Ritorno al passato
scritto il 2026-10-10 tempo di lettura 8 min
di
Felipe Gonzales
genere
gay
cura
A
Sto camminando nelle strade del quartiere in cui ho vissuto la mia adolescenza, passando davanti alle case dei miei amici vedo i loro volti, sento le risate e le grida di quando giocavamo tutti insieme per strada e una grande nostalgia riempie il mio cuore.
Peccato non avere a disposizione una DeLorean per poter viaggiare nel tempo.
Poco più avanti abitava il più bel cazzo che io abbia provato (ho parlato di lui in “Non solo fantasie”), alzo lo sguardo verso il balcone del suo appartamento e vedo un uomo che mi chiama e mi saluta, lo guardo meglio e lo riconosco anche io.
È proprio lui, è Antonio, lo saluto anche io e lui mi invita a salire.
Salgo di corsa le scale e trovo Antonio che mi aspetta davanti alla porta, ci abbracciamo con forza e ci mettiamo a piangere come due bambini.
Antonio mi invita ad entrare, ci accomodiamo in cucina e ci beviamo un caffè, io mi guardo intorno e gli dico:” Vedo che avete cambiato tutto, è molto bello, avete arredato con gusto.”
Lui mi corregge:” Ho arredato, i miei sono morti e qui vivo insieme a mia moglie che in questo momento è da sua madre che non sta bene.”
Io: “Mi dispiace, anche i miei genitori sono morti.”
Antonio mi fece un sorriso e mi invitò a seguirlo, quando entrammo in sala si fermò davanti a una vecchia libreria che io riconobbi subito.
Quel mobile conteneva anche un comodo letto a scomparsa e sul suo materasso Antonio mi inculò col suo meraviglioso cazzo.
“Non potevo liberarmene” mi disse, “Ci ho scopato troppe volte ed è ancora utile”.
“So bene quello che facevi su quel letto e ricordo ancora come mi prendesti in giro, dovevamo incularci a vicenda ma mi lasciasti in bianco.”
Lui mi rispose ridendo: “Scusami, se ti può consolare non sei l’unico che ho mandato in bianco.”
“Le tue scuse non mi bastano e visto che sono passati tanti anni penso che tu debba saldare il tuo debito pagando interessi molto alti.”
“Tutto quello che vuoi” mi rispose.
Mi colse alla sprovvista e gli domandai:” Cosa è successo, prima davi solo il cazzo, ora sei disposto a dare anche il culo?”
“Sai, il tempo vola e io non voglio aver vissuto senza provare tutte le gioie del sesso” Antonio aveva quasi sussurrato quelle parole e mentre lo faceva si era avvicinato facendomi sentire il suo fiato sul collo.
Si strinse a me strusciando il suo cazzo sul mio, poi mi baciò sulla bocca e la sua lingua tentò di farsi strada tra le mie labbra.
Non seppi resistere e per la prima volta ho baciato un uomo in bocca.
Ormai avevamo perso il controllo, mentre camminavamo verso il letto, ci spogliavamo continuando a baciarci.
Aprimmo il letto e ci buttammo sul materasso per fare l’amore, ma io lo bloccai, “Aspetta” gli dissi: “Prima vorrei pulirmi”.
Antonio mi rispose: “Certo, seguimi ci puliremo insieme.”
Evidentemente era abituato a quelle situazioni, entrati in bagno svitò il doccino dal flessibile e montò un doccino per lavaggi intimi, lo lubrificò si mise a quattro zampe e mi invitò a praticargli un clistere, dopo aver regolato la temperatura e la pressione dell’acqua infilai il doccino nel suo ano e lo sfilai quando la sua pancia iniziò a gonfiarsi.
Antonio trattenne il liquido il più a lungo possibile poi scaricò tutto.
Ripetemmo l’operazione fino quando l’acqua che scaricava non era limpida.
Quando anch’io ebbi finito di depurarmi ci mettemmo sotto la doccia e ci lavammo a vicenda.
Ci insaponavamo guardandoci in faccia, ci strofinavamo i cazzi sulla pancia e le mani scorrevano sulle schiene fino ad arrivare ai glutei.
Ci muovevamo all’unisono, prendemmo l’uno i glutei dell’altro, li stringemmo forte cercando di spalancare i nostri buchi, poi, aiutati dall’acqua e dalla schiuma, iniziammo a infilare le dita e ci fermammo solo quando tutti e due avemmo quattro dita nel culo.
Finimmo di lavarci, ci asciugammo e tornammo alla nostra alcova, lo spinsi sul letto e gli dissi: “Devi prima saldare il tuo debito, cominciamo dagli interessi.”
Avvicinai il mio pene alla sua bocca, lui l’aprì e iniziò a pompare.
Mentre faceva avanti e indietro con la testa, leccava il glande e l’asta e a poco a poco ingoiò tutto il mio cazzo facendomi un deepthroat incredibile.
Sentì arrivare l’orgasmo e mi sfilai, non volevo che finisse tutto subito.
Per un po' mi dedicai a lui, iniziai a segarlo, poi, vedendo che il suo membro era bello come ricordavo, non seppi resistere e lo presi bocca.
Non persi tempo, nonostante le sue notevoli dimensioni lo presi tutto fino alla radice e lo invitai a scoparmi la bocca con violenza, quando sentì il suo pene irrigidirsi e pulsare lo strinsi forte alla base e mi staccai.
Gli dissi: “È ancora presto per sborrare, adesso voglio sentire il tuo culo.”
Lo feci mettere alla pecorina, presi il vasetto del lubrificante, lo unsi dentro e fuori e lo inculai.
Mentre lo penetravo Antonio mi chiedeva di spingere con più forza, continuai per qualche minuto poi gli scaricai dentro tutto il mio sperma, mi sfilai e lui mi pulì per bene succhiando forte per far uscire tutto fino all’ultima goccia.
Stava per mettersi dietro di me per avere anche lui la sua razione di culo ma lo bloccai: “Fermo là” gli dissi, “Non hai ancora saldato il tuo debito.”
Mi sdraiai, poggiai un gomito sul materasso e rivolsi la mano verso l’alto chiudendo le dita finché non formarono il famoso becco d’anatra, “Impalati” gli dissi.
Antonio si accovacciò, poggio il suo ano sulla mia mano e iniziò a scendere lentamente, intanto il mio sperma scendeva dal suo intestino e bagnava le mie dita lubrificandole e facilitandone l’inserimento.
Ormai le dita erano dentro fino alle nocche e il mio amante non dava segno di sofferenza, anzi, continuò a scendere con un movimento costante, la mia mano scomparve nel suo intestino, sentì il suo sfintere stringere il mio polso, lui non si fermò e quando sentì la punta delle mie dita toccare l’ingresso del suo colon spinse ulteriormente.
Tutto il mio avambraccio era dentro, e Antonio iniziò ad andare su e giù aumentando man mano la velocità, improvvisamente sentì i suoi glutei contrarsi e stringersi intorno al mio braccio come se volessero spaccarlo, Antonio urlò il suo piacere e iniziò a sborrare violentemente orientando il suo getto sulla mia faccia che era sotto di lui.
Dopo il primo fiotto di sperma ho aperto la bocca e ho cercato di prendere tutti quelli successivi.
Antonio si alzò e fu il mio turno di pulirgli per bene il cazzo.
Anch’io volevo provare il piacere del fisting, ma prima di farmi allargare lo sfintere volevo godermi il suo membro, iniziai a segarlo e a sbocchinarlo fino a quando non tornò duro, mi misi col culo all’aria e lo pregai di incularmi.
Antonio non si fece pregare me lo ficcò tutto nel culo facendomi i complimenti: “Puttana, hai ancora un bel culo, anche se si vede che lo usi parecchio.”
“Anche tu apprezzi, quando ti sei impalato sei arrivato senza nemmeno toccarti.”
Antonio rise e continuò con maggior vigore.
Mi riempì anche il culo con la sua sborra e appena tolse il cazzo ficcò dentro la mano, mentre la infilava lubrificava il suo braccio inserendolo lentamente.
Andava troppo piano per i miei gusti, così spinsi violentemente il mio bacino verso di lui prendendo il suo braccio fino al gomito, lo incitai a spingere ancora e con più forza, lui obbedì e il suo braccio entrò tutto dentro fino all’ascella.
Antonio rimase fermo un attimo per lo stupore e io lo rimproverai scherzosamente: “Allora, mi vuoi scopare?”, lui si riprese e cominciò a stantuffarmi per bene.
Dopo un po' tirò indietro il braccio lasciandolo dentro fino al gomito, affiancò anche l’altra mano e spinse finchè anche il secondo braccio no entrò fino al gomito, iniziai a tremare per il piacere e dopo pochi colpi raggiunsi di nuovo l’orgasmo.
Eravamo esausti, ci docciammo nuovamente, riordinammo, e mentre sorseggiavamo un altro caffè, lui mi disse: “Sai, il tuo culo piaceva a tutti, ragazzi e ragazze, e si stava spargendo la voce che a te piacessero i cazzi dei ragazzi.”
Gli risposi: “Penso di sapere chi ha sparso quella voce e lo conosci anche tu, è Roberto il tuo vicino di casa, all’epoca era l’unico che temevo nel quartiere e una volta…”
Antonio mi zittì: “È inutile che continui, so cosa accadde, io c’ero, la mia cantina era adiacente alla sua e vidi tutto. Non ho avuto il coraggio di aiutarti perché anche io lo temevo, perdonami. Ti devo confessare che dopo anche io desiderai avere un rapporto con te e le cose andarono come sai.”
Lo tranquillizzai dicendogli: “Non devi scusarti, non sei responsabile delle azioni di quel bullo e poi ti confesso che anche se avevo subito una violenza, avevo comunque provato piacere e poi, è grazie a quello stronzo di Roberto che dopo ho conosciuto il tuo cazzo. Di quello che c’è stato tra noi ho un ricordo bellissimo e oggi abbiamo creato altri ricordi, spero che ne creeremo ancora.”
Ci baciammo ancora, ci scambiammo i numeri di telefono per poterci ricontattare e ci salutammo.
Peccato non avere a disposizione una DeLorean per poter viaggiare nel tempo.
Poco più avanti abitava il più bel cazzo che io abbia provato (ho parlato di lui in “Non solo fantasie”), alzo lo sguardo verso il balcone del suo appartamento e vedo un uomo che mi chiama e mi saluta, lo guardo meglio e lo riconosco anche io.
È proprio lui, è Antonio, lo saluto anche io e lui mi invita a salire.
Salgo di corsa le scale e trovo Antonio che mi aspetta davanti alla porta, ci abbracciamo con forza e ci mettiamo a piangere come due bambini.
Antonio mi invita ad entrare, ci accomodiamo in cucina e ci beviamo un caffè, io mi guardo intorno e gli dico:” Vedo che avete cambiato tutto, è molto bello, avete arredato con gusto.”
Lui mi corregge:” Ho arredato, i miei sono morti e qui vivo insieme a mia moglie che in questo momento è da sua madre che non sta bene.”
Io: “Mi dispiace, anche i miei genitori sono morti.”
Antonio mi fece un sorriso e mi invitò a seguirlo, quando entrammo in sala si fermò davanti a una vecchia libreria che io riconobbi subito.
Quel mobile conteneva anche un comodo letto a scomparsa e sul suo materasso Antonio mi inculò col suo meraviglioso cazzo.
“Non potevo liberarmene” mi disse, “Ci ho scopato troppe volte ed è ancora utile”.
“So bene quello che facevi su quel letto e ricordo ancora come mi prendesti in giro, dovevamo incularci a vicenda ma mi lasciasti in bianco.”
Lui mi rispose ridendo: “Scusami, se ti può consolare non sei l’unico che ho mandato in bianco.”
“Le tue scuse non mi bastano e visto che sono passati tanti anni penso che tu debba saldare il tuo debito pagando interessi molto alti.”
“Tutto quello che vuoi” mi rispose.
Mi colse alla sprovvista e gli domandai:” Cosa è successo, prima davi solo il cazzo, ora sei disposto a dare anche il culo?”
“Sai, il tempo vola e io non voglio aver vissuto senza provare tutte le gioie del sesso” Antonio aveva quasi sussurrato quelle parole e mentre lo faceva si era avvicinato facendomi sentire il suo fiato sul collo.
Si strinse a me strusciando il suo cazzo sul mio, poi mi baciò sulla bocca e la sua lingua tentò di farsi strada tra le mie labbra.
Non seppi resistere e per la prima volta ho baciato un uomo in bocca.
Ormai avevamo perso il controllo, mentre camminavamo verso il letto, ci spogliavamo continuando a baciarci.
Aprimmo il letto e ci buttammo sul materasso per fare l’amore, ma io lo bloccai, “Aspetta” gli dissi: “Prima vorrei pulirmi”.
Antonio mi rispose: “Certo, seguimi ci puliremo insieme.”
Evidentemente era abituato a quelle situazioni, entrati in bagno svitò il doccino dal flessibile e montò un doccino per lavaggi intimi, lo lubrificò si mise a quattro zampe e mi invitò a praticargli un clistere, dopo aver regolato la temperatura e la pressione dell’acqua infilai il doccino nel suo ano e lo sfilai quando la sua pancia iniziò a gonfiarsi.
Antonio trattenne il liquido il più a lungo possibile poi scaricò tutto.
Ripetemmo l’operazione fino quando l’acqua che scaricava non era limpida.
Quando anch’io ebbi finito di depurarmi ci mettemmo sotto la doccia e ci lavammo a vicenda.
Ci insaponavamo guardandoci in faccia, ci strofinavamo i cazzi sulla pancia e le mani scorrevano sulle schiene fino ad arrivare ai glutei.
Ci muovevamo all’unisono, prendemmo l’uno i glutei dell’altro, li stringemmo forte cercando di spalancare i nostri buchi, poi, aiutati dall’acqua e dalla schiuma, iniziammo a infilare le dita e ci fermammo solo quando tutti e due avemmo quattro dita nel culo.
Finimmo di lavarci, ci asciugammo e tornammo alla nostra alcova, lo spinsi sul letto e gli dissi: “Devi prima saldare il tuo debito, cominciamo dagli interessi.”
Avvicinai il mio pene alla sua bocca, lui l’aprì e iniziò a pompare.
Mentre faceva avanti e indietro con la testa, leccava il glande e l’asta e a poco a poco ingoiò tutto il mio cazzo facendomi un deepthroat incredibile.
Sentì arrivare l’orgasmo e mi sfilai, non volevo che finisse tutto subito.
Per un po' mi dedicai a lui, iniziai a segarlo, poi, vedendo che il suo membro era bello come ricordavo, non seppi resistere e lo presi bocca.
Non persi tempo, nonostante le sue notevoli dimensioni lo presi tutto fino alla radice e lo invitai a scoparmi la bocca con violenza, quando sentì il suo pene irrigidirsi e pulsare lo strinsi forte alla base e mi staccai.
Gli dissi: “È ancora presto per sborrare, adesso voglio sentire il tuo culo.”
Lo feci mettere alla pecorina, presi il vasetto del lubrificante, lo unsi dentro e fuori e lo inculai.
Mentre lo penetravo Antonio mi chiedeva di spingere con più forza, continuai per qualche minuto poi gli scaricai dentro tutto il mio sperma, mi sfilai e lui mi pulì per bene succhiando forte per far uscire tutto fino all’ultima goccia.
Stava per mettersi dietro di me per avere anche lui la sua razione di culo ma lo bloccai: “Fermo là” gli dissi, “Non hai ancora saldato il tuo debito.”
Mi sdraiai, poggiai un gomito sul materasso e rivolsi la mano verso l’alto chiudendo le dita finché non formarono il famoso becco d’anatra, “Impalati” gli dissi.
Antonio si accovacciò, poggio il suo ano sulla mia mano e iniziò a scendere lentamente, intanto il mio sperma scendeva dal suo intestino e bagnava le mie dita lubrificandole e facilitandone l’inserimento.
Ormai le dita erano dentro fino alle nocche e il mio amante non dava segno di sofferenza, anzi, continuò a scendere con un movimento costante, la mia mano scomparve nel suo intestino, sentì il suo sfintere stringere il mio polso, lui non si fermò e quando sentì la punta delle mie dita toccare l’ingresso del suo colon spinse ulteriormente.
Tutto il mio avambraccio era dentro, e Antonio iniziò ad andare su e giù aumentando man mano la velocità, improvvisamente sentì i suoi glutei contrarsi e stringersi intorno al mio braccio come se volessero spaccarlo, Antonio urlò il suo piacere e iniziò a sborrare violentemente orientando il suo getto sulla mia faccia che era sotto di lui.
Dopo il primo fiotto di sperma ho aperto la bocca e ho cercato di prendere tutti quelli successivi.
Antonio si alzò e fu il mio turno di pulirgli per bene il cazzo.
Anch’io volevo provare il piacere del fisting, ma prima di farmi allargare lo sfintere volevo godermi il suo membro, iniziai a segarlo e a sbocchinarlo fino a quando non tornò duro, mi misi col culo all’aria e lo pregai di incularmi.
Antonio non si fece pregare me lo ficcò tutto nel culo facendomi i complimenti: “Puttana, hai ancora un bel culo, anche se si vede che lo usi parecchio.”
“Anche tu apprezzi, quando ti sei impalato sei arrivato senza nemmeno toccarti.”
Antonio rise e continuò con maggior vigore.
Mi riempì anche il culo con la sua sborra e appena tolse il cazzo ficcò dentro la mano, mentre la infilava lubrificava il suo braccio inserendolo lentamente.
Andava troppo piano per i miei gusti, così spinsi violentemente il mio bacino verso di lui prendendo il suo braccio fino al gomito, lo incitai a spingere ancora e con più forza, lui obbedì e il suo braccio entrò tutto dentro fino all’ascella.
Antonio rimase fermo un attimo per lo stupore e io lo rimproverai scherzosamente: “Allora, mi vuoi scopare?”, lui si riprese e cominciò a stantuffarmi per bene.
Dopo un po' tirò indietro il braccio lasciandolo dentro fino al gomito, affiancò anche l’altra mano e spinse finchè anche il secondo braccio no entrò fino al gomito, iniziai a tremare per il piacere e dopo pochi colpi raggiunsi di nuovo l’orgasmo.
Eravamo esausti, ci docciammo nuovamente, riordinammo, e mentre sorseggiavamo un altro caffè, lui mi disse: “Sai, il tuo culo piaceva a tutti, ragazzi e ragazze, e si stava spargendo la voce che a te piacessero i cazzi dei ragazzi.”
Gli risposi: “Penso di sapere chi ha sparso quella voce e lo conosci anche tu, è Roberto il tuo vicino di casa, all’epoca era l’unico che temevo nel quartiere e una volta…”
Antonio mi zittì: “È inutile che continui, so cosa accadde, io c’ero, la mia cantina era adiacente alla sua e vidi tutto. Non ho avuto il coraggio di aiutarti perché anche io lo temevo, perdonami. Ti devo confessare che dopo anche io desiderai avere un rapporto con te e le cose andarono come sai.”
Lo tranquillizzai dicendogli: “Non devi scusarti, non sei responsabile delle azioni di quel bullo e poi ti confesso che anche se avevo subito una violenza, avevo comunque provato piacere e poi, è grazie a quello stronzo di Roberto che dopo ho conosciuto il tuo cazzo. Di quello che c’è stato tra noi ho un ricordo bellissimo e oggi abbiamo creato altri ricordi, spero che ne creeremo ancora.”
Ci baciammo ancora, ci scambiammo i numeri di telefono per poterci ricontattare e ci salutammo.
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