Lo sguardo finisce sempre sulla patta di Peppe

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genere
confessioni

Anna, la moglie di Peppe, veniva abbastanza spesso in negozio. All'inizio, non conoscendo ancora le abitudini del salone, non avevo capito quanto fosse normale la sua presenza. Pensavo che il primo incontro fosse stato un caso, poi con il tempo mi resi conto che ogni tanto passava, soprattutto quando aveva qualche momento libero.
Quella mattina arrivò in salone verso mezzogiorno, quando ormai la mattinata stava volgendo al termine e mancavano soltanto le ultime clienti prima della pausa.
Era uno di quei momenti in cui il ritmo iniziava a rallentare. La parte più impegnativa della mattina era passata, alcune clienti erano già andate via e noi stavamo cercando di sistemare le ultime cose prima di fermarci per pranzo.
Avevamo ancora qualche lavoro da completare. C'erano asciugamani da sistemare, prodotti da rimettere al loro posto e le postazioni da preparare per il pomeriggio. In quei momenti il salone era molto diverso rispetto alle ore di punta: meno rumori, meno movimento e più possibilità di scambiare qualche parola.
Quando sentii aprirsi la porta alzai lo sguardo e vidi entrare Anna.
Ormai non era più una novità per me vederla arrivare. Dopo i primi tempi avevo capito che passava spesso dal salone e che faceva parte della normale routine di Peppe. A volte si fermava poco, giusto il tempo di salutare, altre volte restava qualche minuto in più, soprattutto quando il lavoro permetteva di stare un po' tranquilli.
Salutò Peppe come sempre e si fermò a parlare con lui vicino al bancone.
Io continuai a lavorare. Sistemai alcuni prodotti, rimisi a posto degli strumenti e controllai che ogni postazione fosse pronta per il pomeriggio. Nel frattempo ascoltavo i loro discorsi senza però intromettermi troppo.
Le ultime clienti stavano finendo i loro trattamenti. Una era seduta davanti allo specchio mentre Peppe completava il lavoro, un'altra aspettava il momento di pagare prima di andare via.
Quando anche l'ultima cliente uscì, il salone diventò improvvisamente più silenzioso.
Rimanemmo soltanto noi tre.
Anna si sedette vicino agli specchi e iniziò a parlare con Peppe. Come succedeva spesso, iniziarono a raccontarsi cose della giornata, persone incontrate, episodi successi in paese e altre situazioni normali della vita quotidiana.
Io ero alla mia postazione e ogni tanto partecipavo alla conversazione. Ormai conoscevo abbastanza Anna da sentirmi tranquilla a parlare con lei. Non avevamo un rapporto stretto, ma c'era quella confidenza normale che si crea quando si vede spesso una persona nello stesso ambiente.
Con il tempo mi ero abituata a quei momenti. All'inizio stare lì con Peppe e sua moglie mi faceva sentire un po' più attenta, perché comunque ero entrata in una realtà che aveva già le sue abitudini e i suoi equilibri. Poi era diventato tutto più naturale.
Dopo un po' mi sedetti su una delle poltrone del salone per riposarmi qualche minuto. Avevo passato tutta la mattina in piedi e approfittavo di quel momento tranquillo prima della ripresa del lavoro.
Peppe era vicino al bancone, in piedi, e stava continuando a parlare con Anna. Ogni tanto si spostava per prendere qualcosa o sistemare un oggetto, mentre lei rimaneva seduta e continuava la conversazione.
Fu in quel momento che il mio sguardo cadde sulla patta sporgente dei suoi jeans.
Me ne accorsi subito.
Era una cosa che avevo già notato altre volte e proprio per questo cercai immediatamente di spostare lo sguardo.
Il fatto che Anna fosse lì rendeva la situazione più imbarazzante. Non volevo assolutamente dare l'impressione di essere distratta o di stare osservando qualcosa che non dovevo.
Cercai quindi di concentrarmi sulla conversazione e sulle cose che avevo intorno.
Per qualche secondo ci riuscii, poi mi capitò di farci nuovamente caso. Ogni volta mi rendevo conto della situazione e cercavo di riportare l'attenzione altrove.
Ma il pensiero andava sempre oltre quello che vedevo immaginando il suo enorme cazzone uscire di colpo.
Dentro di me pensavo soltanto che dovevo smetterla e comportarmi normalmente.
Peppe e Anna continuavano a parlare tranquillamente. Lui era completamente preso dalla conversazione e lei sembrava non accorgersi di nulla.
Io rimasi seduta cercando di non farmi notare, partecipando quando serviva e mantenendo un comportamento normale.
Dopo qualche minuto la situazione passò e tornai a pensare al lavoro. Mi alzai, sistemai alcune cose e iniziai a preparare quello che sarebbe servito per il pomeriggio.
Anna rimase ancora un po' con noi, poi andò via.
Poco dopo il salone tornò a riempirsi con le clienti del pomeriggio e riprese il solito ritmo della giornata.
Nel pomeriggio, quando il lavoro era ripreso e ci furono alcuni minuti più tranquilli, io e Peppe ci ritrovammo nel retro del salone a sistemare alcune cose.
Come spesso succedeva tra noi, bastava poco per tornare a scherzare. Non ricordo nemmeno esattamente quale battuta gli feci, ma sicuramente era una delle mie solite frecciatine legate a quello che era successo quella mattina.
Ricordo solo che la dissi ridendo e che feci un paragone esagerato, uno di quelli che fanno ridere proprio perché sono assurdi.
Peppe mi guardò scuotendo la testa con il suo solito sorriso.
«Tu non perdi mai l'occasione, vero?»
Io risi e continuai a sistemare quello che stavamo facendo.
Era il nostro modo di prenderci in giro: poche parole, una battuta al momento giusto e la consapevolezza che entrambi avevamo capito il riferimento.

scritto il
2026-08-06
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