Una giornata intensa di lavoro nel salone

di
genere
confessioni

Il venerdì era sempre una delle giornate più movimentate della settimana. Già dalla mattina si capiva che sarebbe stato uno di quei giorni in cui avremmo avuto poco tempo per fermarci.
Quando arrivai al salone, Peppe era già dentro. La serranda era ancora abbassata a metà e lui stava sistemando alcune cose prima dell'apertura. Aveva il suo solito modo di preparare la giornata: prima controllava l'agenda, poi sistemava le postazioni, infine controllava che i prodotti più utilizzati fossero già pronti.
Io appoggiai la borsa nel retro e iniziai a preparare il necessario. Avevo ormai imparato la sequenza delle cose da fare senza dover aspettare indicazioni. Riempivo i contenitori, controllavo le spazzole pulite, sistemavo le mantelline e preparavo il carrello con tutto quello che poteva servire.
Dopo pochi minuti arrivò la prima cliente. Era una signora che veniva lì da anni e conosceva Peppe da molto prima che io iniziassi a lavorare nel salone. Entrò salutando come se fosse a casa sua, appoggiò la borsa sulla sedia vicino all'ingresso e iniziò subito a raccontare una cosa successa il giorno prima.
Peppe la ascoltava mentre preparava il materiale. Aveva quel modo particolare di fare: sembrava concentrato sul lavoro, ma allo stesso tempo riusciva a seguire perfettamente la conversazione.
Io iniziai a occuparmi della preparazione e dei primi passaggi, mentre lui seguiva un'altra cliente. Quel giorno c'erano diversi appuntamenti ravvicinati e bastava un piccolo ritardo per far slittare tutto il programma.
Verso metà mattinata il salone iniziò a riempirsi. La porta si apriva continuamente, il telefono squillava, le clienti chiedevano informazioni e noi passavamo da una postazione all'altra quasi senza fermarci.
In quei momenti Peppe diventava ancora più preciso. Aveva sempre un occhio sull'orologio e uno sul lavoro. Se vedeva qualcosa che poteva essere migliorato interveniva subito, ma senza creare confusione.
A un certo punto arrivò una cliente che aveva prenotato per un lavoro abbastanza lungo. Era una signora che frequentava il salone da molti anni ed era abituata a farsi seguire sempre da Peppe.
Quando entrò la salutò con tranquillità, poi si sistemò sulla poltrona. Quel giorno però, visto che il salone era molto pieno, iniziai io a occuparmi della prima parte del lavoro.
Preparai il necessario e cominciai a seguirla cercando di essere precisa come avevo imparato. La signora però, dopo pochi minuti, iniziò a fare alcune osservazioni. Non erano vere e proprie critiche, ma si percepiva che non era completamente a suo agio.
Continuava a fare riferimento al modo in cui lavorava Peppe, ricordando come era abituata da anni e spiegando che con lui ormai aveva trovato il suo equilibrio.
Dopo un po' mi disse chiaramente che preferiva che fosse Peppe a occuparsi di lei, perché conosceva i suoi capelli e sapeva già esattamente cosa voleva.
Accettai la cosa senza farne un problema. Sapevo che alcune clienti storiche erano molto legate al proprio parrucchiere e che il rapporto costruito in tanti anni non si poteva cambiare da un giorno all'altro.
Peppe intervenne e prese lui in mano il lavoro. La gestì con la solita calma, ascoltando ogni richiesta e procedendo come era abituato a fare con lei.
Il problema fu che quella situazione fece perdere più tempo del previsto. La cliente richiedeva molta attenzione, controllava ogni passaggio e Peppe dovette dedicarsi completamente a lei, mentre gli altri appuntamenti iniziavano ad avvicinarsi.
Io ero vicino al bancone e preparavo i prodotti mentre ascoltavo. Era interessante vedere il suo modo di gestire certe situazioni: non rispondeva mai di impulso, lasciava parlare la persona e poi cercava una soluzione concreta.
Quando iniziò il lavoro, io mi occupai delle altre fasi mentre lui controllava il risultato. Ogni tanto passava dietro la mia postazione, guardava il procedimento e poi tornava alla sua cliente.
Ormai avevo capito quando una sua occhiata significava che andava bene e quando invece voleva farmi correggere qualcosa. Non servivano molte parole.
Durante una pausa tra un appuntamento e l'altro riuscimmo a bere velocemente un caffè. Era uno di quei momenti in cui il salone rimaneva vuoto per pochi minuti e sembrava quasi strano sentire silenzio.
Peppe controllò il telefono, guardò l'orario e commentò che la giornata era ancora lunga. Io gli dissi che almeno la mattina era passata velocemente.
Dopo pochi minuti entrò un'altra cliente e tornammo subito al lavoro.
Il pomeriggio fu ancora più intenso. Alcune clienti arrivarono in anticipo, altre dovettero aspettare più del previsto e cercammo di gestire tutto senza creare disagi.
Verso sera, quando uscì l'ultima persona, il salone aveva quell'aspetto tipico di fine giornata: capelli tagliati per terra, strumenti da pulire, asciugamani da sistemare e prodotti lasciati sulle postazioni.
Io iniziai a riordinare mentre Peppe faceva il controllo finale. Passava da una parte all'altra del locale guardando che tutto fosse pronto per il giorno dopo.
Prima di chiudere si mise ancora una volta gli appuntamenti del sabato seduto sulla sedia girevole.
Era ormai quasi notte,la serranda gia semi abbassata per evitare che qualche cliente vedendo ancora aperto potesse entrare.
Mi avvicinai e dopo avergli detto:"È stata tremenda oggi oh",ricordo che mi chinai leggermente poggiando la mano sulla patta dei suoi jeans.
Alzò per un attimo lo sguardo e gli sorrisi in modo teso anche per la stanchezza.
La mia mano scorreva lungo la patta per la sua lunghezza cercando accarezzarlo in modo rilassato.
"Dai vieni piu qui che facciamo veloce e andiamo a casa un po piu rilassati".
Gli dissi facendolo girare con le spalle alla porta.
Mentre mi inginocchiavo e mi apprestavo a tirarglielo fuori,lui era ancora intento a controllare l agenda.
"Ti devi alzare un secondo senno non riesco a farlo uscire tutto"
Gli dissi.
Si alzò leggermente,il giusto per potergli sbottonare i jeans e tirare giu la zip.
Tiraì le mutande leggermente giù per poterlo afferrare dalla base.
Lo avevo gia visto piu volte ma ogni volta era come la prima.
Lo avevo in mano,ancora moscio e gia enorme.
Iniziai a segarlo prima con una mano e poi con due nel tentativo di farlo eccitare.
Probabilmente la stanchezza e le dimensioni enormi,oltre ad essere distratto contribuivano a farlo rimanere ancora moscio.
Mi avvicinai con la testa,impugnando il cazzo con una mano e avvicinando la bocca.
"Dai Peppe,ci pensiamo domani".
Gli dissi alzando un po la voce.
Mi guardò e posò l agenda e guardandomi finalmente.
Lo impugnai quindi con entrambe le mani per tenerlo dritto e iniziai a spompinare la cappella.
Lentamente il suo cazzo prendeva consistenza e potevo continuare con piu facilità.
La bocca arrivava poco sotto la cappella,mentre entrambe le mani segavano l asta del suo cazzone.
"Non è facile".Gli dissi sorridendo.
Continuai a segarlo soltanto con entrambe le mani che coprivano ognuna metà della strada lungo l asta.
Dopo vari tentativi con parole sconce,lo impugnai alla base stringendo forte con una mano mentre con l altra segandolo in maniera vigorosa.
Dopo qualche minuto lo sentii mugugnare e gli schizzi di sborra finirono in parte sui miei vestiti ed in parte a terra.
Rimanemmo alcuni minuti in silenzio,con me che lo avevo ancora impugnato aspettando che tornasse a delle dimensioni piu "normali" e Peppe stremato.
Lasciammo tutto cosi come era in quel momento e chiudemmo la serranda prima di tornare a casa.


scritto il
2026-08-01
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