I modi di Chiara

di
genere
etero

Non sono neanche le 5 di domenica mattina e Chiara è già sveglia. La luce fioca dell’alba inizia a filtrare dalle persiane chiuse e a disegnare le sagome scure dei mobili nella penombra.

Chiara pensa di scendere in spiaggia per una passeggiata. E' quella l'unica ora in cui riesce a sopportare il calore di un'estate troppo feroce.

Sta per alzarsi, ma sente Marco muoversi nel letto accanto a lei, in un istante di sonno fragile, quasi di dormiveglia.

E’ nudo. Abbandonato con un braccio sotto il cuscino e l’altro proteso in avanti.

Chiara lo osserva. Il volto reso selvatico dalla barba di un paio di giorni, i capelli arruffati come dopo una lotta, il suo sesso rilassato.

La assale improvviso il pensiero di sfiorarlo con le labbra. Nient’altro che questo desiderio incalzante, adesso, di condurre Marco dall’incoscienza onirica in cui si trova ora ad un limbo di voluttà, con quel contatto intimo e forte che Chiara cerca spesso con lui.

Ma adesso lo vede così arreso al riposo da non voler interrompere il suo sonno.

Si rannicchia più languidamente al suo fianco, leggerissima e cauta per non svegliarlo, e intanto ripensa ai molti modi in cui la sua bocca si è posata su di lui da quando si sono conosciuti.

A volte iniziava come un gioco.

Quando lui si stava radendo la barba, dopo essere uscito dalla doccia, e aveva l'asciugamano legato in vita, oppure in un altro momento - meglio se inopportuno, ad esempio mentre era al telefono -, Chiara si chinava a sfiorare il suo sesso con le labbra, a lambirlo come se avesse voluto modellarlo, a sfregarlo dolcemente, sentendolo crescere e pulsare.

Il suo tocco era sempre morbido e un po’ sfuggente, gli scivolava addosso con la leggerezza di un lembo di tessuto.

Per qualche manciata di secondi Marco rimaneva immobile, sentendo l'eccitazione salire sempre più vertiginosa.

Poi Chiara capiva, dal suo sguardo, il momento in cui il desiderio si faceva incontrollabile, urgenza di penetrarla nella bocca subito, in quell’istante preciso e nel posto in cui si trovavano, come se non ci fosse stato il tempo nemmeno di sistemarsi sul letto.

Lui la faceva sedere sulla prima sedia a portata di mano – o su uno sgabello, o sul divano e ovunque potesse appoggiarsi e sostenersi.

Dopo aver lasciato cadere l'asciugamano o essersi slacciato del tutto i pantaloni, premeva il suo sesso impaziente contro le labbra di lei, che si aprivano cedevoli e sinuose, per avvolgerlo languidamente.

Solo per un attimo Marco si fermava a contemplare la visione di quella bocca delicata e voluttuosa che gli ricordava le movenze di un anemone di mare.

Poi portava una mano sulla nuca di Chiara, imprimendo alla sua testa un ritmo deciso, a tratti ondeggiante, poi forsennato.

Chiara era arresa, spalancata, sciolta. Avvertiva sulla propria pelle tutti i brividi di lui, lo sentiva scuotersi e vibrare, ansimando.
Allora assecondava i suoi movimenti, più veloci, più lenti e poi ancora sfrenati.
Apriva di più la bocca per sentirsi più invasa, più piena di lui.

Si sentiva bagnata fra le gambe, ma non si toccava. Non ancora.

Quello era il momento in cui Marco la possedeva, in cui lei non desiderava altro che farsi prendere così, fino a sentirsi quasi lacerare il palato e la mente, fino ad avvertire gli occhi sul punto di lacrimare di dolore e del piacere riflesso di lui.

Era uno dei modi di sentirsi sua. Totale, istintivo. Senza limiti e senza parole.

Altre volte invece il modo di Chiara era una dedizione minuziosa e prolungata.

Ci volevano rilassatezza e tempo, soprattutto tempo – via i cellulari.

Chiara non accendeva candele profumate – quell’odore stucchevole non le era mai piaciuto -, non aveva in mente nessuna atmosfera orientaleggiante o pratica tantrica.

Voleva solo che Marco avvertisse tutte le sensazioni in un susseguirsi continuo, come una marea che saliva graduale e non travolgeva, ma avvolgeva sempre di più.

Spesso le bastava fissare il suo sesso per vederlo gonfiarsi ancora prima del contatto, solo per il suo sguardo, solo al pensiero della sua attenzione intensa, che Marco sentiva già tutta su di sé.

Quando succedeva, Chiara si fermava così, assorta, a contemplare quel prodigio di desiderio e sangue che diventavano rigidità e pelle tesa, come un palloncino sul punto di scoppiare.

Poi iniziava a percorrerlo tutto con le labbra, dalla radice alla punta, senza fretta, senza un disegno preciso. Insisteva dove lo sentiva più sensibile, ogni volta che avvertiva il respiro di lui farsi più scomposto, quasi un lamento.

Con la lingua sfiorava, titillava e massaggiava, con passione lenta. In certi momenti chiudeva gli occhi anche lei, come a volersi fondere con lui per raggiungerlo in quell'agonia estatica.

Soltanto alla fine, quando Marco era totalmente arreso ed ansimante, con tutte le sensazioni allo stremo, Chiara iniziava a scorrere più vigorosamente con le labbra strette attorno al glande, in una rincorsa sempre molto breve, perché lui era già al limite della sopportazione e dell’incoscienza.
Il suo piacere sgorgava quasi subito, violentemente, nella gola di Chiara.
Era il suo dono di gratitudine per lei.

Ma c'era ancora un altro modo che Chiara cercava, quando si presentava il momento giusto, ed era quello di rubare qualche istante tutto per sé, solo per il proprio piacere sensoriale, con i gesti e i tempi delle proprie percezioni dilatate all'estremo.

Si portava il sesso di Marco al naso, lo fiutava, si inebriava del suo aroma di uomo e vagamente di bagnoschiuma.

Sentiva fra le labbra e sulla lingua tutto il calore, la consistenza, il rilievo di ogni vena e nervatura, il liscio e l’umido della punta, la tensione spasmodica.

Avvertiva ad occhi chiusi il sapore leggermente salato, la viscosità tiepida del suo seme.

E poi lo guardava ancora e sempre, gonfio, arrossato, lucido.

Non pensava più a nulla, solo a queste sensazioni che le arrivavano come scosse elettriche al cervello.
Si perdeva nel sentire Marco così intensamente, in quel contatto intimo ed assoluto come nessun altro.

A volte Chiara lo faceva in uno solo di questi modi; a volte invece erano istanti che si susseguivano l'uno dopo l'altro, molteplici, sovrapposti, sconnessi.


L’alba ha ormai conquistato tutto il cielo, si comincia a sentire qualche rumore proveniente dalla strada.

Chiara ritorna da quel suo luogo remoto di pensieri bellissimi.

Decide di non andare a passeggiare in spiaggia, preferisce rimanere nel rifugio confortevole dell’aria condizionata diffusa in camera.

Si sente bagnata fra le gambe, si crogiola nella tensione piacevolmente un po' crudele dell'attesa.

Aspetta che Marco si svegli, e allora scoprirà quale sarà il suo modo, o i suoi tanti modi, di quell’imprevedibile domenica mattina.
scritto il
2026-03-31
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