Visita Domiciliare Proibita
di
karen90x
genere
corna
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Visita Domiciliare Proibita
Mi chiamo Karen, ho ventotto anni e sono infermiera professionale nell’ASL D. Ogni volta che inizio il turno delle visite domiciliari sento quel brivido speciale scorrermi lungo la schiena. Esco dall’auto di servizio con la borsa medica a tracolla, la divisa bianca già appiccicata alla pelle olivastra per il caldo umido di luglio. La casacca tira sui miei seni pieni e pesanti, i pantaloni segnano il culo rotondo e sodo che ondeggia a ogni passo. Adoro questo lavoro proprio per questo motivo: ho il permesso di invadere la privacy delle persone. Entro nelle loro case, vedo stanze intime che nessuno straniero dovrebbe vedere, foto di famiglia, letti sfatti, biancheria dimenticata, odori personali, corpi nudi o semi-nudi che di solito restano nascosti. È eccitante da morire. Mi fa sentire potente, sporca e desiderata. La figa mi pulsa già leggermente mentre cammino verso le porte, immaginando cosa scoprirò stavolta. Chissà che segreti nasconde questa casa… chissà che corpo nasconde quest’uomo…
Quel pomeriggio arrivai alla villetta isolata di Alessandro Rossi. Il giardino era un po’ incolto, l’erba calda profumava di estate. Suonai il campanello con il cuore che batteva forte.
Quando aprì la porta, il suo sguardo mi divorò lentamente: dai seni che tendevano la casacca, ai fianchi larghi, al culo rotondo. Era alto, spalle larghe ancora potenti, braccia muscolose, barba grigia curata e occhi scuri pieni di fame repressa.
«Buongiorno infermiera Karen. Entri pure, si muore di caldo fuori,» disse con quella voce profonda e rauca che mi fece bagnare all’istante.
Mentre passavo accanto a lui nell’ingresso stretto, il suo corpo sfiorò il mio seno. Dio, che uomo… si sente ancora forte, pensai senza dirlo, sentendo un calore liquido tra le gambe.
L’aria condizionata del salotto mi colpì la pelle accaldata, un contrasto delizioso. Sul mobile c’erano diverse foto di lui più giovane con la moglie: lei sorridente tra le sue braccia, loro due in vacanza, abbracciati. Chissà da quanto tempo non tocca una donna, pensai eccitata. Sta vedendo me, giovane e colombiana, entrare in casa sua mentre guarda le foto della moglie morta…
Lo feci accomodare sul grande divano di pelle marrone. Mi inginocchiai tra le sue gambe aperte per controllare la medicazione alla gamba. La mia coda alta oscillava, la scollatura si apriva sempre di più offrendogli una vista generosa dei miei seni pesanti.
«Deve essere strano entrare nelle case degli sconosciuti,» disse lui, la voce bassa mentre mi guardava intensamente.
«Sì, un po’ lo è,» risposi dolcemente, continuando a lavorare ma chinandomi ancora di più. Dentro di me pensavo: Mi eccita da impazzire. Vedere le loro cose intime, i loro segreti, i loro corpi… oggi voglio vedere il tuo.
Mentre pulivo la ferita, sentivo i suoi occhi bruciarmi i seni. Il primo bottone della casacca saltò, rivelando il reggiseno di pizzo bianco.
«Lei è molto bella,» mormorò dopo un lungo silenzio. «Quella pelle olivastra che brilla… quei seni che stanno per uscire fuori dalla divisa… è difficile non guardarla.»
Mi sta spogliando con gli occhi, pensai, la figa che pulsava forte. Le mutandine erano già fradice. «Grazie,» dissi arrossendo leggermente. «Lei invece vive solo in questa grande casa?»
«Sì, da due anni, da quando mia moglie se n’è andata.» Indicò con lo sguardo le foto sul mobile. «Quelle foto… a volte mi fanno compagnia, a volte mi ricordano quanto è vuota questa casa.»
Guardai anch’io le foto. Lui e la moglie abbracciati, felici. Chissà come la toccava… chissà se la prendeva con forza come spero faccia con me, pensai eccitata dal contrasto.
«Dev’essere dura,» dissi piano. «Soprattutto per un uomo ancora così… in forma e virile come lei.»
Lui sorrise, un sorriso lento e pericoloso. La mano grande scese sulla mia spalla, accarezzandola con il pollice in cerchi lenti. «Virile? Mi fa piacere sentirlo da una ragazza giovane e bella come te. Hai un corpo che sembra fatto per essere guardato… e toccato. Quel culo che ondeggia mentre cammini, quei fianchi larghi, quei seni pesanti… Mi stai facendo diventare duro solo guardandoti inginocchiata così.»
Porca puttana… lo ha detto apertamente, pensai mordendomi il labbro inferiore. Il desiderio saliva rapidamente, la figa bagnata e calda. «Forse lo immaginavo,» risposi con voce tremante, senza spostarmi. «Sento i suoi occhi su di me da quando sono entrata… mi guarda come se volesse mangiarmi.»
Alessandro strinse leggermente la presa sulla mia spalla. «Perché è quello che voglio fare. Sei sposata, immagino. Eppure sei qui, in casa mia, con la divisa aperta, le tette quasi fuori, inginocchiata tra le mie gambe. Ti piace farti guardare da un uomo più grande mentre invadi la sua privacy?»
«Sì… mi piace,» ammisi, la voce bassa e roca. Dentro di me urlavo: Mi eccita da morire. Voglio che mi prenda qui, tra i ricordi di tua moglie. Voglio essere la donna che ti fa dimenticare tutto.
Lui guardò di nuovo le foto della moglie, poi tornò su di me. «Da due anni non tocco una donna… e oggi entri tu, profumata, calda, con questo corpo colombiano che sembra urlare di essere preso. Lo sai che sono già duro sotto questi pantaloni?»
Annuii lentamente, sentendo il clitoride pulsare. «Lo immagino… e mi eccita saperlo. Mi fa bagnare ancora di più.»
Il dialogo era ormai apertamente sensuale e carico di tensione. Lui accarezzava il mio braccio, scendendo sempre più giù. «Dimmi cosa senti in questo momento, Karen. Sii sincera.»
«Sento la figa bagnata fradicia,» confessai in un sussurro. «Sento i capezzoli duri che sfregano contro la divisa. E sento il desiderio di essere toccata da lei… proprio qui, in questa casa.»
Alessandro respirava più pesantemente. La mano salì sul mio collo, poi sulla guancia. «Sei pericolosa… una giovane infermiera sposata che entra in casa di un vedovo e gli dice queste cose. Vuoi che ti tocchi, vero?»
«Sì,» risposi, guardandolo negli occhi. «Voglio che mi tocchi.»
La tensione era ormai insopportabile. Alessandro mi afferrò per i capelli con decisione e mi tirò verso l’alto. Da quel momento non ci furono più parole inutili.
Mi slacciò la casacca con gesti rapidi, liberando i miei seni pesanti. Li strinse forte tra le mani callose, strizzandoli, tirando i capezzoli con forza. Il dolore si trasformava in piacere puro. Mi abbassò pantaloni e mutandine in un colpo solo. Ero nuda dalla vita in giù, la figa lucida e gonfia.
Mi fece appoggiare le mani sullo schienale del divano e mi aprì le gambe. La sua lingua calda e ruvida mi leccò da dietro con voracità: lunghe passate dal clitoride fino all’ano, succhiando, mordicchiando le grandi labbra gonfie. Due dita spesse entrarono dentro di me, muovendosi con maestria, curvandosi per colpire il punto G. Venni violentemente, tremando, bagnandogli tutta la faccia mentre soffocavo i gemiti nel cuscino.
Si alzò. Sentii il suo cazzo grosso, caldo e venoso premere contro di me. Senza una parola mi penetrò con un unico colpo potente e improvviso.
La sensazione fu devastante. Il suo cazzo spesso mi aprì le pareti strette della figa in un istante, scivolando fino in fondo con un rumore bagnato osceno. Sentivo ogni vena, ogni rilievo mentre mi dilatava completamente. Un bruciore dolce si mescolava a un piacere intensissimo. È uno sconosciuto e mi sta già riempiendo tutta, pensai gemendo forte.
Iniziò a spingere con potenza: spinte profonde e ritmiche che facevano sbattere il mio culo rotondo contro di lui. I miei seni pesanti oscillavano violentemente. Il rumore bagnato e osceno della carne che sbatteva riempiva la stanza insieme ai miei gemiti strozzati. Era bravissimo: sapeva dosare forza e profondità, alternando spinte lente e potenti che mi facevano sentire ogni centimetro dentro di me.
Mi girò a quattro zampe sul tappeto morbido. Mi penetrò di nuovo da dietro con colpi più violenti. Mi tirava i capelli all’indietro, schiaffeggiava forte il culo facendolo arrossare con suoni secchi, spingendo così in profondità che sentivo la pressione sul ventre. Ogni affondo mi dilatava, mi riempiva, mi faceva sentire completamente presa, usata e posseduta. Venni urlando, la figa che lo strizzava spasmodicamente intorno al suo cazzo grosso.
Mi sollevò contro il muro. Una gamba avvinghiata al suo fianco. Mi scopava in piedi con spinte ascendenti brutali. I seni schiacciati contro il suo petto villoso e sudato. Sentivo il suo odore virile forte, il suo fiato caldo sul collo, il suo cazzo che entrava e usciva con forza.
Sul tavolo della cucina mi aprì le gambe larghe e mi martellò senza pietà. Il tavolo cigolava sotto i colpi, i miei umori colavano sul legno. I seni rimbalzavano selvaggiamente. Venni ancora, le unghie conficcate nelle sue spalle.
Mi fece sdraiare sul divano, gambe sulle sue spalle. Le spinte erano lunghissime e potenti. Sentivo il suo cazzo grosso arrivare fino in fondo, premere contro il punto più sensibile. Era bravissimo: cambiava ritmo, alternava forza e dolcezza sadica, mi faceva impazzire di piacere.
Mi fece cavalcare: affondai lentamente sul suo cazzo ancora duro, gemendo mentre mi ri-riempiva completamente. Mi muovevo con rotazioni del bacino, i seni che rimbalzavano pesantemente mentre lui li stringeva e schiaffeggiava. Venni altre due volte così.
Mi prese ancora piegata sul tavolo con spinte violente da dietro e in piedi contro il muro, fino a quando non mi riempì dentro con fiotti caldi e potenti, poi scaricò anche sui miei seni pesanti e sulla lingua. Il sapore denso e salato mi riempì la bocca.
Ero distrutta, coperta di sudore, segni rossi sul culo, sperma che colava dalla figa gonfia e dalla bocca. L’odore di sesso impregnava tutta la casa.
Mentre mi rivestivo tremando, pensavo: Ho lasciato che uno sconosciuto mi usasse nella sua casa piena di ricordi… e non vedo l’ora di tornare.
Uscendo da quella villetta, con le gambe molli e il corpo segnato, sorridevo soddisfatta. Le visite domiciliari erano appena diventate il mio piacere più segreto.
Visita Domiciliare Proibita
Mi chiamo Karen, ho ventotto anni e sono infermiera professionale nell’ASL D. Ogni volta che inizio il turno delle visite domiciliari sento quel brivido speciale scorrermi lungo la schiena. Esco dall’auto di servizio con la borsa medica a tracolla, la divisa bianca già appiccicata alla pelle olivastra per il caldo umido di luglio. La casacca tira sui miei seni pieni e pesanti, i pantaloni segnano il culo rotondo e sodo che ondeggia a ogni passo. Adoro questo lavoro proprio per questo motivo: ho il permesso di invadere la privacy delle persone. Entro nelle loro case, vedo stanze intime che nessuno straniero dovrebbe vedere, foto di famiglia, letti sfatti, biancheria dimenticata, odori personali, corpi nudi o semi-nudi che di solito restano nascosti. È eccitante da morire. Mi fa sentire potente, sporca e desiderata. La figa mi pulsa già leggermente mentre cammino verso le porte, immaginando cosa scoprirò stavolta. Chissà che segreti nasconde questa casa… chissà che corpo nasconde quest’uomo…
Quel pomeriggio arrivai alla villetta isolata di Alessandro Rossi. Il giardino era un po’ incolto, l’erba calda profumava di estate. Suonai il campanello con il cuore che batteva forte.
Quando aprì la porta, il suo sguardo mi divorò lentamente: dai seni che tendevano la casacca, ai fianchi larghi, al culo rotondo. Era alto, spalle larghe ancora potenti, braccia muscolose, barba grigia curata e occhi scuri pieni di fame repressa.
«Buongiorno infermiera Karen. Entri pure, si muore di caldo fuori,» disse con quella voce profonda e rauca che mi fece bagnare all’istante.
Mentre passavo accanto a lui nell’ingresso stretto, il suo corpo sfiorò il mio seno. Dio, che uomo… si sente ancora forte, pensai senza dirlo, sentendo un calore liquido tra le gambe.
L’aria condizionata del salotto mi colpì la pelle accaldata, un contrasto delizioso. Sul mobile c’erano diverse foto di lui più giovane con la moglie: lei sorridente tra le sue braccia, loro due in vacanza, abbracciati. Chissà da quanto tempo non tocca una donna, pensai eccitata. Sta vedendo me, giovane e colombiana, entrare in casa sua mentre guarda le foto della moglie morta…
Lo feci accomodare sul grande divano di pelle marrone. Mi inginocchiai tra le sue gambe aperte per controllare la medicazione alla gamba. La mia coda alta oscillava, la scollatura si apriva sempre di più offrendogli una vista generosa dei miei seni pesanti.
«Deve essere strano entrare nelle case degli sconosciuti,» disse lui, la voce bassa mentre mi guardava intensamente.
«Sì, un po’ lo è,» risposi dolcemente, continuando a lavorare ma chinandomi ancora di più. Dentro di me pensavo: Mi eccita da impazzire. Vedere le loro cose intime, i loro segreti, i loro corpi… oggi voglio vedere il tuo.
Mentre pulivo la ferita, sentivo i suoi occhi bruciarmi i seni. Il primo bottone della casacca saltò, rivelando il reggiseno di pizzo bianco.
«Lei è molto bella,» mormorò dopo un lungo silenzio. «Quella pelle olivastra che brilla… quei seni che stanno per uscire fuori dalla divisa… è difficile non guardarla.»
Mi sta spogliando con gli occhi, pensai, la figa che pulsava forte. Le mutandine erano già fradice. «Grazie,» dissi arrossendo leggermente. «Lei invece vive solo in questa grande casa?»
«Sì, da due anni, da quando mia moglie se n’è andata.» Indicò con lo sguardo le foto sul mobile. «Quelle foto… a volte mi fanno compagnia, a volte mi ricordano quanto è vuota questa casa.»
Guardai anch’io le foto. Lui e la moglie abbracciati, felici. Chissà come la toccava… chissà se la prendeva con forza come spero faccia con me, pensai eccitata dal contrasto.
«Dev’essere dura,» dissi piano. «Soprattutto per un uomo ancora così… in forma e virile come lei.»
Lui sorrise, un sorriso lento e pericoloso. La mano grande scese sulla mia spalla, accarezzandola con il pollice in cerchi lenti. «Virile? Mi fa piacere sentirlo da una ragazza giovane e bella come te. Hai un corpo che sembra fatto per essere guardato… e toccato. Quel culo che ondeggia mentre cammini, quei fianchi larghi, quei seni pesanti… Mi stai facendo diventare duro solo guardandoti inginocchiata così.»
Porca puttana… lo ha detto apertamente, pensai mordendomi il labbro inferiore. Il desiderio saliva rapidamente, la figa bagnata e calda. «Forse lo immaginavo,» risposi con voce tremante, senza spostarmi. «Sento i suoi occhi su di me da quando sono entrata… mi guarda come se volesse mangiarmi.»
Alessandro strinse leggermente la presa sulla mia spalla. «Perché è quello che voglio fare. Sei sposata, immagino. Eppure sei qui, in casa mia, con la divisa aperta, le tette quasi fuori, inginocchiata tra le mie gambe. Ti piace farti guardare da un uomo più grande mentre invadi la sua privacy?»
«Sì… mi piace,» ammisi, la voce bassa e roca. Dentro di me urlavo: Mi eccita da morire. Voglio che mi prenda qui, tra i ricordi di tua moglie. Voglio essere la donna che ti fa dimenticare tutto.
Lui guardò di nuovo le foto della moglie, poi tornò su di me. «Da due anni non tocco una donna… e oggi entri tu, profumata, calda, con questo corpo colombiano che sembra urlare di essere preso. Lo sai che sono già duro sotto questi pantaloni?»
Annuii lentamente, sentendo il clitoride pulsare. «Lo immagino… e mi eccita saperlo. Mi fa bagnare ancora di più.»
Il dialogo era ormai apertamente sensuale e carico di tensione. Lui accarezzava il mio braccio, scendendo sempre più giù. «Dimmi cosa senti in questo momento, Karen. Sii sincera.»
«Sento la figa bagnata fradicia,» confessai in un sussurro. «Sento i capezzoli duri che sfregano contro la divisa. E sento il desiderio di essere toccata da lei… proprio qui, in questa casa.»
Alessandro respirava più pesantemente. La mano salì sul mio collo, poi sulla guancia. «Sei pericolosa… una giovane infermiera sposata che entra in casa di un vedovo e gli dice queste cose. Vuoi che ti tocchi, vero?»
«Sì,» risposi, guardandolo negli occhi. «Voglio che mi tocchi.»
La tensione era ormai insopportabile. Alessandro mi afferrò per i capelli con decisione e mi tirò verso l’alto. Da quel momento non ci furono più parole inutili.
Mi slacciò la casacca con gesti rapidi, liberando i miei seni pesanti. Li strinse forte tra le mani callose, strizzandoli, tirando i capezzoli con forza. Il dolore si trasformava in piacere puro. Mi abbassò pantaloni e mutandine in un colpo solo. Ero nuda dalla vita in giù, la figa lucida e gonfia.
Mi fece appoggiare le mani sullo schienale del divano e mi aprì le gambe. La sua lingua calda e ruvida mi leccò da dietro con voracità: lunghe passate dal clitoride fino all’ano, succhiando, mordicchiando le grandi labbra gonfie. Due dita spesse entrarono dentro di me, muovendosi con maestria, curvandosi per colpire il punto G. Venni violentemente, tremando, bagnandogli tutta la faccia mentre soffocavo i gemiti nel cuscino.
Si alzò. Sentii il suo cazzo grosso, caldo e venoso premere contro di me. Senza una parola mi penetrò con un unico colpo potente e improvviso.
La sensazione fu devastante. Il suo cazzo spesso mi aprì le pareti strette della figa in un istante, scivolando fino in fondo con un rumore bagnato osceno. Sentivo ogni vena, ogni rilievo mentre mi dilatava completamente. Un bruciore dolce si mescolava a un piacere intensissimo. È uno sconosciuto e mi sta già riempiendo tutta, pensai gemendo forte.
Iniziò a spingere con potenza: spinte profonde e ritmiche che facevano sbattere il mio culo rotondo contro di lui. I miei seni pesanti oscillavano violentemente. Il rumore bagnato e osceno della carne che sbatteva riempiva la stanza insieme ai miei gemiti strozzati. Era bravissimo: sapeva dosare forza e profondità, alternando spinte lente e potenti che mi facevano sentire ogni centimetro dentro di me.
Mi girò a quattro zampe sul tappeto morbido. Mi penetrò di nuovo da dietro con colpi più violenti. Mi tirava i capelli all’indietro, schiaffeggiava forte il culo facendolo arrossare con suoni secchi, spingendo così in profondità che sentivo la pressione sul ventre. Ogni affondo mi dilatava, mi riempiva, mi faceva sentire completamente presa, usata e posseduta. Venni urlando, la figa che lo strizzava spasmodicamente intorno al suo cazzo grosso.
Mi sollevò contro il muro. Una gamba avvinghiata al suo fianco. Mi scopava in piedi con spinte ascendenti brutali. I seni schiacciati contro il suo petto villoso e sudato. Sentivo il suo odore virile forte, il suo fiato caldo sul collo, il suo cazzo che entrava e usciva con forza.
Sul tavolo della cucina mi aprì le gambe larghe e mi martellò senza pietà. Il tavolo cigolava sotto i colpi, i miei umori colavano sul legno. I seni rimbalzavano selvaggiamente. Venni ancora, le unghie conficcate nelle sue spalle.
Mi fece sdraiare sul divano, gambe sulle sue spalle. Le spinte erano lunghissime e potenti. Sentivo il suo cazzo grosso arrivare fino in fondo, premere contro il punto più sensibile. Era bravissimo: cambiava ritmo, alternava forza e dolcezza sadica, mi faceva impazzire di piacere.
Mi fece cavalcare: affondai lentamente sul suo cazzo ancora duro, gemendo mentre mi ri-riempiva completamente. Mi muovevo con rotazioni del bacino, i seni che rimbalzavano pesantemente mentre lui li stringeva e schiaffeggiava. Venni altre due volte così.
Mi prese ancora piegata sul tavolo con spinte violente da dietro e in piedi contro il muro, fino a quando non mi riempì dentro con fiotti caldi e potenti, poi scaricò anche sui miei seni pesanti e sulla lingua. Il sapore denso e salato mi riempì la bocca.
Ero distrutta, coperta di sudore, segni rossi sul culo, sperma che colava dalla figa gonfia e dalla bocca. L’odore di sesso impregnava tutta la casa.
Mentre mi rivestivo tremando, pensavo: Ho lasciato che uno sconosciuto mi usasse nella sua casa piena di ricordi… e non vedo l’ora di tornare.
Uscendo da quella villetta, con le gambe molli e il corpo segnato, sorridevo soddisfatta. Le visite domiciliari erano appena diventate il mio piacere più segreto.
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