Notte porca

di
genere
incesti

Sono Valentina, lavoro al Club Privé Le Velours Noir.
Vent’anni, un metro e sessantacinque, cinquantaquattro chili. Mulatta, mamma puttana di origine latina, padre sconosciuto. Pelle caffellatte liscia, labbra carnose, occhi scuri un po’ a mandorla. Tette piccole e sode, vita stretta, culetto alto e rotondo. Forse sono troppo magra. Ho le trecce rasta nere che mi arrivano alle chiappe. Sono figa e lavoro come figa al club.
Stasera indosso solo un top corto nero che lascia scoperto il ventre e una gonnellina strettissima. Niente intimo. Sento l’aria fredda tra le cosce ogni volta che cammino. Il Club Privé Le Velours Noir è strapieno. Serata single. Uomini ovunque, odore di dopobarba, sudore e alcool. Giro tra i divanetti e le sale semibuie.
Mi guardano tutti.
Mi sento gli occhi addosso, sulle cosce nude, sul culo che muovo senza pensarci, sui rasta che dondolano. È normale. È sempre stato normale. Mia madre lo faceva, io lo faccio. Gli uomini vogliono questo. Un buco caldo, una bocca, un corpo giovane che non dice di no. Non mi sono mai sentita diversa. Cinquant’euro a servizio, soldi subito dopo. E poi ci sono le mance. Parecchie mance, ci sono fare, do anche il culo se ho voglia.
Due trentenni mi intercettano vicino al corridoio dei camerini. Alti, in forma. Uno mi prende per un polso, l’altro mi afferra un rasta e me lo tira piano. Mi spingono dentro il primo camerino aperto.
Dentro c’è già una cinquantenne nuda con tre ganzi addosso. Uno se la sta scopando da dietro, gli altri due le tengono la testa e se la passano in bocca. Lei geme da vecchia cagna mai sazia, le tette grandi le dondolano a ogni spinta. Loro alzano appena lo sguardo quando entriamo, poi riprendono come se niente fosse.
I miei due mi spingono contro il muro di fronte.
Uno mi alza la gonnellina, mi apre le cosce con un ginocchio e mi entra in fica di botto. Sono già bagnata, scivola fino in fondo. L’altro mi tira i rasta all’indietro e mi ficca il cazzo in bocca. Mi scopano veloci, senza preamboli. Spinte corte e dure. Il primo mi tiene i fianchi e mi sbatte contro il muro, l’altro mi usa la gola a fondo. Sento la cinquantenne gemere più forte accanto a noi, ma non guardo. Mi riempiono in pochi minuti. Il primo sborra dentro, caldo, poi esce e mi lascia colare sulle cosce. L’altro mi tira fuori dalla bocca e mi sborra sulla faccia e sui rasta. Si sistemano i pantaloni.
Io resto un attimo ferma, gonnellina ancora alzata, sborra che mi cola dal mento e tra le gambe. Poi mi tiro giù il top, sistemo i rasta e esco a riprendere il vassoio.
Se ne vanno soddisfatti. Io sono mezza scomposta. Culetto nudo. Uno dei porci della cinquantenne ninfomane me lo ficca a pecorina.
Non voglio.
Esco dal camerino ancora con la sborra che mi cola tra le cosce e sui rasta. Mi sistemo la gonnellina, mi tiro giù il top e riprendo a girare tra i divanetti.
Li vedo subito.
Un gruppetto di sette trentacinquenni, tutti vestiti bene, risate alte, bicchieri pieni. Sono lì per un addio al celibato. Corpi da palestra, facce ancora giovani ma già segnate.
Fra loro c'è Mirko. Il compagno di mia madre da quando io avevo diciassette anni. Un giovane stallone, fisico duro, spalle larghe, petto pieno, addome tagliato, braccia e cosce potenti, pelle olivastra sempre un po’ segnata dagli allenamenti. L’ho già visto nudo una volta, in vacanza al mare: cazzo pesante, lungo, con le vene in rilievo e le palle piene. Non vive con noi. Passa solo quando mamma vuole scopare. E lo fanno alla grande: sento tutto dalla mia stanza, i colpi, i gemiti, il letto che batte.
Ci guardiamo un attimo. Entrambi facciamo finta di niente. Lui abbassa gli occhi nel bicchiere, io sorrido come se fosse uno qualsiasi.
Ci vado in mezzo. Mi infilo tra loro senza chiedere permesso. Mi strofino lentamente contro le braccia, contro i petti. Alzo un braccio e passo le dita sui colli delle camicie, poi scendo e palpo i pettorali sopra la stoffa. Mi giro di spalle a uno e gli sfrego il culo contro il pacco, lenta, avanti e indietro. Mi lascio toccare subito. Mani sulle cosce nude, sotto la gonnellina. Dita che salgono, trovano il culo nudo, lo stringono.
Qualcuno mi afferra una chiappa e la tiene aperta. Un altro mi palpa le tette sopra il top, poi sotto, mi stuzzica i capezzoli. Io gemo basso, mi inarco, spingo il culo contro le mani.
Faccio moine a tutti. Mi volto verso uno, gli passo la mano sul pacco già duro e lo stringo piano attraverso i pantaloni. Poi passo a un altro, gli apro un po’ la cerniera e gli sfioro il cazzo caldo con le dita. Mi chino un attimo e lascio che un terzo mi senta il fiato sul collo mentre gli massaggio le palle sopra la stoffa. Mi strofino il sedere su un uccello duro, poi su un altro, girandomi lenta in mezzo a loro. Mi lascio tirare i rasta all’indietro mentre qualcuno mi bacia il collo.
Continuano a toccarmi ovunque: dita tra le gambe, sulla fica bagnata, sul buco. Io rispondo toccando, stringendo, accarezzando ogni pacco che trovo. Mirko mi tocca anche lui. Mi passa una mano tra le cosce da dietro e mi infila due dita dentro senza esitare. Io non lo guardo. Gli stringo il cazzo attraverso i pantaloni proprio come sto facendo con tutti gli altri e continuo a farmi toccare e a toccare.
Alla fine mi concentro sul futuro sposo. Lo prendo per la camicia e lo tiro verso una poltrona libera. Mi siedo a cavalcioni sulle sue gambe e gli infilo la lingua in bocca. Limono lunga, lenta, sporca, mentre gli strofino la fica nuda sul pacco duro. Tra un bacio e l’altro gli sussurro contro le labbra: «Hey, amore, tu stanotte hai bisogno di una vera porca. Vieni anche tu.»

Si alzano. Li porto io verso i camerini. Scelgo quello con il divano largo.
Entro per prima, loro dietro. Qualcuno chiude. Mi bendano subito. Nastro nero sugli occhi. Non voglio vedere Mirko. Non voglio sapere chi è dentro di me.
Mi stendono sul divano. Mi alzano la gonnellina fino alla vita. Mi aprono le gambe. Il primo mi entra in fica. Spinte pesanti, profonde. Gli altri mi girano intorno. Mi riempiono la bocca a turno. Mi tengono i rasta come redini. Godo subito. Piccoli orgasmi corti, uno dopo l’altro, che mi fanno stringere il cazzo dentro e tremare le cosce. Quando il primo sborra, un altro prende il suo posto. Continuo a venire a scatti, leggera, mentre mi riempiono. Tre giri in fica. Sborra che cola, si mescola, mi bagna le cosce e il divano. Poi mi mettono in ginocchio. Mi usano la bocca. Uno dopo l’altro. Mi spingono fino in gola, mi tengono fermi i rasta, mi sborrano sulla lingua e sulle labbra. Sborra calda che mi cola dal mento sui tette. Gemo ancora, piccoli brividi che mi partono dalla pancia. Alla fine mi girano a pancia in giù, culo alto. Mi aprono le chiappe. Mi entrano in culo uno alla volta. Lenti all’inizio, poi più duri. Mi tengono i fianchi, mi tirano per le trecce rasta.
Sento ogni cazzo diverso, ogni ritmo. Godo ancora, a ondate corte. Poi due mi prendono insieme. Uno in fica e uno in culo. Mi riempiono tutta. La doppia mi spacca. L’orgasmo arriva violento, lungo, mi fa urlare contro il divano, mi scuote intera, mi fa colare ancora di più. Tre giri completi. L’ultimo mi sborra dentro e mi lascia aperta. Si alzano uno dopo l’altro. Sento i pantaloni che si rialzano, le cinture, i passi verso la porta.
Se ne vanno tutti.
Resta solo uno.
Sono distrutta, ancora bendata, faccia contro il cuscino, culo e fica che colano. Lui si avvicina. Mi tira su per i rasta e mi porta la testa all’altezza del suo cazzo. Lo prendo in bocca. Lo sento. Il sapore, lo spessore, il modo in cui mi tiene la testa. So che è Mirko. Gli faccio il pompino lentamente, esausta, mentre lui non dice una parola.
'Inculami ancora, Mirko, ti prego!'
di
scritto il
2026-08-04
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