutti quelli che incontro, non sembrano esistere lavori onesti per me. Insisto per diverse settimane, senza esito finché conosco un tipo losco che mi fa una proposta oscena: mi darà in uso un suo appartamento in cambio del 50% dei miei guadagni come prostituta. Il tizio mi procurerà anche i clienti, in modo che io non debba andare troppo in giro, con il rischio di essere presa dalla polizia. La proposta non mi piace, ma devo trovare una soluzione alla mia situazione attuale e accetto senza pensarci su troppo. Così una notte, dopo aver firmato il foglio di presenza e radunato le quattro cose che ho, sparisco anche da questo campo. Ormai sono diventata una fuggitiva quasi professionista.
Mi reco nel punto dell'appuntamento con il mio pappone, Antonio, e lo trovo già lì ad aspettarmi. Mi porta in un appartamento molto più carino di quel che temevo e, mentre mi ambiento, lui si butta sul letto. L'appartamento è proprio carino: piccolo, ma accogliente e con una vista mozzafiato sul mare. Per prima cosa, voglio farmi una doccia e anche se non fa freddo, spero vi sia l'acqua calda. Infatti è così e mi rilasso sotto la doccia per diversi minuti, tanto da dimenticarmi di non essere sola. Esco dal bagno e trovo il tizio ancora sul letto; mi dice che è ora di darmi da fare e fargli vedere cosa so fare. Era logico che andasse così, ma mi faccio stupidamente trovare sorpresa e impreparata. Non obietto e mi preparo all'ennesima fastidiosa incombenza. Lascio cadere l'asciugamani e mi avvicino ad Antonio e con movimenti da gatta comincio a spogliarlo. Ha un cazzo piuttosto piccolo e la cosa mi rende più felice di quanto avrebbe dovuto. Comincio un pompino e quando sento che è molto eccitato, gli infilo il preservativo e comincio a cavalcarlo. Mi scopo per qualche minuto e poi decido di vedere come reagisce a una penetrazione anale. Mi impalo sul piccolo cazzetto e capisco che Antonio non durerà molto. Infatti dopo poche pompate, viene nel preservativo con mille grugniti e mi fa i complimenti. Finalmente, si prepara ad andarsene e a lasciarmi sola, dicendomi che ci rivedremo l'indomani: ha, infatti, già un paio di persone da portarmi. Gli rispondo che dovrà procurarmi almeno dell'abbigliamento sexy e delle provviste e mi lascia assicurandomi di pensare a tutto lui.
Mi faccio una nuova doccia e mi metto a letto nuda.
La mattina, Antonio arriva di buon'ora con calze, reggicalze, scarpe eleganti, intimo e una vestaglia semi-trasparente. Porta anche diverse provviste che ripongo subito in dispensa, oltre a un buon cappuccino e brioche, che mangio subito con gusto. Carino, il pappone minidotato!
Antonio se ne va e torna dopo poco con un altro tizio cui ha raccontato delle mie prodezze anali. Me lo presenta e ci lascia soli. Il mio primo cliente mi fa i complimenti e comincia a toccarmi il seno, ma lo fermo subito, dicendogli che per prima cosa deve pagare. Mi dà i 100 euro che ha pattuito con Antonio e ci spostiamo sul letto. Lo spoglio e lo trovo già molto eccitato. Quindi gli infilo il preservativo e gli chiedo cosa voglia. Mi risponde senza alcun dubbio e vuole il mio culo. Mi penetro a smorzacandela e il mio cliente dura forse meno di Antonio. Qui non devono essere molto abituati alle perversioni e alle donne molto disponibili, per fortuna... Il cliente successivo è un ragazzino appena maggiorenne e anche lui dura pochissimo. A lui basta penetrarmi la vagina e suppongo che non arrivi neanche a pensare al sesso anale.
Antonio sembra avere tantissimi contatti e, tra i nuovi clienti che mi porta e quelli vecchi che ritornano, le mie giornate sono pienissime. Ho tantissimi tipi di clienti: giovani, vecchi, single, padri di famiglia, addirittura alcuni immigrati che spendono così la diaria che prendono al centro di accoglienza.
Il problema è che dentro di me, sono ancora un uomo e il sesso con questi clienti non mi eccita e non mi permette di provare piacere, ma il testosterone si fa sentire e io ho molta voglia. Quindi, ogni notte, prima di addormentarmi da sola, mi masturbo furiosamente sia la vagina sia l'ano e vengo copiosamente. Le settimane passano... Passano i mesi e io comincio a mettere via un bel gruzzolo. In pratica non faccio altro che scopare dalla mattina alla sera e non ho neanche il tempo di spendere i soldi. Antonio mi porta le provviste tutte le settimane e, ogni tanto, mi regala qualche nuovo capo di abbigliamento, utile per il lavoro e io metto da parte tutto quello che guadagno. Forse, comincio a vedere la luce in fondo al tunnel in cui sono entrata quando mi hanno rapita in Arabia. La vita che sto facendo, lavoro a parte, non è così male perché per fortuna, Antonio si dimostra non essere l'uomo di merda che temevo fosse. Un giorno gli chiedo se può procurarmi un computer e una linea dati e, dopo poche ore, mi porta un portatile e mi dice che la connessione internet è stata attivata. Inutile che vi dica che ho trascorso la prima notte sui siti porno a masturbarmi, guardando filmati di tutti i tipi. Ora che sono in una situazione più "normale" e più vicina alla mia vita precedente, il cambio di sesso cui sono stata sottoposta mi ricomincia a pesare molto. Ho voglia di perdermi nuovamente tra le braccia di una donna, di poter avere un rapporto normale e di poter sentire il mio pene avvolto da quella sensazione calda, liscia, soffice e umida... So che questo non potrà accadere mai più e non posso fare a meno di sentirmi devastata quando ci penso. Per smettere di riflettere sui miei problemi, comincio a dedicare il mio tempo libero alle chat e a chiacchierare con persone provenienti da tutta l'Italia. Uno di loro mi dà un'idea e mi suggerisce di creare un profilo su qualche sito di webcam online, su cui si possono guadagnare dei bei soldi, soltanto agitandosi un po' e masturbandosi. La trovo un'idea fantastica e, dopo essermi fatta aprire una postepay da Antonio, comincio le mie performances virtuali. Ho tantissimi fans e i soldi che guadagno sono molto meno sudati di quelli che incasso scopando con gli abitanti dell'isola.
Ma non si vive di solo lavoro o di solo sesso e così mi iscrivo anche in diversi siti di incontri, in cui utilizzo il mio nome maschile e scrivo di essere un uomo, nella speranza di poter conoscere qualche donna che, almeno virtualmente, possa farmi rivivere le vecchie sensazioni. In uno di questi siti conosco Laura che mi sembra una donna colta e interessante. Per fortuna, non fa troppe domande sul mio aspetto, su quel che faccio, ma chiacchieriamo solo dei nostri gusti, dei nostri sogni, ecc... Nei giorni, scopro che vive a Messina, che è single e che ha qualche anno meno di me e, soprattutto, che sembra che tra noi ci sia una grande intesa. Le chiacchierate virtuali con Laura mi rendono felice come non ero da moltissimo tempo, anche se c'è sempre in me una certa ansia, dovuta alla mia situazione e a tutte le verità non dette alla mia nuova amica. Decido che, piano piano, devo cominciare a far conoscere a Laura qualcosa di me perché sento che tutto questa virtualità non mi basta più e, prima o poi, dovremo fare i conti con la realtà. Quando la mia amica mi chiede dove io abiti, colgo la palla al balzo per raccontarle una parte della verità. Le racconto del rapimento in Arabia, tacendo di tutte le operazioni che mi hanno reso quella che sono ora; le racconto della mia fuga e della mia attuale situazione di clandestino in patria, adducendo come motivazione la mancanza di qualsiasi documento di identità e lei di mostra subito molto comprensiva e desiderosa di aiutarmi. Mi chiede i miei dati per poter fare una ricerca all'anagrafe, ma devo nuovamente mentire e le dico che lo stress e i traumi derivati dal rapimento mi hanno privato della memoria e lei sembra credermi. Per ora, credo di averle detto abbastanza e cambio discorso, riportando lei al centro della nostra chiacchierata. La nostra conoscenza prosegue con sempre più trasporto da parte di entrambi. Io non posso smettere di pensare a lei neppure mentre lavoro e mi sento veramente felice solo quando chatto con lei. Le cose procedono bene finché lei dice di volermi incontrare. Io prima tergiverso, poi accampo scuse e problemi insormontabili e per il momento, riesco a rimandare il momento fatidico, ma non so per quanto ancora durerà e soprattutto comincio a chiedermi a cosa potrà mai portare tutto questo.
Le giornate trascorrono sempre allo stesso modo: sesso con i clienti, qualche sessione di cam e le chattate con Laura finché, per la prima volta da quando sono arrivata qui, mi prendo un'influenza che mi costringe a rimandare gli incontri di lavoro, Questo mi lascia più tempo per Laura, cui dico del mio malessere, ma oggi ho un forte mal di testa e mi congedo da lei per cadere in un sonno profondo. Vengo svegliata dopo qualche ora da qualcuno che bussa alla porta. Mi copro e vado ad aprire e... Sorpresa! E' Laura che, seguendo le tracce del mio provider internet ha trovato il mio indirizzo. Cosa faccio adesso? Lei si presenta e mi chiede del suo amico virtuale e io non so cosa rispondere. La faccio accomodare in casa e, capendo che è arrivato il momento tanto temuto, inizio a raccontarle le parti della mia storia su cui finora ho taciuto. Quando ho finito di dire tutto, lei scoppia a piangere e, invece di inveire e schiaffeggiarmi, come mi sarei aspettata, mi abbraccia e mi bacia. Dice di capire le ragioni del mio silenzio e di compatirmi per tutto quello che mi è successo e, soprattutto, mi dice che non mi abbandonerà: troverà un modo per portarmi via e per portarmi a casa sua. Come vivremo dopo, lo vedremo. Mi chiede se io sia d'accordo con il suo programma e le rispondo che a me sembra di sognare e che la amo dalla prima volta che abbiamo scambiato due parole. Non credevo esistesse una donna di così ampie vedute che, pur non essendo lesbica, sia capace di amare un'anima, tanto da non far caso al suo aspetto esteriore.
Laura compra due biglietti per l'aliscafo e mi aiuta a riunire le poche cose che ho e, poi, senza dire niente a nessuno ci imbarchiamo per la Sicilia. Quando sbarchiamo, saliamo sul treno e andiamo dirette a casa sua. Sono al settimo cielo e la abbraccio di slancio e lei, per tutta risposta, mi bacia sulla bocca; un bacio inizialmente dolce e tenero che, rapidamente, si trasforma in un bacio appassionato e sensuale che ci eccita entrambe e ci porta avvinghiate sul suo letto. Io non vedo l'ora di poterla conoscere più intimamente e, per nascondere il mio aspetto, chiudo gli scuri alle finestre e avvolgo la stanza nel buio. La bacio, la bacio con amore e la spoglio. Ha un corpo stupendo e una pelle incredibilmente vellutata e io, non vedendo l'ora di darle piacere, mi getto a baciarle i seni e a toccarla ovunque. Mi piace baciarle i capezzoli e poi scendere nel suo paradiso che bacio e lecco con gusto. Bacio tutto intorno alla sua vagina e quando capisco che è il momento, mi tuffo sulle sue labbra che lecco e prendo in bocca per passare poi al suo clitoride già eretto e sensibile. La lecco per ore e riesco a farla venire un'infinità di volte e questo mi soddisfa pienamente; non pretendo che mi dia piacere, visto il mio corpo, e sono più che felice che sia lei a venire per entrambe.
Ma dopo svariati orgasmi, lei vuole rendermi il piacere e, anche se le dico che non è necessario, vuole assaggiare il mio sapore e mi fa tutto quello che io ho fatto a lei. Godo come una pazza e le vengo in bocca, sussurrandole tutto il mio amore, fino a che ci addormentiamo sfinite l'una tra le braccia dell'altra.
Ora sono svariati mesi che viviamo insieme come una coppia. Lei lavora e io mi prendo cura della casa: ho imparato anche a cucinare e quando torna la sera, le faccio trovare sempre delle cenette molto ricercata. Il sesso è sempre molto appagante e abbiamo comprato un bello strap-on con cui riesco a farla sentire completamente donna, nonostante ormai si sia appassionata al mio corpo femminile e sexy. Finalmente, mi sento una persona completa, con un rapporto completo. Riesco a essere contemporaneamente uomo e donna e ho una compagna con cui posso fare l'amore appassionatamente, ma con cui posso anche uscire a fare shopping, magari in negozi di intimo di cui siamo entrambe appassionate.

Vi piace? Ho l'impressione che il capitolo precedente non vi sia piaciuto e spero di essermi riscattato con questo...

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