Gocce di te, di noi
di
Claudia.PR
genere
etero
(Frammento)
Avverto all’improvviso, come sempre, quella sensazione per me ogni volta così inebriante e dolce: le gocce del tuo piacere che mi colano fra le gambe e bagnano i miei slip.
Le hai riversate dentro di me, impetuosamente, meno di un’ora fa.
Dopo, io sono uscita di casa con il pensiero perso nell’intensità di noi due e con l’impressione di custodire in me, come in uno scrigno segreto, tutto il tuo desiderio, la tua forza e la tua passione divenuta liquida.
Ma ora mi scivolano via.
All’inizio è una goccia sola. Un tocco di calore fluido che percepisco appena.
Sto camminando sul lungomare, in questa abbagliante giornata di inizio estate, e il senso di umido negli slip mi provoca quasi un sussulto.
Mi fermo e mi appoggio alla ringhiera del belvedere, stringo le cosce.
Ancora non vorrei lasciar scorrere via nulla. Ancora cerco di trattenere un po’ la scia del tuo seme, vorrei che rimanesse indelebile dentro di me.
Ma altre gocce sfuggono.
Le ho guardate molte volte e ora posso immaginarle: perline viscose e sottilissimi fili, che creano trame lattiginose sui miei slip neri.
Poi, come in un flash, ti rivedo un’ora fa. In trasferta nella mia città, la pausa pranzo a casa mia, il tuo sguardo offuscato di voluttà non appena mi hai guardata con indosso il primo vestito estivo, leggero e corto, della stagione.
Sarà stato quello, o il caldo di questo maggio precoce, o l’odore che emana la mia pelle quando ti desidero troppo.
Hai semplicemente scostato i piatti. Non con un gesto teatrale, non rovesciandoli e facendoli cadere sul pavimento, ma solo accantonandoli.
Ti è bastata una piccola porzione di tavolo per il tuo desiderio fuori controllo. Solo lo spazio necessario per farmi voltare e appoggiare sui gomiti, con i seni che sfioravano il legno, mentre mi sfilavi questi stessi slip, per poi adagiarti con il petto sulla mia schiena e ansimare sulla mia nuca.
Graffiavo la tovaglia attorcigliata su un lato, come se avessi voluto strapparla, mentre tu affondavi nel mio sesso lentamente, più che potevi, ben sapendo quanto io mi perdessi in quel nostro vibrare all’unisono, nel sentire così profondamente il tuo contatto, nel nostro incastro perfetto e forsennato.
Ora stringo ancora di più le gambe. Un languore dolce mi pervade, quando avverto il delicato solletico di una goccia che cola leggermente oltre il bordo degli slip.
Ormai sento che la tua viscosità calda si sta sciogliendo completamente fuori di me. Impregna le mutandine e mi bagna del tutto, si raffredda con la brezza scostante sotto il mio vestito, si spande ancora e trabocca un po’.
Adesso non sono bagnata solo di te, sono bagnata anche di me.
Mi sembra di sentire i nostri odori spandersi nell’aria e sovrapporsi a quello discontinuo della salsedine e all’altro prepotente del gelsomino dei giardini.
E mentre ciclisti e turisti nordici mi passano accanto, distratti e ignari, io vorrei solo averti ancora qui, vorrei farti vedere il tuo piacere intriso nei miei slip insieme ai miei umori, vorrei toccarmi immaginando che sia tu a farlo, a rinnovare il tuo godere e il mio.
Ti mando un messaggio, ti scrivo che sono bagnata di te e di me.
Mi rispondi “Aspettami, stasera”.
Ti aspetterò, e mi troverai ancora così, umida di noi.
Nel tessuto tutto si asciugherà. Nella mia mente no, mai.
Avverto all’improvviso, come sempre, quella sensazione per me ogni volta così inebriante e dolce: le gocce del tuo piacere che mi colano fra le gambe e bagnano i miei slip.
Le hai riversate dentro di me, impetuosamente, meno di un’ora fa.
Dopo, io sono uscita di casa con il pensiero perso nell’intensità di noi due e con l’impressione di custodire in me, come in uno scrigno segreto, tutto il tuo desiderio, la tua forza e la tua passione divenuta liquida.
Ma ora mi scivolano via.
All’inizio è una goccia sola. Un tocco di calore fluido che percepisco appena.
Sto camminando sul lungomare, in questa abbagliante giornata di inizio estate, e il senso di umido negli slip mi provoca quasi un sussulto.
Mi fermo e mi appoggio alla ringhiera del belvedere, stringo le cosce.
Ancora non vorrei lasciar scorrere via nulla. Ancora cerco di trattenere un po’ la scia del tuo seme, vorrei che rimanesse indelebile dentro di me.
Ma altre gocce sfuggono.
Le ho guardate molte volte e ora posso immaginarle: perline viscose e sottilissimi fili, che creano trame lattiginose sui miei slip neri.
Poi, come in un flash, ti rivedo un’ora fa. In trasferta nella mia città, la pausa pranzo a casa mia, il tuo sguardo offuscato di voluttà non appena mi hai guardata con indosso il primo vestito estivo, leggero e corto, della stagione.
Sarà stato quello, o il caldo di questo maggio precoce, o l’odore che emana la mia pelle quando ti desidero troppo.
Hai semplicemente scostato i piatti. Non con un gesto teatrale, non rovesciandoli e facendoli cadere sul pavimento, ma solo accantonandoli.
Ti è bastata una piccola porzione di tavolo per il tuo desiderio fuori controllo. Solo lo spazio necessario per farmi voltare e appoggiare sui gomiti, con i seni che sfioravano il legno, mentre mi sfilavi questi stessi slip, per poi adagiarti con il petto sulla mia schiena e ansimare sulla mia nuca.
Graffiavo la tovaglia attorcigliata su un lato, come se avessi voluto strapparla, mentre tu affondavi nel mio sesso lentamente, più che potevi, ben sapendo quanto io mi perdessi in quel nostro vibrare all’unisono, nel sentire così profondamente il tuo contatto, nel nostro incastro perfetto e forsennato.
Ora stringo ancora di più le gambe. Un languore dolce mi pervade, quando avverto il delicato solletico di una goccia che cola leggermente oltre il bordo degli slip.
Ormai sento che la tua viscosità calda si sta sciogliendo completamente fuori di me. Impregna le mutandine e mi bagna del tutto, si raffredda con la brezza scostante sotto il mio vestito, si spande ancora e trabocca un po’.
Adesso non sono bagnata solo di te, sono bagnata anche di me.
Mi sembra di sentire i nostri odori spandersi nell’aria e sovrapporsi a quello discontinuo della salsedine e all’altro prepotente del gelsomino dei giardini.
E mentre ciclisti e turisti nordici mi passano accanto, distratti e ignari, io vorrei solo averti ancora qui, vorrei farti vedere il tuo piacere intriso nei miei slip insieme ai miei umori, vorrei toccarmi immaginando che sia tu a farlo, a rinnovare il tuo godere e il mio.
Ti mando un messaggio, ti scrivo che sono bagnata di te e di me.
Mi rispondi “Aspettami, stasera”.
Ti aspetterò, e mi troverai ancora così, umida di noi.
Nel tessuto tutto si asciugherà. Nella mia mente no, mai.
2
voti
voti
valutazione
2.5
2.5
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
This photograph is my proof
Commenti dei lettori al racconto erotico