Le prime commissioni nella C3 di Peppe

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confessioni

Eravamo al negozio e Peppe disse che aveva preso pochi appuntamenti perché sarebbero andati a fare rifornimento.
Me lo disse mentre stavamo preparando il salone per la giornata. Io stavo sistemando le cose che servivano per iniziare il lavoro, mentre lui controllava l'organizzazione degli appuntamenti e guardava quello che mancava.
Mi spiegò che aveva lasciato volutamente qualche spazio libero perché dovevamo uscire e comprare il materiale per il negozio. Alcuni prodotti stavano finendo e preferiva pensarci prima, senza aspettare di trovarsi senza qualcosa durante una giornata di lavoro.
Nel salone c'erano sempre prodotti che venivano consumati continuamente. Colori, shampoo, ossidanti e tutto il materiale utilizzato durante i vari lavori dovevano essere sempre disponibili.
Fino a quel momento avevo visto soltanto la parte finale di questa gestione. Vedevo i prodotti sulle mensole, li prendevo quando servivano durante il lavoro e poi li rimettevo al loro posto, ma non ero mai andata con Peppe a fare rifornimento.
Quella volta invece sarei andata con lui.
La mattina procedette normalmente. Anche se gli appuntamenti erano pochi, il lavoro andava avanti tra le solite cose da fare: preparare il materiale, seguire le clienti e sistemare le postazioni.
Peppe aveva il suo modo preciso di organizzare la giornata. Ormai avevo imparato a riconoscere le sue abitudini: controllava sempre quello che serviva, cercava di avere tutto pronto e difficilmente lasciava qualcosa al caso.
Quando arrivò il momento di uscire, aspettammo di finire quello che avevamo da fare.
Iniziammo a sistemare il salone. Io rimisi a posto alcune cose sulle postazioni, mentre Peppe controllò il resto del negozio. Dopo aver verificato che fosse tutto pronto, chiudemmo momentaneamente il salone e uscimmo.
Sapevo che Peppe abitava a poche centinaia di metri dal negozio. Era una cosa che avevo sentito dire dalle clienti e che avevo notato anche io, perché spesso lo vedevo arrivare la mattina a piedi.
Quel giorno però serviva la macchina, perché dovevamo comprare il materiale e poi riportarlo al negozio.
Uscimmo dal salone e percorremmo il breve tratto fino alla sua auto.
Era una Citroën C3 nera vecchiotta. Si vedeva che aveva diversi anni e che era una macchina utilizzata tutti i giorni. Non era una macchina nuova o particolare, ma semplicemente la sua auto per gli spostamenti.
Peppe aprì la portiera e salimmo.
Io mi sedetti sul sedile del passeggero, mentre lui si mise alla guida.
Fu proprio in quel momento che mi resi conto della situazione.
Per mesi avevo visto Peppe soltanto dentro il negozio. Lo conoscevo mentre lavorava, mentre gestiva le clienti, mentre si muoveva tra le poltrone, gli specchi e i prodotti del salone.
Trovarmi invece seduta accanto a lui in macchina era qualcosa di diverso.
Era sempre Peppe, il mio capo e la persona con cui lavoravo tutti i giorni, ma fuori dal suo ambiente abituale. Non c'erano clienti, appuntamenti, telefoni che squillavano o il ritmo continuo del negozio.
Eravamo semplicemente due persone che stavano andando a fare una commissione legata al lavoro.
Mi faceva un effetto strano perché, anche se lo conoscevo ormai da mesi, quella era una parte della sua quotidianità che non avevo mai visto. Nel negozio conoscevo il suo modo di lavorare, le sue abitudini professionali e il suo rapporto con le clienti; in macchina invece mi trovavo in una situazione completamente diversa.
Peppe mise in moto e partimmo.
Durante il tragitto parlammo del materiale che dovevamo prendere e delle cose che servivano per il negozio. Io ero seduta accanto a lui e osservavo quella situazione nuova rispetto alla nostra normale giornata lavorativa.
Dopo il viaggio arrivammo dove acquistava il materiale per il salone.
Peppe iniziò a prendere quello che serviva. Sapeva già quali prodotti mancavano e cosa doveva comprare. Prendemmo colori, shampoo, ossidanti e gli altri materiali che utilizzavamo durante il lavoro.
Io lo aiutavo e seguivo quello che faceva. Era una parte del mestiere che fino a quel momento avevo visto solo indirettamente: la gestione di tutto quello che serviva per permettere al negozio di funzionare ogni giorno.
Peppe controllava quello che prendeva e si assicurava di avere tutto il necessario.
Quando finimmo, tornammo alla macchina con il materiale e mentre lo riponevamo nel bagagliaio della sua macchina,notai che avevamo parcheggiato poco distante dal posto dove avevamo fatto rifornimento,uno spazio molto isolato, senza altre macchine parcheggiate vicino e lontano dal movimento della strada principale. Per qualche minuto rimanemmo ancora lì prima di rimetterci in viaggio.
Vedendo quella situazione tranquilla e diversa dal solito ambiente del negozio, mi venne spontaneo tornare al mio modo abituale di scherzare con Peppe. Iniziai a stuzzicarlo con qualche battuta delle mie, quelle piccole frecciatine che ormai facevano parte del nostro modo di comunicare.
Peppe capì subito il tono e reagì come faceva spesso: con il suo solito mezzo sorriso, cercando di non darmi troppa soddisfazione e facendo finta di non dare peso alle mie provocazioni.
Ormai,come gia successo altre volte,in piena confidenza poggiai la mia mano sulla sua patta decisamente curva sorridendogli divertita.
"Tanto non c'è nessuno qua".
Gli dissi mentre scorrevo la mano sul tessuto dei suoi jeans scorrendo lungo la curva che cio che stava sotto creava naturalmente.
Non so se lui fosse in un momento particolare o la situazione non normale ma ricordo che dopo pochi minuti il gonfiore nei suoi pantaloni crebbe tantissimo,tanto che Peppe mi disse di tirarglielo fuori per il fastidio.
Guardai nuovamente attorno all auto alla mia destra e non c era nessuno esattamente come prima.
E dopo essermi voltata di nuovo mi apprestai ad abbassargli la cerniera di colpo e dopo aver aperto bene il pantalone feci uscire il suo grosso cazzo prendendolo dalla base e liberandolo dalle mutande.
Era decisamente teso,molto di piu delle altre volte.
Impugnandolo sempre dalla base lo agitai piu volte ridendo divertita.
Le mie mani esili scorrevano lungo l asta del suo cazzone enorme.
Continuai segandolo con una sola mano mentre l altra sorreggeva le sue palle scure e cadenti.
Le accarezzavo e schiaffeggiavo leggermente mentre l altra mano continuava la sega.
Eravamo si soli in macchina e decisamente nessun altro intorno ma la tensione comunque c era.
Decisi quindi di avvicinarmi con la bocca,con entrambi le mani che sorreggevano il suo pitone.
Iniziai un deciso pompino che come al solito si limitava a poco piu della cappella.
Prima con movimenti lenti e controllato e poi con movimenti decisi e abbastanza goffi nel tentativo di far scendere verso la gola il piu possibile il suo cazzo.
Continuai decisa fino ai mugugnii di Peppe,che poggiò la sua mano sulla mia testa mentre sentivo il suo seme scorrere sulla mia lingua.
Mi alzi quando sentii le pulsazioni terminare e quando sollevai la testa buttai giu la sua sborra in un paio di colpi.
Non aspettai molto prima di risistemare nei jeans il cazzone di Peppe che in poco tempo tornò a delle dimensioni piu normali.
Il breve viaggio di ritorno continuò con poche parole da parte di entrambi dopo la situazione molto diversa da quelle successe.


scritto il
2026-08-07
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