La verifica in classe
di
Annamaria
genere
tradimenti
Quando neolaureata in giurisprudenza non avevo ancora le idee chiare sul mio futuro, mi capitò di parlare con mio marito, già all'epoca noto e stimato docente universitario, il quale mi disse che un suo conoscente era titolare di una scuola privata: se vuoi ci parlo e ti faccio assumere.
No, non mi va di avere a che fare con i ragazzini, risposi senza entusiasmo.
È una scuola superiore, gli dico di metterti in qualche classe degli ultimi anni, se vuoi.
Ci pensai per un po' di giorni.
Una mattina, mentre mio marito come di consueto cominciava ad allungare le mani per accarezzarmi il culo, di cui era letteralmente perso, mi voltai e gli dissi: Senti com'era quella storia che conoscevi uno che ha una scuola privata? Mi potresti far assumere?
Mi guarda: Dipende da quello che sei disposta a darmi.
So quello che vuole.
Monto su di lui, gli sbatto la fica sulla bocca.
Lecca, porco, gli dico in tono brusco.
Mi afferra il culo, mi tira a sé. Entra con la lingua nella fica e prende a leccarmi tutta con furore.
Dai fammi venire, porco, gli dico mentre mi agito e mi accarezzo i capezzoli.
Mi morde il clitoride, lecca furiosamente, mi infila un dito nel culo.
Continuo ad agitarmi, mi bagno tutta fino a quando vengo.
Lecca!! Urlo in preda all'orgasmo.
Continua a leccare, poi mi fa girare con impeto, mi fa mettere a quattro zampe, mi allarga il culo, sento la sua lingua che mi penetra nel buco. Poi il suo cazzo, duro, che mi penetra con rabbia. Due, tre, quattro colpi violenti e sento la sua sborra riversarsi nel mio culo.
Allora chiamalo, ma voglio le quinte.
Alcuni giorni dopo presi servizio.
Il mio primo giorno mi presentai con un abitino nero a mezza coscia, tacco 10, cinta, borsa, libro e appunti vari.
Era una classe di ragazzi assolutamente svogliati, maleducati, ripetenti, per lo più rampolli viziati di ricche famiglie che ambivano solo al pezzo di carta.
Venivano tutti la mattina a bordo di auto e moto di lusso, proprio per esibire il loro status di privilegiati.
Dopo un paio di settimane mi capitò di far fare una verifica scritta per vedere un po' il livello della preparazione.
Mentre scrivevano giravo per i banchi per vedere come se la cavavano.
Un disastro. Non che avessi particolari speranze, ma il livello era davvero basso.
Non vi sto a dire come nei giorni precedenti molti di loro si lasciassero andare a battute nei miei confronti che io, nella gran parte dei casi, fingevo di non sentire, benché devo dire che mi facessero piacere e a volte anche eccitare.
Quando mi avvicinai a quello che occupava l'ultimo banco sentii la sua mano toccarmi il culo.
La tolsi senza dire niente.
Quello mi guarda e a voce alta, affinché tutti gli altri sentissero, mi dice: Quanto vuoi?
Penso un attimo a come reagire.
Taccio, vado a sedermi in cattedra.
Aspetto che l'ora finisca. È l'ultima ora.
Ragazzi, cinque minuti, non di più.
Cominciano a consegnare.
Suona la campanella.
Fuori è tutto un vociare di ragazzi che vanno via.
I miei alunni consegnano e vanno via.
Non tutti.
Quello dell'ultimo banco resta seduto, mi guarda in tono di sfida.
Restiamo solo noi due in aula.
Allora, tu che fai?
Si alza, poggia il suo compito sulla cattedra.
Ti ho chiesto quanto vuoi, mi fa guardandomi negli occhi.
Per cosa? Chiedo facendo finta di non capire.
Senti, che sei una troia si vede da lontano. Tutte le troie hanno un prezzo. Il tuo qual è?
Ma come ti permetti!
Mi alzo, prendo la mia roba, faccio per andarmene.
Il ragazzo spara una cifra.
Mi viene da ridere.
La raddoppia.
Afferro la maniglia della porta.
Dimmela tu, mi dice. Dimmi quanto vuoi.
Mi giro, lo guardo.
Gli dico una cifra assurda, e non un euro di meno.
Caccia il libretto degli assegni, lo compila e me lo dà.
Già, e io mi dovrei fidare?
Chiama la banca, chiedi se è coperto.
Chiamala, gli dico fredda.
Lui fa il numero.
Senti, ti passo una persona, dille se quella somma è coperta nel mio conto.
Era coperta.
Sono eccitata. La sensazione di sentirmi una puttana mi fa venire brividi di piacere. Mentre lui chiude a chiave la porta dell'aula sento la mia fica inumidirsi.
Sono in piedi, ferma davanti a lui. Lo guardo in silenzio. Fammi vedere cosa sai fare, gli dico a bassa voce, vediamo se sei capace di farmi godere oltre che di pagarmi.
Mi spoglia.
Io non mi muovo.
Mi toglie la camicetta, la gonna, il reggiseno, gli slip. Mi accarezza. Mi bacia. Mi morde. Mi lecca.
Salgo sulla cattedra, allargo le gambe.
Leccami, tutta, gli dico afferrandogli i capelli. Lo spingo verso la mia fica fradicia.
Lo sento leccare tutti i miei umori. Mi piace. Mi fa scendere. Ora è lui che mi prende per i capelli e mi spinge giù. Sono in ginocchio, estraggo il suo cazzo dai jeans, già duro e bagnato. Lo lecco, inizio un pompino in gola profonda. Mi tira su, mi fa mettere le mani sulla cattedra, culo di fuori. Mi allarga le gambe, la mano in cerca della mia fica, con l'altra mano afferra il suo cazzo e mi penetra deciso.
Comincia a pompare con forza. Io mi dimeno, le tette che strusciano sulla cattedra. Il ragazzo spinge, sempre più a fondo, vengo mugolando e contorcendomi.
Ti piace, eh troia!
Esce all'improvviso, mi fa girare.
Immagino cosa vuole.
Gli afferro il cazzo, lo metto in bocca, lo lecco, lo sego fino a quando sento la sua sborra esplodermi in gola. Ingoio tutto velocemente. Aspetto che cessino i fiotti di sborra. La mia bocca è piena di sborra, che ingoio in un sol colpo.
Lecco ancora un po' il suo cazzo.
Mi alzo. Mi rivesto velocemente.
Prendo la mia roba, i compiti.
Domani ti rivoglio, mi fa il ragazzo.
Scordatelo.
Ti pago, troia.
Gli rifilo una sberla.
Io ti scopo se e quando lo voglio, chiaro?
Alle condizioni che dico io, ragazzino. E studia, che il fatto che mi piace come mi scopi non ti garantisce la sufficienza, mi spiego?
Esco dall'aula. Il ragazzo mi segue come un cane bastonato.
Ho perso l'autobus. Accompagnami a casa, gli dico.
Salgo sulla sua macchina da ricco viziato.
Prima di scendere gli dò una strizzata al cazzo.
Ti farò sapere, gli dico, e chiudo la portiera.
Sono su telegram @seduzioneamaranto e Instagram @ladyam.annamaria
No, non mi va di avere a che fare con i ragazzini, risposi senza entusiasmo.
È una scuola superiore, gli dico di metterti in qualche classe degli ultimi anni, se vuoi.
Ci pensai per un po' di giorni.
Una mattina, mentre mio marito come di consueto cominciava ad allungare le mani per accarezzarmi il culo, di cui era letteralmente perso, mi voltai e gli dissi: Senti com'era quella storia che conoscevi uno che ha una scuola privata? Mi potresti far assumere?
Mi guarda: Dipende da quello che sei disposta a darmi.
So quello che vuole.
Monto su di lui, gli sbatto la fica sulla bocca.
Lecca, porco, gli dico in tono brusco.
Mi afferra il culo, mi tira a sé. Entra con la lingua nella fica e prende a leccarmi tutta con furore.
Dai fammi venire, porco, gli dico mentre mi agito e mi accarezzo i capezzoli.
Mi morde il clitoride, lecca furiosamente, mi infila un dito nel culo.
Continuo ad agitarmi, mi bagno tutta fino a quando vengo.
Lecca!! Urlo in preda all'orgasmo.
Continua a leccare, poi mi fa girare con impeto, mi fa mettere a quattro zampe, mi allarga il culo, sento la sua lingua che mi penetra nel buco. Poi il suo cazzo, duro, che mi penetra con rabbia. Due, tre, quattro colpi violenti e sento la sua sborra riversarsi nel mio culo.
Allora chiamalo, ma voglio le quinte.
Alcuni giorni dopo presi servizio.
Il mio primo giorno mi presentai con un abitino nero a mezza coscia, tacco 10, cinta, borsa, libro e appunti vari.
Era una classe di ragazzi assolutamente svogliati, maleducati, ripetenti, per lo più rampolli viziati di ricche famiglie che ambivano solo al pezzo di carta.
Venivano tutti la mattina a bordo di auto e moto di lusso, proprio per esibire il loro status di privilegiati.
Dopo un paio di settimane mi capitò di far fare una verifica scritta per vedere un po' il livello della preparazione.
Mentre scrivevano giravo per i banchi per vedere come se la cavavano.
Un disastro. Non che avessi particolari speranze, ma il livello era davvero basso.
Non vi sto a dire come nei giorni precedenti molti di loro si lasciassero andare a battute nei miei confronti che io, nella gran parte dei casi, fingevo di non sentire, benché devo dire che mi facessero piacere e a volte anche eccitare.
Quando mi avvicinai a quello che occupava l'ultimo banco sentii la sua mano toccarmi il culo.
La tolsi senza dire niente.
Quello mi guarda e a voce alta, affinché tutti gli altri sentissero, mi dice: Quanto vuoi?
Penso un attimo a come reagire.
Taccio, vado a sedermi in cattedra.
Aspetto che l'ora finisca. È l'ultima ora.
Ragazzi, cinque minuti, non di più.
Cominciano a consegnare.
Suona la campanella.
Fuori è tutto un vociare di ragazzi che vanno via.
I miei alunni consegnano e vanno via.
Non tutti.
Quello dell'ultimo banco resta seduto, mi guarda in tono di sfida.
Restiamo solo noi due in aula.
Allora, tu che fai?
Si alza, poggia il suo compito sulla cattedra.
Ti ho chiesto quanto vuoi, mi fa guardandomi negli occhi.
Per cosa? Chiedo facendo finta di non capire.
Senti, che sei una troia si vede da lontano. Tutte le troie hanno un prezzo. Il tuo qual è?
Ma come ti permetti!
Mi alzo, prendo la mia roba, faccio per andarmene.
Il ragazzo spara una cifra.
Mi viene da ridere.
La raddoppia.
Afferro la maniglia della porta.
Dimmela tu, mi dice. Dimmi quanto vuoi.
Mi giro, lo guardo.
Gli dico una cifra assurda, e non un euro di meno.
Caccia il libretto degli assegni, lo compila e me lo dà.
Già, e io mi dovrei fidare?
Chiama la banca, chiedi se è coperto.
Chiamala, gli dico fredda.
Lui fa il numero.
Senti, ti passo una persona, dille se quella somma è coperta nel mio conto.
Era coperta.
Sono eccitata. La sensazione di sentirmi una puttana mi fa venire brividi di piacere. Mentre lui chiude a chiave la porta dell'aula sento la mia fica inumidirsi.
Sono in piedi, ferma davanti a lui. Lo guardo in silenzio. Fammi vedere cosa sai fare, gli dico a bassa voce, vediamo se sei capace di farmi godere oltre che di pagarmi.
Mi spoglia.
Io non mi muovo.
Mi toglie la camicetta, la gonna, il reggiseno, gli slip. Mi accarezza. Mi bacia. Mi morde. Mi lecca.
Salgo sulla cattedra, allargo le gambe.
Leccami, tutta, gli dico afferrandogli i capelli. Lo spingo verso la mia fica fradicia.
Lo sento leccare tutti i miei umori. Mi piace. Mi fa scendere. Ora è lui che mi prende per i capelli e mi spinge giù. Sono in ginocchio, estraggo il suo cazzo dai jeans, già duro e bagnato. Lo lecco, inizio un pompino in gola profonda. Mi tira su, mi fa mettere le mani sulla cattedra, culo di fuori. Mi allarga le gambe, la mano in cerca della mia fica, con l'altra mano afferra il suo cazzo e mi penetra deciso.
Comincia a pompare con forza. Io mi dimeno, le tette che strusciano sulla cattedra. Il ragazzo spinge, sempre più a fondo, vengo mugolando e contorcendomi.
Ti piace, eh troia!
Esce all'improvviso, mi fa girare.
Immagino cosa vuole.
Gli afferro il cazzo, lo metto in bocca, lo lecco, lo sego fino a quando sento la sua sborra esplodermi in gola. Ingoio tutto velocemente. Aspetto che cessino i fiotti di sborra. La mia bocca è piena di sborra, che ingoio in un sol colpo.
Lecco ancora un po' il suo cazzo.
Mi alzo. Mi rivesto velocemente.
Prendo la mia roba, i compiti.
Domani ti rivoglio, mi fa il ragazzo.
Scordatelo.
Ti pago, troia.
Gli rifilo una sberla.
Io ti scopo se e quando lo voglio, chiaro?
Alle condizioni che dico io, ragazzino. E studia, che il fatto che mi piace come mi scopi non ti garantisce la sufficienza, mi spiego?
Esco dall'aula. Il ragazzo mi segue come un cane bastonato.
Ho perso l'autobus. Accompagnami a casa, gli dico.
Salgo sulla sua macchina da ricco viziato.
Prima di scendere gli dò una strizzata al cazzo.
Ti farò sapere, gli dico, e chiudo la portiera.
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