Nella boutique

di
genere
saffico

Serena entrò nella boutique di Cloe pochi minuti dopo l’apertura, verso le 9 di mattina.

Le due si salutarono abbracciandosi. Era da un po’ di tempo che non si vedevano, ma si erano scambiate messaggi e telefonate, mantenendo intatta quella complicità non ben definita che le univa da quando si erano conosciute.

- Cosa ti serve, tesoro? – Le domandò Cloe.

- Devo trovare qualcosa di adatto per un incontro di lavoro. -

- Un tailleur? -

- Direi di sì, anche se l’idea non mi fa impazzire. -

Cloe iniziò a cercare, estrasse alcuni completi appesi sulle grucce e li porse a Serena.

- Comincia con questi, vedi come vanno. -

Serena scomparve nel piccolo camerino, dietro la tendina di velluto rosso che rimaneva sollevata di un palmo dal pavimento, lasciandole scoperti solo i piedi.

Attraverso quello spiraglio, Cloe vide la gonna accasciarsi attorno alle caviglie e subito venire raccolta.
Poi la tendina oscillò. Nell’esiguo spazio, Serena la scontrava con le braccia, mentre si spogliava.
Cloe pensò che probabilmente si era già liberata anche del top.
Probabilmente adesso era rimasta solo con la biancheria intima.
Probabilmente si stava guardando allo specchio, perché per qualche secondo non ci fu più segno di movimento.
Probabilmente ora stava assestando le spalline del reggiseno, perché si sentì un fruscio di tessuto scivoloso sulla pelle.
Probabilmente ora ne stava approfittando per sistemarsi anche gli slip, perché si avvertì il lieve scatto di un elastico.

Cloe immaginò molti “probabilmente”, oltre quel sipario chiuso. La mente vagava, i pensieri correvano, mentre si sentiva già umida fra le gambe.

Poi vide i piedi che si sfilavano dai sandali ed entravano nei pantaloni. La tendina ondeggiò ancora, fu quasi sul punto di aprirsi leggermente su un lato.
Dopodiché Serena uscì avvolta in giacca e pantaloni beige dal taglio un po’ informe, pendenti come drappi.

Si esaminò nello specchio, con espressione perplessa.

- Ma sono tutti così larghi e smorti? Non hai qualcosa di professionale ma sexy? -

Cloe rise. – A parte che tu saresti sexy anche con un sacco di iuta. -

Serena si voltò verso di lei, una luce ardente le infiammò lo sguardo. Cloe la notò subito, ma continuò come se nulla fosse.

- E poi, professionale ma sexy non saprei proprio… vedo se ho ancora qualcosa. -

Cloe si diresse verso un angolo della saletta di esposizione, guardò pantaloni, bluse, camicie. Dubitò che fossero ciò che Serena cercava, erano troppo uniformi. Quella era la tendenza del momento, toni neutri, forme squadrate.

Poi lo vide, era un completino di giacchetta e gonna, in mezzo agli altri. Ricordò quando le era arrivato, stranamente un po’ diverso, fra i nuovi rifornimenti di stagione. Non aveva saputo se collocarlo fra i vestiti stilosi o gli abiti da ufficio.

Tornò da Serena, glielo porse.

- Prova un po’ questo. -

Serena lo prese, senza smettere di fissare l’amica con quel lampo intenso che le si era acceso negli occhi poco prima.

Poi sparì di nuovo dietro la tendina del camerino.

Cloe non ebbe modo di immaginare il ripetersi dello spogliarello dietro il piccolo sipario, perché la sua attenzione fu attratta da due donne che si erano fermate davanti alla vetrina.

Parlavano come se fossero dentro un acquario insonorizzato, non si sentiva nulla delle loro parole, ma stavano evidentemente commentando indumenti e prezzi.
Una indicò con insistenza una camicetta, mentre l’altra annuiva. Sembravano davvero interessate. Era la prima volta che Cloe temeva l’entrata in negozio di potenziali clienti.

Poi, tentennanti, le due si allontanarono.

Cloe sospirò di sollievo. D’istinto si affrettò verso la porta e girò la chiave, quindi appese il cartello con la scritta “chiuso” verso l’esterno.

Adesso davvero nessuno avrebbe potuto disturbare. I manichini, congelati in pose plastiche da sfilata, sembravano sentinelle davanti alla vetrina.

Serena scostò la tenda ed uscì.

Cloe la osservò per un lungo momento. Riuscì solo a pensare a quanto fosse stupenda così.

La tinta blu scuro del completino rendeva tutta la sua figura elegante e sensuale.

La giacchina a maniche corte le aderiva perfettamente in vita e segnava le curve dei seni pieni, i bottoni erano tesi sopra la loro rotondità.

La gonna si adagiava sulla sinuosità dei fianchi, era dritta e liscia, classica sopra il ginocchio, ma lo spacco laterale scopriva la linea della coscia.

Cloe fu completamente catturata da quel contrasto fra sobrietà e seduzione. Solo Serena poteva indossare un completo come quello e renderlo così incredibilmente provocante.

- Sei uno spettacolo – Le disse, senza smettere di guardarla. – Li farai morire tutti. -

- Dici? - Serena si osservò allo specchio, si voltò di profilo, poi riprese ad agganciare lo sguardo di Cloe. - Me la sento stretta. -

Slacciò i bottoni, i due lembi della giacchina si aprirono subito come un sipario, rivelando i seni generosi e nudi.

Le due si fissarono per un momento, gli occhi accesi di desiderio, le labbra socchiuse.

In un istante Cloe le fu vicinissima. Prese a sorreggerle i seni con le mani, a titillare i capezzoli rigidi e carnosi, a sfiorarle il collo con le labbra brucianti.

Non si accorsero subito di trovarsi in un punto del negozio visibile dalla strada, attraverso la vetrina.
Lo scoprirono solo quando due ragazzi su uno scooter le scorsero, frenarono quasi fino ad inchiodare ed urlarono qualcosa di molto entusiastico nella loro direzione.
Poi si avvertì un coro di clacson rabbiosi nel traffico rallentato dal motorino, quindi la sgommata nervosa di quest’ultimo che riprendeva velocità.

- Qui finisce che provochiamo un incidente. - Cloe prese Serena per mano e la condusse nella nicchia del camerino.

- Però sarebbe divertente, sai quanti guardoni. – Disse Serena.

- Vuoi averli sulla coscienza? -

Risero sommessamente, poi Cloe richiuse la tendina con un colpo secco, impaziente.

Notò reggiseno e slip che pendevano da un gancetto, insieme ai vestiti. Serena era nuda anche sotto la gonna.

Cloe le lambì la schiena con carezze lente, mentre le sfilava del tutto la giacchetta.
Scese sui glutei tondi che si contrassero sotto il suo tocco, poi ritornò sui seni, li baciò con passione, leccò avidamente i capezzoli ormai durissimi, provocandole un gemito soffocato.
Insinuò la mano attraverso lo spacco, fino al pube liscio.

Lo sentì pulsante, bagnato di umori.

La gonna si afflosciò alle caviglie.

Così, completamente nuda, stagliata contro il rosso acceso della tendina, Serena era di una sensualità travolgente.

La luce calda dei faretti esaltava il biondo dei capelli e illuminava il luccichio della sua eccitazione sulla vulva esposta. I coni d’ombra creavano linee arrotondate e più scure sul suo corpo, rendendolo ancora più levigato e flessuoso.

Cloe ne era inebriata.

Si ritrovarono improvvisamente accasciate sulla moquette bordeaux, l’una addosso all’altra, in un groviglio caotico di bocche che succhiavano e mani che s’insinuavano.
L’abito leggero di Cloe, rimboccato sotto le ascelle, fu quasi strappato via come un ostacolo fastidioso. Il suo reggiseno rimase tirato giù attorno alla vita, gli slip vennero scostati dalle dita di Serena che presero a sfregarle il clitoride gonfio e arrossato.

Cloe divaricò le ginocchia, arresa, godendosi le carezze di Serena che la frugavano, la titillavano, le fasciavano nel palmo della mano il suo sesso spalancato.

Serena a sua volta si abbandonò ansimante e bellissima con la testa all’indietro, quando Cloe prese a sfiorarle il pube, a massaggiarlo, a baciare le grandi labbra umide, ad insinuarsi dentro di lei.

Si avvinghiarono, si mangiarono, si penetrarono con le dita, ondeggiarono l’una contro l’altra, morbide, sinuose, con i seni premuti, le gambe spalancate, le bocche e le mani bagnate, gli umori che colavano fra le cosce, i respiri impazziti, i gemiti che si rincorrevano, prima dell’una e poi dell’altra, spezzati come lamenti, nell’intensità insopportabile dell’orgasmo.

Rimasero per qualche secondo allacciate, come a riprendere contatto con la realtà, poi si appoggiarono con la schiena contro la parete.
Il piccolo spazio del camerino era impregnato del loro calore, dei loro respiri, dell’odore del loro piacere.

- Mi sa che lo prenderò, quello lì – Mormorò Serena, indicando il completino blu scuro abbandonato sul pavimento. – Se fa questo effetto! – La sua voce era un po’ roca, gli occhi lucidi di piacere, i capelli le ricadevano scomposti sul viso.

- Tu fai questo effetto. – Le disse Cloe – Il completo è tuo. E’ il mio regalo per il tuo compleanno. -

- Ma non è adesso, è fra un po’. -

- Lo so, ma mi porto avanti. -

Si sorrisero.

- Adesso mi devi spiegare come farò a concentrarmi alla riunione, con quella cosina addosso, senza pensare a questa mattina, a te. -

- E tu mi devi spiegare come farò io a dar retta ai clienti, con questo camerino davanti agli occhi per otto ore al giorno, senza immaginare in ogni minuto che ci sia tu, qui dentro. -

Risero, si sfiorarono le labbra con un bacio leggero.

Poi si alzarono, con le gambe molli, con la testa che girava leggermente, cercando ciascuna i propri vestiti.

Un’anziana signora, sul marciapiede, stava guardando perplessa gli orari del negozio, quando Serena e Cloe emersero dal camerino.

Cloe girò la chiave, aprì la porta – Buongiorno, posso esserle utile? -

Tentennante, la cliente iniziò a spiegare il genere di abito da cerimonia che aveva in mente.

- Si accomodi pure, se vuole cominciare a dare un’occhiata in quel comparto, fra un attimo sono da lei. -

Cloe le indicò un lato del negozio, ma la donna rimase immobile a fissare le due. Non la convincevano i loro capelli disordinati, quegli abiti stropicciati. E poi le era parso anche che fossero uscite da qualche angolo nascosto tenendosi per mano, prima di raggiungere la porta a vetri ed aprirla - non ne era sicura, perché non aveva inforcato gli occhiali per tempo, ma ci avrebbe scommesso.

- Prego, signora, da quella parte. Laggiù. -

Il tono di Cloe era soave, ma canzonatorio, per l’espressione sospettosa e vagamente scandalizzata che la donna aveva nello sguardo.
Con cipiglio sostenuto, la cliente non potè che obbedire.

Serena e Cloe si lasciarono sfuggire un sorrisetto divertito.

- Allora ci sentiamo presto? – Cloe porse a Serena la borsa contenente il completino.

- Sì, tesoro… molto presto. –

Rimasero ancora per un momento in silenzio, con le mani accennarono un saluto che era più una carezza sospesa nell’aria, si lambirono con un ultimo sguardo.
Poi Serena uscì.
scritto il
2026-07-18
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