Peppe e gli sguardi degli altri
di
Federica36
genere
confessioni
Durante una delle pause mi ritrovai da sola con Peppe seduti sulle sedie girevoli del salone. Avevamo ancora qualche minuto prima dell'appuntamento successivo e, mentre bevevo il caffè, continuavo a pensare a una cosa che ormai mi incuriosiva da parecchio.
Dopo quello che era successo tra noi e dopo le battute che avevamo iniziato a scambiarci, avevo capito che quella sua caratteristica fisica era davvero fuori dalla norma. Non si trattava di una differenza minima o di qualcosa che potesse dipendere semplicemente dai vestiti. Le sue dimensioni erano decisamente fuori dal comune, tanto da risultare evidenti anche attraverso i pantaloni.
Non era più soltanto una mia impressione. Ero quindi curiosa di sapere se, oltre alle situazioni che avevo conosciuto direttamente, gli fosse mai capitato che altre persone si accorgessero di quelle dimensioni così grandi.
Alla fine glielo chiesi.
Gli domandai se nel corso degli anni le sue dimensioni enormi gli avessero mai creato situazioni particolari, soprattutto con persone che non lo conoscevano.
Peppe capì subito a cosa mi riferivo e iniziò a raccontarmi che gli era capitato parecchie volte.
Mi parlò innanzitutto dei negozi di abbigliamento e dei camerini. Mi spiegò che, quando provava pantaloni o capi più aderenti, non era raro che una commessa si accorgesse che le normali taglie non erano sufficienti per le sue proporzioni decisamente fuori dal comune.
La situazione si ripeteva in modi diversi.
A volte la commessa gli portava una taglia normale, convinta che fosse quella giusta, e dopo la prova tornava con un modello diverso. In altri casi gli faceva provare una taglia più grande, salvo rendersi conto che non era quello il problema. Le dimensioni di Peppe erano tali da rendere alcuni modelli semplicemente inadatti, anche quando la taglia generale sembrava corretta.
Secondo Peppe, il momento in cui le commesse capivano era quasi sempre evidente.
Alcune rimanevano sorprese e cercavano immediatamente di mantenere un atteggiamento professionale. Altre diventavano più impacciate e parlavano molto meno. Altre ancora cercavano direttamente modelli con una vestibilità più ampia.
Mi disse che, in alcuni casi, la sorpresa era difficile da nascondere. La commessa poteva entrare nel camerino normalmente e uscire pochi secondi dopo con un'espressione completamente diversa, avendo capito che le proporzioni di Peppe erano decisamente superiori a quelle che si aspettava.
Mi spiegò che era proprio l'enorme differenza rispetto alle proporzioni normali a provocare quelle reazioni. Una persona poteva essere abituata a vedere corporature molto diverse tra loro, ma davanti a dimensioni così fuori dal comune la sorpresa arrivava comunque.
Gli era capitato anche con commesse che lo avevano servito più volte. Dopo aver capito il problema, alcune ricordavano direttamente quali modelli fossero adatti a lui e glieli proponevano senza fargli perdere tempo con quelli che sapevano già essere troppo aderenti.
Poi Peppe passò a raccontarmi del mare.
Mi disse che in spiaggia gli era capitato ancora più spesso di accorgersi degli sguardi. In particolare, quando indossava alcuni slip da mare molto aderenti, le sue proporzioni risultavano più difficili da ignorare e gli capitava di accorgersi immediatamente delle reazioni delle persone.
Mi raccontò che non erano quasi mai sguardi lunghi fin dall'inizio. Di solito una persona guardava una prima volta, si rendeva conto di quello che aveva notato e distoglieva gli occhi.
Poi, dopo qualche secondo, guardava di nuovo.
Era questo che Peppe notava maggiormente.
Mi disse che, molto spesso, erano proprio gli sguardi a tradire le persone. Non serviva che facessero commenti o dicessero qualcosa: bastava vedere quante volte tornavano a guardare per capire che avevano notato le sue proporzioni.
Mi disse che gli era capitato con persone completamente sconosciute: uomini e donne che passavano, guardavano rapidamente e poi cercavano di fare finta di niente. In alcuni casi la seconda occhiata arrivava quasi subito. In altri passavano diversi minuti.
Alcune persone sembravano semplicemente sorprese. Altre erano chiaramente incuriosite da quelle proporzioni così insolite.
Peppe mi raccontò che spesso si accorgeva anche quando una persona cercava di non farsi scoprire. Guardava velocemente, poi spostava gli occhi verso il mare o verso il proprio asciugamano e poco dopo controllava di nuovo.
In altri casi, soprattutto quando c'erano due persone insieme, una guardava e subito dopo l'altra seguiva lo sguardo.
Mi disse che non aveva mai reagito.
Non voleva mettere in imbarazzo nessuno e preferiva comportarsi normalmente. Per lui era diventata una situazione abbastanza conosciuta, anche se capiva perfettamente che per chi lo vedeva per la prima volta poteva essere sorprendente trovarsi davanti a proporzioni così enormi e decisamente superiori alla media.
Gli chiesi se qualcuno avesse mai fatto commenti diretti.
Mi disse che con gli sconosciuti era successo raramente. La maggior parte delle persone si limitava agli sguardi. Anzi, secondo lui, gli sguardi erano di gran lunga più frequenti dei commenti: molte persone preferivano guardare più volte senza dire assolutamente nulla.
Mi spiegò anche che nei negozi gli era successo più volte di vedere la stessa reazione: sorpresa iniziale, qualche secondo di imbarazzo e poi la ricerca di un modello più adatto alle sue proporzioni.
Al mare invece era soprattutto questione di sguardi.
Io continuavo ad ascoltarlo e ogni tanto gli facevo qualche domanda, soprattutto per capire quanto spesso gli fosse successo.
Peppe mi disse che aveva perso il conto.
Non erano episodi concentrati in un unico periodo, ma situazioni avvenute in momenti diversi della sua vita. Alcune erano durate pochi secondi, altre erano state abbastanza evidenti da rimanergli impresse.
Poi tornammo come sempre al lavoro.
Dopo quello che era successo tra noi e dopo le battute che avevamo iniziato a scambiarci, avevo capito che quella sua caratteristica fisica era davvero fuori dalla norma. Non si trattava di una differenza minima o di qualcosa che potesse dipendere semplicemente dai vestiti. Le sue dimensioni erano decisamente fuori dal comune, tanto da risultare evidenti anche attraverso i pantaloni.
Non era più soltanto una mia impressione. Ero quindi curiosa di sapere se, oltre alle situazioni che avevo conosciuto direttamente, gli fosse mai capitato che altre persone si accorgessero di quelle dimensioni così grandi.
Alla fine glielo chiesi.
Gli domandai se nel corso degli anni le sue dimensioni enormi gli avessero mai creato situazioni particolari, soprattutto con persone che non lo conoscevano.
Peppe capì subito a cosa mi riferivo e iniziò a raccontarmi che gli era capitato parecchie volte.
Mi parlò innanzitutto dei negozi di abbigliamento e dei camerini. Mi spiegò che, quando provava pantaloni o capi più aderenti, non era raro che una commessa si accorgesse che le normali taglie non erano sufficienti per le sue proporzioni decisamente fuori dal comune.
La situazione si ripeteva in modi diversi.
A volte la commessa gli portava una taglia normale, convinta che fosse quella giusta, e dopo la prova tornava con un modello diverso. In altri casi gli faceva provare una taglia più grande, salvo rendersi conto che non era quello il problema. Le dimensioni di Peppe erano tali da rendere alcuni modelli semplicemente inadatti, anche quando la taglia generale sembrava corretta.
Secondo Peppe, il momento in cui le commesse capivano era quasi sempre evidente.
Alcune rimanevano sorprese e cercavano immediatamente di mantenere un atteggiamento professionale. Altre diventavano più impacciate e parlavano molto meno. Altre ancora cercavano direttamente modelli con una vestibilità più ampia.
Mi disse che, in alcuni casi, la sorpresa era difficile da nascondere. La commessa poteva entrare nel camerino normalmente e uscire pochi secondi dopo con un'espressione completamente diversa, avendo capito che le proporzioni di Peppe erano decisamente superiori a quelle che si aspettava.
Mi spiegò che era proprio l'enorme differenza rispetto alle proporzioni normali a provocare quelle reazioni. Una persona poteva essere abituata a vedere corporature molto diverse tra loro, ma davanti a dimensioni così fuori dal comune la sorpresa arrivava comunque.
Gli era capitato anche con commesse che lo avevano servito più volte. Dopo aver capito il problema, alcune ricordavano direttamente quali modelli fossero adatti a lui e glieli proponevano senza fargli perdere tempo con quelli che sapevano già essere troppo aderenti.
Poi Peppe passò a raccontarmi del mare.
Mi disse che in spiaggia gli era capitato ancora più spesso di accorgersi degli sguardi. In particolare, quando indossava alcuni slip da mare molto aderenti, le sue proporzioni risultavano più difficili da ignorare e gli capitava di accorgersi immediatamente delle reazioni delle persone.
Mi raccontò che non erano quasi mai sguardi lunghi fin dall'inizio. Di solito una persona guardava una prima volta, si rendeva conto di quello che aveva notato e distoglieva gli occhi.
Poi, dopo qualche secondo, guardava di nuovo.
Era questo che Peppe notava maggiormente.
Mi disse che, molto spesso, erano proprio gli sguardi a tradire le persone. Non serviva che facessero commenti o dicessero qualcosa: bastava vedere quante volte tornavano a guardare per capire che avevano notato le sue proporzioni.
Mi disse che gli era capitato con persone completamente sconosciute: uomini e donne che passavano, guardavano rapidamente e poi cercavano di fare finta di niente. In alcuni casi la seconda occhiata arrivava quasi subito. In altri passavano diversi minuti.
Alcune persone sembravano semplicemente sorprese. Altre erano chiaramente incuriosite da quelle proporzioni così insolite.
Peppe mi raccontò che spesso si accorgeva anche quando una persona cercava di non farsi scoprire. Guardava velocemente, poi spostava gli occhi verso il mare o verso il proprio asciugamano e poco dopo controllava di nuovo.
In altri casi, soprattutto quando c'erano due persone insieme, una guardava e subito dopo l'altra seguiva lo sguardo.
Mi disse che non aveva mai reagito.
Non voleva mettere in imbarazzo nessuno e preferiva comportarsi normalmente. Per lui era diventata una situazione abbastanza conosciuta, anche se capiva perfettamente che per chi lo vedeva per la prima volta poteva essere sorprendente trovarsi davanti a proporzioni così enormi e decisamente superiori alla media.
Gli chiesi se qualcuno avesse mai fatto commenti diretti.
Mi disse che con gli sconosciuti era successo raramente. La maggior parte delle persone si limitava agli sguardi. Anzi, secondo lui, gli sguardi erano di gran lunga più frequenti dei commenti: molte persone preferivano guardare più volte senza dire assolutamente nulla.
Mi spiegò anche che nei negozi gli era successo più volte di vedere la stessa reazione: sorpresa iniziale, qualche secondo di imbarazzo e poi la ricerca di un modello più adatto alle sue proporzioni.
Al mare invece era soprattutto questione di sguardi.
Io continuavo ad ascoltarlo e ogni tanto gli facevo qualche domanda, soprattutto per capire quanto spesso gli fosse successo.
Peppe mi disse che aveva perso il conto.
Non erano episodi concentrati in un unico periodo, ma situazioni avvenute in momenti diversi della sua vita. Alcune erano durate pochi secondi, altre erano state abbastanza evidenti da rimanergli impresse.
Poi tornammo come sempre al lavoro.
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