Seduzione al Pronto Soccorso
di
karen90x
genere
bisex
Era una notte calda e silenziosa al Pronto Soccorso quando Vittorio De Luca entrò nella sala visite numero 7. Aveva sessantadue anni, ma il suo fisico era ancora molto attraente: alto quasi un metro e novanta, spalle larghe e solide, torace ampio e ben fatto con una leggera peluria grigia che scendeva in una linea sottile verso l’addome piatto e leggermente morbido, tipico di un uomo maturo che si mantiene con cura. Le braccia erano forti senza essere eccessivamente definite, le gambe lunghe e robuste, il corpo elegante e virile, segnato dal tempo ma ancora capace di trasmettere potenza e fascino. I capelli argentei erano pettinati all’indietro con cura, il viso maturo con zigomi alti, mascella squadrata e rughe affascinanti intorno agli occhi azzurri penetranti. La pelle abbronzata dal sole della barca emanava un profumo costoso, legnoso e virile.
Io, Karen, infermiera trentaduenne dal corpo generoso – fianchi morbidi, seno pieno e pesante, curve pronunciate – indossavo il camice bianco aderente, sbottonato quel tanto che bastava per lasciar intravedere il pizzo nero del reggiseno.
Mentre lo aiutavo a sdraiarsi sul lettino e gli slacciavo lentamente la camicia, le mie dita sfiorarono la sua pelle calda. In quel momento entrò la dottoressa Elena Rossi.
Elena aveva quarant’anni ed era una donna di una bellezza elegante e magnetica. Alta circa un metro e settantacinque, aveva un fisico snello ma sinuoso, con gambe lunghe e tornite, vita stretta, fianchi femminili e un seno alto e sodo che tendeva leggermente la stoffa del camice. I capelli castani scuri, lucidi e mossi, erano raccolti in uno chignon severo dal quale sfuggivano alcune ciocche che le accarezzavano il collo lungo e sottile. Il viso era raffinato: zigomi alti, labbra piene naturalmente rosse, occhi grandi di un verde intenso che brillavano di intelligenza e, quella sera, di una luce più calda. La pelle chiara era liscia, con un leggero rossore sulle guance quando si emozionava. Si muoveva con grazia naturale.
Vittorio la guardò con un sorriso lento e affascinante, gli occhi azzurri che passavano da me a lei con calma.
«Buonasera,» disse con quella voce profonda e calda che sembrava accarezzare l’aria. «È un piacere inatteso trovarmi sotto le cure di due donne così affascinanti questa sera.»
Si rivolse prima a me, mentre le mie dita posizionavano il primo elettrodo sul suo petto ampio. «Karen… un nome dolce per mani così delicate. Sento che con lei vicino anche un semplice controllo diventa un momento… speciale.» Il suo sguardo scivolò per un istante sul mio décolleté, poi tornò ai miei occhi con un’intensità quieta.
Poi si voltò verso la dottoressa Rossi, la voce bassa e suadente. «E lei, dottoressa… ha un portamento che illumina questa stanza. Quegli occhi verdi sono davvero notevoli. Trasmettono competenza, certo, ma anche una profondità che fa venire voglia di conoscere meglio la persona che li possiede.»
Elena arrossì leggermente, ma rispose con un sorriso composto. «Grazie, signor De Luca. Cerchiamo di fare del nostro meglio.»
Vittorio sorrise di nuovo, rilassato. «Ne sono certo. Mentre l’infermiera Karen mi applica questi elettrodi, non posso fare a meno di notare quanto sia piacevole essere al centro dell’attenzione di due donne così diverse e allo stesso tempo così… affascinanti. Una con curve morbide e un sorriso che scalda, l’altra con una eleganza raffinata e uno sguardo che incuriosisce.»
Le mie dita tremavano leggermente mentre posizionavo gli elettrodi sul suo torace. Lui continuò a parlare con tono calmo e seducente. «Sapete, stasera ero sulla mia barca. Il mare era tranquillo, il vento tiepido sulla pelle… momenti come questi fanno riflettere su quanto sia bello condividere certe sensazioni con qualcuno che sa apprezzarle. Immagino che entrambe voi sappiate riconoscere il valore di una serata… intensa.»
Sfiorò lievemente il mio polso con le dita mentre applicavo l’elettrodo sul fianco. Poi guardò Elena: «Dottoressa Rossi, lei ha un collo così elegante… e quel modo di raccogliere i capelli lascia intravedere una femminilità che deve essere molto piacevole da scoprire con calma.»
Elena si mordicchiò il labbro inferiore per un istante, gli occhi verdi che si soffermavano sul petto di Vittorio più a lungo del necessario. «Lei è molto… osservatore, signor De Luca,» rispose con voce un po’ più bassa.
«Osservatore e fortunato,» replicò lui con un mezzo sorriso. «Avere due donne belle e competenti che si occupano di me è un privilegio raro. Mi chiedo come sarebbe continuare questa conversazione fuori da queste mura… in un ambiente più rilassato, magari con un bicchiere di champagne e una vista sul mare.»
La tensione nella stanza era palpabile. Gli sguardi tra noi tre si incrociavano carichi di sottintesi. Io sentivo la fica pulsare sotto il camice, e vedevo che anche Elena respirava un po’ più velocemente.
Alla fine la dottoressa annunciò: «L’ECG è negativo. Solo un piccolo stiramento muscolare. Può essere dimesso, signor De Luca.»
Vittorio si rivestì con calma esasperante, lasciando che entrambe potessimo ammirare ancora per qualche secondo il suo fisico prestante e maturo. Prima di uscire guardò il nome sul mio camice e poi lei.
«Karen… dottoressa Rossi… è stato un piacere raro. Spero che le nostre strade si incrocino di nuovo, magari in circostanze meno… cliniche.»
Due ore dopo, mentre ero in pausa, il telefono vibrò. Instagram. @vittorio_deluca_yacht aveva iniziato a scrivermi.
Vittorio:
Ciao Karen. Ti ho trovata grazie al nome sul camice. Non riesco a togliermi dalla testa il modo in cui mi guardavi mentre mi applicavi quegli elettrodi. Le tue mani erano così calde e attente… e il tuo sorriso aveva qualcosa di molto dolce e allo stesso tempo pericoloso. Il tuo corpo sotto quel camice ha un qualcosa di morbido, di invitante, curve generose che fanno venire voglia di affondarci le dita.
Vittorio:
Hai un modo di muoverti così naturale, così femminile. E la dottoressa Rossi… che eleganza. Quel collo lungo, quegli occhi verdi, quel seno alto e sodo che si intravedeva sotto il camice… è una donna che sa attirare l’attenzione senza sforzo. Tu sei più calda, più carnosa, con quei fianchi morbidi e quel culo rotondo che immagino perfetto da stringere, mentre lei è più snella, più raffinata, con gambe infinite e un seno che sembra scolpito. Due tipi di bellezza che si completano alla perfezione… una fatta per essere presa con passione, l’altra per essere conquistata lentamente.
I messaggi diventarono sempre più sensuali.
Vittorio:
Non riesco a smettere di pensare alle tue curve sotto quel camice bianco. Il modo in cui il tessuto si tendeva sul tuo seno pieno e pesante… La dottoressa invece ha quel seno alto, sodo, quasi perfetto nella sua eleganza… immagino quanto sia bello vederlo tremare mentre respira agitata. Tu sei più morbida, più accogliente, lei sembra più stretta, più controllata… ma proprio per questo ancora più eccitante.
Vittorio:
Dimmi, Karen… sei libera stasera dopo il turno? Ho un appartamento molto privato a due passi dall’ospedale. Vista sulla città, luci soffuse, champagne nel frigo. Solo io e te… per ora. Ma l’idea di avere anche la dottoressa Rossi mi stuzzica moltissimo. Tu con quel corpo generoso e caldo, lei con quella linea elegante e quel seno sodo… insieme sareste il sogno di qualsiasi uomo.
Karen:
Sì, sono libera. Ci sarò.
Alle 23:20 ero davanti al portone, trench leggero sopra un vestitino nero corto e niente sotto. L’ascensore privato mi portò direttamente nel suo attico lussuoso. Vittorio mi accolse con un sorriso caldo e un bacio leggero sulle labbra, poi mi prese per mano e mi condusse verso il grande open space.
«Sono contento che tu sia venuta,» disse con voce bassa e sensuale. Preparò due bicchieri di champagne freddo e me ne porse uno. «Prima di tutto voglio vederti ancora più bella. Nel bagno degli ospiti c’è un abito che ho scelto per te: nero, aderente, con una scollatura profonda e uno spacco laterale. Vai a indossarlo, Karen.»
L’abito era corto, lucido, la scollatura arrivava quasi all’ombelico, lo spacco mostrava generosamente le cosce. Quando tornai, lui mi guardò con desiderio evidente.
«Perfetta,» mormorò, facendomi girare lentamente. Le sue mani sfiorarono i miei fianchi. «Tu hai un corpo così generoso, così invitante… morbido nei punti giusti. La dottoressa Rossi ha invece quelle linee eleganti, quel seno alto e sodo, quelle gambe infinite. Siete due donne che si completano alla perfezione.»
Bevemmo lo champagne in piedi. Poi diventò più insistente. Mi attirò a sé, mi baciò il collo e sussurrò:
«Lasciati andare, Karen. Sento già quanto sei eccitata.»
Mi spinse contro il muro, la mano che saliva lungo la coscia fino a trovare la mia fica fradicia. Due dita entrarono lentamente dentro di me.
«Sei già così bagnata… La tua fica è calda, morbida, carnosa… una figa da troia nata. Immagino quella della dottoressa più stretta, più raffinata… ma tu sei fatta per essere scopata forte.»
Mi portò in camera da letto, mi tolse l’abito e mi buttò sul king size. Si spogliò con calma, rivelando il suo corpo bello da uomo maturo: torace ampio e solido, addome piatto ma non scolpito, pelle calda e leggermente segnata dal tempo, il cazzo grosso, lungo, venoso e già durissimo. La sua esperienza si vedeva in ogni gesto: lento, preciso, sicuro.
Mi aprì le gambe e affondò la lingua tra le mie cosce, leccando il clitoride con cerchi perfetti, succhiandolo forte mentre infilava due dita dentro di me e le curvava contro il punto G.
«Cazzo, Karen… la tua fica ha un sapore dolce e sporco, molto più carnosa e bagnata di quella della dottoressa. Lei sarebbe più stretta, più elegante, si contrarrebbe piano… ma tu sei una puttana vera, fatta per schizzare sulla mia lingua.»
Venni urlando, schizzando sulla sua barba grigia. Lui non si fermò. Si alzò, mi afferrò i capelli e mi spinse il cazzo in gola.
«Succhialo bene. Il tuo culo è più rotondo e morbido di quello della dottoressa… perfetto da schiaffeggiare. La sua figa sarebbe più stretta… ma la tua è fatta per prendere tutto fino alle palle.»
Mi girò a pecorina, mi aprì le natiche e mi penetrò con un colpo solo fino in fondo. Urlai. Iniziò a scoparmi con spinte profonde e potenti, il ritmo perfetto, cambiando angolazione con maestria.
«Guarda come la tua fica mi ingoia… è più calda, più bagnata, più carnosa di quella della dottoressa,» ringhiò mentre mi martellava. «Lei stringerebbe piano, da signora raffinata… ma tu prendi tutto il cazzo come una troia, succhi ogni centimetro. Il tuo culo è più grande e morbido, perfetto per essere schiaffeggiato mentre ti riempio.»
Mi schiaffeggiava forte le natiche, mi tirava i capelli, mi infilava un dito nel culo mentre continuava a pompare.
Mi girò supina, mi sollevò le gambe sulle sue spalle e ricominciò a fottermi ancora più a fondo, il suo corpo maturo e solido sopra di me.
«Senti come ti riempio? La tua figa da puttana prende tutto, mentre la dottoressa probabilmente stringerebbe il cazzo con più eleganza, più controllo… ma tu sei fatta per essere martellata, per venire come una fontana mentre ti riempio di sperma.» Mi pizzicava i capezzoli, mi mordeva il collo, cambiava ritmo con esperienza assoluta: lento e profondo per farmi sentire ogni vena, poi veloce e brutale per farmi tremare.
Venni per la seconda volta, poi per la terza, urlando, schizzando intorno al suo cazzo. Solo allora accelerò, grugnì forte e venne dentro di me con getti caldi, densi e abbondanti, inondandomi la fica fino a far colare il suo sperma lungo le cosce, sul culo e sul letto.
Crollai sul suo petto caldo e solido, il suo cazzo ancora dentro di me. Mi accarezzò i capelli e sussurrò:
«La prossima volta voglio lei qui. Voglio confrontare le vostre fiche mentre vi scopo… la tua carnosa e calda contro la sua stretta e raffinata.»
per commenti e recezioni critiche o voi raccontarmi karen90x@proton.me
Io, Karen, infermiera trentaduenne dal corpo generoso – fianchi morbidi, seno pieno e pesante, curve pronunciate – indossavo il camice bianco aderente, sbottonato quel tanto che bastava per lasciar intravedere il pizzo nero del reggiseno.
Mentre lo aiutavo a sdraiarsi sul lettino e gli slacciavo lentamente la camicia, le mie dita sfiorarono la sua pelle calda. In quel momento entrò la dottoressa Elena Rossi.
Elena aveva quarant’anni ed era una donna di una bellezza elegante e magnetica. Alta circa un metro e settantacinque, aveva un fisico snello ma sinuoso, con gambe lunghe e tornite, vita stretta, fianchi femminili e un seno alto e sodo che tendeva leggermente la stoffa del camice. I capelli castani scuri, lucidi e mossi, erano raccolti in uno chignon severo dal quale sfuggivano alcune ciocche che le accarezzavano il collo lungo e sottile. Il viso era raffinato: zigomi alti, labbra piene naturalmente rosse, occhi grandi di un verde intenso che brillavano di intelligenza e, quella sera, di una luce più calda. La pelle chiara era liscia, con un leggero rossore sulle guance quando si emozionava. Si muoveva con grazia naturale.
Vittorio la guardò con un sorriso lento e affascinante, gli occhi azzurri che passavano da me a lei con calma.
«Buonasera,» disse con quella voce profonda e calda che sembrava accarezzare l’aria. «È un piacere inatteso trovarmi sotto le cure di due donne così affascinanti questa sera.»
Si rivolse prima a me, mentre le mie dita posizionavano il primo elettrodo sul suo petto ampio. «Karen… un nome dolce per mani così delicate. Sento che con lei vicino anche un semplice controllo diventa un momento… speciale.» Il suo sguardo scivolò per un istante sul mio décolleté, poi tornò ai miei occhi con un’intensità quieta.
Poi si voltò verso la dottoressa Rossi, la voce bassa e suadente. «E lei, dottoressa… ha un portamento che illumina questa stanza. Quegli occhi verdi sono davvero notevoli. Trasmettono competenza, certo, ma anche una profondità che fa venire voglia di conoscere meglio la persona che li possiede.»
Elena arrossì leggermente, ma rispose con un sorriso composto. «Grazie, signor De Luca. Cerchiamo di fare del nostro meglio.»
Vittorio sorrise di nuovo, rilassato. «Ne sono certo. Mentre l’infermiera Karen mi applica questi elettrodi, non posso fare a meno di notare quanto sia piacevole essere al centro dell’attenzione di due donne così diverse e allo stesso tempo così… affascinanti. Una con curve morbide e un sorriso che scalda, l’altra con una eleganza raffinata e uno sguardo che incuriosisce.»
Le mie dita tremavano leggermente mentre posizionavo gli elettrodi sul suo torace. Lui continuò a parlare con tono calmo e seducente. «Sapete, stasera ero sulla mia barca. Il mare era tranquillo, il vento tiepido sulla pelle… momenti come questi fanno riflettere su quanto sia bello condividere certe sensazioni con qualcuno che sa apprezzarle. Immagino che entrambe voi sappiate riconoscere il valore di una serata… intensa.»
Sfiorò lievemente il mio polso con le dita mentre applicavo l’elettrodo sul fianco. Poi guardò Elena: «Dottoressa Rossi, lei ha un collo così elegante… e quel modo di raccogliere i capelli lascia intravedere una femminilità che deve essere molto piacevole da scoprire con calma.»
Elena si mordicchiò il labbro inferiore per un istante, gli occhi verdi che si soffermavano sul petto di Vittorio più a lungo del necessario. «Lei è molto… osservatore, signor De Luca,» rispose con voce un po’ più bassa.
«Osservatore e fortunato,» replicò lui con un mezzo sorriso. «Avere due donne belle e competenti che si occupano di me è un privilegio raro. Mi chiedo come sarebbe continuare questa conversazione fuori da queste mura… in un ambiente più rilassato, magari con un bicchiere di champagne e una vista sul mare.»
La tensione nella stanza era palpabile. Gli sguardi tra noi tre si incrociavano carichi di sottintesi. Io sentivo la fica pulsare sotto il camice, e vedevo che anche Elena respirava un po’ più velocemente.
Alla fine la dottoressa annunciò: «L’ECG è negativo. Solo un piccolo stiramento muscolare. Può essere dimesso, signor De Luca.»
Vittorio si rivestì con calma esasperante, lasciando che entrambe potessimo ammirare ancora per qualche secondo il suo fisico prestante e maturo. Prima di uscire guardò il nome sul mio camice e poi lei.
«Karen… dottoressa Rossi… è stato un piacere raro. Spero che le nostre strade si incrocino di nuovo, magari in circostanze meno… cliniche.»
Due ore dopo, mentre ero in pausa, il telefono vibrò. Instagram. @vittorio_deluca_yacht aveva iniziato a scrivermi.
Vittorio:
Ciao Karen. Ti ho trovata grazie al nome sul camice. Non riesco a togliermi dalla testa il modo in cui mi guardavi mentre mi applicavi quegli elettrodi. Le tue mani erano così calde e attente… e il tuo sorriso aveva qualcosa di molto dolce e allo stesso tempo pericoloso. Il tuo corpo sotto quel camice ha un qualcosa di morbido, di invitante, curve generose che fanno venire voglia di affondarci le dita.
Vittorio:
Hai un modo di muoverti così naturale, così femminile. E la dottoressa Rossi… che eleganza. Quel collo lungo, quegli occhi verdi, quel seno alto e sodo che si intravedeva sotto il camice… è una donna che sa attirare l’attenzione senza sforzo. Tu sei più calda, più carnosa, con quei fianchi morbidi e quel culo rotondo che immagino perfetto da stringere, mentre lei è più snella, più raffinata, con gambe infinite e un seno che sembra scolpito. Due tipi di bellezza che si completano alla perfezione… una fatta per essere presa con passione, l’altra per essere conquistata lentamente.
I messaggi diventarono sempre più sensuali.
Vittorio:
Non riesco a smettere di pensare alle tue curve sotto quel camice bianco. Il modo in cui il tessuto si tendeva sul tuo seno pieno e pesante… La dottoressa invece ha quel seno alto, sodo, quasi perfetto nella sua eleganza… immagino quanto sia bello vederlo tremare mentre respira agitata. Tu sei più morbida, più accogliente, lei sembra più stretta, più controllata… ma proprio per questo ancora più eccitante.
Vittorio:
Dimmi, Karen… sei libera stasera dopo il turno? Ho un appartamento molto privato a due passi dall’ospedale. Vista sulla città, luci soffuse, champagne nel frigo. Solo io e te… per ora. Ma l’idea di avere anche la dottoressa Rossi mi stuzzica moltissimo. Tu con quel corpo generoso e caldo, lei con quella linea elegante e quel seno sodo… insieme sareste il sogno di qualsiasi uomo.
Karen:
Sì, sono libera. Ci sarò.
Alle 23:20 ero davanti al portone, trench leggero sopra un vestitino nero corto e niente sotto. L’ascensore privato mi portò direttamente nel suo attico lussuoso. Vittorio mi accolse con un sorriso caldo e un bacio leggero sulle labbra, poi mi prese per mano e mi condusse verso il grande open space.
«Sono contento che tu sia venuta,» disse con voce bassa e sensuale. Preparò due bicchieri di champagne freddo e me ne porse uno. «Prima di tutto voglio vederti ancora più bella. Nel bagno degli ospiti c’è un abito che ho scelto per te: nero, aderente, con una scollatura profonda e uno spacco laterale. Vai a indossarlo, Karen.»
L’abito era corto, lucido, la scollatura arrivava quasi all’ombelico, lo spacco mostrava generosamente le cosce. Quando tornai, lui mi guardò con desiderio evidente.
«Perfetta,» mormorò, facendomi girare lentamente. Le sue mani sfiorarono i miei fianchi. «Tu hai un corpo così generoso, così invitante… morbido nei punti giusti. La dottoressa Rossi ha invece quelle linee eleganti, quel seno alto e sodo, quelle gambe infinite. Siete due donne che si completano alla perfezione.»
Bevemmo lo champagne in piedi. Poi diventò più insistente. Mi attirò a sé, mi baciò il collo e sussurrò:
«Lasciati andare, Karen. Sento già quanto sei eccitata.»
Mi spinse contro il muro, la mano che saliva lungo la coscia fino a trovare la mia fica fradicia. Due dita entrarono lentamente dentro di me.
«Sei già così bagnata… La tua fica è calda, morbida, carnosa… una figa da troia nata. Immagino quella della dottoressa più stretta, più raffinata… ma tu sei fatta per essere scopata forte.»
Mi portò in camera da letto, mi tolse l’abito e mi buttò sul king size. Si spogliò con calma, rivelando il suo corpo bello da uomo maturo: torace ampio e solido, addome piatto ma non scolpito, pelle calda e leggermente segnata dal tempo, il cazzo grosso, lungo, venoso e già durissimo. La sua esperienza si vedeva in ogni gesto: lento, preciso, sicuro.
Mi aprì le gambe e affondò la lingua tra le mie cosce, leccando il clitoride con cerchi perfetti, succhiandolo forte mentre infilava due dita dentro di me e le curvava contro il punto G.
«Cazzo, Karen… la tua fica ha un sapore dolce e sporco, molto più carnosa e bagnata di quella della dottoressa. Lei sarebbe più stretta, più elegante, si contrarrebbe piano… ma tu sei una puttana vera, fatta per schizzare sulla mia lingua.»
Venni urlando, schizzando sulla sua barba grigia. Lui non si fermò. Si alzò, mi afferrò i capelli e mi spinse il cazzo in gola.
«Succhialo bene. Il tuo culo è più rotondo e morbido di quello della dottoressa… perfetto da schiaffeggiare. La sua figa sarebbe più stretta… ma la tua è fatta per prendere tutto fino alle palle.»
Mi girò a pecorina, mi aprì le natiche e mi penetrò con un colpo solo fino in fondo. Urlai. Iniziò a scoparmi con spinte profonde e potenti, il ritmo perfetto, cambiando angolazione con maestria.
«Guarda come la tua fica mi ingoia… è più calda, più bagnata, più carnosa di quella della dottoressa,» ringhiò mentre mi martellava. «Lei stringerebbe piano, da signora raffinata… ma tu prendi tutto il cazzo come una troia, succhi ogni centimetro. Il tuo culo è più grande e morbido, perfetto per essere schiaffeggiato mentre ti riempio.»
Mi schiaffeggiava forte le natiche, mi tirava i capelli, mi infilava un dito nel culo mentre continuava a pompare.
Mi girò supina, mi sollevò le gambe sulle sue spalle e ricominciò a fottermi ancora più a fondo, il suo corpo maturo e solido sopra di me.
«Senti come ti riempio? La tua figa da puttana prende tutto, mentre la dottoressa probabilmente stringerebbe il cazzo con più eleganza, più controllo… ma tu sei fatta per essere martellata, per venire come una fontana mentre ti riempio di sperma.» Mi pizzicava i capezzoli, mi mordeva il collo, cambiava ritmo con esperienza assoluta: lento e profondo per farmi sentire ogni vena, poi veloce e brutale per farmi tremare.
Venni per la seconda volta, poi per la terza, urlando, schizzando intorno al suo cazzo. Solo allora accelerò, grugnì forte e venne dentro di me con getti caldi, densi e abbondanti, inondandomi la fica fino a far colare il suo sperma lungo le cosce, sul culo e sul letto.
Crollai sul suo petto caldo e solido, il suo cazzo ancora dentro di me. Mi accarezzò i capelli e sussurrò:
«La prossima volta voglio lei qui. Voglio confrontare le vostre fiche mentre vi scopo… la tua carnosa e calda contro la sua stretta e raffinata.»
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